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Crisi Permanente

14 ottobre 2019

Da troppo tempo non aggiorno codesto mio blog, ma da ancor più tempo non mi capita di leggere un altro post di commento a riguardo dello stato della community italiana pro-linuxara meritevole di replica e risposta. Colgo l’assist offerto da Enrico Alletto su questo post (e veicolato con questo tweet) per sviscerare qualche considerazione macroscopica legata al Linux Day (che è il topic iniziale della discussione) ma non solo, e riprendo punto per punto le sue elucubrazioni. Consiglio, per chi già non lo ha fatto, di leggere il suo brano prima di procedere qui.

Cos’è il Linux Day

Al di là delle definizioni formali, il Linux Day è sostanzialmente due cose.

La prima: è l’unico momento dell’anno – salvo occasionali ed impredicibili eccezioni – in cui Linux ed il software libero vengono citati dai media ed ottengono una esposizione più alta del (comunque scarso) solito. Ben lo vedo dai dati sul traffico che approda su linux.it, e questo è un fatto.

La seconda: è il motivo percui una buona maggioranza di Linux Users Groups italiani esiste. Per molti è l’unico sprone e pretesto dell’anno per svolgere una qualche attività divulgativa, per altri è il momento di massimo contatto con il pubblico e con nuovi volontari da coinvolgere nel resto dell’anno. Premesso che l’intero apparato della community di promozione, assistenza e sostegno al software libero in Italia è in crisi, il Linux Day ne è da una parte la cartina di tornasole e dall’altro il pilastro che permette di evitarne il completo collasso.

Il tema dell’edizione 2019

Non tutti sanno che il tema annuale del Linux Day è oggetto di confronto ed approvazione sull’apposita mailing list destinata agli organizzatori. Che pochi conoscono, ed ancor meno frequentano. Qua si trova il thread all’interno del quale è stato decretato il tema 2019.

Quello dell'”intelligenza artificiale” può forse essere considerato un argomento lontano dal presupposto storico del Linux Day – ovvero quello di far conoscere Linux a chi non lo conosce – ma anche qui due considerazioni vanno fatte.

La prima: sono più di 10 anni che ogni edizione del Linux Day viene accompagnata da un tema, ed in questo lasso di tempo tutti quelli scontati (la scuola, l’impresa, la pubblica amministrazione…) sono già stati toccati. Quasi sempre con risultati disastrosi, mancando i contatti con coloro che avrebbero dovuto essere i diretti ìinteressati (quante aziende hanno realmente partecipato al Linux Day dedicato alle aziende?). Ad un certo punto, o ci si inventa qualcosa di diverso – o almeno: ci si inventa un modo diverso di dire sempre le stesse cose – o ci si gioca per intero il proprio già limitato pubblico.

In quanto (e qui veniamo alla seconda considerazione), a dispetto dei presupposti e degli intenti teorici, il pubblico del Linux Day è costituito in massima parte da persone che già conoscono Linux ed il software libero. Esiste una ampia e comprovata incapacità di raggiungere ed interessare il pubblico generico, di convincerlo ad uscire di casa un sabato pomeriggio per andare a sentir parlare di programmi per il computer (!!!), e se vogliamo questo limite sta alla base della suddetta crisi dell’intero apparato. Perché se non c’è pubblico non c’è impatto, se non c’è impatto non c’è motivazione, se non c’è motivazione non c’è partecipazione. D’altro canto sempre più frequentemente si sente la mancanza di canali di comunicazione anche all’interno della comunità stessa, e non tutti sanno sempre quello che davvero c’è da sapere: se non siamo in grado di dirci le cose tra di noi, figuriamoci se siamo in grado di dirle ad altri.

Il Linux Day è in crisi?

Risposta secca: si. Non per suoi problemi strutturali, quanto perché è in crisi la community da cui esso dipende. Mancano gli strumenti, mancano i canali, mancano le persone, mancano le risorse, manca la cognizione.

È così da anni, da ben prima che venisse proposta (e, ahimé, bocciata) la sua riforma radicale presso il MERGE-it di marzo 2018. Anche se si è provato a coinvolgere più attivamente e direttamente le community affini a quella del software libero con un appello nazionale (poi nessuno usava il form pubblicato sul sito, né per dare le proprie disponibilità né per cercare nuove persone da coinvolgere, l’esperimento è cessato dopo un paio d’anni). Anche se dal 2015 esiste una pagina web che fornisce dritte e direttive su come organizzare un evento nella propria città, con l’intento deliberato di estendere la manifestazione oltre il bacino dei moribondi LUG (non so quanti l’abbiano letta, però tutti gli anni arrivano registrazioni anche da altri soggetti non sempre così scontati).

Non tutti hanno ancora preso seriamente atto di questi fatti. Io, dal canto mio, si. E laddove attendo che si radichi più o meno spontaneamente un consenso mirato a riformare l’intera manifestazione secondo canoni più adeguati ai tempi in cui viviamo ed alle risorse a disposizione (o, in alternativa, date le condizioni esistenti, ne attendo l’inevitabile ed ineluttabile fine), esploro altre strade.

Il presupposto da cui personalmente parto è semplice: ad oggi più o meno tutti coloro che potevano essere raggiunti sono stati raggiunti, e dopotutto la community nel suo complesso non sta così tanto male. Giunti a questo punto, è inutile voler a tutti i costi coinvolgere anche la casalinga di Voghera o, peggio, far cambiare idea a chi è indifferente o apertamente ostile. Semmai, giriamoci indietro e rivolgiamoci a chi già conosce e sostiene il software libero e rendiamolo operativo sul campo. Dandogli gli strumenti per organizzare eventi e rivolgersi alle proprie istituzioni (cfr. le Sezioni Locali ILS. Maggiori informazioni verranno pubblicate a breve, sul sito e sulla newsletter, con l’idea di renderle attive dall’inizio del 2020), guidandolo verso la produzione e revisione di software libero (cfr. l’imminente iniziativa “Sicurezza”, prossimamente sugli stessi canali ILS), e sostenendo l’imprenditoria opensource nostrana dirottando su di essa le competenze e le capacità dei nostri giovani prima che espatrino per andare a lavorare per Google o Facebook (l’iniziativa del FOSDEM Extended lanciata all’inizio di quest’anno era in parte orientata a questo, benché sia stata poco colta).

Il problema è solo organizzativo?

Come sviscerato sopra no, esistono problemi di ogni sorta. Di comunicazione, partecipazione, progettazione, leadership, economici e operativi. Anche gli obiettivi non sono comuni.

