Archive for the 'Community Italiana' Category

Weekend Berico

16 maggio 2017

Il 6/7 maggio si è svolta a Vicenza l’edizione 2017 del Debian/Ubuntu Community Conference Italia, meglio nota come DUCC-IT, evento che non si limita alle due distribuzioni Linux citate nel nome ma a svariati altri aspetti del software e della cultura libera. Ed ho voluto non solo partecipare, per conoscere alcune delle persone con cui occasionalmente mi capita di scambiare mail in liste pubbliche o in rapporti privati, ma pure tenere un intervento, per condividere alcune considerazioni raccolte negli ultimi anni dai LUG che operano sul campo.

Certo è stata una gita piacevole, ed utile. Per capire – più nelle pause pranzo e nei colloqui privati che non durante i talk – come vanno le cose nel nostro piccolo mondo linuxaro.

E salta fuori che ci sono contesti in cui v’è una relativa abbondanza di volontari non-tecnici che danno una mano (con la documentazione, le traduzioni, le comunicazioni…) ed una struggente penuria di competenze tecniche (per la manutenzione ed il supporto alle suddette attività), ovvero l’esatto opposto di quel che ci si potrebbe aspettare da una community di presunti smanettoni. Salta fuori che nella profonda provincia italiana, lontano dalle frenetiche metropoli o anche solo dai laboriosi capoluoghi (in cui, nel bene o nel male, si concentra la massima parte dell’attività linuxara), ci sono giovanotti che aspettano solo di essere intercettati e coinvolti per rendersi utili e dare un contributo. Salta fuori una diffusa necessità di reciproca comunicazione, per far emergere le opportunità da cogliere ed i problemi da risolvere.

Sono soddisfatto del mio summenzionato intervento della domenica mattina. O meglio: del mio non-intervento. Ho voluto farmi assegnare 40 minuti di tempo, dei quali 20 sono stati usati per esporre una serie di spunti, idee, considerazioni ed aneddoti riguardanti modi ed approcci alla promozione linuxara ed il resto è stato investito in un dibattito aperto. La mia piccola grande vittoria è stata quella di interessare più di un uditore sul proposito specifico di tenere sportelli di assistenza informatica nei locali pubblici, bar e pub, al fine di essere presenti e facilmente raggiungibili in un ambiente informale ed amichevole per i rispettivi pubblici delle rispettive città: meno pistolotti e più birre, meno eccezioni e più normalità. La mia piccola grande sconfitta è stata quella di non essere riuscito a convincere gli organizzatori dell’evento – forse anche per la tardività della mia proposta – ad adottare questa metodologia di presentazione per tutti i talk in programma, per i quali i canonici “cinque minuti finali di domande” sono stati puntualmente (e prevedibilmente) usati per gestire gli inevitabili sforamenti, traducendo il tutto in una sequenza di interventi passivi e monodirezionali; un gran peccato non poter sfruttare queste rare occasioni in cui ci troviamo tutti insieme in una stanza per parlare tra di noi, faccia a faccia, senza dover aspettare di farlo frettolosamente e clandestinamente nella pausa caffé.

Lo strascico più rilevante di questo weekend è stata una (quasi) spontanea mobilitazione per coordinare l’edizione del prossimo anno con qualcun’altro degli eventi già esistenti nell’affollato panorama open* italiano, per condividere una data ed una sede (nonché gli oneri organizzativi) con altri e trovarsi tutti insieme. Ciascuno con la sua identità, ma almeno sotto lo stesso tetto. Una salva di mail private ed informali ha già iniziato a circolare, almeno per tastare il terreno e valutare il reciproco interesse di una simile iniziativa, vedremo cosa riusciremo a combinare nei prossimi mesi.

Arancina Mon Amour

7 luglio 2016

Il 24/25/26 giugno sono stato a Palermo per l’edizione 2016 della ConfSL, ed incurante della distanza geografica, della concomitanza con Wikimania 2016, del modesto appeal del programma e delle incombenze professionali, mi ci sono recato.

Il lato negativo è che – anche, ma non solo, a causa della distanza geografica e della concomitanza con Wikimedia 2016 – l’affluenza è stata approssimativamente pari a zero. Il lato positivo è che, proprio in virtù di tale assoluta assenza di pubblico, si è (almeno in parte, e su piccola scala) avverato quello che da tempo avrei voluto vedere alla ConfSL: una occasione di confronto interno alla nostra community. Al venerdi, una parvenza di programma è stata tenuta seppur con occasionali divagazioni. Al sabato pomeriggio non si è neppure provato a tenere talk in senso stretto, un pò tutti si sono dedicati a chiaccherate sparse. Idem per la domenica. Le serate, prima unico ambito ristretto per discutere clandestinamente tra noi, sono diventate prosecuzioni dei dibattiti iniziati nel pomeriggio. E, ne sono certo, queste circostanze sono state molto più utili di tre giorni di talk divulgativi sui soliti temi che tutti conosciamo fin troppo bene.

Andando più o meno con ordine, ho avuto modo di approfondire…

Scopi, obiettivi ed aspirazioni dell’associazione Industria Italiana del Software Libero. Il progetto è nato circa due anni fa, ma non ho mai avuto modo di confrontarmi con un qualche partecipante.; in questa occasione invece mi sono prima imbucato in una loro riunione, e poi ho scambiato una lunga chiaccherata col presidente. Le intenzioni sono buone, mirate al potenziamento di un’area che in Italia (contrariamente al resto d’Europa) abbiamo sempre trascurato, ignorato e sottovalutato ovvero quella del business opensource. Purtroppo sinora l’attività non è stata così evidente, a mio modesto parere soprattutto per via di un eccessivo zelo nei confronti di formalismi e regolamentazioni fini a loro stesse, e se da una parte posso capire che l’approccio al mondo imprenditoriale deve necessariamente essere diverso da quello verso il mondo amatorial/dilettantistico dei LUG dall’altra aspirerei a vedere maggiore intraprendenza e spirito d’iniziativa.

L’inattesa realtà freesoftware palermitana. Ben pochi LUG, tra quelli che ho sinora conosciuto e visitato, possono vantare una così alta partecipazione di giovani come lo Sputnix, il quale gode dell’essere una associazione studentesca fortemente radicata presso l’università locale ed operando dunque in un contesto naturalmente popolato da giovanotti entusiasti, curiosi e volenterosi. Certo anche questa realtà ha i suoi grattacapi (quale non ne ha?), ma le discussioni intrattenute con gli studenti mi hanno illuminato nei confronti del ruolo delle università come poli di aggregazione e reclutamento per la prossima generazione di linuxari d’assalto.

