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Invento

2 gennaio 2017

Anno nuovo, post nuovo. Come da tradizione.

La premessa di fondo è che tutte le previsioni di cambiamenti e rivoluzioni avanzate lo scorso anno si sono avverate: ho cambiato lavoro (o meglio: ho aperto partita IVA individuale. Di fatto faccio sempre la stessa cosa, l’unica che più o meno sono capace a fare: programmare), ho cambiato alcuni aspetti della mia vita privata, e progressivamente sto cambiando il mio approccio nei confronti del supporto e della promozione filo-linuxara.

Nel corso del 2016, scarso di attività ma ricco di riflessioni ed analisi, ho avuto qualche illuminazione determinante per la mia visione del mondo softwareliberista e dei fattori che, a dispetto di quelle che sono le più comuni percezioni (troppo spesso obsolete e scorrelate dalla realtà attuale), meriterebbero una maggiore attenzione. Il macro-tema della sostenibilità è emerso in modo preponderante, e con esso il ruolo del mondo professionale, e non da meno è l’attenzione verso le nuove generazioni di smanettoni, molto più avvezze all’opensource di quanto non si pensi (grazie anche ai fenomeni Arduino e RaspberryPi) ma costantemente contese dai colossi digitali in cerca di competenze da recintare nei rispettivi walled gardens. In virtù delle conclusioni cui sono arrivato, per il 2017 ho messo insieme un elenco di iniziative (o anche semplici ritocchi, minori ma mirati) volte a mettere alla prova, sul campo, tali assunti. Cose come la cortocircuitazione tra scuola e impresa, per tentare di convogliare risorse intellettuali al nostro tessuto produttivo.

Per il resto…

Anche quest’anno non sono riuscito a smanettare quanto avrei voluto su sperimentazioni parallele, idee e prototipi (di cui la mia lista personale si allunga sempre più), come ogni anno confido di recuperare in quello successivo, e per il 2017 non sarò da meno. Considerata anche la mia nuova ed inedita posizione di “imprenditore di me stesso”, ho un paio di progetti che varrebbe la pena esplorare non solo per spirito hacker ma anche, perché no, per fini commerciali.

A tal proposito: a breve, per esigenze burocratiche, mi dovrò attrezzare per la fatturazione elettronica, e sto cercando di capire se e come posso entrare nel MEPA, il catalogo dei fornitori per le pubbliche amministrazioni. L’intento, risorse permettendo, è quello di fornire prodotti e servizi basati su software libero agli enti pubblici, ed in particolare alle scuole, andando in diretta competizione coi fornitori di soluzioni proprietarie. Essendo da solo non conto di avere un impatto significativo, ma anche in questo caso vorrei empiricamente provare questo approccio – basato non già sulla promozione teorica e divulgativa, ma sull’assistenza commerciale – per vedere se e come funziona.

Negli ultimi sei mesi, un po’ per necessità ed un po’ per opportunità ho rinnovato gran parte del mio hardware, con un nuovo PC, un nuovo smartphone e qualche altro gadget. Non mi capita spesso di fare acquisti (il precedente smartphone, ad esempio, è durato quasi sette anni), ma ogni tanto è necessario aggiornarsi e sono lieto di iniziare il 2017 con una dotazione efficiente.

Insomma: per l’anno che verrà mi sento ottimista e fiducioso. Tanto quanto, contrariamente al 2016, ora mi sono inventato qualcosa da fare.

Lezioni in Movimento

28 settembre 2016

Poche settimane fa mi sono deciso a cambiare smartphone, anche perché il precedente l’ho tenuto in attività per 6 anni e a stento ci si riusciva anche solo a fare qualche telefonata. Uno dei primi buoni propositi che hanno accompagnato l’acquisto è stato quello di usare il nuovo dispositivo per riempire gli occasionali tempi morti (tipo: gli spostamenti coi mezzi pubblici) in un qualche modo, non necessariamente utile o produttivo ma comunque intelligente: ho scoperto che mi piace Reddit ma leggere in piedi sul tram è scomodo, ancor più scomodo è scrivere, seguo alcuni podcast ma li tengo da parte per altre circostanze (non ho una TV, li ascolto durante i pasti).

Poi l’altro giorno, su Facebook, mi è capitata davanti la pubblicità di questo servizio: una copia esatta di Netflix – la celerebbima piattaforma di contenuti video on-demand – ma con contenuti educativi e culturali. Bella idea, ma sono troppo spilorcio per spendere 7.90 euro al mese e troppo impegnato per riuscire davvero a fruirne. Del resto, anche Netflix lo scrocco alla fidanzata e riesco a malapena a vedere un paio di film al mese.

Tale scoperta, unita alla sopra citata fame di contenuti facilmente consumabili in ambiti non particolarmente comodi, mi ha ispirato per un esperimento. Una sera ho accrocchiato alla meno peggio uno script per scaricare i video inclusi in un “corso” a scelta tra quelli pubblicati su OilProject – ottimo sito di didattica online, gratuito e con contenuti distribuiti in licenza Creative Commons – ed estrapolarne l’audio, ho caricato sullo smartphone tutti gli MP3 così ottenuti da questo corso, ed ho cominciato ad ascoltarne qualcuno durante i miei viaggi inter-urbani.

Devo dire che il risultato, benché lontano dalla perfezione, è comunque soddisfacente: passo del tempo altrimenti perso in modo costruttivo, assimilo nozioni che come tutti ho studiato a scuola ma che come tutti nel tempo ho dimenticato, e anche se non presto la massima attenzione e mi perdo qualche dettaglio va comunque bene non trattandosi di informazioni determinanti (né per il mio mestiere, né per una interrogazione scolastica).

Una piccola ed utile distrazione dal mio abituale mondo di bit.

Qualcosa di Completamente Diverso

2 gennaio 2016

Già da qualche iterazione nel mio oramai consolidato post di inizio anno annuncio spesso cambiamenti e rotture più o meno drastiche col passato. Che quasi sempre avvengono, anche se hanno un impatto molto più contenuto di quanto preventivato. Sembra sempre che cambi tutto per non cambiare niente. E dunque? Dunque, cambiamo di nuovo: forse in verità non cambia niente, ma almeno non ci si annoia.

