Archive for the 'Idee' Category

Lezioni in Movimento

28 settembre 2016

Poche settimane fa mi sono deciso a cambiare smartphone, anche perché il precedente l’ho tenuto in attività per 6 anni e a stento ci si riusciva anche solo a fare qualche telefonata. Uno dei primi buoni propositi che hanno accompagnato l’acquisto è stato quello di usare il nuovo dispositivo per riempire gli occasionali tempi morti (tipo: gli spostamenti coi mezzi pubblici) in un qualche modo, non necessariamente utile o produttivo ma comunque intelligente: ho scoperto che mi piace Reddit ma leggere in piedi sul tram è scomodo, ancor più scomodo è scrivere, seguo alcuni podcast ma li tengo da parte per altre circostanze (non ho una TV, li ascolto durante i pasti).

Poi l’altro giorno, su Facebook, mi è capitata davanti la pubblicità di questo servizio: una copia esatta di Netflix – la celerebbima piattaforma di contenuti video on-demand – ma con contenuti educativi e culturali. Bella idea, ma sono troppo spilorcio per spendere 7.90 euro al mese e troppo impegnato per riuscire davvero a fruirne. Del resto, anche Netflix lo scrocco alla fidanzata e riesco a malapena a vedere un paio di film al mese.

Tale scoperta, unita alla sopra citata fame di contenuti facilmente consumabili in ambiti non particolarmente comodi, mi ha ispirato per un esperimento. Una sera ho accrocchiato alla meno peggio uno script per scaricare i video inclusi in un “corso” a scelta tra quelli pubblicati su OilProject – ottimo sito di didattica online, gratuito e con contenuti distribuiti in licenza Creative Commons – ed estrapolarne l’audio, ho caricato sullo smartphone tutti gli MP3 così ottenuti da questo corso, ed ho cominciato ad ascoltarne qualcuno durante i miei viaggi inter-urbani.

Devo dire che il risultato, benché lontano dalla perfezione, è comunque soddisfacente: passo del tempo altrimenti perso in modo costruttivo, assimilo nozioni che come tutti ho studiato a scuola ma che come tutti nel tempo ho dimenticato, e anche se non presto la massima attenzione e mi perdo qualche dettaglio va comunque bene non trattandosi di informazioni determinanti (né per il mio mestiere, né per una interrogazione scolastica).

Una piccola ed utile distrazione dal mio abituale mondo di bit.

Annunci

L’Ultima Chance

30 ottobre 2015

Antefatto: a metà ottobre il Ministero per l’Istruzione ha annunciato svariati milioni di fondi europei per la digitalizzazione nelle scuole. Scadenza per presentare i progetti: metà novembre.

La questione è molto semplice: già che questi quattrini cadono letteralmente dal cielo, o almeno si prova ad approfittare di tale opportunità per intercettare qualche minima risorsa da dirottare sullo sviluppo di quelle soluzioni libere e aperte che ancora mancano e/o sono da perfezionare, o possiamo serenamente chiudere tutte le mailing list di sedicenti e velleitari “promotori del software libero” perché, fattivamente, dimostriamo di non essere capaci a fare niente e facciam più bella figura a dedicarci al modellismo.

Se conoscete un docente o un dirigente in una scuola, scrivetegli. Se conoscete un professionista in ambito di sviluppo e deploy di soluzioni libere, scrivetegli. Se conoscete persone in entrambe le categorie, scrivete ad entrambi e metteteli in contatto. Se non conoscete professionisti da coinvolgere nella definizione dei progetti, cercateli: lanciate un appello sulla mailing list Lavoro@Linux, scrivete all’Industria Italiana Software Libero, o mandate una mail a me e cerchiamo insieme qualcuno nella vostra provincia o regione. Adesso.

Non sapete che proposte avanzare? Qui di seguito una serie di spunti puramente a caso, alcuni rivolti ai singoli istituti scolastici ed altri a progetti di sviluppo utili per tutti da farsi pagare e poi condividere in licenza libera.