L’oramai celeberrimo progetto di migrazione del Ministero della Difesa a LibreOffice, narrato direttamente dal Generale Sileo. Più in generale sono lieto di aver drenato qualche spunto e qualche dritta in merito a questo genere di operazioni massive, che si stanno adesso rivelando utili per affrontare la migrazione a Linux del Comune di Torino (annunciata due anni fa, incredibilmente in lavorazione, e su cui più recentemente ho avuto modo di intervenire personalmente): una cosa è leggere gli articoli che spuntano qua e là, un’altra cosa è ascoltare chi ci è passato.

Il pensiero di John Sullivan, direttore esecutivo di FSF, il braccio operativo di Richard Stallman, ospite d’eccezione della ConfSL 2016. Sicuramente un brav’uomo, certamente cordiale e disponibile, forse un poco disorientato dal suo primo impatto con una Italia in questa sede rappresentata dalla caotica Palermo, ma col carisma di una piastrella. Dall’incontro con esso avrei voluto trarre qualche pensiero, qualche ispirazione, qualche spunto, qualche prospettiva, ma dal timoniere della massima organizzazione mondiale di promozione del freesoftware ho carpito solo qualche “forse”, qualche “vedremo”, e qualche generico aneddoto di vita statunitense. Quando ha iniziato ad insistere troppo sul progetto GNU non ho potuto esimermi dal dire “GNU può forse essere un obiettivo di FSF, ma non del Movimento Freesoftware”; non ha saputo replicare.

La devastante attività divulgativa di Mozilla Foundation, qui personificata dal virgulto Daniele Scasciafratte, il quale gira l’Italia organizzando workshops, hackathons, incontri smanettosi, e coinvolgendo fiumi di giovanotti sulla programmazione web con strumenti opensource. Con lui ho a lungo chiaccherato in aereoporto, in attesa dei rispettivi voli, e mi ha ampiamente illustrato i meccanismi interni alla – libera, ma rigorosa – comunità Mozilla di misurazione e valutazione usati per quantificare i risultati ottenuti a fronte degli sforzi impiegati. Argomenti e considerazioni certo non banali, che prima o dopo dovrò tentare di introdurre anche nello strampalato mondo dei Linux Users Groups.

A margine di tutto ciò ho mangiato un sacco di arancine, sono stato portato a visitare angoli meno noti della caratteristica Palermo, ho fatto progetti e ho commentato idee. A posteriori, è stata (involontariamente) una bella esperienza.

Come al termine di ogni ConfSL sono state avanzate le candidature per la prossima edizione, e si sta facendo strada un proposito inedito ed audace: ricominciare daccapo, in modo completamente diverso. Ma di questo ne riparliamo – eventualmente – il prossimo anno.

service LUG restart

17 agosto 2015

Ieri sono incappato in questo post pubblicato sul sito del GrappaLUG, uno dei tanti Linux Users Groups italiani. Ed evidentemente uno dei tanti in crisi di identità sul proprio ruolo e sulla propria ragion d’essere. Ad esso rispondo qui, riprendendo considerazioni ed osservazioni già viste su questo mio blog ma che val la pena riprendere periodicamente.

No, il GrappaLUG non è morto. Credo si possa essere considerati realisti se ammettiamo una certa qual poca partecipazione. Credo che questa poca partecipazione si possa considerare endemica: la si può riscontrare in tante altre associazioni.

Indubbiamente vero che questa condizione è comune a molti altri gruppi. Mi verrebbe da dire, tristemente, “la maggioranza”. Le motivazioni di tale malessere emergono leggendo le argomentazioni che (sempre, ed anche in questo caso) accompagnano tale diffusa considerazione. L’infondatezza di tale sentimento emerge confutandole.

L’orizzonte cambia con rapidità. La fruizione degli strumenti informatici è sempre meno “palese” quanto più diventa pervasiva. Le persone non chiedono come usare un telefonino…ma ci chiedono come “usare” Facebook…Io vorrei spiegargli come sia Facebook ad usarli…ma questa è un’altra storia.

Questa è, circa, quella che viene genericamente riconosciuta come la principale ragione di sofferenza da parte dei LUG: rispetto al 2000, Epoca d’Oro degli Users Groups, il mondo (della tecnologia, ma non solo) è cambiato, sono cambiati gli strumenti, le esigenze, il pubblico, le richieste e gli interessi, e pertanto i vecchi approcci hanno perso di impatto e di senso.

Del resto, dobbiamo forse rammaricarci del fatto che la tecnologia sia diventata alla portata di tutti, perché ciò ostacola il fatto di avere della partecipazione ai nostri corsi? Dobbiamo forse contestare il fatto che usare Linux ed il freesoftware sia diventato molto più facile rispetto a 15 anni fa, perché questo induce lo spopolamento delle nostre mailing list di supporto tecnico? Dobbiamo inveire nei confronti della pletora di forum e documentazione comodamente accessibili online, perché a causa di tale comodità nessuno viene più ai nostri incontri periodici di scambio e smanettamento?

O forse dobbiamo prendere atto di questi cambiamenti, da una parte gioirne in quanto sintomo di una più estesa adozione del software libero e dall’altra constatare l’ancor più urgente necessità di accompagnare l’oramai capillare diffusione della tecnologia con un pizzico di consapevolezza, ed anziché pretendere di svolgere le stesse attività che abbiamo sempre svolto provare a cambiare metodi ed obiettivi?

Gli utenti più o meno sono in grado di arrangiarsi autonomamente in virtù della maggiore facilità d’uso, dei forum e della documentazione online. Benissimo: un problema in meno di cui doversi occupare (cosa neanche del tutto vera, altrimenti non si spiegherebbero le circa 400 visite che ogni singolo giorno arrivano su linux.it da parte di persone che ingenuamente cercano “linux” su Google…). Possiamo archiviare i corsi generici (cui tanto non partecipa più nessuno da tempo), i wiki per la documentazione (tutte le risposte stanno su DuckDuckGo) e gli sporadici Install Party (un appuntamento di assistenza tecnica funziona solo se è reiterato e costante nel tempo, altrimenti lo sforzo necessario per promuoverlo è insostenibile). Adesso tocca fare tutto il resto: pressione presso le istituzioni (chiedendo appuntamenti con gli assessori competenti e facendo prendere impegni mirati per mezzo di mozioni, cfr. Orvieto), promozione presso le scuole (svolgendo incontri divulgativi nelle classi e cercando la complicità di un ente formatore riconosciuto per far accreditare i propri corsi di Linux presso i docenti, cfr. Bergamo), sfruttamento mediatico di altre iniziative cittadine (partecipando ad eventi pubblici di ogni sorta per infilarci anche il tema della consapevolezza digitale, cfr. Torino), coinvolgimento della comunità locale di sviluppatori e freelance (organizzando incontri di taglio più tecnico sui moderni frameworks di sviluppo opensource. In molte città esistono gruppi specifici, laddove manchino il LUG può facilmente diventare un riferimento per gli smanettoni della zona, cfr. Cosenza). C’è ancora così tanto lavoro da fare che non basterebbero il doppio degli Users Groups per svolgerlo tutto.