Sul piano professionale, una serie di circostanze mi impongono una svolta. Ancora non so in che direzione, ma di sicuro non posso procedere per la stessa strada percorsa nell’ultimo anno. Potrei seguire un sentiero parallelo o prendere una netta deviazione? Sta di fatto che la soluzione più scontata, ovvero quella di tornare indietro, non è al momento contemplata (che è già un gran successo, visti i precedenti).

Anche sul piano personale gli eventi presto mi costringeranno ad alterare la mia routine, e non mi resta che sperare che tale alterazione sia quanto meno invasiva possibile. Su questo fattore, ahimé, ho scarso controllo e ridotta capacità di scelta, dunque resta una delle incognite più grandi sul medio periodo.

Infine sul piano linuxaro (che forse è quel che maggiormente interessa i miei lettori, al di là delle farneticazioni sui fatti miei) sto deliberatamente scegliendo di cambiare strategia.

Il quinquennio in chiusura è stato dedicato, in modo più o meno esplicito e diretto, ad un approccio “comunitario”; la via ideale per il sostegno e la promozione del software libero doveva passare per il sostegno e la promozione della nutrita comunità locale di Users Groups, da cui dipende e deve dipendere la relazione locale con il pubblico, le scuole, le imprese, la pubblica amministrazione. In questo senso sono andate le progressive attività di stabilizzazione di un coordinamento nazionale per il Linux Day, di restaurazione e potenziamento della LugMap, il collettore di eventi locali, gli stimoli ad interagire con le realtà locali (col pretesto del Linux Day, o del Document Freedom Day, o di una birra al bar), alcuni viaggi che mi sono sobbarcato su e giù per l’Italia e qualche altro spunto. I risultati misurabili? Il numero di Linux Day diminuisce ogni anno e tra quelli che resistono diminuisce il pubblico, il riscontro dei gruppi locali in merito ad ogni iniziativa proposta è quantificabile in una scala compresa tra “nullo” e “irrilevante”, continua ad essere totalmente assente qualsiasi genere di supporto operativo, e più in generale tristemente devo constatare un processo di “grillizzazione” del movimento di propaganda freesoftware, non più alimentato da iniziative operative e tangibili ma da iniziative finalizzate al mero raccoglimento di facile consenso individuale. Morale: il piano è stato fallimentare. Vuoi per mia incapacità, o vuoi perché il suo fallimento era predestinato ma ingenuamente ci ho sperato. Non resta che prenderne atto, e adottare un nuovo piano.

Quale nuovo piano? Ci sto pensando, ed ho qualche mezza idea.

Di certo non abbandonerò di punto in bianco ogni attività rivolta alla community di promozione locale – un poco per inerzia, un poco per incurabile ottusità ed un poco per “dovere istituzionale” – ma per il 2016 ho già previsto una dimezzamento nella frequenza della newsletter di ILS che passerà da mensile a bimensile (un segreto: ho avviato quella newsletter al solo scopo di smettere di procrastinare l’implementazione delle varie idee e campagna divulgative in programma, avendo una scadenza fissa mensile entro cui dovermi inventare qualcosa da scrivere mi sono auto-costretto ad accelerare sull’attuazione. Ridurre le uscite vuol implicitamente dire ridurre le attività) ed una riduzione del mio impegno rivolto al coordinamento del Linux Day. Non perché non ne abbia più voglia, ma perché sento che ci sono modi più produttivi ed efficienti di agire in favore de La Causa.

Il cambiamento e la mancanza di solidi riferimenti sta diventando la mia condizione abituale. Ma ne sono intimamente contento: a 32 anni suonati ne sono ancora in grado.

Reboot

1 gennaio 2015

“Anno nuovo, vita nuova”, si suole dire. La tradizione del post di fine (e inizio) anno la mantengo. Molto altro no.

Un paio di mesi fa ho lasciato l’impiego a tempo pieno oggetto dell’articolo pubblicato a cavallo tra 2013 e 2014, di cui mi lamentavo tanto, diretta o indiretta causa del mio stato di disagio e pessimismo. Mi sono messo “in proprio”, o meglio in cooperativa con altri, amici in cui sono incappato nel corso degli anni e tutti accomunati dalle medesime inclinazioni (in primis, quella per il freesoftware) pur con specialita’ diverse. Sicuramente e’ troppo presto per dire se questa sia stata una scelta saggia e lungimirante o meno, ma “a caldo” posso ritenermi fin qui soddisfatto: le commesse non mancano, posso gestirmi il tempo come preferisco, qualcun’altro si occupa delle beghe fiscali (vero ed unico motivo percui non mi sono mai deciso ad aprire una partita IVA prima), e quasi tutti i progetti e le attivita’ sinora richieste implicano un buon tasso di “smanettamento” su tecnologie nuove o problemi articolati, fattore imprescindibile che permette ad un nerd come me di farsi piacere quel che fa e, conseguentemente, il proprio lavoro.

Ho subito approfittato di questa nuova condizione per (iniziare a) rimettermi in pari con quanto lasciato indietro in passato, e accumulare altri spunti e propositi. Sto un poco alla volta riprendendo lo sviluppo di GASdotto, uno dei miei progetti FLOSS personali piu’ popolari, e non solo si sta seriamente valutando una reimplementazione completa dell’opera (che dopo sei anni di sviluppo inizia a risentire delle numerose ed invasive modifiche stratificate nel tempo; l’ingegneria software e’ una farsa) ma sta diventando parte di un progetto di scala nazionale sull’economia solidale. Qualche commit non e’ mancato anche sui repository di altri progettucci minori, per i quali sto (finalmente?) iniziando a vedere un seguito ed un futuro. Sono quasi impaziente che finiscano le festivita’ natalizie, per farmi recapitare a casa un RaspberryPI e sperimentare con un paio di idee raffinate negli ultimi mesi.