  • ci sarebbe da rendere l’interfaccia di LampSchool, il registro elettronico opensource, adattiva e fruibile anche su dispositivi mobili. In generale, più soldi si riescono a dirottare su questo prodotto e più si riesce a potenziare per il bene di tutti (alla faccia dell’approccio dei fornitori di soluzioni proprietarie…)
  • plugin WordPress, Drupal e Joomla che implementino l’autenticazione SPID, protocollo promosso da AgID e che prossimamente diventerà obbligatorio per i siti delle pubbliche amministrazioni – ivi compresi i siti delle scuole
  • gran parte delle scuole italiane non ha connettività verso l’Internet, o quantomeno non ce l’ha per permettere ad ogni classe di 20 studenti di connettersi contemporaneamente. Anche quando ce l’hanno, il miglior uso che ne possono fare è condividersi materiali su Google Docs. Sarebbe utile ingegnerizzare in qualche modo un “server di classe”, ovvero un qualche dispositivo dotato di connettività wireless che monta una distribuzione Linux tagliata all’occorrenza, accessibile dall’interno della classe stessa per mezzo degli smartphone che i ragazzi già hanno in tasca e che esponga servizi di condivisione files (ownCloud), editing collaborativo (Etherpad), una copia locale di Wikipedia e chissà che altro. Meglio ancora se con una architettura basata su cointainers (Docker?), in modo da estendere anche successivamente l’elenco di servizi disponibili
  • fatevi finanziare il deploy e l’hosting di istanze Elgg, Mattermost, pump.io o qualsiasi altro genere di “social network” privato da usare per condividere contenuti digitali tra docenti e studenti, su Internet o su rete privata a seconda della connettività che avete. Più realtà utilizzano questo genere di strumenti, più facilmente emergono opportunità, problemi e soluzioni
  • se proprio volete fare qualcosa di semplice semplice, chiedete un finanziamento per far migrare la segreteria scolastica a Linux (o almeno a LibreOffice!), che includa il porting dei documenti esistenti e la formazione per il personale addetto
  • e se volete tagliarla corta: fatevi pagare un bel corso per i docenti. No, non uno di quelli in cui si “imparano” ad usare Word ed Excel: uno di quelli in cui si spiegano le basi essenziali per capire cosa si sta facendo quando si hanno tastiera e mouse (o touchscreen) in mano. Difficilmente si potranno mai “aumentare” le aule se prima non si “aumentano” gli insegnanti…

Date una occhiata alla dotazione tecnologica della scuola, sia in ambito didattico che amministrativo. Se c’è qualche applicazione proprietaria per cui non esiste una alternativa libera, o per la quale esiste ma mancano delle funzioni, o esiste ma c’è qualche ostacolo alla migrazione, questo è il momento buono (per non dire l’unico) per farla sviluppare / perfezionare / farsi dare assistenza e rilasciare tutto su un repository pubblico affinché altre scuole possano utilizzarla.

Qui non si parla di migrare un laboratorio di informatica a Linux. I laboratori sono destinati ad essere dismessi, e chiaramente non rientrano in nessuno degli obiettivi posti da questo bando. Qui si tratta di scegliere se far spendere milioni e milioni di euro in iPad, LIM, tristi contenuti editoriali pre-fabbricati e licenze software, lasciando che un numero ancora più grande di scuole entri nel tunnel senza uscita e senza ritorno della tecnologia di consumo (dalla quale sempre più difficilmente le si potranno tirare fuori con l’andar del tempo), oppure quantomeno mettersi in pari per quanto riguarda l’offerta di soluzioni e di alternative da parte del panorama libero.

Il Ministero per l’Istruzione non finanzierà mai espressamente uno specifico progetto “come piace a noi”, come ogni tanto si sente auspicare nel silenzio di una mailing list. Non lo fa perché non può farlo. Ma i soldi sono lì, e bisogna andarseli a prendere.

Idee Condivise: la Biblioteca di Alessandria

4 dicembre 2009

Nel precedente post del ciclo delle Idee Condivise, avente come protagonisti coloro che tendenzialmente sono ben intenzionati a dare un supporto diretto agli utenti Linux in difficolta’, menzionai un proposito incentrai sulla visione opposta, ovvero quella secondo cui ogni persona dovrebbe essere in grado di “arrangiarsi” per proprio conto attingendo alla quantita’ di documentazione disponibile.

Il fatto che l’Internet straripi di howto, tutorial, manuali e guide, nonche’ di forum ed archivi di mailing lists traboccanti domande e risposte mirate su qualsiasi tema, cosiccome qualsiasi installazione Linux di default rechi con se’ un intero arsenale di “man pages”, dovrebbe essere argomentazione sufficiente per sostenere il teorema per cui con un po’ di buona volonta’ qualsiasi problema o curiosita’ possa essere risolta autonomamente da ogni utente, senza andare a chiedere la cosiddetta “pappa pronta” ai piu’ esperti. In linea di massima sono d’accordo sul fatto che la soluzione ad ogni perplessita’ esistente sia ricavabile con una ricerca piu’ o meno rapida per mezzo di un motore di ricerca ed un po’ di ingegno, ma purtroppo, ai fatti, non sono tutte rose e fiori.