Piccola provocazione. La gratuità di questo sistema è sostenibile? La domanda (per conto mio) non ha senso.

Uno dei temi maggiormente preponderanti nel post riguarda l’attività volontaria e no-profit del LUG. Non è chiaro il contesto in cui si immergono tali considerazioni, evidenti strascichi di una qualche discussione avvenuta sulla mailing list interna del gruppo (i cui archivi sono privati), ma se ne desume una qualche titubanza nell’impegnarsi gratuitamente ad indiretto beneficio di realtà imprenditoriali come RedHat che poi fanno del software libero un business.

Orbene: è evidente che se faccio propaganda ambientalista sto indirettamente facendo promozione commerciale per chi produce e vende pannelli fotovoltaici e turbine eoliche; se faccio propaganda umanitaria sto indirettamente facendo promozione alle innumerevoli ONG che operano in tale campo (che notoriamente non devolvono proprio tutto quello che viene raccolto a fini esclusivamente benefici); se faccio propaganda per qualsiasi causa, sia essa giusta o giustissima o sacrosanta, sto indirettamente spingendo soldi in una qualche direzione. Perché, piaccia o non piaccia, nel nostro mondo corrotto tutto si muove solo ed esclusivamente in funzione dei soldi. E dunque bene che ci sia qualcuno capace di trasformare questi soldi in azioni che vanno a beneficio della causa che più mi sta a cuore, sia essa una azienda o una associazione. In pressoché tutti i casi c’é qualcuno che ne trae un profitto, uno stipendio, lo fa di mestiere, ergo può dedicarcisi a tempo pieno, cosa che magari non posso fare direttamente io.

La domanda che adesso ci facciamo è: noi siamo comunità? Io sono convinto di sì. Quando ci troviamo: discutiamo. Quando ci troviamo ci scambiamo idee. Quando ci troviamo: ci troviamo anche in disaccordo. In questa maniera cresciamo. Io ho avuto molto, anche professionalmente, dalle persone che del GrappaLUG fanno parte. Mi sento molto fortunato per questo. Posso dire di essere orgoglioso di farne parte e di partecipare per farne delle piccole parti.

Ribalto la domanda: sono quelli gli scopi della vostra comunità? Discutere, scambiare idee e crescere? Se così è, benissimo, continuate a discutere e scambiare idee.

Lo scopo della mia, di comunità, è fare propaganda e promozione, uscire dalle mailing list e dagli scantinati per far sapere che il software libero esiste a coloro che ancora non lo sanno, farlo adottare a quante più persone possibile e poi, tra quelle, coinvolgerne altre per proseguire ed estendere l’opera (in vista del giorno in cui io stesso non ne avrà più tempo o voglia). Motivo percui, ad esempio, ogni due anni mi imputo per far spostare la sede dell’edizione torinese del Linux Day, in modo da coprire aree sempre diverse della città. E da qualche mese sto invitando tutti i LUG con cui entro in contatto a mantenere degli appuntamenti periodici da dedicare all’assistenza, meglio se in locali pubblici in modo da farsi ben vedere e riconoscere da chi passa di lì anche per caso. E se allo sportello di assistenza che frequento io qui a Torino (vedi sotto) si presenta qualcuno con un PC Windows inchiodato gli si da comunque una mano (fortunatamente c’è qualche giovanotto un poco più avvezzo che sa dove metter mano…) e mentre uno smanetta un altro gli spiega il software libero e gli propone di installare Linux; almeno un terzo delle persone colgono l’invito, e tornano la settimana dopo ad offrirci una birra.

Ovviamente non mancano anche gli incontri conviviali, per “discutere e scambiare idee” o anche solo per far quattro chiacchere. Ma decisamente quelli sono un mezzo, non uno scopo.

Non ho timore a dire che il GrappaLUG ha bisogno di persone.

Come tutti, del resto: senza periodico e costante ricambio generazionale, qualsiasi attività associativa (indipendentemente che sia legata al freesoftware o meno) è destinata a morte certa.

Ma anche in questo caso ribalto la domanda: si sta effettivamente agendo per attirare nuove persone? Sbirciando sul sito del GrappaLUG scopro nella penultima pagina linkata dal menu che il gruppo ha degli incontri fissi su base settimanale: forse si potrebbe comunicare meglio questa opportunità, scrivendo a chiare lettere le coordinate dell’appuntamento nell’header del sito (affinché sia sempre immediatamente visibile) ed estendendo l’invito anche a coloro che vogliono ricevere supporto informatico?

Da quando, a seguito della mia personale positiva esperienza con lo sportello settimanale di Officina Informatica Libera a Torino, ho iniziato ad interessarmi ad analoghe iniziative da parte di altri gruppi sparsi in Italia (tirando in mezzo anche Italian Linux Society), ho amaramente scoperto la quantità di quelli che effettivamente svolgono attività periodica salvo non citarla o citarla solo marginalmente sul proprio sito, tenendola in luoghi nascosti o poco appetibili, non rispondendo all’appello mosso due mesi fa in merito alla mappatura sulla LugMap, insomma facendo di tutto affinché solo gli “iniziati” del gruppo possano parteciparvi, e lamentando poi che “non viene nessuno”. Già che ci si prende la briga di sobbarcarsi l’impegno di un incontro settimanale (cosa di per sé nient’affatto semplice), si provi almeno a capitalizzare tale sforzo! Difficilmente le folle accorreranno spontaneamente ad un qualsiasi appuntamento se non debitamente e profusamente informate, checché alcuni per davvero se lo aspettino.

La morale del post è la più celebre falsa citazione attribuita a Charles Darwin: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”. Ebbene, il cambiamento è arrivato: chi riuscirà ad adattarsi?

La Cerulea Dora

4 luglio 2015

Altra edizione della ConfSL, l’annuale (circa…) conferenza annuale sullo stato del software libero in Italia. E altro breve report steso “a semifreddo”.

Quest’anno l’iniziativa si è svolta ad Ivrea, cittadina in provincia di Torino celebre per la torta 900 e per essere stata la sede di Olivetti, di cui ancora oggi aleggia preminente la memoria – e lo spettro. La candidatura era già stata avanzata ai tempi dell’ultima ConfSL, Ancona 2012, ma all’epoca le venne preferita Como (salvo poi far saltare tutto, ufficialmente per carenza di contributi presentati per la conferenza). Ugo, dell’associazione Accademia per l’Hardware ed il Software Libero, non si diede per vinto ed alla fine ha spuntato non solo il fatto di ospitare l’edizione 2015 ma anche di sdoganare apertamente il tema dell’hardware aperto, di crescente interesse non solo all’interno del nostro piccolo mondo linuxaro ma presso un pò tutta la pubblica opinione (grazie al “fenomeno makers”).