E poi c’e’ la community linuxara, l’attivita’ di advocacy, ILS… L’ultimo Linux Day nazionale e’ stato un disastro per lo scarso numero di eventi aderenti (meno di 100, non succedeva da 10 anni) e, paradossalmente, un successo in termini mediatici: ho ricevute numerose richieste di interviste da giornali e radio locali nell’arco di quelle due settimane, piu’ numerosi del solito sono stati gli eventi inediti allestiti da gruppi spontanei, ed i gadgets distribuiti (spillette ed adesivi, certo piu’ virali del Vademecum cartaceo) sono stati assai apprezzati. Questa frattura si pone necessariamente come oggetto di riflessione, sugli obiettivi, sugli scopi, sui mezzi e sulle risorse. Motivo per il quale mi sono concesso, a inizio dicembre, una breve gita per andare a conoscere i LUG di Roma e Napoli, due delle maggiori citta’ italiane, almeno per avere una idea delle persone che fattivamente operano sul territorio, delle loro aspettative e delle loro possibilita’ oggettive. Ottenendo riscontri diametralmente differenti, suggestioni alterne, e prospettive discordanti che difficilmente potranno mai convergere.

Insomma, ho il mio da fare. E ne sono contento.

La sfida del 2015 sara’ essere all’altezza di questo status, e sfruttarlo il piu’ possibile. Per i miei soci, per La Causa, per i vari progetti in cui sono piu’ o meno coinvolto. Ma soprattutto per me stesso. Si riparte da qui…

Il Lavoro Nobilita

1 gennaio 2014

Anno nuovo, conclusioni nuove. Benche’, tira e molla, finiscano per essere sempre le stesse: anno drammatico, tanti propositi passati non mantenuti, e altrettanti propositi futuri che non verranno rispettati. Ma la speranza e’ sempre l’ultima a morire, tantopiu’ la notte di capodanno.

Il 2013 e’ stato un anno di indicibile ed incommensurabile delirio sul piano lavorativo, cadenzato da compiti sempre piu’ complessi da svolgere in sempre meno tempo: serate passate fino a tarda ora in ufficio, weekend trascorsi sia in sede che a casa a risolvere pasticci, richieste – puntualmente sempre urgentissime – provenienti da ogni direzione e su ogni canale hanno caratterizzato le ultime quattro stagioni. Tanti gli sforzi orientati a contenere il disfacimento ed il collasso dovuti a procedure mai definite, scadenze a sorpresa e cronica mancanza di risorse umane in azienda, ma nella gran parte dei casi sono stati vani ed invalidati da nuove emergenze e nuovi requisiti.

Le conseguenze di detto surplus occupazionale non hanno tardato a farsi sentire anche nella sfera non-professionale. Ritengo il 2013 la peggiore annata Linux Day da che’ seguo da vicino la manifestazione (ovvero dal 2010), in quanto molto debole e scarso e’ stato il messaggio trasmesso e ben pochi sono stati i media nazionali che hanno ripreso la manifestazione ed il suo contenuto. Della mia roadmap personale stesa lo scorso capodanno solo un sottoinsieme minimo di azioni hanno visto una qualche applicazione ed implementazione, e neanche le piu’ importanti e radicali. Non ho sfiorato neppur lontanamente l’obiettivo che mi ero dato per il numero di nuovi soci ILS, da mesi non scendo nel magazzino OIL per sistemare qualche PC dismesso (nonostante l’aumento delle richieste), lo sviluppo di GASdotto non e’ completamente fermo ma sicuramente e’ stato fortemente rallentato, e l’elenco di miei progetti in qualche modo iniziati ma mai portati a termine e’ molto piu’ lungo.

Dati questi presupposti, non riuscendo mai a concludere nulla di buono ne’ a lavoro ne’ a casa, mi sono trovato in una spirale di continua e crescente insoddisfazione e da svariati mesi oramai sono perennemente incazzato. Stato morale che a sua volta incentiva l’improduttivita’ ed il torpore, peggiorando ulteriormente la situazione. Lo avevo in parte previsto a inizio 2013, ma il tutto e’ degenerato persino piu’ rapidamente di quanto immaginassi.

E’ probabilmente vero che “il lavoro nobilita l’uomo”, ma visti i risultati e le implicazioni quasi preferivo quando ero un villano.

Ed e’ appunto per questo motivo che, per il 2014, intendo rivedere e ribilanciare le mie inevitabilmente limitate e misurate risorse. Per dare piu’ spazio a quello che mi piace, e a quello che mi piace meno ma che comunque sento come responsabilita’ personale. Iniziando col ridurre da cinque a quattro giorni settimanali il mio impegno lavorativo. Scelta decisamente anti-ciclica, considerando il periodo storico, ma indispensabile per recuperare un minimo di sanita’ mentale e almeno tentare di recuperare parte di quell’entusiasmo e di quella motivazione necessari a compiere una qualsiasi opera.

Un giorno alla settimana – oltre al sabato, da dedicare almeno qualche volta alla compagna, e alla domenica, molto spesso destinata quasi interamente a recuperare le ore di sonno perse nei giorni precedenti – nel quale conto di rispondere alle mail cui altrimenti non risponderei, di correggere i bugs che altrimenti non correggerei, ma anche di leggere gli articoli e i libri che altrimenti non leggerei e di sviluppare le idee che altrimenti non svilupperei. Insomma, un giorno per tutto il resto, sia esso la community, ILS, il movimento open, o piu’ semplicemente me stesso.

Perche’ il lavoro nobilita, ma il tempo libero di piu’.

Felice 2014 a tutti. Confido che il mio lo sara’.

Primo Anno

5 maggio 2013

Questa settimana ricorreva il primo anniversario del mio incarico come Consigliere, nonche’ Direttore, di Italian Linux Society. E’ ovviamente tempo di bilanci, per un rapido resoconto (a me ancora prima che ai soci dell’associazione o altri) di quanto fatto e, soprattutto, non fatto.