Il problema della rintracciabilita’ dei contenuti in Rete e’ tema vecchio ma sempre attuale: sono passati numerosi anni da quando John Allen Paulos disse “Internet è la più grande biblioteca del mondo. Ma il problema è che i libri sono tutti sparsi sul pavimento“, e da allora sono stati fatti solo modesti passi avanti. A tutt’oggi un prodotto come Wolfram Alpha fa gridare al miracolo, pur essendo di rara instabilita’ ed essendo lungi dal ricavare risultati comparabili a quelli emessi da Google quando gli viene sottoposta una buona query di ricerca. Ed appunto una “buona query di ricerca” non e’ producibile al primo e neppure al secondo tentativo: prima di assorbire la logica con cui un motore di ricerca funziona ci vuole discreta esperienza, nonche’ predisposizione, e personalmente conosco numerosi giovani smanettoni che nonostante gli anni di addestramento ancora impiegano non poco tempo prima di reperire una informazione un minimo specifica.

A tutto cio’, nel caso della ricerca di documentazione in merito all’utilizzo di Linux va sommato l’alternarsi delle lingue con cui i dati sono pubblicati (per lo piu’ si trova materiale in inglese, idioma non particolarmente noto dalla popolazione italiana, il cui Governo rappresentante nell’anno 2009 suggerisce invece di insegnare il dialetto nelle scuole), le incongruenze dovute alle piu’ stravaganti configurazioni di sistema (su un PC un certo metodo puo’ funzionare, su un’altro no, a seconda della versione di una libreria o del contenuto di un recondito file), o l’obsolescenza non sempre dichiaratamente marcata di talune informazioni non piu’ valide con l’aggiornamento di uno dei componenti implicati.

In questa sarabanda di contenuti l’editto “Read The Fine Manual” resta valido; il problema sta nel rintracciare il “Manual” giusto. E proprio per questa specifica, ristretta e particolare necessita’, urge provvedere ad una soluzione specifica, ristretta e particolare: un motore di ricerca mirato.

Tale motore dovrebbe essere configurato in modo tale da indicizzare periodicamente un numero limitato di fonti, in particolare gli archivi delle mailing lists dei LUG italiani ed i forum piu’ popolari nella lingua del Bel Paese, prima via di passaggio di buona parte delle richieste di supporto e, di conseguenza, delle risposte. Reputerei inutile listare anche documentazione statica, wiki e guide, in quanto per loro natura tendono a riportare, come gia’ detto, informazioni che rapidamente diventano non valide e/o non complete, mentre all’interno degli scopi del progetto sarebbe opportuno avere una quantita’ di risultati per query quanto piu’ ristretta (ed ovviamente pertinente) possibile. L’ideale sarebbe dare priorita’ ai contenuti piu’ recenti ed aggiornati (in funzione anche del fatto che le mail delle mailing list ed i post sui forum recano tutti la data di distribuzione), e filtrare le query di ricerca escludendo i nomi delle singole distribuzioni poiche’ e’ noto che, essendo bene o male il software sempre lo stesso, il metodo ad esempio per far funzionare un device su Ubuntu e’ identico a quello per farlo funzionare su Slackware, dunque tanto vale prevenire a priori un gia’ comune errore normalmente reiterato dagli utenti meno avvezzi.

Di crawler web e’ pieno SourceForge, dunque un provvedimento di massima puo’ essere rapidamente preso pigliandone uno, installandolo su un server, sistemandone la configurazione e lasciandolo in balia degli eventi. Una alternativa potrebbe essere l’utilizzo accorto di Yahoo! Boss o altre API gia’ predisposte per appoggiarsi a qualche dataset esistente. Un progetto su piu’ lungo termine dovrebbe permettere di estrapolare le singole informazioni ed evidenziarne i punti salienti, magari collaborando direttamente con i forum affinche’ siano essi stessi ad esporre i materiali in SIOC o qualche altro formato semanticamente indicizzabile e ri-formattabile.

Chiaramente questo strumento non sarebbe la panacea di tutti i mali, anche perche’ e’ oramai appurato che la mole di documentazione realmente indirizzata – per comprensibilita’ e completezza – all’utenza domestica e’ assai piu’ limitata di quanto non si voglia credere, ma considerando che non si puo’ sperare di porre un limite a questa piaga documentale senza immensi sforzi congiunti ed in tempi brevi tanto vale far fruttare al massimo quanto gia’ esistente ed i canali gia’ in funzione.

Idee Condivise: Help Desk Distribuito

25 ottobre 2009

Altro post del ciclo delle Idee Condivise: in questa occasione trattiamo un argomento che spesso e’ motivo di dibattito all’interno della community, e per cui ancora meno che in altri casi non esiste una risposta giusta a priori.