Rispetto al passato l’evento è stato un poco più contenuto (un’unica sessione, ed un’altra “fuori programma” per approfondire alcuni contenuti portati dagli sponsor) ma comunque assortito: mettendo da parte Meo, Davoli e Patrigniani (sempre chiarissimi, ma alla quinta volta che si sentono i loro rispettivi talk diventano un tantino ripetitivi…) sono da segnalare l’intervento di Paolo Storti (dell’omonimo Studio Storti, forse la più grande azienda italiana che si occupa di software libero soprattutto nel settore pubblico) e di Alessandro Rubini (che ha esposto la sua – autorevole e non banale – posizione su firmware e driver proprietari), piacevoli da seguire sono stati Massimo Nuvoli (che ha dettagliato il concetto di “renew”, ovvero – detto superficialmente – il trashware aziendale), Marco Rossino (molto coinvolgente il talk sulla piattaforma di monitoraggio ambientale sviluppata in CSI-Piemonte, peccato che non sia stato fornito alcun riferimento al codice ed alla riusabilità della stessa) e Daniele Trinchero (protagonista del celebre progetto di connettività svolto a Verrua Savoia, ma che allo stesso modo non ha saputo dir molto sulla ripetibilità dello stesso), come sempre da dimenticare Mariella Berra (che si ostina a scrivere libri sul software libero pur non avendo la minima idea di cosa stia parlando).

Ho deliberatamente saltato la giornata di sabato, avendo preferito recarmi al Festival delle Libertà Digitali allestito da Wikimedia Italia in quel di Vicenza e conoscere un pò di persone con cui abitualmente comunico solo via mail, ma del resto non penso di essermi perso molto: il fulcro della mattinata è stato il talk di Richard Stallman, ospite d’onore (…) della manifestazione, che non dubito essere stato una replica dell’intervento tenuto anche il precedente giovedi pomeriggio a Torino (che a sua volta è stato una replica del solito talk che Stallman tiene oramai da anni, a parte un paio di dettagli che prossimamente dovrò approfondire…).

Certo questa edizione della ConfSL non entrerà nei libri di storia, né per i contenuti né per la partecipazione, ma mi ha permesso di constatare una volta di più una realtà già nota ma (più o meno volutamente) ignorata: la maggioranza dei partecipanti alla conferenza siamo noi, noi che già quotidianamente viviamo il software libero, e francamente dell’ennesimo speech introduttivo non ce ne facciamo assolutamente niente. Per dire: al venerdi sera, dopo la cena sociale, un gruppo di insonni nerd – me compreso – si è diretto verso il centro di Ivrea per dare una occhiata alle performances musicali di strada (e, diciamolo, per cercare un paio di birre); in tal contesto ho avuto incidentalemente modo di scambiare quattro chiacchere con alcuni membri del GL-Como e con un fanciullo del FSUG SBT (impronunciabile sigla che identifica il LUG di San Benedetto del Tronto), raccogliendo problemi già noti e spunti inediti, ma abbiamo dovuto interrompere la discussione data l’ora tarda e la necessità di rientrare in albergo. Forse varrebbe la pena prendere atto di questo fatto, del fatto che la ConfSL è prima di ogni altra cosa un pretesto che abbiamo per incontrarci di persona una volta all’anno, e rivedere l’impianto stesso dell’evento eliminando in toto la parte divulgativa (che, come detto, non divulga niente di nuovo a nessuno) e mettendo al centro il confronto, il dialogo e l’operatività di una community frammentata, disseminata, e cui oggettivamente mancano altre occasioni di comunicazione interna.

Mi dicono che l’appello per la sede della prossima ConfSL sarà lanciato nel prossimo futuro; a seconda della location scelta, non escludo di voler provare a rimettere insieme una LUGConf (magari un pò più composta di quella di Bologna 2009…).

Un Esilio

15 febbraio 2015

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto che, non dubito, avrà un qualche impatto sul medio/lungo termine. Il fatto è che una persona e’ stata espulsa dalla mailing list del gruppo WiiLD. Un evento talmente straordinario da meritare un commento. Un evento talmente straordinario da meritare una presa di posizione.

Personalmente, sono assolutamente d’accordo con l’azione intrapresa. Non solo la appoggio, in modo incondizionato, ma mi rammarico che tal genere di provvedimenti siano sempre stati in qualche modo mistificati e dunque evitati all’interno di molte altre mailing list. Decretandone la morte.

Ma prendiamola alla larga.

Partiamo dalle motivazioni dell’espulsione. La persona in questione aveva di fatto “occupato” la mailing list, inviando secchiate di messaggi tutti i giorni a tutte le ore, intervenendo in qualsiasi discussione, la maggioranza delle volte per dirottarle sulle questioni filosofico-politico-puritane che tanto entusiasmano ed eccitano una (piccola ma rumorosa) fetta della popolazione linuxara. Di fatto allontanandosi dalle finalità originali della lista, ovvero fornire supporto ed assistenza a chi, soprattutto tra docenti ed operatori scolastici, vuol scoprire per la prima volta a Linux ed al software libero. Col tempo i toni del personaggio si sono sempre maggiormente alzati, arrivando all’epiteto e all’attacco diretto, fino al punto di indurre gli amministratori della lista a contattarlo per chiedergli di darsi una regolata. Una volta. Due volte. Tre volte. Infine, al culmine di un lunghissimo thread in cui suddetta persona ha sparato a zero sull’intera lista – evidentemente colpevole di non essere sufficientemente fedele al dogma stallmaniano (chissà, forse si aspettava che ad essere espulsi fossero quelli che segnalavano peccaminosi servizi online closed source?) – qualcuno si è deciso a fare quel che intimamente si sarebbe voluto fare da tempo: procede all’allontanamento forzoso.

Cui sono seguite – prevedibili – lamentazioni. Sulla democrazia violata, sull’abuso dei moderatori, sulla repressione forzosa delle opinioni. Cieche opposizioni mosse senza tener conto del contesto, delle motivazioni storiche, di fatti e persone. Senza badare ai tentativi occorsi precedentemente per sistemare civilmente la situazione, tutti resi vani dall’ottusità della controparte. Senza badare al fatto che quelle stesse accese opinioni sono sempre state mosse da molti altri iscritti, ma in modo ben più composto e ragionevole e dunque sempre ben accolto. Senza badare che su 800+ iscritti alla mailing list ben pochi sono coloro che hanno battuto ciglio dinnanzi al presunto scandalo, e da ciò si desume che proprio un gran scandalo non è stato.