Ho gestito un Linux Day (quello del 2012) ed un po’ (quello del 2013). Cosa gia’ fatta comunque anche nel 2011, anno in cui mi sono ingenuamente addentrato per la prima volta nel coordinamento nazionale finendone invischiato fino alla cima dei capelli. Avendolo vissuto sia da esterno che da interno, posso dire che poter direttamente parlare ed agire a titolo di ILS ha diversi pregi ma anche difetti: se da una parte e’ estremamente piu’ rapido (e dunque efficace) interfacciarsi con potenziali sponsor, LUG bisognosi di assistenza e giornalisti, e’ anche vero che occorre prendersi la responsabilita’ di scelte non sempre apprezzate. Come il fatto di aver fatto votare un tema nazionale 2012 – quello della Piccola e Media Impresa – da molti denigrato (al punto che alcuni gruppi hanno rinunciato ad aderire solo per quello) o aver deciso di non decidere (ancora) sull’annosa questione del nome GNU/LinuxDay (in quanto il referendum operato qualche mese fa si e’ concluso con un sostanziale pareggio tra chi vorrebbe accettare anche la dicitura alternativa e chi fermamente vuole che l’iniziativa continui a chiamarsi come si e’ sempre chiamata in 13 anni). I risultati 2012 sono stati decisamente sotto le aspettative, almeno delle mie (sempre il solito numero di visitatori, appena percepibile aumento nel numero di appuntamenti indicizzati, una attenzione forse leggermente superiore da parte dei media…) anche per via della solita, ineluttabilmente sovrastimata disponibilita’ di risorse in gioco, e date le precondizioni dell’edizioni 2013 (una mailing list spenta, e nessun nuovo volontario attivo) non mi aspetto miglioramenti eclatanti per questo ottobre. L’importante e’ tenere duro, e far si che la manifestazione dell’anno, nel suo genere unica pur con tutto il suo carico di polemiche e grattacapi, continui.

Ho messo online il nuovo linux.it, nonche’ ils.org. Percepiti da tutti come un traguardo minimo ed irrevocabile fin dalla vigilia dell’elezione del nuovo Direttivo. E che, tanto per cambiare, e’ caduto nell’oblio il giorno dopo. L’opera e’ rimasta in sospeso per mesi, dato il veto assoluto di un “collega” a metterci mano in quanto lui se ne stava occupando e nessun’altro doveva farlo; alla decima mail di sollecito, vedendo sfumare anche l’opportunita’ di mettere online qualcosa in occasione appunto del Linux Day 2012, ho provveduto personalmente a risolvere qualcosa. Imperfetto, certo; incompleto, naturalmente; ma, come campeggia sulla porta che divide ToolBox Co-Working e FabLab Torino (dove lavoro), “meglio fatto che perfetto”. Lo stato dei lavori l’ho gia’ riassunto in un precedente post, in questo mi limito a ripetere nuovamente che l’opera e’ tutt’altro che finita e forse – dato il ruolo del dominio web a piu’ alto potenziale dell’intera community italiana – finita non lo sara’ mai.

In extremis, rispetto allo scadere del primo anno, ho aperto un account PayPal intestato all’associazione. Che puo’ essere usato per eventuali donazioni, ma soprattutto per pagare o rinnovare la quota di iscrizione. In verita’ e’ successo cosi’ poco tempo fa che ancora devo finire di integrare il nuovo canale di pagamento nelle contorte procedure burocratiche implementate nel gestionale interno (e fatto in casa) dei soci, ad ogni modo c’e’ ed e’ gia’ esposto nel form di iscrizione sul sito. Il simpatico effetto collaterale del nuovo strumento – oltre ad essere piu’ comodo e amichevole, soprattutto verso gli aspiranti soci piu’ giovani e non provvisti di un conto corrente da cui effettuare un bonifico – e’ che e’ possibile non solo effettuare un versamento ma sottoscriverlo affinche’ avvenga reiteratamente una volta all’anno in modo automatico (comportamento di default del tasto sul suddetto form), e posso sperare che cio’ rallenti l’emorragia di soci decaduti per mora che si sta osservando adesso: chi vuole lasciare l’associazione deve farlo consapevolmente disattivando a mano l’automatismo. Sebbene il pagamento PayPal ci faccia perdere almeno un euro in commissioni ad ogni transazione, sono convinto che questo fosse un passaggio essenziale per una politica di risanamento.

E oltre agli interventi di ordinaria amministrazione, ho timidamente provato anche ad introdurre qualche attivita’ nuova. Il video sulla migrazione a LibreOffice in atto nella Regione Umbria, nonche’ (ancora da mettere online, ma pronto e posticipato solo per diluire le cose nel tempo) il nuovo LinuxSi.com, popolare e noto indice dei negozi di informatica Linux-friendly in Italia. Iniziative – per dirlo nella maniera piu’ esplicita possibile – volte a riabilitare l’immagine di Italian Linux Society nei confronti della popolazione linuxara italica, la quale ancora percepisce l’associazione – quando la percepisce – come esclusivamente dedita al Linux Day e null’altro. Questo prima o dopo dovra’ cambiare, nella prospettiva di aggregare intorno ad ILS una massa critica di persone che possa davvero avere un peso ed un ruolo nella vita del Paese.

Venendo alle cose che non ho fatto…

Non ho finito la sistemazione di ILSManager, il gia’ citato gestionale fatto in casa per l’amministrazione dei soci e della burocrazia interna piu’ volte chiesto anche da altri LUG per essere riutilizzato. Ho iniziato, non ho mai finito: invece che sulle funzionalita’ mi sono perso nel riordinare il codice e rendere l’interfaccia un poco piu’ consona, e la lista di cose da aggiungere e correggere si allunga nel tempo anziche’ restringersi: occorrono delle notifiche automatiche che ricordino il pagamento delle quote a tempo debito, sarebbe utile aggiungere il tracciamento delle relazioni soci / domini linux.it assegnati, integrare il tutto con il database della LugMap per sapere chi fa parte di quale LUG… Tante piccole cose che potrebbero rendere piu’ facile la vita a tutti, ed al contempo fornire una visione di insieme piu’ ampia.