Il tema e’ quello del supporto agli utenti “domestici”, quelli che installano Linux per curiosita’ o se lo trovano sul proprio PC a seguito di un LIP ma che hanno qualche difficolta’ nel corretto funzionamento del sistema. Credo che il topic non richieda ulteriori spiegazioni: a qualunque linuxaro e’ capitato di avere richieste di assistenza da parte di amici, conoscenti o perfetti sconosciuti, vuoi per far funzionare una data periferica vuoi per configurare un programma. Sia su Linux che su qualunque altra piattaforma, chiaramente, ma per ovvi motivi ci concentriamo qui su problematiche legate al software libero. In linea di massima, e fatte le debite eccezioni, i tecnici linuxofili si distinguono in due categorie: chi e’ disposto a dare una mano immolando un po’ di tempo al prossimo ingegnandosi per risolvere gli altrui impicci, ed i sostenitori della filosofia RTFM, coloro che non solo evitano di prodigarsi in questa pratica ma pure la reputano dannosa a fini pedagogici poiche’ provvedendo sempre una soluzione pronta gli utenti non imparano nulla. Chi pensa di rientrare nel secondo insieme di persone e’ pregato di interrompere la lettura di questo post ed al piu’ tornare nel prossimo futuro, quando per la serie di idee condivise esporro’ qualcosa di piu’ confacente alla linea di pensiero “DIY”: questo giro e’ dedicato a chi si dedica.

Le persone che necessitano di assistenza e supporto sono molte, ancor piu’ da quando l’installazione di Linux e’ divenuta una operazione davvero alla portata di tutti e numerosi sono coloro che nell’intimita’ domestica piazzano sui propri hard disk Ubuntu o Fedora per poi trovarsi arenati nella configurazione di qualche dispositivo o nella comprensione di qualche meccanismo fondamentale per la manutenzione del proprio sistema (il concetto di package manager su Windows o MacOS non esiste, e non e’ immediato da assorbire senza debita spiegazione). Una minima quantita’ di queste persone e’ conscia dell’esistenza di LUG ed altri enti locali di appassionati cui rivolgersi in caso di perplessita’, e di questi solo una parte si preoccupa di informarsi sul calendario di Install Party ed analoghi eventi di scambio. E pure laddove esistesse una rete capillare di comunicazione, comunque gli appuntamenti sarebbero troppo pochi per far fronte a tutte le richieste e statisticamente non sempre in giorni ed orari accessibili a tutti. Se non ci fosse possibilita’ di partecipare fisicamente ad un incontro resterebbero mailing lists e forum, in cui pero’ raramente e’ facile farsi illustrare con il necessario dettaglio il problema da risolvere ne’ tantomeno esprimere in maniera comprensibile la soluzione, e dunque risultano piu’ una perdita di tempo da ambo le parti che non una risposta effettiva ad un bisogno reale. Alla resa dei conti l’assenza o comunque l’estrema carenza di punti di riferimento per la risoluzione delle pratiche quotidiane si converte in una imbarazzante quantita’ di utenti che abbandonano Linux poco dopo averlo installato e contemplato, frustrati dall’incapacita’ di sistemare il primo banale grattacapo in cui incappano, tornando alla piattaforma operativa di partenza e diventando mine mediatiche vaganti pronte ad esprimere e condividere con amici e conoscenti la propria delusione con un infinito impatto negativo a cascata: una piaga cui pur non avendo dati statistici alla mano credo di non sbagliare attribuendo un ruolo importante nella mancanza di successo plebiscitario da parte del nostro sistema operativo preferito.

In tempi di carenza di developers impiegati a sistemare le cose affinche’ funzionino sempre al primo colpo urge ricorrere ad un mezzo per l’assistenza on-demand, con cui il volenteroso linuxaro possa alla bisogna agire. Urge ingegnerizzare il supporto tecnico.

Nella community Ubuntu gia’ hanno intuito le potenzialita’ di un ipotetico strumento con cui arginare la situazione, massimizzare la resa dei crocerossini digitali ed al tempo stesso evitare tante rogne a chi generosamente si presta, e credo non sia un caso che da qualche release il desktop environment Gnome includa di default un client/server VNC. E sebbene VNC, ovvero il protocollo di condivisione desktop, sia effettivamente il bandolo della matassa ed il punto da cui partire per analizzare la questione, da solo ha una limitata utilita’: ottimo finche’ chi abbisogna di aiuto e’ in legami con chi lo fornisce, meno adatto se il disperato utente non ha amicizie gia’ nel giro o comunque per ottenere un risultato distribuito ed efficiente dalla risorsa umana a disposizione.

