Un Tweet Salvera’ il Mondo

20 dicembre 2009

[Postfazione: questo post nasceva con intento tecnico ma mi ci son fatto prendere la mano, dunque lo riporto su questo blog. Per eventuali future evoluzioni della componente software menzionata al fondo si faccia riferimento alla mia vetrina piu’ gustosamente programmatoria.]

Tra le notizie che hanno suscitato il maggior scompiglio nel mondo digitale nell’ultima settimana c’e’ sicuramente l’adozione da parte di WordPress dell’API web di Twitter. Per comprendere la portata di questo annuncio, basta riportare una frase tratta appunto dal blog del team WordPress:

Any app that allows you to set a custom API URL will work

Ovvero: tutte le applicazioni fatte per Twitter adesso funzionano anche su WordPress, senza perder tempo e risorse per implementare client diversi che parlino linguaggi distinti. La notizia ha generato un gran numero di reazioni, e trovo in particolare questa qua tra le piu’ interessanti (forse un pochino esaltata, ma comunque interessante) in quanto dice (anche qui cito testualmente)

If two companies with a significant number of users that share no investors or board members both support a common API, we can say that the API has reached Version 1.0 and is safe to base your work on.

Certamente l’affermazione di uno standard de facto determinato non gia’ dal comune consenso (e buon senso) ma da strategie di mercato e’ fatto deplorevole, su cui pero’ per una volta mi sento di chiudere un occhio data l’implicita accessibilita’ della funzione (un’API web per essere usata e fatta usare deve essere per forza di cose pubblica e documentata), la totale mancanza di una alternativa condivisa ed “ufficiale” che meriterebbe di essere promossa, e l’urgenza della necessita’ che si sta andando a soddisfare.

Volenti o nolenti lo spesso vituperato “social web”, l’insieme di strumenti per mezzo delle quali le persone comuni (e non necessariamente i geeks avvezzi alla tecnologia) scambiano commenti ed opinioni, ha gia’ dimostrato di essere un eccellente vettore sociale, informativo, innovativo e democratico, e per quanto Facebook sia l’emblema stesso del cazzeggio su Internet il potenziale utile della piattaforma e’ evidente (tanto da essere diventata scomoda agli occhi della politica). Ma la grande disponibilita’ di tecnologie per la comunicazione non risulta comunque essere condizione unica per la loro diffusione e radicazione: esistono tutti i rischi dovuti alla centralizzazione ed alla presenza di un unico o di pochi point-of-failure (fallisce/viene chiuso/viene filtrato/esplode Facebook, ed e’ tutto da ricominciare), esiste la scarsa e difficile integrazione di tools che permettano di esprimere una notizia o una posizione in modo rapido e semplice da parte di chiunque, ed esiste una forte frammentazione dei contenuti percui non sempre tutti i punti di vista rilevanti emergono in modo chiaro e paritario ostacolando la nascita di opinioni realmente oggettive e personali.

Da qui appunto la sopra citata “urgenza” ad intervenire, per rimuovere i paletti prettamente tecnici: in un mondo in cui si e’ verificato persino il fallimento del vertice di Copenaghen, e dove dunque la classe politica ha dato dimostrazione di essere una palla al piede piu’ che una guida, l’unica speranza di dare una sistemata viene dal reciproco dialogo dei diretti interessati, ovvero le persone.

Un’API comune per la creazione di contenuti non sara’ forse la panacea di tutti i mali, tantomeno se l’API in questione e’ stata plasmata intorno al solo Twitter e lascia grosse lacune, ma e’ pur sempre un bel miglioramento per permettere agli addetti ai lavori di costruire, riutilizzare e perfezionare le applicazioni software da mettere poi in mano all’utenza. Certo al momento viene supportata solo da uno sparuto gruppo di piattaforme, molto popolari ma pur sempre una minoranza rispetto all’immenso ecosistema internettiano, ma ci sono buone possibilita’ per una piu’ capillare distribuzione: il fatto di essere compatibili con l’infinita’ quantita’ di applicazioni web, desktop e mobile costruite intorno a Twitter e’ fattore (meramente economico, dunque plausibile) incentivamente per l’adesione da parte dei network piu’ piccoli, altrimenti succubi dalla concorrenza numerica dei colossi.

In questo momento stavo consultando il codice di TwitterGlib, libreria C realizzata dall’infaticabile Bassi, e constato che qualche correzione andrebbe apportata qua e la’ per permettere di riusare questo codice in altri contesti oltre allo specifico microblog. Il sorgente non e’ piu’ aggiornato da diversi mesi e dovro’ valutare se val la pena contattare il maintainer per continuare quel progetto oppure forkarlo ed aggiungere altrove le funzionalita’ richieste, ma il fatto di avere una base da cui partire e’ confortante. Da li’, ogni evoluzione e’ possibile, e soprattutto non prevedibile: come nel Lego, se i pezzi sono tanti e variegati ma si incastrano tra loro le possibili combinazioni sono infinite.

Puo’ il software migliorare il mondo. Anzi, addirittura salvarlo? Forse questa affermazione e’ eccessiva, ma quel che e’ certo e’ che pure l’apparentemente inutile, stravagante, sovrastimato Twitter ha portato qualcosa di buono.

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