Ma il vero punto della questione non è questa espulsione, quanto il fatto che sia stata una delle pochissime espulsioni che, a mia memoria, si sia avuto modo di vedere su una mailing list linuxara. E torniamo alla considerazione iniziale: è un bene che sia andata cosi’? E’ un bene che troll e contestatori siano sempre stati tollerati, o quantomeno non siano mai stati arginati, in nome della democrazia e del diritto di espressione? Ad oggi, col senno di poi e con le maggiori mailing list nazionali totalmente desertificate, possiamo davvero asserire ciò?

Forse dovremmo fare un passo indietro. E prendere atto del fatto che subbissare una lista di mail, ed intervenire a gamba tesa con toni arroganti e pretestuosi su qualsiasi argomento, forse non rientra entro i legittimi limiti del diritto di espressione esattamente come non vi rientra il fatto di affacciarsi al terrazzo e strillare le proprie opinioni alle 4:00 del mattino. E magari dovremmo anche prendere atto del fatto che il sistema in cui qualcuno fa quel che vuole, fregandosene non solo dell’opinione e del benessere della maggioranza ma anche di ogni regola di convivenza civile, non si chiama “democrazia” bensì “anarchia”, ed è una cosa un pò diversa. E forse dovremmo prendere atto del fatto che, contrariamente a quanto asserito da coloro che vivono di un ideale romantico di “software libero” senza avervi mai realmente contribuito e senza aver mai partecipato in nessun modo salvo poi pretendere di insegnare ad altri che cos’é e come funziona, le comunità ove effettivamente esso viene progettato, modellato ed implementato si reggono su modelli meritocratici o di dittatura benevolente, e questi sono gli unici che permettono di perseguire qualsivoglia obiettivo e risultato.

Ma del resto, si sa, le nostre comunità di promozione e discussione sono contaminate e spesso dominate da un sistema di valori distorto e strumentale, che fa facilmente presa su coloro che, incapaci di formulare un proprio parere su tematiche così complesse ed articolate, si fanno vessillo di quello presentato come “più eticamente giusto”.

Per la cronaca: l’altro giorno ho espulso la stessa persona in oggetto a questo post da una mailing list locale di cui sono amministratore. Essa ci si era iscritta solo poco tempo fa ed aveva inviato solo un paio di messaggi, peraltro assolutamente innocui ed addirittura condivisibili. L’intento è quello di assecondare e dare un seguito alla – per me – giustissima azione condotta dagli amministratori della lista WiiLD, e contribuire nel mio piccolo a far terra bruciata intorno ad un personaggio considerato deleterio. Affinché questo esilio sia completo. Affinché questo esilio funga da esempio. Affinché questo esilio non sia necessariamente “il primo di tanti” (nessuno si augura di dover davvero espellere tante persone da altrettante mailing list), ma che sia almeno il primo.

La Mia Giurisdizione

16 agosto 2014

 

Penso che tutti i linuxari incalliti abbiano gia’ letto l’annuncio dato dai funzionari del Comune di Torino in merito alla imminente migrazione al desktop Linux. Un evento a modo suo epocale, che, se e quando portato a compimento, stabilirebbe un precedente importante nel mondo della PA italiana.

Ma non e’ di questo che voglio oggi parlare, quanto di cio’ che avviene fuori dai circuiti ufficiali in queste ore.

Trovandomi mio malgrado nell’occhio del ciclone mi e’ capitato di scambiare mail e telefonate con vari colleghi, amici di altre citta’ e rappresentanti di grossi progetti, per cercare sostegno e dare aggiornamenti. Ed in questa fase ho constatato quanto poco la comunita’ nazionale nel suo complesso sia poco organizzata per affrontare situazioni di tale portata. Tra tutti coloro che ho sentito o di cui ho notizia, qualcuno ha ammesso di aver gia’ scritto per fatti suoi al Comune, qualcun’altro vorrebbe farlo (addirittura a nome di se’ stesso), qualcuno avrebbe voluto, chissa’ quanti lo hanno fatto e nessuno lo sa. Eppure io, che leggo la casella di posta pubblica di Officina Informatica Libera (enumerata tra le associazioni linuxofile di Torino sulla LugMap, e dunque presumibilmente direttamente coinvolta nella questione) certo non ho visto transitare nessuna segnalazione. Ne’ mi risulta che l’abbiano ricevuta al GlugTO, il LUG “ufficiale” cittadino, col quale nel giro di quattro giorni abbiamo svolto un primo incontro di coordinamento insieme a NetStudent, ARCI Torino e qualche altro personaggio locale (Prometeo e’ stata altrettanto invitata ma sono ancora in ferie).

Gia’, perche’ a seguito dell’articolo la comunita’ locale si e’ istantaneamente mobilitata prima per stabilire un reciproco contatto interno e poi alzando il telefono e chiamando i vari riferimenti gia’ esistenti tanto in Comune quanto in Regione (n.b. i sistemi informativi di tutti i grossi enti statali piemontesi sono gestiti da un unico consorzio, CSI-Piemonte, facente capo appunto alla Regione) per raccogliere informazioni, stabilire la fondatezza delle dichiarazioni, constatare lo stato di avanzamento di un progetto annunciato in modo completamente inaspettato, e capire in che modo – nel suo piccolo – sostenere l’impresa. Insomma: fare quel che ci aspetti faccia una comunita’ locale.

Si e’ visto in piu’ occasioni: la scarsa cooperazione, la modesta concertazione, l’assenza di referenti unici e, diciamolo, l’abbondante vanita’ di tutti i soggetti che sono o si sentono coinvolti – siano essi qualli localmente toccati da un evento, o quelli di prospettiva nazionale che dunque sono toccati da tutti – determina il fatto che tutti si mettano a mandare mail al primo indirizzo che capita a tiro sul sito dell’istituzione del giorno, autonomamente e indipendentemente e senza dire niente a tutti gli altri, per offrire sostegno, supporto, esprimere solidarieta’, o peggio auto-proclamarsi rappresentanti di tutti gli altri. Col risultato che il suddetto ente, non sapendo o non volendo avere a che fare con cosi’ tante realta’ e non sapendo valutare quali possano effettivamente costituire un reale contributo, finisce con l’ignorare tutti e tirare per la sua strada. Cosi’ accadendo, la comunita’ intera – locale e nazionale – perde opportunita’ per avere un ruolo ed essere determinante nelle scelte, nelle decisioni e nell’implementazione.