Ai tempi d’oro, con gli amici della Torino Linux Task Force in breve notammo che non pochi erano i visitatori che al termine di un intervento chiedevano l’indirizzo mail personale o addirittura il numero di telefono al salvatore di turno, si’ da mantenere un contatto cui aggrapparsi laddove si fosse presentata una ennessimo ostacolo nella loro esperienza linuxofila, ma per ovvie e legittime motivazioni ben pochi erano disposti a lasciare un riferimento col rischio di essere invocati giorno e notte. Alche’ avviamo il progetto LIRA (Linux Infrastructure for Remote Assistance, nome suggerito da d1s4st3r), che avrebbe dovuto essere un mix di VNC, instant messaging e bug tracking con cui il newbie potesse lanciare una richiesta di soccorso da gestire poi in una rete di volontari i quali, dato un momento libero e la disposizione d’animo preferita, potessero connettersi e fare quanto richiesto, senza l’esposizione di dati personali e con buona pace di tutti. Il progetto naufrago’ quando tempo ed interesse scemarano, e ci accontetammo di metter su un banalissimo forum verso cui dirottare la questua informatica, ma personalmente continuo a reputare l’iniziativa degna almeno di valutazione.

Nella sua incarnazione piu’ semplice e limitata l’idea sarebbe implementabile con un request tracker ed un client VNC: chi riscontra una difficolta’ insormontabile pubblica un messaggio e lascia in esecuzione il server di condivisione grafica aperto, mentre chi e’ disposto a dare una mano (debitamente identificato ed autorizzato, per impedire a malintenzionati di insinuarsi negli altrui PC col pretesto dell’assistenza) quando vuole e quando ha tempo consulta la lista di richieste in attesa ed a propria discrezione se ne accolla una. Certo e’ non sempre fattibile (a causa di reti coperta da NAT) e non e’ semplicissima da ingaggiare per l’utente (perche’ comunque deve installare un server VNC e provvedere manualmente a qualche configurazione ed informazione), ma sarebbe almeno un inizio. Strumenti piu’ accuratamente scelti (ad esempio Empathy ed il gia’ incluso supporto per il remote desktop su tube XMPP) fornirebbero una ulteriore ottimizzazione, ed insomma quasi tutto potrebbe essere trattato in prima istanza anche senza una piattaforma software ad-hoc (che andrebbe sviluppata con i tempi e le cure dovute).

Laddove una iniziativa del genere dovesse impiantarsi ed essere adeguatamente promossa dai LUG ed altri enti, una ristretta cerchia di volontari riuscirebbe a far fronte ad un buon numero di richieste su tutto il territorio nazionale pur godendo della massima liberta’ di azione potendo scegliere quando e di cosa occuparsi di volta in volta, e dunque contribuire nel tempo libero ad arginare la fuga di utenti facendo quel che si e’ sempre fatto, ovvero dare una mano ad una persona in difficolta’. Sempre meglio configurare una stampante ad un aspirante linuxaro a 300 chilometri di distanza che non passare la serata a guardare l’Isola dei Famosi.

Tra tutti i componenti della community i buoni samaritani, competenti e pazienti, non mancano: fornendo loro gli strumenti adeguati essi rappresentano il servizio di help-desk piu’ potente al mondo.

Idee Condivise: Ufficio Stampa

14 ottobre 2009

Come seguito delle Idee Condivise per la Condivisione di Idee, un’altro mio suggerimento per migliorare e potenziare l’opera della community linuxara. Fin da principio ammetto che il qui esposto proposito sia particolarmente ambizioso, al limite del possibile, ma invito ad una lettura integrale del pezzo almeno per valutare come il ciclopico compito descritto possa essere ampiamente facilitato con pochi frammenti di tecnologia open opportunamente configurati.

Le attivita’ “minori” condotte nel corso dell’anno dai vari User Groups abbondano. Al di la’ del gia’ citato Linux Day, che rappresenta l’apice del lavoro collettivo di promozione ed informazione sul software libero, centinaia sono gli Installation Party, i corsi o le giornate divulgative tenute da nord a sud nei restanti 364 giorni dell’anno.

Ma una stragrande maggioranza di essi ha un grave difetto: non vengono resi noti al potenziale pubblico partecipante. Spesso ha del miracoloso se appare almeno una notifica sul blog/sito/wiki dell’ente organizzatore, rarissimi i casi in cui vengono appositamente prodotti e stampati volantini o locandine per trasmettere la novella fuori dal mondo digitale, piu’ spesso tali attivita’ vengono annunciate sulle mailing list per il semplice fatto che proprio su questi canali sono pianificate e coordinate. Quasi tutta l’opera di coinvolgimento della societa’ civile e’ affidato al passaparola innescato dai pochi virtuosi cui non mancano amici e conoscenti da ossessionare, ma acuendo il rischio di ridurre il circolo di partecipanti sempre ai soliti noti, rendendo vano l’obiettivo di allargare la base di utenza consapevole delle tematiche toccate.

