Pacco

13 dicembre 2009

A me, piace il posto dove lavoro: sperimentiamo le piu’ recenti tecnologie, accrocchiamo insieme componenti diversi per ottenerne qualcosa di nuovo, contribuiamo a diversi progetti open, ed in linea di massima i colleghi sono tutti nerd e tutti hanno buone competenze, percui spesso saltano fuori spunti di discussione interessanti. C’e’ un solo difetto nel lavorare con gente che ha passione per il proprio mestiere: talvolta la si prende sul personale. Per ovvi motivi di riservatezza non posso qui esporre il perche’ ed il percome si sia giunti in una determinata situazione, ma suppongo nessuno se ne avra’ a male se linko un contenuto pubblicamente fruibile sull’Internet (da cui comunque, volenti o nolenti, si evince buona parte del background qui “censurato”): alcune mail di questo thread sono state fatte circolare nella mailing list interna dell’azienda e ne e’ nato un discreto polverone.

Sorvolando sull’aneddoto specifico, tale avvenimento mi ha fatto “scoprire” l’esistenza di una mailing list chiamata “KDE-promo”, cui mi sono iscritto un po’ per seguire eventuali evoluzioni della commedia un po’ per la curiosita’ di studiare quali metodi avesse adottato la squadra di promoters di un progetto che dalla versione 4, come gia’ discusso, fa’ dell’hype e della fidelizzazione il punto di forza del suo successo. E sono bastate un paio di settimane di frequentazione non solo per rinsaldare le mie precedenti posizioni, ma per inasprirle ulteriormente.

Per dirla in breve: l’intero universo KDE (developers, utenti sostenitori e quant’altro) e’ tenuto ad agire in funzione di quel che viene imposto da un ristretto gruppo di markettari che coordina qualsiasi output della community affinche’ appaia luccicante e scintillante. Trovo che il thread piu’ significativo in tal senso sia quello in cui Sebastian Kugler minaccia gli sviluppatori di Plasma affinche’ aggiornino la lista di features previste per la release 4.4 in quanto troppi elementi “gialli” (ovvero: marcati come “in fase di sviluppo”) non stanno bene e danno una cattiva impressione. Elementi di questo genere se ne trovano a dozzine, nella suddetta mailing list o meno: dalla pagina in cui si dettagliano i metodi con cui far sembrare una particolare applicazione KDE come il non-plus-ultra della tecnologia dinnanzi ad un utente domestico, all’intera sezione del wiki che elenca le argomentazioni da sostenere quando si parla del progetto e dei suoi pezzi forti, ad un comodo vademecum delle cose da dire o riportare nei blog per preparare il pubblico al prossimo rilascio (cfr. generare hype), alle pubbliche declamazioni delle esaltanti e nuovissime innovazioni introdotte (tipo: le finestre raccolte in gruppi, ad esempio esistenti dalla notte dei tempi in Fluxbox).

La mia critica non va ovviamente alla legittima volonta’ di promuovere e diffondere un progetto open, anzi la squadra KDE sarebbe da ringraziare per aver iniettato nella community un germe del fattore comunicativo indispensabile per fronteggiare le strategie di marketing dei colossi commerciali, ma al contrario all’eccessivo zelo con cui si aderisce ad una filosofia fondata sull’apparenza anziche’ sulla sostanza. Va benissimo ed e’ anzi consigliatissimo impegnarsi per mettere insieme screenshots e screencasts atti a portare all’attenzione del pubblico di massa le proprieta’ di una applicazione, ma il fatto di spostare le modalita’ di ingaggio dall’esposizione delle possibilita’ concrete alle fumose ed immantenibili promesse risulta dannoso non solo al progetto in se’ ma a tutto il mondo linuxaro.

L’esempio piu’ eclatante e scontato e’ esattamente KDE4: annunciato con le fanfare come una rivoluzione del desktop computing, comprendente meravigliose tecnologie semantiche, uno stravolgente modello di interazione, un framework di potenza straordinaria, e’ stato atteso con fervore da migliaia di “addetti ai lavori” e semplici rappresentanti dell’utenza home. A tutt’oggi, con la release 4.4, solo una minuscola parte delle promesse sono state soddisfatte, l’hype va spegnendosi, il progetto viene etichettato come una bolla di sapone, la sua instabilita’ ha disintegrato le speranze (gia’ eccessivamente esasperate) accumulatesi sui blog. I sogni di gloria sono stati paccati.

Se a trarre danno da questa situazione fosse il solo KDE si potrebbe chiudere un occhio, impietosirsi di chi si e’ tirato la zappa sui piedi e tirare avanti. Ma evidentemente si son fatti i conti senza l’oste: la community freesoftware e’ ancora una minoranza (in esponenziale crescita, ma pur sempre una minoranza), al di fuori della ristretta cerchia di entusiasti ed assidui frequentatori un’opera dello spessore di KDE al pari di Gnome o OpenOffice o anche solo Firefox sono identificati come una unica entita’ (solitamente identificata come “Linux”) e la valutazione inconscia di uno si ripercuote su tutti. Dedicare tante risorse nel creare aspettativa e cosi’ poche nel realizzarla produce un effetto boomerang su se’ stessi e sugli altri: una recensione critica, e resa piu’ aspra dall’insoddisfazione di chi la scrive, aggiunge una goccia al mare di piu’ o meno fondate obiezioni al software libero, e considero una incoscienza continuare a perseguire le strade del marketing vaporoso anziche’ quelle dell’avanzamento tangibile.

Morale: producete qualcosa ed esaltatelo, anziche’ esaltare qualcosa che non esiste. Le bugie hanno le gambe corte, esattamente come corta e’ la pazienza di chi attende di avere qualcosa di solido tra le mani.

Ed ora, ho gia’ scritto abbastanza chiacchere: torno a stendere un po’ di codice.

Una Risposta to “Pacco”

  1. Nico Says:

    Condivido in pieno. Soprattutto il periodo:

    “Morale: producete qualcosa ed esaltatelo, anziche’ esaltare qualcosa che non esiste. Le bugie hanno le gambe corte, esattamente come corta e’ la pazienza di chi attende di avere qualcosa di solido tra le mani.”

    Ciao e complimenti, blog interessante.
    Nico


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