Francamente non ho colto il commento di Enrico relativo al coinvolgimento di Microsoft nel mondo opensource, men che meno in un post dedicato al Linux Day. Il cambio di rotta di Microsoft non è certo da considerare come una presa di coscienza o un atto di benevolenza, quanto una inevitabile reazione nei confronti di un mercato orientato in una direzione diametralmente opposta rispetto a quella da cui essi hanno sempre tratto i propri profitti (Internet vs Desktop). Windows e Office e Teams e tutto il resto sono e rimangono piattaforme proprietarie basate su standard non aperti e deliberatamente non interoperabili con le altre, e l’interesse nei confronti del kernel Linux è limitato al suo sfruttamento per il loro servizio cloud.

Su Stallman, mi sono già espresso in altra sede e non vedo l’ora di farlo nuovamente in occasione del suo recente defenestramento da FSF.

Qualche risposta alle proposte

Prima proposta: non c’è nessuna intenzione di alterare le Linee Guida del Linux Day. Il vero problema, come detto, è attuarle per davvero.

Seconda proposta: la pagina che fornisce indicazioni su come organizzare il proprio Linux Day esiste già dal 2015. Qualora risultasse incompleta, non chiara o non esaustiva, benvenuti sono i suggerimenti o le pull request sul repository.

Terza proposta: vorrei ricordare che anni fa Stallman ha minacciato (ed in parte tentato, senza successo) la scissione della community italiana proprio perché il Linux Day non si chiamava GNU/Linux Day. Quella forma di integralismo non è mai stata parte del Linux Day, né della Italian Linux-senza-GNU Society. Viceversa, ribadisco che per quanto Microsoft ostenti il suo viscerale amore per l’opensource, io il codice di Windows ancora non l’ho visto; son tutti open col source degli altri…

Quarta proposta: che la comunicazione sia un grosso problema è ben noto, ed ognuno ha la sua attitudine. Che, mediamente, va a toccare una fascia diversa del pubblico. Non esiste una formula universale valida per tutti.

Infine: il recupero dei PC è stato un cavallo di battaglia per molti LUG per svariati anni, ma nel bene o nel male è stato da molti abbandonato. Perché smistare PC in ingresso ed in uscita richiede almeno la disponibilità di un magazzino (che ovviamente non tutti hanno o possono permettersi), occorre avere garanzia del fatto che il materiale venga effettivamente allocato (pena l’accumulo incondizionato di vecchio hardware che poi diventa molto difficile, o peggio molto oneroso sotto la normativa RAEE, da smaltire), ed i prezzi in picchiata dei nuovi computer rendono assai meno appetibile il riuso (cosa molto grave da un punto di vista ambientale, ma ahimé, questo è il mercato). Insomma: è tematica per molti, ma non per tutti.

In chiusura

I problemi – noti, evidenti ed inoppugnabili – del Linux Day in quanto manifestazione ricalcano i problemi della sua community di riferimento. E qualsiasi ragionamento in questo senso deve prendere in considerazione circa trent’anni di evoluzioni, involuzioni, successi e fallimenti, dinamiche interne e soprattutto esterne della promozione linuxara in Italia. Il tutto in un contesto – quello informatico/tecnologico – in continuo cambiamento.

Non ci sono molte occasioni per parlarne. L’idea originale di MERGE-it nasceva proprio da questo – dall’offrire un punto di contatto e discussione per la community, senza voler far necessariamente finta di tenere un evento divulgativo che divulgava sempre alle stesse persone. L’ultima LUGConf si è svolta lì, e la prossima edizione potrebbe eventualmente ospitarne un’altra.

Del Linux Day 2013

3 novembre 2013

E un altro Linux Day e’ passato. Il tredicesimo, mio quinto come coordinatore torinese e quarto cui partecipo nell’organizzazione nazionale.

Avrei tanto da dire e considerare, ma in questo brano mi limitero’ a dare una mia risposta ad alcuni post di analisi e valutazione che ho letto in giro in queste settimane. Alcuni critici, altri meno critici, tutti degni di una reazione.

Marco Fioretti il 9 ottobre prendeva il ridotto numero di Linux Day registrati sul relativo sito web come riprova della crisi di identita’ della community italiana, insieme all’annullamento della ConfSL. La ConfSL e’ effettivamente data per dispersa, ma su linuxday.it i pallini sulla mappa sono aumentati da 80 a 107 in 10 giorni. Prevedibilmente, considerando che ogni anno i ritardatari abbondano (come ben so io, che ho l’ingrato compito di mandare mail di sollecito a chi una settimana prima dell’evento non ha ancora pubblicato uno straccio di programma). Certo meno dello scorso anno, anzi questo e’ il numero piu’ basso dal 2007, ma non mi sembra cosi’ male per una manifestazione data per morta innumerevoli volte, e che patisce la “concorrenza” del Software Freedom Day internazionale promosso direttamente da Free Software Foundation. Per quanto imperfetto, ed ancor piu’ imperfetto e’ stato quest’anno, il Linux Day resta il momento di massima risonanza dell’intera comunita’ italiana: quando sara’ morto per davvero, vorra’ dire che avremo seppellito l’intero movimento e mi comprero’ un Mac.

Simone Aliprandi il 28 ottobre constatava come l’appuntamento linuxaro per antonomasia abbia perso la sua connotazione propriamente linuxara, finendo con l’includere anche temi trasversali quali le Creative Commons, la privacy, l’open hardware, e tutto lo scibile delle liberta’ digitali. Il suo intervistato, Giacomo Rizzo (che conobbi personalmente ai tempi della ConfSL 2009), sembra critico nei confronti di tale spontaneo cambiamento di rotta, ma personalmente lo accolgo con favore: quale miglior modo per rinnovare l’evento – come tante volte auspicato – ed ampliare il pubblico interessato? Mesi fa, sapendo che proprio il 26 ottobre a Firenze si sarebbe tenuto un appuntamento organizzato da Wikimedia Italia sui dati bibliografici, ho spedito mail in lungo ed in largo per fare in modo che fosse presente anche Libera Informatica (una delle associazioni linuxofile locali) e portasse in quella stessa sede il messaggio del software libero, cosa che e’ avvenuta con gran piacere di tutti. Alla luce di tale esperienza positiva, e di una serie di altre motivazioni, per il 2014 intendo stimolare ancora maggiormente questo genere di “contaminazioni” tentando di coinvolgere in modo piu’ diretto gli enti che in Italia rappresentano le numerose sfumature della cultura digitale, facendo diventare il Linux Day un riferimento a tutto tondo.