Non ho ancora redatto il “Manuale del Socio ILS”, che in qualita’ di Direttore avrei voluto usare per semplificare la vita dei nuovi soci che spesso vengono lasciati a loro stessi tra mailing list interna, ILSManager, la partecipazione alle assemblee (non sempre chiarissima), ed in generale diritti e doveri che accompagnano il compito. In compenso, se cio’ puo’ giustificare la mia inadempienza, ho iniziato il “Manuale del LUG”, destinato ai gruppi di linuxari che costellano la penisola e da atto degli strumenti che ILS mette a loro disposizione – cosa probabilmente non nota a tutti, e che e’ bene ricordare.

Non sono neanche lontanamente prossimo all’obiettivo che mi ero intimamente prefisso qualche mese fa, ovvero quello dei 300 soci entro la fine del 2013. Anzi, ci sono da espellere quelli che non versano la propria quota dal 2010 (e non sono pochi). Come detto sopra ho almeno iniziato a mettere in opera qualche misura atta proprio a rendere piu’ interessante e comoda l’affiliazione, ma queste sono ancora del tutto insufficienti a perseguire qualsiasi obiettivo che vada oltre la mera sopravvivenza e ci sara’ da inventarsi qualcosa (magari in prossimita’ del Linux Day 2013, periodo di massima visibilita’).

Non sono riuscito neppure nell’intento di avere piu’ di una assemblea dei soci all’anno, che invece – come visto pure in occasione dell’ultima, tenutasi contestualmente al Risotto 3.14 – sarebbero un ottimo modo per tenere viva l’attenzione di almeno un insieme ristretto di soci (Consiglieri in primis). Un po’ perche’ non ce ne e’ stato modo, un po’ perche’ non l’ho imposto con abbastanza entusiasmo. Confido che nel 2013 si possa far meglio, non lo credo ma ci spero.

In conclusione, l’opera non puo’ dirsi negativa ma neanche del tutto positiva. L’azione di assestamento vede ad ora la disponibilita’ di quasi tutti gli strumenti necessari – la rinnovata presenza web, e qualche canale di comunicazione verso il pubblico -, tocca ora popolarli di contenuti e dargli un motivo di esistere. Non e’ stato facile fin qui, non sara’ facile in futuro. Ma qualcuno dovra’ pur farlo.

Il Piano B

1 gennaio 2013

In alto si soffre di vertigini

Poiche’ le profezie Maya non si sono avverate, anche quest’anno vi tocca leggere il mio tradizionale post di inizio anno.

Come piu’ o meno pronosticato 365 giorni fa il 2012 e’ stato un anno di cambiamenti, alcuni preventivati ed altri decisamente inaspettati.

Da maggio sono membro del Direttivo di Italian Linux Society, e benche’ buona parte di questi ultimi sette mesi li abbia impiegati appresso alla ConfSL e al Linux Day (nel primo caso buttando letteralmente tempo e risorse, nel secondo ottenendo risultati assolutamente sub-ottimali), nonostante le difficolta’ diplomatiche e politiche nel doversi relazionare con Consiglieri a volte assenti e a volte apertamente ostili, e malgrado il fatto che da due mesi abbia un lavoro a tempo pieno che ha rapidamente gettato lo scompiglio nella mia agenda, qualcosa lo sto combinando. Il nuovo linux.it e’ in lavorazione – adesso, con un ritardo clamoroso dettato appunto dai rapporti non sempre cordiali coi colleghi in Direttivo – e conto di vederlo online tra gennaio e febbraio, insieme alle innovazioni che contiene e ad altre novita’ minori che fanno parte del primo pacchetto di iniziative volte a puntellare la posizione dell’associazione e la rilevanza della community linuxara nel suo complesso. Inutile dire che il lavoro da fare in questo contesto e’ ancora tanto, tantissimo, ma qualche microscopico e vago segnale positivo lo sto gia’ percependo.

Come detto adesso ho un lavoro stabile, che era la grande incognita di fine 2011. Faccio il webmaster per Arduino. Mestiere decisamente interessante, ricco di spunti e stimoli, ma anche assai impegnativo ed energivoro che, tra task di routine ed occasionali emergenze operative nei giorni e negli orari piu’ disparati, assorbe la stragrande maggioranza del mio tempo. Questo mi sta progressivamente inducendo a soppiantare parte delle mie attivita’, in primis quelle da freelance improvvisato, ma sta andando anche a discapito del mio impegno locale con Officina Informatica Libera e, piu’ in generale, di quasi ogni mia iniziativa. Da tanto tempo non avevo una occupazione full-time da ufficio, avevo scordato quanto fosse distruttiva nei confronti della vita personale, e dovro’ metterla in conto nella pianificazione.

A parte questi due macro-eventi, che hanno segnato in modo determinante l’anno appena trascorso e avranno massicce ripercussioni nel prossimo, a margine posso aggiungere che il 2012 e’ stato l’anno delle cattive compagnie. Progetti non realizzati, promesse non mantenute, impegni non assolti e capricci non fondati hanno accompagnato gli ultimi 12 mesi, procurandomi grosse incazzature, grossi problemi, ma anche grosse prese di coscienza sui parametri di valutazione di cose e persone. In un modo o nell’altro questa e’ una lamentela che quasi ogni anno espongo, ma anche alla luce delle sopra citate considerazioni sulla drastica diminuzione del mio tempo disponibile (e buttabile) penso che dovro’ rapidamente darmi una regolata su questo aspetto. Un poco alla volta sto imparando a dire ogni tanto di “no”, per affrontare una parte delle faccende, ed un poco alla volta sto costruendo un consenso utile ad affrontare l’altra parte.