Come portare al di fuori dell’hinterland sociale strettamente legato al LUG ed ai suoi membri l’attenzione sull’esistenza di occasionali momenti di incontro nella giurisdizione di interesse? Una delle possibili risposte e’ anche la piu’ elementare: informando la stampa locale e facendosi pubblicizzare da essa.

Sebbene in periodi recenti non siano mancate le occasioni per disperarsi in pubblica piazza delle presunte emorragie di lettori del media cartaceo pare che a conti fatti coloro che acquistano e leggono una testata locale (quotidiana o settimanale) non siano cosi’ pochi, ed essi rappresentino il canale preferenziale per notificare eventi geograficamente circoscritti agli effettivi potenziali fruitori. Ai numeri ed alle statistiche si accosta l’esperienza personale: l’evento linuxofilo presso cui ho osservato la maggiore affluenza nel corso del 2009 e’ stata una giornata divulgativa voluta dal Canavese Linux User Group e tenuta in un paesello fuori Torino di cui non sapevo neanche l’esistenza; tale successo e’ stato in massima parte dettato dalla menzione di suddetta manifestazione su ben tre giornaletti di provincia, che opportunamente contattati con anticipo sono stati ben lieti di annunciare l’appuntamento con fior di articoli i quali, non fatico a crederlo, sono stati considerati dai diversi editori un interessante intermezzo con cui riempire le pagine altrimenti di solito difficili da popolare con fatti di placida cronaca valligiana.

Fino a questo punto non e’ stato detto nulla di particolarmente nuovo, eppure sono convinto che il media stampato non sia ancora adeguatamente impiegato per la promozione degli eventi di promozione, vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per dimenticanza: se del resto i vari gruppi attivi possono contare solo su modeste risorse umane, completamente assorbite dai task tecnici di preparazione, non si puo’ pretendere che ci sia anche modo di stare a prendere contatti coi giornalisti e mediare la pubblicazione di un brano (magari pure da scrivere da zero), ed i reiterati inviti ad una piu’ rimarcata politica di marketing cui dovrebbero aderire individualmente i singoli LUG cascano invariabilmente nel vuoto.

Da qui, l’azzardo: la costituzione di un core di “LUG Press Agents”, che per mezzo di un software possano monitorare la nascita di nuovi appuntamenti ed eventi degni di risonanza e possano prendere le veci di “addetti stampa” nazionali, ma soprattutto operare in modo trasparente e discreto.

Detta cosi’ l’idea non sta ne’ in cielo ne’ in terra: come puo’ una persona, o anche cinque o dieci o venti, essere puntualmente a conoscenza di iniziative che come detto spesso non vengono nemmanco citate sui siti dei LUG nazionali? Riprendendo quanto scritto sopra sappiamo che l’informazione transita inevitabilmente per le mailing list dei gruppi, mischiata insieme a tutti gli altri messaggi tipici di codesto canale ampiamente diffuso a tutti i livelli decisionali del mondo open, ma sappiamo anche che le tecnologie per filtrare le mail in funzione di una analisi statistica non mancano: i filtri bayesiani ci aiutano da anni a riconoscere ed a scartare automaticamente lo spam (e, con apposite regole, qualsiasi altro genere di contenuti), e di programmi di indexing piu’ o meno semantici e’ pieno il web. Da qui a saper tracciare ed isolare riferimenti ad eventi in fase di progettazione il passo e’ breve: le parole chiave sono i nomi dei giorni della settimana e dei mesi, date, termini specifici (“LIP”), tutti criteri di selezione con cui setacciare automaticamente ogni mail di passaggio e con cui sapere se richiedere l’intervento umano per una piu’ raffinata estrazione dei dati con cui popolare il template da spedire a mo’ di comunicato stampa alle caselle dei giornali che coprono la regione di interesse (qui una lista piu’ o meno completa purtroppo non ripartita geograficamente), nonche’ ad eventuali forum online cittadini ed uffici statali di comunicazione e promozione del territorio (i vari InformaGiovani).

Un sistema software integrato e ben strutturato per soddisfare quanto descritto permetterebbe di ridurre allo stretto indispensabile il rumore di fondo ed i falsi positivi, richiedendo uno sforzo minimo al pugno di volontari chiamati a far da portavoce dell’intera community nazionale, che aggiungerebbero solo un ultimo tocco ad un processo decisionale in buona parte automatico ed automatizzabile.

Le variazioni sul tema sono innumerevoli, e possono riportare il progetto entro regimi di fattibilita’ piu’ conservativi e a piu’ breve termine: all’inizio ci si potrebbe limitare a muovere l'”ufficio stampa” nazionale solo per gli eventi che vengono annunciati sull’apposita mailing list o di cui si trova menzione sul planet dei LUG, troncando tutta la componente realmente arzigogolata e bisognosa di cure esperte dell’infrastruttura e rodando l’iniziativa, e con un po’ di furbizia si potrebbe strizzare l’occhio a qualche vero aspirante giornalista in erba che, seppur con scarse nozioni tecniche, avrebbe l’opportunita’ di contattare redazioni di tutta Italia e stendere comunicati stampa dando un aiuto concreto ai nerd che con difficolta’ sanno stendere due righe in italiano corretto.