A questo punto qualcuno inevitabilmente dira’ “E allora cambiamogli nome!”. Ma gia’ c’e’ qualcuno che vorrebbe farlo, e per motivazioni molto piu’ lasche e con toni molto piu’ polemici. Mi riferisco ovviamente alla diatriba senza fine (e senza senso) sul GNU/Linux Day, quest’anno eccezionalmente sollevata da Richard Stallman in persona. Il quale pare abbia contattato tutti – o comunque gran parte – dei LUG italiani per muovere il suo appello ad usare il nome alternativo. Risultato: l’unico GNU/Linux Day che ho visto e’ stato quello di Benevento, la dicitura e’ stata dismessa anche dai gruppi piu’ ortodossi. Inutile che ripeta per l’ennesima volta la mia contrarieta’ all’iniziativa, che antepone l’interesse di uno allo sforzo di tutti (n.b. in una mail circolata sulla mailing list privata dei soci AsSoLi, Stallman dichiara che “the way the name is handled has more influence, to help the GNU Project or make it forgotten”. Dopo trent’anni di sviluppo il progetto GNU e’ ancora utopia, la causa del mancato successo globale e’ davvero il nome di una manifestazione italiana?), ma ribadisco solo che alterare – per qualsiasi motivo – l’intestazione dell’unica e sola manifestazione massivamente conosciuta del nostro Paese non puo’ davvero portare a nulla di buono, per nessuno.

Dal comunicato sovversivamente distribuito da Stallman ai LUG trova il suo incipit Enrico Zini il 25 ottobre, che appunto nel suo post parla di una community “balcanizzata” e dice ‘the only way Italian LUGs manage to do something together, is to say “let’s not care what we all do, let’s just do it on the same day and call it a national event”‘. Impossibile dargli torto, ed impossibile e’ negare la mancanza non solo di modalita’ e contenuti condivisi ma anche solo di una comunicazione interna degna di questo nome. La mailing list di coordinamento nazionale quest’anno e’ stata ancor piu’ silente che nel 2012, scarse sono state le reazioni anche all’esplicita richiesta di feedback sull’esito della giornata, indubbiamente manca diffusamente il senso di partecipare ad una mobilitazione collettiva. Forse piu’ massiccie dovrebbero essere le comunicazioni “ufficiali” inviate agli organizzatori (quest’anno ho spedito una sola mail di notifica, per annunciare l’apertura delle registrazioni e poco altro), per dare realmente l’idea di non essere soli ed abbandonati. E forse ci si dovrebbe davvero decidere a predisporre una piattaforma unica ed unificata di pubblicazione di foto, slides, video ed altri contenuti collaterali, per aggregare e condividere piu’ efficacemente l’output della giornata. Ma ovviamente, meno c’e’ partecipazione e meno cose si riescono a fare; meno cose si riescono a fare, meno c’e’ partecipazione.

In qualche modo, anche quest’anno e’ andata. Non posso dire “bene”, non posso dire “male”, posso solo dire che e’ andata. I margini di miglioramento assolutamente non mancano, ed occorre non solo esserne consapevoli ma agire per ridurli.

Ora, prima del Linux Day 2014, ci sono altri 11 mesi da riempire.

Il Giorno Piu’ Lungo

30 ottobre 2011

Ultimamente ho scritto poco sul blog, in quanto sono stato immensamente occupato nel seguire il Linux Day di sabato 22 ottobre. Dopo l’esperienza 2010 in quel di Brescia sono tornato al coordinamento di Torino, nonche’ a seguire la manifestazione nazionale (con buona pace del direttivo ILS…), e non ho potuto far altro che constatare quanto la situazione sia drammaticamente peggiorata.

A Torino il livello di partecipazione nell’organizzazione non e’ mai stato molto elevato, ma e’ addirittura calato nel tempo. Un po’ per la mancanza di leadership (che volente o nolente ci vuole sempre, anche in pieno regime di democrazia), un po’ perche’ volutamente le discussioni sono state progressivamente portate al di fuori della mailing list pubblica onde evitare polemiche e critiche sterili da parte dei trolls (i quali non mancano mai), un po’ perche’ non c’e’ stata la benche’ minima attenzione nell’allargare il bacino di persone coinvolte e per ovvie e note motivazioni generazionali chi aveva tanto tempo da perdere cinque anni fa adesso o studia all’universita’ o lavora o peggio ha messo su famiglia. In particolare nel 2011 si e’ osservata una defezione massiva dei “veterani” (potrei aggiungere “non casuale”, ma sorvolo…) e l’avvicinamento di qualche giovane, ma benche’ il numero di volontari presenti sia stato mediamente sempre lo stesso si e’ perso tantissimo in termini di “esperienza sul campo” e sono stati ripetuti numerosi errori gia’ visti in passato.

A livello nazionale, i casi virtuosi si contano sulle dita di una mano. Lodevole l’aggregazione di piu’ realta’ linuxofile visto a Milano, meravigliosa l’iniziativa della tre-giorni di attivita’ gestita a Terni, degna di nota la minuziosa organizzazione di Galliate, e… Poi? Statistiche alla mano, siamo ancora al palo. Sia in termini di contenuti offerti che di interesse del pubblico. Il direttivo di Italian Linux Society non e’ stato in grado di scegliere e divulgare un tema nazionale da seguire (come successo lo scorso anno), io – in qualita’ di amministratore di linuxday.it – mi son trovato a dover silurare dall’indice nazionale piu’ di una manifestazione per scarsa aderenza alle Linee Guida o peggio perche’ ad una settimana dalla fatidica giornata non avevano ancora esposto online uno straccio di programma, e a chiunque e’ inevitabilmente saltata all’occhio la mancanza di un LinuxDay a Roma, citta’ da 2 milioni e mezzo di abitanti, capitale d’Italia. Unica discussione un minimo partecipata avvenuta sulla mailing list nazionale dei LUG: la solita insulsa polemica sul nome “GNU/Linux Day“.

Se all’undicesima edizione di quella che ha la pretesa di essere una manifestazione mediatica nazionale questo e’ il punto cui siamo arrivati, direi che esistono solo due opzioni: lasciar perdere, o cambiare radicalmente i toni. E sottolineo la parola “radicalmente”.

L’altro giorno ho diramato un questionario ai vari gruppi organizzatori per sapere come e’ andata e capire tra le righe qual’e’ stato il loro livello di impegno. L’ho fatto alla luce del sole, annunciando (e discutendo) la cosa sulla mailing list di coordinamento nazionale, ma senza richiedere ne’ tantomeno aspettare un nullaosta da ILS. Ne sono seguite svariate nuove iscrizioni a suddetta mailing list, sintomo di interesse nei confronti di un coordinamento centrale partecipato (cosa che e’ sempre mancata), ma mi e’ sembrato doveroso esplicitare l’intento strettamente operativo del gruppo di lavoro: poche chiacchere, tanti fatti. Cosa che sto cercando di fare anche nel piu’ ristretto contesto torinese, ove pero’ c’e’ chi vuole approfittare delle grane sperimentate quest’anno per minimizzare il ruolo del LinuxDay e dirottare l’interesse dei pochi elementi validi su attivita’ che piu’ facilmente possano portare il cappello di una associazione (il solito discorso dell’autoreferenzialita’ a tutti i costi, gia’ discusso su questo blog).