Spero che queste nuove virtu’ mi aiutino a gestire un 2013 che prevedo denso di difficolta’ e prove. Sul piano professionale, istituzionale e privato. Alcune gia’ so che non riusciro’ a superarle, l’importante e’ farsene una ragione e non incaponirsi – o meglio, non sperperare piu’ risorse di quelle a disposizione. Altre dovro’ superarle ad ogni costo, pena l’annullamento di svariati sforzi passati. A tal pro ho passato le ultime ore a stendere un cronoprogramma di massima su cosa e quando fare nei prossimi mesi: non mi aspetto di rispettarlo alla lettera, e’ ovvio che ci saranno imprevisti e slittamenti, ma il fatto di sapere in quale direzione andare mi aiuta ad individuare piu’ facilmente i rispettivi “Piani B”.

Perche’ “Piano B” sara’ la parola d’ordine del 2013. Nell’anno dei grattacapi sara’ importante avere delle vie d’uscita. Ed un pizzico di fortuna.

In chiusura, oltre ai consueti (e scontati) auguri, il proposito di bloggare un poco piu’ spesso: gli argomenti degni (e indegni) di essere trattati non mancano, i commenti personali neanche, e la voglia di dire la mia neppure.

La Lontananza, Sai…

2 dicembre 2012

Il dovere istituzionale

Da qualche tempo bloggo poco qui, sul mio amato blog di epiteti e lamentazioni. E me ne rammarico.

Approfitto dunque di una improvvisa vena di ispirazione per almeno un rapido aggiornamento su quel che sto facendo, quello che sto sentendo, e quello che sto combinando.

La causa principale della mia prolungata assenza online e’ che, dopo un periodo di almeno quattro anni passati tra disoccupazione volontaria e lavoro remoto (e dunque assai piu’ flessibile), sono tornato a svolgere un lavoro in presenza che mi vede lontano dalla mia postazione casalinga per la stragrande maggioranza della giornata. Me ne sono stati offerti diversi in suddetto periodo, anche interessanti ed allettanti, ma ho sempre resistito. Ed infine ho ceduto, ma penso che molti avrebbero fatto lo stesso: da settembre sono il webmaster “ufficiale” di Arduino, il celeberrimo progetto open hardware made in Italy, il cui quartier generale puta caso si trova proprio a Torino. Li’ svolgo mansione varie e variegate, assumendo il ruolo di sistemista/programmatore e trovandomi talvolta ad implementare pezzi piu’ o meno grandi dei servizi web usati dalla community internazionale e talvolta a tenere in piedi i server perennemente sotto stress a causa della crescente mole di traffico in ingresso.

Certamente mi reputo in una posizione ampiamente privilegiata, potendo seguire strettamente da vicino un progetto che spopola tra gli smanettoni d’Italia e del mondo e che non passa giorno senza che venga citato in una mailing list linuxara. Ed e’ curioso osservare come la comunita’ openhardware, di per se’ relativamente giovane, viva una situazione del tutto paragonabile a quella opensource, che l’ha preceduta di circa 10 anni: stessi spunti, stesse motivazioni, stessi problemi. Sarebbe interessante tentare di avvicinarle maggiormente, agendo direttamente al cuore di una e dell’altra, e non e’ detto che non ci provi…

La seconda causa di allontanamento e’ stata ovviamente il Linux Day, di cui anche quest’anno ho seguito il difficile ma almeno fortunato coordinamento torinese nonche’, come gia’ discusso in passato, quello nazionale. In tale contesto si sono vissuti alti e bassi: discreto il coinvolgimento della community, con livelli di partecipazione sulla mailing list di riferimento che poco alla volta tornano ai fasti dei primi anni 2000 (continuando a produrre poco di pratico, ma da qualche parte bisognera’ pur iniziare), mediocre la comunicazione mediatica che almeno si e’ salvata grazie all’apporto informale ed amichevole di Italo Vignoli nella stesura e nella diramazione dei comunicati stampa, a occhio direi che il ritorno della manifestazione nel suo complesso e’ inalterato rispetto all’anno precedente.

E cio’ non fa che accrescere i mormorii ed i brontolii nei corridoi: si estende la posizione secondo la quale il Linux Day ha cessato di essere utile, non riuscendo a produrre nulla piu’ di quanto prodotto l’anno precedente, e debba essere dunque soppiantato o comunque fortemente ridimensionato. Peccato che tali considerazioni difettino di un dettaglio essenziale: nessuna indica cosa dovrebbe prendere il posto di quella che, nel bene e nel male, e’ l’unica manifestazione nazionale esistente sul tema del software libero che abbia anche un minimo (minimo, ma tangibile e misurabile) impatto mediatico, e che e’ la ragione d’essere di almeno – a contar male – la meta’ dei Linux Users Groups esistenti nel nostro Paese. Con tutti i suoi difetti, i suoi limiti e le sue mancanze, rinunciare al Linux Day vorrebbe dire seppellire la gia’ agonizzante community nostrana.

Agonizzante, ma ancora non perduta! Il terzo motivo della mia latenza e’ Italian Linux Society, di cui come detto sono membro del Consiglio Direttivo da qualche mese. Notoriamente la sua principale (ed unica?) attivita’ e’ il sopra menzionato Linux Day, ma appunto per questo dietro le quinte si lavora (= lavoro) per portare qualche di nuovo. Un nuovo linux.it un pochino piu’ utile ed informativo per il pubblico occasionale, un nuovo ils.org che funga da vero canale istituzionale, ed una nuova rete di contatti.

Quest’ultima in particolare continua a riservare sorprese ogni giorno: chiaccherando occasionalmente con amici vicini e lontani mi capacito della quantita’ di realta’ esistenti nel nostro territorio, a modo loro piu’ o meno orientate verso la promozione e la tutela della cultura libera nel suo complesso, con cui un dialogo sarebbe potenzialmente estremamente proficuo in termini di risorse e risultati. Ovviamente non solo per ILS ma per tutto quello che rappresenta. Mi trovo a scrivere mail chiedendomi perche’ non siano mai state scritte da altri, e ciascuna di esse ne produce altre dello stesso tenore. Chissa’ che non portino persino a qualcosa…

A parte questo restano sempre i lavori occasionali (che accetto non per necessita’ economiche ma perche’ dopo appunto quattro anni di lavoro da quasi-libero-professionista e’ difficile far capire alla gente che adesso ho un lavoro fisso, e ho troppo buon cuore per dire di no…), i progetti extra (sopra tutti GASdotto, che sta subendo una escalation di interesse nonostante i forti ritardi nello sviluppo), l’Officina Informatica Libera (che a sua volta ha taciuto per qualche mese ma sembra essere ritornata popolare) e qualche rara volta pure la vita privata. Insomma: sono impegnato.