Quanto descritto sopra succede a Torino, ma non e’ l’unico esempio attuale: l’altro giorno mi e’ capitato di scrivere in qualita’ di Direttore ILS al LUG di Trieste (che di ILS e’ peraltro associato) per avere un loro commento sulla solo recentemente dichiarata migrazione a OpenOffice, ed e’ emerso che il tecnico comunale che se ne sta occupando e’ stato uno di loro, il progetto e’ iniziato mesi prima della pubblicazione, e loro sono completamente informati su tutto il processo applicato. Magari qualcuno poteva provare a contattarli e provare ad avere dettagli e spiegazioni prima di scrivere lettere aperte

E se si iniziasse a prendere atto del fatto che siamo una comunita’ unica ed articolata? A constatare che, forse, nonostante le lamentazioni, i LUG cittadini ci sono e non e’ cosi’ vero che non servono piu’ a nulla? Del resto, se esistono delle probabilita’ che qualche linuxaro abbia dei contatti privilegiati con la realta’ istituzionale locale di turno, questo qualcuno non puo’ che essere un cittadino della citta’ stessa, magari ha qualche indirizzo mail o qualche numero di telefono piu’ diretti di quelli pubblici, magari sapeva qualcosa pure prima che venisse esposta la notizia al resto del mondo. E magari gli e’ utile ricevere supporto formale da soggetti esterni e rilevanti, da aggregare in un unico blocco da presentare unitariamente al fine di acquisire credibilita’ agli occhi del funzionario statale, il quale a quel punto avra’ un solo interlocutore – il LUG – con cui interfacciarsi e cui chiedere assistenza, consiglio e sostegno.

Magari non sempre andra’ bene come a Torino o a Trieste, non sempre ci saranno LUG effettivamente interessati o disposti o capaci a fungere da ponte, ma certo questa dovrebbe essere la via preferenziale da valutare prima di tutte le altre.

Che lo si voglia o no gli Users Group rappresentano le entita’ amministrative in cui e’ – o dovrebbe essere – diviso il nostro sistema, alla stregua dei comuni nei confronti dello Stato. Per essere un sistema efficiente, abbiamo bisogno di giurisdizioni efficienti.

C’e’ Crisi

14 luglio 2013

L’altro giorno, sulla mailing list privata della ConfSL (annuale – o quasi – conferenza accademica e para-scientifica sul mondo del software libero, gia’ citata su questo blog in occasione delle mie due precedenti partecipazioni), e’ stato ripreso il vecchio thread col quale si commentava blandamente l’annullamento dell’edizione 2013 della manifestazione con una mail in cui si legge:

Qualcuno ha voluto vedere nella mancanza di contributi un segnale della crisi e in particolare della crisi del SL (e mi ha detto che è meglio chiudere la confsl stando così le cose), ma mi risulta difficile credere che la giustificazione della lacuna stia tutta solo qui

A seguire un riferimento ad un’altra mail in cui si imputa l’ampia diserzione alla Call 4 Papers – e dunque la conseguente decisione di saltare l’appuntamento di quest’anno – alle troppo rigide regole imposte per l’ammissione delle relazioni, salvo poi far notare che le medesime regole sono state applicate anche negli anni passati, e l’invito ad aggregare l’edizione 2013 ad un’altra manifestazione italiana strettamente legata al mondo open di analoga impostazione.

Ora: se di crisi vogliamo parlare, posso affermare con una certa sicumera che non si tratta di una crisi del software libero. La crisi, se mai si volesse usare questo termine drastico, e’ della community di prima generazione.

Quella delle mailing list, del fondamentalismo, dell’autocelebrazione. E, appunto, della ConfSL, appuntamento interessante solo nella misura in cui funge da pretesto per rivedere i cari colleghi linuxari sparsi in Italia almeno una volta all’anno ma che proprio per questo motivo ha scarso traino verso i non-iniziati al ristretto circolo dell’intellighenzia linuxara. Prova ne e’, come detto sopra, che il motivo dell’annullamento dell’edizione 2013 e’ stata la mancanza di relatori: quelli di sempre han gia’ detto quello che dovevano dire, magari pure due o tre volte, e si son stancati di ripeterlo.

La soppressione, o almeno la posticipazione e l’inglobamento della ConfSL e’ solo l’ennesimo sintomo visibile del disfacimento del vecchio modello comunitario. Che segue alla desertificazione delle mailing list, e all’accantonamento delle associazioni nazionali (su cui dovro’ decidermi a scriver due righe).

Dunque? Niente ConfSL vuol dire che il software libero e’ morto?

Sicuramente son lontani i tempi dell’entusiasmo e delle belle speranze, delle promesse di un mondo migliore espresse a colpi di 300 mail al mese sulle mailing list nazionali. Eppure gli stimoli che arrivano dal mondo esterno tutto fanno pensare tranne che ad una crisi. Vuoi le periodiche notizie di adozione di software libero da parte di alcune amministrazioni. Vuoi le mail private che sporadicamente ricevo da parte di giovani virgulti intenzionati – bonta’ loro… – a fondare un nuovo LUG nella loro citta’. Vuoi le mailing list di approccio piu’ pratico e non popolate di soli nerd (una per tutte: la lista WiiLD) che continuano ad erogare centinaia di mail al mese. Vuoi la recente esplosione di interesse intorno a quella che genericamente viene chiamata “cultura maker” – ovvero Arduino, la stampa 3D, i FabLab… Opensource allo stato solido – che permette di tornare a riempire i seminari ed i workshop organizzati, anche, dai LUG e di raggiungere un pubblico piu’ ampio che mai.

Il paradigma di riferimento e’ cambiato e continua a cambiare. Volersi ancorare alle vestigia di una community che non c’e’ piu’ non e’ utile, ne’ lungimirante e’ tentare di salvarle a tutti i costi senza badare alle tendenze – e ancora piu’ alle esigenze – odierne.

La crisi c’e’. Ma del metodo, non dell’idea.

Statisticamente

1 maggio 2013

Oramai sempre piu’ spesso ripeto che ho smesso di credere nelle mailing list come mezzo di coordinamento ed organizzazione per la community linuxara italiana. E non si tratta di una opinione immotivata, magari sottilmente dettata dall’abitudine ad un mezzo di comunicazione antico come l’opensource o peggio di una velleita’ pseudo-innovativa verso altri strumenti piu’ social 2.0 (di cui peraltro non me ne viene in mente nessuno altrettanto efficiente), bensi’ di una constatazione statistica.