Sicuramente non sono cosi’ sprovveduto da aspettarmi per davvero un aumento del grado di partecipazione attiva, in quanto gia’ so che ogni volta che sara’ lanciato un appello per lo svolgimento di un task nessuno rispondera’ (o peggio qualcuno rispondera’ “Lo faccio io” e sparira’ il giorno dopo). Partendo da questo presupposto, mi piacerebbe almeno – come minimo – ingegnerizzare l’esperienza LinuxDay. Le problematiche da affrontare son sempre le stesse e sono gia’ note a tutti: prenotare gli spazi in tempo, mandare le richieste per i patrocini in tempo, stampare il materiale promozionale in tempo… Gran parte di queste azioni dipendono da altre, che devono essere sbrigate ovviamente prima, a cascata. Se si perde un passaggio, tutti gli altri sono posticipati di conseguenza. Ma fissando un ritmo, ricordando le tappe, forzando delle scadenze, forse qualche grana puo’ essere risolta. E si potrebbe meglio centralizzare e condividere il materiale prodotto (cosa che si dice da anni, ma che non e’ mai stato fatto), o la modulistica. E perfezionare mille altri dettagli, dettagli su cui poi si regge la struttura nel suo complesso e che fanno la differenza tra una pagliacciata ed un evento serio.

Il Linux Day 2012 (che cade il 27 ottobre: quarto sabato del mese) sara’ il giorno piu’ lungo per la community linuxara italiana. Perche’ inizia oggi.

A Cascata

4 settembre 2011

Tutto inizio’ con un innocuo scambio di mail invitate in mailing list LUG@ILS, in cui avanzavo un paio di proposte per il sito di riferimento nazionale del Linux Day 2011. Nulla di trascendentale, in quanto pensavo che avrebbero avuto poco seguito come sempre: se avessi voluto pubblicare dei banner promozionali per l’evento avrei fatto prima e meglio a piazzarli su un mio sito e sperare che qualcuno vi incappasse.

Invece, poco tempo dopo mi contatto’ Napo, manutentore storico del suddetto sito: oltre a concedermi diritti da amministratore mi fece notare che almeno un altro paio di persone avevano dato disponibilita’ a dare una mano, tra cui Fabio del LUG di Galliate (Novara).

Poiche’ erano state coinvolte diverse persone (sempre troppo poche rispetto alla quantita’ di task da svolgere, ma sempre meglio di niente) attuammo un take-over di una vecchia ed inutilizzata mailing list sui server ILS vagamente dedicata al Linux Day, ed abbiamo iniziato ad usarla per scambiarci commenti e assegnarci i compiti.

Tra le varie mail transitate, Luisa del LUG di Brescia ci ha comunicato che stavano adoperandosi per riadattare la richiesta di patrocinio regionale gia’ usata da Luca del LUG di Vicenza lo scorso anno (ovviamente mirata al Veneto) in modo da avanzare una domanda massiva e condivisa alla Regione Lombardia ed accelerare la procedura.

Il suddetto Fabio di Galliate ne venne ispirato, e si mobilito’ per fare altrettanto in Piemonte: qualche telefonata, qualche mail, ed in 24 ore aveva gia’ qualche ottimo contatto in Regione presso cui rivolgersi. Me lo comunico’ via mail privata, ed io rimbalzai la cosa sulla mailing list del Linux Day Torino.

Qui venne letta da Gianluca di TopIX (il consorzio per la banda larga nella regione pedemontana), gia’ a suo tempo coinvolto per occuparsi dello streaming video della manifestazione torinese, e salto’ fuori che per gli eventi “ufficiali” della Regione (sostanzialmente, quelli muniti di patrocinio) era previsto un trattamento di favore da parte del suo consorzio, con la disponibilita’, tra le altre cose, di grossi server di streaming e hosting.

Ha fatto sponda Francesco, dipendente SSB Progetti, per far muovere l’azienda per cui lavora per curare gli aspetti burocratici e tecnici della cosa, dai rapporti “formali” con TopIX al setup della macchina e all’installazione di una piattaforma web (open) per la pubblicazione dei video che verranno registrati nel corso della giornata.

Se tutto va come al momento sembra andare, per l’edizione 2011 del Linux Day (e per gli anni a venire, con la complicita’ appunto di TopIX) verra’ messa a disposizione di tutta la community italiana hosting per i video girati nel corso dei rispettivi eventi, senza i canonici limiti imposti dalle comuni piattaforme di condivisione (ad esempio, YouTube accoglie solo filmati fino a 15 minuti), senza grattacapi dovuti all’utilizzo estremo di spazio disco e banda ass0rbiti appunto dallo streaming audio/video, e con la possibilita’ futura di integrare al meglio il tutto con la pubblicazione di slides, foto ed altri contenuti multimediali.

Questa serie di eventi, tutti tra loro in qualche modo concatenati e sequenziali, dimostra l’esistenza di una community attiva e propositiva, con la voglia e la capacita’ di fare qualcosa di costruttivo, che non aspetta altro che una occasione o un pretesto o uno spunto per mettersi all’opera. Molti, ed io per primo, spesso criticano e lamentano l’inedia dei vari LUG e dei vari gruppi linuxofili sparsi per l’Italia, abbandonati a loro stessi ed incapaci di realizzare, quando va bene, qualcosa che vada oltre il Linux Day. Ma forse, alla luce di quanto sopra narrato, non si possono neanche dare tutti i torti a suddetti gruppi: se non si combina nulla di significativo non e’ solo per mancanza di volonta’ ma per mancanza di opportunita’, perche’ mancano quelle precondizioni di reciproca comunicazione, reciproca conoscenza, reciproco mutualismo e reciproco supporto indispensabili a priori, nonche’ l’occasionale iniziativa spontanea che crei il contesto.

Da che mondo e’ mondo, laddove una almeno minima coesione e’ assente ognuno pensa a se’ stesso. Ne e’ esempio l’articolo apparso su Wired Italia in merito al Linux Day 2010, o anche solo gli analoghi post pubblicati sul portale “Lega Nerd” (frequentato da un pubblico piuttosto numeroso e di nicchia, dunque con discreta visibilita’) e chissa’ quanti altri: tutti quelli che si sono mossi hanno preferito promuovere in modo esclusivo il proprio evento, come se davvero all’Italia tutta potesse importare quel che succede solo a Cagliari o solo a Matera, anziche’ spendere dieci minuti per fare un giro sui siti appositamente indicizzati (almeno quelli delle maggiori citta’! Non dico Torino perche’ sarei di parte, ma Roma, Milano e Napoli!) e pubblicare una panoramica della manifestazione nazionale nel suo complesso. L’esatta antitesi degli episodi citati in apertura, che si sono avverati solo perche’ qualcuno ha deciso di coinvolgere qualcun’altro nelle sue attivita’ o anche solo comunicargliele.