Ma la lontananza, sai, e’ come il vento. Meno tempo da dedicare vuol dire maggiore attenzione e dedizione su quello che e’ piu’ importante. Ancora devo trovare un giusto ritmo, ed infatti sono perennemente indietro su tutto, ma forse un giorno mi ci abituero’. E tornero’ a bloggare con piu’ frequenza.

Cyberpunk

29 febbraio 2012

Spesso non ce ne rendiamo conto, ma il nostro mondo, il mondo in cui tutti i giorni viviamo, e’ molto piu’ “cyberpunk” di quanto non si creda.

I sintomi piu’ evidenti e noti della compenetrazione tra tecnologia e societa’ li troviamo nella cronaca internettiana (e non) dell’ultimo anno. Torme di ragazzini che in massa si muovono sul web attaccando, e piegando, siti governativi e di colossi del credito, agendo in nome di una entita’ collettiva senza nome e senza volto (e talvolta senza motivazione). Intere nazioni che, coordinandosi sui social network, rovesciano despoti, ed altri despoti da rovesciare che prima di mobilitare le truppe antisommossa badano di spegnere i router verso l’Internet. L’onnipresenza di telefoni cellulari nel continente africano, ed una Internet parallela su GSM che, per mezzo di telefonate ed SMS, mima il comportamento dell’occidentale web 2.0. Dubito che Sterling, anche all’apice del suo successo, avrebbe potuto inventare qualcosa di meglio.

Ma questi sono ancora percepiti come eventi lontani, estranei, che non toccano la nostra quotidiana esistenza e che dunque non meritano particolare attenzione se non quella di curiosita’ mediatica del giorno.

Eppure, la tecnologia – ed il bisogno di tecnologia – permea ogni anfratto delle nostre citta’. Anche, e soprattutto, i piu’ celati e sconosciuti. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, frequentando l’Officina Informatica Libera e di conseguenza le svariate persone che le si rivolgono per ricevere assistenza informatica a costo zero, ho toccato con mano realta’ concrete altrimenti difficilmente immaginabili.

Iniziamo dagli anziani. Ovvero una delle categorie sociali che universalmente vengono percepite come piu’ lontane dai nuovi media.

Tra gli svariati pensionati cui OIL ha ceduto un PC ricondizionato in comodato gratuito, almeno due meritano menzione nelle mie cronache urbane. I primi, una coppia: all’atto della consegna non avrebbero saputo riconoscere il pulsante di accensione del computer, sette mesi (ed un corso organizzato da SPI-CGIL) dopo avevano un account Facebook a testa con cui seguivano l’andamento delle vite dei figli, adulti e vaccinati e andati via di casa anni prima, condividendo con orgoglio le loro foto e comunicando la loro approvazione famigliare elargendo non gia’ pacche sulle spalle ma una pioggia di “Like”. La seconda: una anziana signora che aveva particolarmente insistito per avere un computer funzionante in sostituzione del suo scassato, quando andammo a portarglielo e montarglielo scoprimmo che tale premura era dettata dalla volonta’ compulsiva di consultare, evidentemente con una certa regolarita’, i CD di foto digitali appartenuti al figlio mancato prematuramente due anni prima.

Due aneddoti semplici, probabilmente comuni e rintracciabili in gran parte dei condomini dei quartieri cittadini, che ci insegnano una morale: forse per i “nativi digitali” la telematica rischia di essere uno strumento di isolamento ed alienazione, come sostengono i puristi dei rapporti sociali “vecchio stile”, ma per le classi storicamente gia’ isolate ed alienate (come appunto quella degli anziani, per decenni relegati ai campi da bocce o ai tavoli da briscola) risultano invece una evoluzione positiva, un modo per tenere vicino a se’ i beneamati figli, ed una betoniera di cemento con cui riempire il decantato “gap generazionale”.

Continuiamo con i senzatetto. Ovvero una delle ultime categorie sociali cui verrebbe da pensare parlando di nuovi media (o di qualsiasi altro tema che non sia condito di ipocrita melensaggine).

Da quando abbiamo installato un access point libero e gratuito presso Casa del Quartiere, vivace centro di incontro in zona San Salvario, la saletta dell’ingresso e’ diventata il fulcro di una piccola comunita’ tecno-bohemienne internazionale assiduamente frequentata sia da semplici utenti (spesso intenti a chiamare i famigliari rimasti in patria con Skype) che da esperti improvvisati del settore, che non di rado sottopongono alla nostra attenzione problemi tecnici riscontrati sui numerosi PC di ignota provenienza su cui mettono le mani. Non si pensi comunque alla classica e stereotipata immagine del “barbone” con il carrello della spesa, qui si tratta di persone la cui condizione e’ solo intuibile con la prolungata frequentazione e che spesso si confondono con il pubblico canonico del luogo, ma una volta accertato il loro status non puo’ che colpire il possesso da parte loro di un computer, talvolta di una chiavetta 3G (da usare quando non trovano un access point aperto, evento ben raro) e di altri ammenicoli digitali, che tendono ad usare con dimestichezza. Il fatto che anche chi non ha nulla ha comunque una casella di posta elettronica la dice lunga sui bisogni essenziali dell’Uomo odierno – e su quelli che dovrebbero essere i suoi diritti -, sugli strumenti informatici oramai talmente facilmente reperibili da essere diventati una commodity al pari di acqua e corrente elettrica, e sul ruolo della comunicazione e dell’accesso all’informazione.