Fatti 100 gli iscritti ad una mailing list linuxara (ed intendo una lista nazionale qualunque), il pubblico e’ sommariamente cosi’ ripartito:

  • 80 lurker. Non scrivono mai, o forse hanno scritto una volta in tre anni, e neppure sempre leggono. Me ne sono capitati alcuni che nelle rispettive caselle di posta hanno impostato un filtro che redirige i messaggi destinati alla lista cui sono iscritti direttamente nel cestino. Altri, i piu’, si sono registrati per “tenersi informati”, ovvero sapere di cosa stanno parlando gli altri, e questo in generale e’ un sintomo della mancanza di altri canali di informazione interni alla community stessa. Nella maggior parte dei casi, la loro presenza e’ uno spreco di risorse in termini di banda per inoltrare le mail in transito
  • 10 commentatori allo sbaraglio. Persone che, quasi sempre in buona fede, fanno commenti fuori luogo, pubblicano opinioni inutili e banali, condividono proposte impossibili da attuare e senza una visione di insieme, salvo poi scomparire nel momento in cui c’e’ da metterle in atto. Sono coloro che, nell’intimo, realmente sono convinti di star dando un contributo alla community e alla crescita del software libero semplicemente dicendo la loro e partecipando al discorso. All’implementazione ci pensera’ qualcun’altro (quasi sempre qui ci si appella a “quelli di ILS”). La mia preferita e’ certamente Elena of Valhalla
  • 5 troll. Inconsapevoli e non. Scrivono per affossare qualsiasi idea, adducendo a qualsiasi motivo, spesso con toni arroganti e altre volte saccenti. In questa categoria si concentrano soprattutto i “Tutori della Liberta’”, quelli per i quali Stallman ha sempre ragione (a prescindere) e scrivere Linux anziche’ GNU/Linux e’ un peccato mortale. Sono la causa principale del progressivo spopolamento delle mailing list: i loro interventi a gamba tesa fanno desistere qualunque altro aspirante partecipante – magari non ancora iniziato ai misteri della Sacra Terminologia – a dire la propria. Tra questi mi e’ impossibile non citare Grillini in qualsiasi lista @linux.it, Menardi del gruppo WiiLD e Bertorello su Discussioni@AsSoLi
  • 3 sono quelli che cercano di portare ad un dialogo costruttivo, o meglio ad un dialogo che possa servire a costruire qualcosa. E non mi riferisco solo al “costruire opinione”, ma a far uscire dal gruppo di persone un risultato tangibile che possa avere un impatto anche fuori dal canale. Menzione d’onore qui per Menini, Ruffoni e anche per Salvi (che non sempre riesce, ma e’ estremamente apprezzabile come almeno ci provi)
  • 2 spammer. Scrivono al quasi esclusivo scopo di mettere in evidenza il proprio progetto / il proprio sito / la propria associazione, approfittando dell’ampio pubblico papabile raggiungibile comodamente per mezzo della lista. Gli spammer ruotano abbastanza rapidamente nel tempo: vedendo che nessuno mai se li fila, cedono nella loro attivita’ promozionale e lasciano il posto al prossimo esponente di categoria. Emerita eccezione alla regola: Fioretti in lista Discussioni@AsSoLi, un sempreverde che da anni impassibilmente tenta di portare qualsiasi conversazione in corso sul proprio blog personale. Sulla lista NeXa – non propriamente linuxara, ma attinente – la proporzione spammer / lurker e’ invertita

Date queste precondizioni, e’ evidente che difficilmente qualcosa di buono possa uscire ad oggi dalle mailing list: la situazione e’ “fucked up beyond any repair“, qualche minore intervento correttivo puo’ essere operato (nell’ultimo mese ho inviato due richiami formali a due membri di LinuxDay-Idee dal linguaggio poco consono) ma nulla che possa invertire la tendenza.

Del resto, servirebbe a qualcosa? Gia’ oggi un messaggio pubblicato sulla pagina Facebook del Linux Day raggiunge un pubblico assai piu’ ampio (e variegato, non composto da soli nerd accaniti) che non LUG@ILS, LinuxDay@ILS, Scuola@ILS e Discussioni@AsSoLi messe insieme (assunto che buona parte degli iscritti a tali liste sono sempre gli stessi), e altrettanto si puo’ dire della newsletter ILS. Certo questi sono canali per lo piu’ monodirezionali, che lasciano poco spazio al confronto, ma intanto anche sulle liste – come dimostrato sopra – il confronto e’ oramai morto ed allo stesso tempo le comunicazioni uno-a-molti permettono di isolare piu’ facilmente troll, spammer e tutto quel rumore di fondo che ha tenuto lontani i profani per tutto questo tempo.

Io stesso mi trovo sempre meno spesso a chiedere commenti o pareri su una delle numerose liste cui sono iscritto. Perche’ dopo anni che provo a farlo ben raramente ho trovato un riscontro ed ottenuto delle ispirazioni determinanti (per non parlare di collaboratori), perche’ mi sono stufato di leggere sempre le stesse risposte (anche a domande diverse!), e perche’ costruire un consenso e’ estremamente difficile e comunque l’eventuale decisione presa sara’ comunque contestata aspramente da altri, dunque tanto vale saltare la velleitaria fase di confronto ed arrivare direttamente ai fatti. Statisticamente, non puo’ funzionare.

Duecento al Giorno

14 aprile 2013

Circa tre settimane fa ho messo online il nuovo linux.it (nonche’ il nuovo ils.org), sito gestito storicamente da Italian Linux Society. Agganciandogli un tracker Piwik per monitorare l’andamento delle visite. Ed e’ dunque giunta ora di iniziare a trarre qualche spunto dalle statistiche che iniziano ad emergere.

Fino a meta’ dello scorso anno, la homepage del sito era questa. Qualche link sparso, meta’ dei quali riguardanti Italian Linux Society stessa (statuto, regolamento, dettagli burocratici…), un focus sul Linux Day dell’anno corrente, e poco altro. Poco dopo essere entrato nell’associazione ho messo mano al layout della pagina dando maggiore visibilita’ almeno al link verso la LugMap, e subito le visite alla mappa linuxara hanno iniziato ad incrementare leggermente (laddove prima il principale referrer era linuxday.it). L’aspetto odierno non ha nulla a che vedere con la vecchia istanza: tutte le informazioni relative all’associazione sono state trasferite in un sito dedicato (ils.org, appunto, sinora utilizzato solo per ospitare una pagina bianca con un link a linux.it) ed i contenuti sono stati stravolti, tenendo conto del pubblico – maggioritario – che approda sulla piattaforma cercando la parola “linux” su Google.