Le persone motivate e capaci ci sono. Nascoste, isolate, sole e sperdute ma ci sono. Occorre stanarle, metterle in comunicazione tra loro ed in condizione di agire al meglio. Affinche’ i risultati decisivi arrivino, uno dietro l’altro, uno innescato dall’altro. A cascata.

Novantasette

19 aprile 2011

Per quanto avrei parecchio lavoro da sbrigare, ieri sera (piu’ precisamente: nella notte tra il 17 ed il 18 aprile 2011) mi sentivo particolarmente ispirato e motivato ad affrontare un ingrato compito che da qualche tempo mi ripromettevo di svolgere: dare una occhiata ai siti di tutti i Linux User Groups indicizzati nella LugMap e vedere quanti di essi hanno ricevuto almeno un aggiornamento nell’anno corrente, appunto il 2011. Ed i risultati sono stati, come si puo’ immaginare, raccapriccianti.

Sui 163 LUG attualmente indicizzati, solo 97 riportano un segno di vita negli ultimi 108 giorni. Non ho tenuto un conteggio preciso, ma – tragedia nella tragedia – di questi aggiornamenti almeno 30 non si rifanno ad iniziative ed eventi del LUG ma sono solo notizie di cronaca linuxara copiate ed incollate da qualche altro aggregatore. Alla fine dei conti, spannometricamente e senza alcuna velleita’ di accuratezza scientifica, meno della meta’ (circa il 40%) dei gruppi italiani ha organizzato un qualche genere di evento (un corso, un install party, una conferenza…) nei primi quattro mesi dell’anno.

Non pago di cio’, ho dato anche una mezza occhiata ai social network. Tra Facebook, LinkedIn, Twitter e identi.ca, i LUG che sono riuscito a rintracciare sono in tutto 23. Ammetto di non aver cercato bene e che dunque probabilmente ce ne sono di piu’, ma anche volendo arrotondare a 30 la situazione statistica non migliora di molto.

Stendo un velo pietoso sulle condizioni dei restanti siti, i quali spaziano dall’avere l’ultimo aggiornamento risalente al passato Linux Day (svoltosi sei mesi fa’) al non essere stati toccati da mano umana negli ultimi tre o quattro anni.

Dove sono i LUG? Cosa fanno, oltre ad organizzare una volta all’anno Linux Day fasulli e stentati giusto per poter dire “OK, anche quest’anno ho dato, sono davvero un figo”? Che la community sia in crisi da tempo era gia’ noto, ma questi sono numeri da stato di calamita’ naturale. Gli ottimisti ed i perbenisti diranno “Splendido, ci sono almeno 60 gruppi in tutta Italia che svolgono attivita’!”, ma dopo 10 anni di radicazione e diffusione sul territorio e a fronte di una popolazione di 60 milioni di abitanti non mi pare affatto una cifra di cui andare orgogliosi.

In occasione della convention di Follonica dello scorso anno, circa un mese prima del Linux Day 2010, Luca Menini (uno dei nomi noti nel circolo di Italian Linux Society) dichiaro’: “In questo momento ci sono 120 [circa, non ricordo il numero esatto. NdB] eventi registrati. Se non arriviamo almeno a 150, lo riterro’ un fallimento”. Sorvolando sul fatto che il conteggio si e’ fermato a 135, e gia’ questo basterebbe per innescare qualche commento, sorge spontanea la considerazione: quanto conta il numero di Linux Day che vengono tenuti in giro per l’Italia, quando poi la maggior parte dei LUG non svolge nessun genere di altra attivita’ nel corso dell’anno ed anzi gia’ fatica ad abbozzare un paio di ore di talk a fine ottobre? Se la manifestazione ottobrina rappresenta in qualche modo il metro con cui misurare il grado di coinvolgimento della community nostrana, come valutare la partecipazione e l’azione nei restanti periodi dell’anno? Forse per la promozione al software libero basta una unica giornata di attenzione?

E’ evidente che, allo stato attuale, solo la chiamata alle armi autunnale sortisce un qualche effetto tra le fila linuxare domestiche, le quali rispondono piu’ per inerzia ed automatismo che non sulla scia di un sentimento entusiastico. Per il resto, non c’e’ nulla. Non ci sono spunti, non ci sono idee, non ci sono mobilitazioni ne’ locali ne’ regionali ne’ nazionali. E finche’ nessuno si prende la briga di dirigere le truppe, esse oziano ben contente di non essere disturbate, crogiolandosi per 364 giorni all’idea di aver fatto il precedente Linux Day e che tanto basti ad elevarli nel novero dei paladini del software libero.

Se da un lato i 60 gruppi virtuosi andrebbero premiati ed elogiati, i rimanenti cento e piu’ andrebbero bastonati. Non per cattiveria o violenza, ma per vedere se reagiscono.

Lo GNU della Discordia

15 ottobre 2010

L’altro giorno e’ approdata quasi per sbaglio sulla mailing list del GlugTO una mail che non dubito essere gia’ stata inviata in forma privata a pressoche’ tutti coloro che hanno organizzato un Linux Day (la lista completa delle manifestazioni in giro per l’Italia e’ disponibile sull’apposito sito). Essa esorta, senza mezzi termini, a rinominare il proprio evento da “Linux Day” a “GNU/Linux Day”.

In questo post vorrei esprimere tutto il mio disprezzo nei confronti di chi ha avviato questa campagna di distruzione di un punto di riferimento oramai divenuto popolare anche al di fuori della community, faticosamente costruito in 10 anni di attivita’.

Rinominare il “Linux Day” in “GNU/Linux Day” e’ una pagliacciata. Le argomentazioni che potrei muovere sono infinite, ma mi limito a rispondere punto per punto alla suddetta mail (leggibile in forma integrale al link sopra riportato, ma non dubito che molti miei lettori l’abbiano gia’ potuta apprezzare nella propria casella di posta).

1) Non è la richiesta di uno sconosciuti, il vero autore è Richard Stallman

Il quale signor Stallman e’, invece, un personaggio sconosciuto ai piu’. Io ho avuto modo di vederlo durante un paio di comparsate qui a Torino, ed e’ stata una immensa delusione: arrogante, egocentrico, incapace di formulare una risposta sensata a qualsivoglia domanda, buono solo a ripetere all’infinito come un disco rotto i soliti cliche quale appunto quello di “GNU/Linux”, l’arrugginito giuoco di parole “Digital Restriction Management”, o il sempreverde “opensource is not freesoftware”.