Dalle constatazioni pratiche sopra elencate non traggo nessuna conclusione, quanto semmai un invito. Quello a non lasciarsi condizionare dai proclami e dalle previsioni dei futurologhi della domenica, che all’introduzione di qualsiasi novita’ nel settore della tecnologia di consumo azzardano analisi – sin troppo spesso disattese – sull’impatto che esse avranno nella vita di tutti i giorni. Al contrario, il progresso e’ osservabile e percepibile intorno a noi. E, come ci insegno’ Henry Ford, c’e’ vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.

Ritorno al Futuro

1 gennaio 2012

Alla fine, anche il 2011 si e’ concluso. Sebbene non saprei dire se e’ stato un anno positivo o negativo.

La parte negativa sta nel fatto che non sono riuscito a cogliere l’obiettivo che mi ero posto nel precedente post di fine anno, oramai consuetudine di questo blog: non sono stato abbastanza concentrato sui traguardi, non mi sono abbastanza focalizzato su pochi (ma buoni) progetti, ed anche in questi ultimi 365 giorni mi sono tendenzialmente barcamenato tra vecchi propositi (rimasti insoddisfatti) e nuovi sforzi (per lo piu’ vani).

Di contro, la dispersione e’ stata meno drammatica che non nel 2010. La nuova LugMap e’ online, ed intorno ad essa si stanno un poco alla volta materializzando o ideando sotto-progetti in fase di rodaggio ma di buone promesse. Ho ripreso in mano l’organizzazione del Linux Day Torino, e benche’ questo sia stato il peggior Linux Day da me coordinato di sempre ho quantomeno avuto modo di circoscrivere le aree da migliorare e le mele marce da buttare. Per la mia assenza biennale ho pagato gli interessi partecipando al coordinamento nazionale della manifestazione, con risultati modesti ma che anche in questo caso hanno permesso di toccare con mano le potenzialita’ (tante) ed i limiti (tantissimi) dell’evento linuxofilo italiano per eccellenza. Sul piano personale, ho iniziato a metter piede nel variegato e caotico mondo del lavoro freelance con un paio di ingaggi interessanti ed ho ridimensionato le aspettative su altri fronti (gli stessi che nel suddetto 2010 mi hanno fatto leggermente deviare).

Ma si, a conti fatti posso dire che il 2011 e’ stato un anno senza infamia e senza lode ma tendente al positivo.

Dunque, il 2012?

Gia’ ho approfittato di queste festivita’ per riprendere, dopo mesi e mesi di inattivita’, alcuni vecchi progettucci di sviluppo, come testimonia il mio log GitHub, cui sono affezionato e che possono anche avere dei risvolti utilitaristici. Ad esempio ho messo a punto e preso ad utilizzare Maintainr, utility abbastanza stupida ma che spero possa aiutarmi a tenere traccia delle infinite opere che perseguo: da qualche giorno campeggia sul mio desktop, lanciata in esecuzione automatica all’inizio della sessione, e volente o nolente mi ricorda quel che ho da fare. Il 2011 e’ stato decisamente scarso dal punto di vista della produzione di freesoftware (non ho neppure ancora rilasciato la release 3.0 di GASdotto, precedentemente schedulata per settembre), devo decisamente recuperare.

Tenendo comunque presente che e’ anche ora di iniziare a preoccuparsi della situazione finanziaria. Il fondo monetario che mi ha concesso di mantenere volontariamente per piu’ di due anni lo status di “disoccupato” si sta rapidamente esaurendo, e di fronte a me si prospettano due alternative: tornare al lavoro dipendente, o aprire una partita IVA (approfittando dell’apparentemente conveniente nuovo regime agevolato). La scelta al momento dipende piu’ da fattori esterni che da me, e saro’ in grado di prendere una decisione solo tra almeno una settimana: vedremo se il mercato verra’ ulteriormente graziato dalla mia presenza in veste di libero professionista o meno.

Ma veniamo al pezzo forte, al target definitivo 2012.

A fronte del suddetto impegno nel coordinamento nazionale LinuxDay2011 mi sono guadagnato l’iscrizione gratuita per un anno ad Italian Linux Society, ente intorno cui mio malgrado orbito da diversi anni ma da cui mi sono sempre tenuto ad una certa distanza. Ora che ci sono dentro – o almeno dovrei, sto ancora aspettando le mie credenziali con le autorizzazioni da socio – la Society stessa diventa un obiettivo essenziale, non gia’ per l’associazione in se’ (ci mancherebbe altro…) quanto per quel che rappresenta. Prosegue il cammino verso il LinuxDay2012, con l’intento di rattoppare le spropositate falle esistenti. Intersecandosi con un altro, ancora piu’ cruciale: il rifacimento di linux.it, sito che riceve ogni giorno centinaia di visite da parte di potenziali interessati a Linux ed al software libero i quali si trovano dinnanzi ad una patetica pagina assolutamente inutile e priva di informazioni rilevanti. Tra me e questi due traguardi, che ritengo strategici e prioritari – insieme a svariati altri, secondari ma notevoli -, si interpongono numerosi ostacoli, e certamente il piu’ grosso e’ proprio il Direttivo ILS, inerme agglomerato di stanchi veterani che gia’ ha dato ampia dimostrazione di incapacita’ ed irrazionalita’ nelle vicende relative alla pubblicazione della summenzionata nuova LugMap. L’ostacolo deve essere rimosso, con le buone (lo scioglimento e la ricostituzione del Direttivo stesso, secondo criteri operativi consoni) o con le cattive (sfruttando metodi non convenzionali…). Sara’ dura, durissima, ma s’ha da fare. E non ci saranno Crisi o Maya che terranno.

Dopo due anni di peregrinazioni senza meta e senza scopo ritorno ad occuparmi della community. Con un occhio all’immediato, ma l’altro rivolto, incessantemente, al futuro.

Auguri di buon anno a tutti. Ce ne sara’ un gran bisogno.