Guardando le summenzionate statistiche Piwik, emerge che linux.it riceve poco meno di 200 visite al giorno. Non cosi’ male, per un sito che fino a ieri aveva informazioni assolutamente irrilevanti… La stragrande maggioranza del traffico proviene appunto dal ben noto motore di ricerca, e piu’ della meta’ da utenti che usano Windows (XP o 8). La pagina piu’ visitata dopo la home e’ quella che descrive – a grandissime linee – cosa sono Linux ed il software libero, ed a giudicare dal tempo medio trascorso sulla pagina si direbbe che la gente si fermi davvero a leggere cosa ci sia scritto. Nelle prime due settimane si sono registrati al servizio di newsletter e notifica eventi linuxari 30 persone, cui ho aggiungo i circa 1500 che avevano lasciato il proprio indirizzo mail sul sito Linux Day in occasione dell’edizione dello scorso anno. Ieri, introducendo un nuovo evento con sede a Fabriano, sono stati spediti 10 inviti.

Non stiamo parlando di numeri eclatanti, e’ evidente, ma del potenziale a disposizione. Le persone interessate ci sono, e pure tante, occorre solo intercettarle e fornirgli cio’ che stanno cercando: qualche definizione, qualche link, ed un modo per mettersi in contatto con gli “esperti” locali.

Con questi dati in mano vedro’ prossimamente di ottimizzare i contenuti, al momento piuttosto scarsi, per dare maggiore evidenza a quelli strategici (il calendario degli eventi linuxari in primis) e cercare di dare risposte alle domande piu’ frequenti (a occhio pare che la prima preoccupazione degli aspiranti utenti liberi sia quella di avere Linux in italiano…). Non al fine di ottenere piu’ visite, ma al fine di soddisfare quelle che gia’ ci sono. Perche’ prima ancora di voler portare il tema della liberta’ del software ad un pubblico nuovo da andarsi a cercare, e’ forse opportuno riuscire a gestire decorosamente il pubblico vecchio che viene a cercare noi.

La Parola d’Ordine

25 giugno 2012

Questa settimana, da giovedi 21 a sabato 23, sono stato ad Ancona per la ConfSL 2012. Una permanenza piu’ lunga rispetto alla passata esperienza di Bologna 2009, e maggiormente vissuta, dunque con considerazioni finali diverse. Ma non migliori.

La parola d’ordine dell’intera manifestazione e’ stata “do-ocracy”, neologismo importato nel nostro mondo da Stefano Zacchiroli (attuale leader del progetto Debian, orgoglio linuxaro italiano, nonche’ relatore del keynote di sabato) per sottolineare l’importanza di fare piu’ che di discutere. Anche se, tanto per cambiare, il motto e’ rimasto una dichiarazione di intenti piu’ che un traguardo raggiunto.

La giornata dedicata alla community, quella di giovedi 21, e’ andata pressoche’ deserta. Se presso la LUGConf del capoluogo romagnolo avevo contato una trentina di nerd, in questa occasione la platea era dimezzata (arrotondando per eccesso). Certamente piu’ pacata e moderata della scorsa volta, ma non molto piu’ produttiva. Il giro di presentazione dei presenti si e’ dilungato nella solita gara a chi piu’ si dimostra aderente ai principi pseudo-filosofici del freesoftware, e non senza qualche infondata polemica su ILS e l’annosa questione del GNU/LinuxDay (sempre la stessa spina nel fianco), si e’ aperta una parentesi sul protocollo di intesa attualmente in fase di elaborazione tra AsSoLi/ILS/AISL e Ministero dell’Istruzione (benche’ sia per ora prematuro parlarne diffusamente), e’ stato raccattato un consenso stentato sul fatto di avere un “tavolo” delle maggiori associazioni nazionali che funga da referente nei confronti delle istituzioni quale appunto il Ministero (anche se non e’ chiaro da chi dovrebbe essere costituito e come dovrebbe agire), tra mille inutili dettagli implementativi si e’ giunti alla conclusione che sarebbe opportuno potenziare il grado di automazione nell’aggregazione dei contenuti tra LUG (cfr. il mio esperimento su calendar.lugmap.it) e poco altro.

Venerdi e sabato si sono svolti invece i talks in programma, al solito senza particolari novita’ (ma non e’ cosa nuova, e’ lo stesso che come gia’ detto succede anche al FOSDEM o presso qualsiasi altra conferenza che tratta di argomenti che nascono, si evolvono e vengono quotidianamente commentati sull’Internet), pertanto ho cercato di cavar qualcosa almeno dalle public relations. Cavandone contatti con Mozilla Italia per un possibile prossimo workshop a Torino, con i simpatici membri di GFOSS.it, con una consigliera del Comune di Rivalta (nei pressi di Torino) interessata alla migrazione, e l’iscrizione a ILS di Claudio Carboncini – rappresentante del progetto Matematica C3.

Cio’ che e’ realmente mancato a mio avviso e’ stato il perseguimento di un obiettivo politico, che sarebbe stato conveniente cercare data la presenza di Mario Paglialunga, Assessore con delega al Software Libero del Comune di Fabriano (a quanto ne so, il primo ed unico in Italia con tale carica) alla tavola rotonda di chiusura della conferenza. Strappare a lui una promessa o almeno una posizione in sede di ConfSL sarebbe stato utile per dare risalto mediatico all’interesse dimostrato da una piccola citta’ marchigiana sul tema per stuzzicare, per dirne alcuni, i sindaci Marco Doria di Genova (recentemente eletto, che nel suo programma elettorale aveva messo anche opendata e opensource), Federico Pizzarotti di Parma (discusso e contestato esponente del Movimento 5 Stelle, dunque inevitabilmente coinvolto) o Pietro Fassino di Torino (citta’ in cui da anni oramai ce la menano con la storia della “smart city”) e, chissa’, almeno tentare di poggiare la prima pietra di una rete – piu’ politica che tecnica, ma non per questo meno desiderabile – di “comuni liberi” che potessero accollarsi un poco a testa l’impegno di implementare uno stack pienamente open per le amministrazioni locali. Cosa che ancora manca, e di cui pesantemente si sente l’assenza proprio ora che qualche timida richiesta arriva dai funzionari comunali finalmente convinti delle opportunita’ esistenti.

Ma non voglio imputare nessuno delle mancanze, vere o presunte. Anche perche’, come si suol dire, del senno del poi son piene le fosse. Questa volta voglio personalmente accollarmi la responsabilita’ dei traguardi raggiungibili ma non raggiunti. Mia la colpa di non aver assistito Luca “Fero” Ferroni, coordinatore e jolly della conferenza stessa, nella moderazione della prima giornata dedicata alla community e non aver introdotto toni piu’ secchi per stroncare le vuote chiacchere. Mia la colpa di non aver preteso sabato la parola per chiedere direttamente una dichiarazione “spendibile” al suddetto assessore. Mia la colpa di non aver giocato d’anticipo sulla del tutto prevedibile mollezza degli obiettivi.

Perche’ in regime di “do-ocracy” non ci si lamenta. Si fa e basta.