Detto cio’, Stallman e’ solo uno dei pilastri del mondo freesoftware. E forse neanche il piu’ importante. Ai tempi della prima versione della GPL (peraltro ideata e stesa da Eben Moglen) il buon RMS non si invento’ niente di nuovo, semplicemente formalizzo’ quella che era stata fino a quel momento la comune pratica di scambiarsi i sorgenti dei programmi tra studenti (al secolo, gli unici che potessero accedere ai calcolatori elettronici delle universita’). Dopo, il lavoro ingrato lo fecero i vari Raymond, Perens, Torvalds, e se vogliamo pure Shuttleworth. Ed e’ stato un lavoro talmente sporco che si sono sporcati a loro volta, guadagnandosi gli improperi di tutta la community,  rei di averla fatta espandere ai livelli cui e’ giunta oggi.

2) La richiesta non è assurda. Se fosse stato così non avrebbero aderito altri gruppi

Tua madre non ti ha mai detto “se gli altri si buttano dal ponte, forse lo fai anche tu?”. Il fatto che una idea sia stata adottata da altri e’ un parametro di valutazione piuttosto secondario, almeno per chi ha un cervello capace di formulare concezioni proprie.

E, del resto, nelle passate nove edizioni ben pochi hanno avuto qualcosa in contrario a chiamarlo “Linux Day”: oltre a farlo tutti lo han pure fatto per un periodo di tempo piu’ lungo, come la mettiamo?

La motivazione da cui nasce è duplice

a) Un fatto di correttezza. Linux è solo il kernel del sistema operativo.

Su questo c’e’ poco da dire, essendo l’argomentazione portante di tutta quanta la linea di pensiero “GNU/Linux” ed essendo gia’ stata ripetuta alla nausea. La contro-argomentazione e’ altrettanto nota: il kernel Linux e lo stack GNU da soli servono a poco o niente, la differenza sostanziale la fanno gli applicativi sopra, eppure nessuno si e’ mai sognato di riconoscere il ruolo fondamentale che ha avuto il progetto Apache nella radicazione in ambiente server (“GNU/apache/Linux”?) o di OpenOffice.org in qualita’ di elemento vitale ed imprescendibile di qualsiasi installazione desktop.

b) Preservare lo spirito del Software Libero. Il progetto kernel.org sta tradendo lo spirito del Software Libero. Sono stati infatti inseriti nei sorgenti del kernel parti binarie. Dare la giusta referenza al progetto GNU è un modo per aiutare chi si batte perché lo spirito originale del Software Libero sia preservato

Sarei curioso di sapere quanti, tra coloro che hanno rinominato il proprio evento ottobrino in “GNU/Linux Day”, usano esclusivamente distribuzioni garantite dalla Free Software Foundation. Quanti, tra questi, non usano il plugin Flash proprietario. Quanti, tra questi, non usano i driver proprietari della loro scheda grafica accelerata per compiacersi del cubo di Compiz sul proprio desktop. Quanti, tra questi, non usano ne’ GMail ne’ Google ne’ Facebook ne’ qualsiasi altra piattaforma web closed.

Per non parlare della solita, inevitabile, nauseabonda, patetica scusa della difesa dello “spirito”. “Aiutare chi si batte”, dice la mail. Ma se invece di scassare i maroni al prossimo con la pretesa di “aiutare” cambiando un nome su un volantino, ci si mettesse editor alla mano a fornire patches per le decine di migliaia di bugs e features request di cui letteralmente esplodono i bug trackers di qualsiasi progetto freesoftware, sia GNU che non? Ogni singolo crash, ogni singola funzionalita’ mancante e ogni singolo rallentamento dovuto a codice non ottimizzato rappresentano un passo indietro rispetto ad una adozione universale del software libero, il quale volenti o nolenti e’ pur sempre uno strumento da cui l’utente finale (sistemista o utonto casalingo che sia) si aspetta un risultato e che viene rapidamente sostituito dal vecchio e famigliare software proprietario al primo segno di cedimento.

a) non fate torto a nessuno in quanto datepari referenza a GNU e a Linux

Si fa torto a tantissima gente. A tutti coloro che in questi ultimi 9 (nove) anni hanno organizzato il proprio Linux Day, contribuendo a costruire un “brand” oggi riconosciuto da tutti, anche e soprattutto al di fuori della ristretta cerchia di smanettoni annidati nelle mailing list.

“Linux Day” e’ un nome popolare, noto, scolpito nelle menti. I non-tecnici oramai identificano col nome “Linux Day” qualsiasi attivita’ vagamente correlata alla promozione di Linux e del software libero, sia esso pure un semplice LIP o un banchetto in mezzo alla strada. Un risultato simile non si raggiunge schioccando le dita, ma perche’ qualcuno si e’ dato da fare per raggiungerlo. E neanche si puo’ bissare proponendo un nome astruso come “GNU/Linux Day”. Nessuno sa come pronunciare quel benedetto “GNU”, personalmente l’ho sentito dire in tutte le possibili forme previste dalla fonetica (“gnu”, “gh-nu”, e “gi-enne-u”). E la barra e’ parte integrante del nome? Si dice “GNU fratto Linux Day”? Suvvia, non prendiamoci in giro…

b) i motori di ricerca porterannocomunque sulla vostra pagina sia chi ricerca Linux Day che GNU.

La ciliegina sulla torta, questa affermazione da sola vale la lettura di tutta la mail in oggetto. Ci si preoccupa della visibilita’ dell’evento, proprio nel momento in cui si sta consigliando di distruggere un nome costruito negli anni e oramai noto a tutto il resto della societa’ civile. Dimostrazione ultima e lapidaria della idiozia che si (mal)cela dietro questa operazione di contro-marketing.

Personalmente non posso far altro che biasimare tutti coloro che hanno avuto la malsana idea di spezzare in due l’unica attivita’ dell’anno in cui i LUG, i gruppi e le associazioni pro-freesoftware fanno qualcosa insieme, in modo unitario e compatto, l’unica occasione in cui questi quattro gatti (si, la community nel suo insieme copre una percentuale meno che infinitesimale della popolazione totale) possono sperare in un minimo ritorno mediatico e comunicativo dei loro sforzi su scala nazionale. E ancor piu’ biasimo chi ha innescato questa dannosa frammentazione, chi non ha esitato a spianare i progressi accumulati con l’immane lavoro svolto da parte di tutti nel corso degli anni in nome di un capriccio.

L’auto-distruzione incombe.

L’Arrocco

5 luglio 2010

Il tema del Linux Day 2010 sara’ la scuola, con il motto “investiamo in oro grigio”.