Insomma, il grado di difficolta’ dell’impresa puo’ essere scelto complesso a piacimento. Ma in tutti i casi non dubito che i benefici sarebbero notevoli, e con un dispiegamento minimo di risorse.

Per dire qualcosa, occorre qualcuno che ascolti.

Idee Condivise per la Condivisione di Idee

13 ottobre 2009

Allo sciame propositivo che infesta la mailing list dei LUG, adesso come in qualunque altro periodo pre-LinuxDay, quest’anno si e’ aggiunto un ulteriore invito all’azione ed alla collaborazione scaturito come risposta degli sterili piagnistei giunti a commento del recente (ed ennesimo) patto di intesa tra alcuni ministri italiani e Microsoft per non meglio identificate alleanze atte a potenziare non meglio identificati strumenti tecnologici nella scuola pubblica. La discussione e’ degenerata (fortunamente, aggiungo, altrimenti sarebbe rimasta una competizione tra chi si indignava maggiormente dello Stato, dell’ignoranza diffusa e del fatto che non ci sono piu’ le mezze stagioni…) ed e’ balenata l’idea di iniziare a domandarsi quali sarebbero per la community linuxara i mezzi piu’ adatti ed efficienti per cominciare ad avere un ruolo di rilievo nella societa’ tecnologica contemporanea.

Domanda che gia’ mi sono posto da tempo, e per cui intravedo la risposta di un potenziale successo di massa della cultura del software libero in un semplice e a dir poco banale gesto: l’applicazione pratica della cultura stessa.

Ad oggi la “condivisione” e la “partecipazione” mille volte indicati come pilastri portanti del movimento non hanno alcun riscontro pratico. Solo chi ha competenze tecniche approfondite ha la possibilita’ di addentrarsi all’interno del codice sorgente per dare un suo contributo in forma di patch o bug report sensato, ma molti di questi non adoperano tale dono per il bene comune ma anzi preferiscono per pigrizia o alterigia coltivare il proprio orticello mettendo artigianalmente insieme, nel migliore dei casi, il poco software di cui abbisognano. Gli altri, i simpatizzanti o magari anche i tecnici con limitata cognizione programmatoria, sono confinati ai margini del cuore pulsante della community, del nucleo operativo dove le idee si condensano in istruzioni macchina, e non possono far altro che attendere a braccia conserti l’introduzione di una funzionalita’ a loro cara o il miglioramento dell’offerta a codice aperto in un dato settore operativo. E pure per le attivita’ di promozione e sensibilizzazione, per cui non sono necessarie capacita’ specifiche ma solo un po’ di generica buona volonta’ e cui dunque tutti possono contribuire in egual misura, sono tra loro isolate dalle distanze geografiche e “politiche” dei loro attuatori, e ciascuno inventa, reinventa, modella e scolpisce quanto gia’ fatto cento altre volte in luoghi e tempi diversi, incappando negli stessi errori e portando a conclusione solo una frazione degli obiettivi prefissi.

Beffardo e’ il destino che vede iniziative collaterali e complementari al freesoftware fiorire proprio in virtu’ di una reale applicazione dei termini “condivisione” e “partecipazione”: Wikipedia e’ ai fatti la piu’ grande enciclopedia mai scritta dall’Uomo, e la comunita’ Creative Commons sebbene ancora una nicchia riporta quotidianamente successi in termini di diffusione ed adozione a qualunque livello sia amatoriale che professionale.

Esiste un modo per sbloccare ed investire il capitale umano oggi in attesa di aver assegnato un ruolo all’interno del gigantico ingranaggio sociale e meritocratico della community? Si puo’ dar qualcosa da fare a chi non aspetta altro che avere qualcosa da fare? E, meglio ancora: e’ possibile sfruttare la potente tecnologia di cui (spesso inconsapevolmente) disponiamo affinche’ possa darci una mano e colmare i vuoti operativi?

A parer mio, si. Numerosi sono gli spunti che periodicamente mi colgono, che mi appunto nella mia infinita lista di todo, per cui magari conduco qualche sommaria ricerca per valutarne la fattibilita’, ma che per mere questioni di tempo non ho modo di portare a compimento. Qualche progetto viene avviato, ed allo stato attuale almeno un paio sono in fase rispettivamente di progettazione e prima realizzazione, ma poiche’ le mie giornate sono pur sempre di 24 ore preferisco esporre le mie personali intuizioni (o stramberie, che dir si voglia) con altri membri della comunita’ nella speranza di stimolare gli occasionali lettori e con l’invito di prenderne a piene mani laddove si individuasse un suggerimento ed una osservazione pertinente.