Evidentemente in ILS la fantasia latita: lo stesso tema era gia’ stato proposto nel 2009, primo anno in cui si e’ provato a dare un filo conduttore uguale per tutti ma la cui proposta e’ stata scarsamente recepita (forse anche perche’ in lista LUG la cosa non e’ stata affatto menzionata, se ne e’ parlato alla ConfSL di Bologna ma l’unico riferimento scritto che ho trovato in merito e’ su un sito che ci azzecca poco), e gia’ era stato lontanamente citato pure nel 2008. Solo per pigrizia non procedo a ritroso cercando negli archivi delle mailing lists, ma probabilmente agli enti di istruzione si e’ provato a strizzare l’occhio anche nel 2007, nel 2006 e prima ancora.

Ma anche al di fuori del giro di User Groups che orbitano intorno alla Linux Society “la scuola” e’ considerata il Sacro Graal della crociata linuxofila: un esempio su tutti, in una recente mail il buon Alexjan Carraturo esplicitamente esclama “[le] scuole [sono il] pubblico d’elezione per gli eventi come il DFD o il SFD.

Ma siamo proprio sicuri che questo interesse, in molti casi esclusivo e monotematico, e sinanche morboso, nei confronti della scuola sia cosi’ decisivo? E’ credibile che il fatto di chiudersi in difesa in un angolo della scacchiera sia la mossa vincente per muovere lo scacco al software proprietario?

Tipicamente le motivazioni di questa scelta di campo ricadono in tre categorie:

  • Taglio dei costi: il software libero e’ gratuito, non si pagano le licenze, gran risparmio di quattrini (per lo piu’ pubblici), eccetera eccetera…
  • Educazione: software libero e’ sinonimo di condivisione della conoscenza, e facendolo usare ai ragazzi implicitamente si trasmettono anche questi valori “morali”
  • Strategia: giochiamo in anticipo su Microsoft, che di tutto combina per far usare i suoi prodotti in ambito scolastico e domestico apposta per far assuefare gli utenti, e facciamoli abituare a qualcos’altro

Ma…

La questione del risparmio e’ probabilmente la piu’ aderente al vero: anche laddove non ci siano volonterosi linuxofili pronti ad immolarsi per la messa in opera di un’aula informatica e ci si debba rivolgere ad una azienda commerciale specializzata comunque i costi sarebbero verosimilmente ridotti, perche’ al prezzo dell’assistenza non si dovrebbe sommare quello delle licenze. Comunque questa e’ l’argomentazione in assoluto piu’ adottata presso chiunque si voglia convincere ad usare software open, certamente non e’ esclusiva per l’ambito scolastico.

Sull’educazione potrei iniziare ad avere qualcosa da ridire. Innanzitutto, il target di riferimento di tali insegnamenti necessariamente si riduce agli studenti delle scuole medie superiori: i bambini delle elementari devono imparare a leggere, scrivere e far di conto, difficilmente gli si puo’ illustrare la filosofia platoniana che si cela dietro al software libero, mentre i fanciulli delle medie inferiori vanno educati alla civilta’ ed alle relazioni con gli altri, e gia’ si fa fatica a carpire la loro attenzione nel periodo della vita in cui iniziano a ribollire le pulsioni adolescenziali. Indipendentemente dal bacino di giovinotti disposti e capaci di afferrare il tema, comunque ci si imbatte in problematiche squisitamente strutturali: come si pretende di convettere la morale della liberta’ del codice sorgente a chi ancora deve capire che diamine e’ il codice sorgente? In questo scenario il valore della condivisione viene illustrato per mezzo di un esempio, il software libero appunto, ma se il vettore dell’insegnamento non e’ piu’ che chiaro a tutti come si puo’ giungere ad una conclusione comprensibile? Questo e’ il motivo percui ho sempre rinunciato a spiegare a mia madre il mio impegno nel mondo opensource, ma persino il mio stesso mestiere (sa che “lavoro sul computer”, ma tanto quanto “lavora sul computer” una segretaria in un ufficio…), e l’ultima volta in cui tentai di spiegarlo a qualcuno di non tecnico (mia zia, per la cronaca), ha iniziato a storcere il naso dopo due minuti e, avendo io fatto un esempio in merito ad un ipotetico software gestionale di un ipotetico negozio nella speranza di essere chiaro, e’ giunta alla conclusione che il mio lavoro e’ simile a quello del commerciante. Insomma: la pedogogia del software libero delinea un percorso a ritroso, in cui l’effetto arriva prima della causa, e ben difficilmente puo’ essere recepita presso chi, peraltro come gia’ detto, e’ di suo gia’ troppo impegnato a comprendere i meccanismi essenziali della societa’.

Infine, la parte strategica e’ quella su cui mantengo le maggiori riserve. Per un semplice presupposto: come possono le quattro ore settimanali passate nel laboratorio di informatica competere con le numerose ore di utilizzo del proprio PC domestico, utilizzato oltretutto per impieghi ben piu’ divertenti quali i videogiochi o Facebook? Piu’ della meta’ delle famiglie italiane ha un PC connesso all’Internet, posso immaginare che tra queste la stragrande maggioranza siano quelle che hanno almeno un figlio in eta’ scolare in casa, dunque arrotondando per eccesso si puo’ affermare che oramai pressoche’ tutti i ragazzi dispongono di un computer, ed e’ proprio da li’ che arriva la “concorrenza”. Qualcuno puo’ affermare “gli si fa vedere che esiste qualcosa di alternativo”, ma non credo che in aula si dimostri l’utilizzo di un instant messenger alternativo a MSN o quanto YouPorn funzioni bene su browser alternativi a Explorer. Quello che si fa a casa e’ un conto, quello che si fa a scuola e’ un’altro, non esistono punti in comune e dunque non esistono “alternative”: per guardare i film porno si usa un programma, per implementare le liste in Pascal se ne usa un’altro, e se si deve optare per una singola piattaforma da installare sulla macchina in cameretta presumibilmente si preferira’ quella che permette la suddetta prima attivita’.

Chiaramente lo scopo di questo post non e’ dimostrare l’inutilita’ della migrazione dell’apparato educativo su software open, anzi confermo che ogni singola aula informatica spostata su Linux sia un successo ragguardevole ed ammirevole che fa bene sia alla cultura libera che all’educazione delle future generazioni, ma sono qui per esprimere la mia titubanza nei confronti di quella che sembra essere diventata una ossessione piu’ che una opportunita’.

Va benissimo lavorare presso le scuole, collaborare con loro per fornirgli gli strumenti che meritano (e che spesso non arrivano dal Ministero), ma di quando in quando non sarebbe male diversificare i propri obiettivi e, perche’ no, “riposarsi” un po’ dedicandosi a target che ugualmente necessitano di consiglio ma risultano persino piu’ comodi da afferrare.