Un paio di affezionati lettori mi hanno gia’ in passato segnalato l’eccessiva prolissita’ dei miei contenuti, e poiche’ questo stesso brano e’ stato iniziato con l’intento di essere un unico blocco ma pur non essendo manco ad un decimo aveva assunto la lunghezza di un libro della Torah ho deciso di presentare nel dettaglio le varie proposte a puntate, una alla volta, si da non appesantire troppo la lettura e nel frattempo avere piu’ spazio per dilungarmi in motivazioni delle varie scelte e considerazioni mirate. Spero che questa decisione sia apprezzata e si consideri lo sforzo che faccio nell’arginare la mia malsana indole letteraria…

Inizio subito la carrellata con un proposito che non ha assolutamente niente di nuovo ed anzi viene gia’ diffusamente adottato con successo in altri contesti, e ben si adatta ad inaugurare una serie di contributi dedicati all’apertura delle menti: la formalizzazione della raccolta di idee, di cui ottimi esempi si trovano sui Brainstorm di Ubuntu ed di KDE.

Al di la’ di questo e dei prossimi post che verranno qui esposti numerose sono le occasioni in cui condivido col mondo spunti raccolti nel tempo di cui mi rendo conto della mia impossibilita’ pratica nella realizzazione, per lo piu’ si tratta di lacune nel parco software superficialmente riportate sul mio blog tecnico o nell’apposita sezione di BarberaWare. E non dubito ci siano innumerevoli casi analoghi al mio. Ma chiaramente seminare concetti e illuminazioni nella vasta blogosfera nella speranza che vengano raccolti e curati da qualcuno e’ atto di infinito ed infondato ottimismo: di buone idee degne di approfondimento e’ gia’ pieno il web, senza ulteriori apporti da parte di qualche anonimo e sgrammaticato dispensatore di saggezza.

D’altro canto, e’ vero che le migliori intuizioni nascono per mezzo dell’ispirazione, e l’ispirazione sorge accumulando (magari subconsciamente) intuizioni altrui ed assemblandole fino ad ottenerne un prodotto intellettuale finito da cui cavare una implementazione. La stragrande maggioranza dei prossimi post appartenenti a questo filone trattano di usi ed abusi di applicativi esistenti ed esperienze passate, e la legge termodinamica insegna che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Senza contare la quantita’ di giovani promesse gia’ recentemente menzionate, che rifuggono il circolo dei grandi vecchi della community e si palesano solo laddove gli viene lasciata ampia liberta’ di parola e dignita’ di uguaglianza: non l’ho detto prima, ma l’idea del blog del Linux Day Torino, rivelatosi una delle armi vincenti dell’organizzazione di una altrimenti sgangherata manifestazione, e’ emersa proprio da quello che all’epoca era l’ultimo arrivato, il ragazzotto piu’ ingenuo e piu’ cocciuto della combriccola, che con somma rassegnazione e’ stato assecondato dal veterano di turno (me, per la cronaca) producendo i piu’ inaspettati risultati. Se a tutto cio’ sommiamo ancora il potenziale feedback che puo’ arrivare dalla societa’ civile, coloro che partecipano alla vita comunitaria da spettatori e sono molto piu’ vicini all’ideale ed alle esigenze popolari, il cerchio sulle possibili fonti che sarebbe bene far rientrare all’interno del bacino comunicativo si chiude.

Il software per instaurare un “Brainstorm della Community” esiste gia’, servirebbero solo un garante che ne ospiti una istanza riconosciuta come “ufficiale” (per non disperdere la raccolta, altrimenti lo sforzo di centralizzazione e’ assolutamente inutile) e la partecipazione di coloro realmente intenzionati a compiere qualcosa di costruttivo. Il primo requisito credo potrebbe essere soddisfatto da Italian Linux Society, associazione non sempre amata dai LUG ma che almeno dispone gia’ oggi dell’autorita’ richiesta per ricoprire il ruolo. Il secondo requisito non e’ facilmente risolvibile, per il fatto che gli individui insieme virtuosi e capaci sono relativamente rari e spesso nascosti in mezzo alla folla di rumorosi saltimbanchi, difficili da isolare e mettere a frutto, ma non dubito che spunterebbero spontaneamente qualora avessero possibilita’ di esprimersi ed agire cosi’ come preteso dalla propria indole.

Per oggi ho detto la mia, per apprezzamenti ed insulti i commenti del blog sono aperti.

Stay tuned.