Tanto per dire: chi si occupa in modo assennato e metodico alla piccola e media impresa? Ce ne sono piu’ di 4 milioni in Italia, quasi un milione sono quelle che si occupano di informatica: questi certamente sono interessati al solito discorso sul risparmio dei soldi per le licenze, e ci vuol veramente poco a dimostrargli le possibilita’ sia di organizzazione interna che di business che si possono costruire partendo dalle tecnologie open. Ma su PMI.it, che pare essere uno dei siti di riferimento del settore, l’intera pagina dedicata ai “tutorial” e’ dedicata a templates di Microsoft Office. Oppure: nessuno pensa al mondo del no-profit? 21000 organizzazioni di volontariato (tra cui presumibilmente qualche LUG…), piu’ di 7000 cooperative sociali, 3000 fondazioni, tutta gente che si suppone gia’ di per se’ sensibile alle tematiche della liberta’ e della condivisione, e mai nessun progetto rivolto a queste realta’, che pure (come tutti) gradirebbero risparmiare qualche euro e avrebbero solo di che guadagnare da una guida alle opportunita’ oggi offerte a costo zero dal codice aperto.

La partita concettuale contro il software proprietario necessita ben piu’ determinazione nelle mosse, ed un pizzico di aggressivita’. Invece di concentrarsi esclusivamente su una torre e’ venuto il tempo di far saltare i cavalli, far scivolare gli alfieri, e magari pure incomodare la regina.

No Logo

31 ottobre 2009

Questo e’ stato il primo anno in cui, dopo lunghe e travagliate vicende, in Torino si e’ svolto un solo Linux Day. Ma, ahime’, non e’ tutto oro quel che luccica.

Dopo la scissione del LUG cittadino (oggi denominato “GlugTo“), avvenuta nel 2002 con la costituzione del parallelo “GNUG” (o anche, per alcuni, “quelli di Torte” in riferimento al curioso nome affibiato alla mailing list di riferimento), i due insiemi hanno sempre provveduto ad organizzare la manifestazione per conto proprio senza disturbarsi reciprocamente piu’ di tanto. Io mi trovai a militare la lista di GNUG, frequentai un paio di appuntamenti in veste di manovale nel reparto LIP, ed iniziai a maturare un discreto disagio sul fatto di agire ed operare portando inconsapevolmente un “cappello” che non era il mio, ma quello di un gruppo che pur non essendo una associazione aveva una sua gerarchia di fatto, non democratica e neppure meritocratica, fondata in un certo qual modo sull’anzianita’, sulle relazioni personali dei membri, e sui loro interessi privati. Membri che assai raramente prendevano parte attiva alle azioni concrete, preferendo evidentemente lasciare che fossero i piu’ entusiasti (o i piu’ ingenui) a condurre le attivita’ da cui il buon nome della combriccola dipendeva. E per quanto ci si sperticasse nel dichiarare che quello era un organo informale e senza scopo di autopromozione, si pretendeva il logo. E’ successo quel che e’ successo e da tre anni l’organizzazione della manifestazione ottobrina presso la capitale sabauda e’ in appalto ad un evanescente gruppo espressamente dedicato a tale attivita’, che per esplicita volonta’ dei fondatori (tra cui me) non puo’ essere ricondotto per meriti o elogi a nessuna realta’ tra le tanti esistenti in Torino: ognuno partecipa solo in virtu’ di quanto stampato sulla propria carta di identita’ e dell’impegno personale profuso nell’operazione, senza possibilita’ che qualcuno se ne stia comodamente seduto in poltrona per poi raccattare le lodi ed i frutti del lavoro svolto da altri. Una configurazione che reputo non solo corretta nei confronti dei molti che contribuiscono pur non essendo all’interno di nessuna delle summenzionate associazione e che dunque non verrebbero rappresentati da nessuno stemma preconfezionato, ma anche estremamente vantaggiosa in quanto naturalmente proiettata verso l’apertura ed alla raccolta di risorse umane e non.

Ma a ben guardare l’evento gestito dal Comitato non e’ il Linux Day di Torino, ma un Linux Day di Torino, quello ereditato da GNUG. Diversi sono stati i tentativi di far confluire anche i soci di GlugTo in questa iniziativa, ma con assai scarsi risultati: nel 2006, ultimo anno dell’Era pre-Comitato, si era quasi riusciti a mettere insieme le due organizzazioni ma il LUG diede buca all’ultimo momento e senza avviso, tant’e’ che comunque sui volantini rimase il loro nome; nel 2007, primo anno dell’Era del Comitato, siamo stati troppo affaccendati nel piantare le radici del nuovo corso e semplicemente abbiamo limitato i contatti al minimo indispensabile; nel 2008 c’e’ stato un incontro, ma il piu’ che si e’ riusciti ad ottenere e’ stata la reciproca menzione dei due eventi uno sul volantino e sul sito dell’altro. Nel corso di questo intervallo comunque in GlugTo si e’ sempre osservato con diffidenza e scrupolo al nascente nucleo indipendente, per il semplice fatto che per qualche esoterico motivo esso e’ sempre stato mentalmente (ed infondatamente) ricondotto al fu’ GNUG e a tutti i non piacevoli trascorsi tra le due fazioni: i contrasti individuali sono stati ampliati anche al pugno di ragazzotti colpevoli di essersi incontrati per la prima volta sulla mailing list dello storico rivale, ed il desiderio di non aver nulla a che fare con gli antagonisti si e’ risolto nel desiderio di non aver nulla a che fare con noi. E’ finito negli annali il mezzo flame (presto placato con qualche mail privata) innescato sul canale di ILS, quando un membro di GNUG indirettamente accuso’ il Linux Day di GlugTo di non rispettare le linee guida nazionali e questi per tutta risposta attaccarono il Linux Day del Comitato reo di chiamarsi “Linux Day Torino” e di essersi dunque a parer loro indebitamente arrogato il diritto della manifestazione.

Venne il 2009. Quest’anno gli incontri sono stati piu’ numerosi in virtu’ delle convocazioni fatte da parte di TorinOpen, N+1esimo ente immolato all’unificazione delle risorse linuxofile torinesi che col pretesto di occuparsi di qualche contenuto popolare pre e post 24 ottobre ha messo intorno ad un tavolo i vertici di GlugTo e qualche rappresentante del Comitato LDT. Nonche’ me, che non sono mai stato socio della prima ed ho a questa tornata lasciato i secondi, ma mi piace seguire da vicino i sommovimenti della community. In almeno un paio di occasioni si e’ esplicitamente parlato di far convergere le forze in un unico evento, sfruttando i gia’ delineati bacini di interesse (al LUG la mattinata di dibattito con le istituzioni, agli altri il pomeriggio piu’ tecnico) per far si’ da lasciare a ciascuno liberta’ di azione, ma non c’e’ stato modo alcuno di trovare un compromesso su un’unico punto: il logo. Come detto, presso il Comitato vige la regola non scritta percui il Linux Day per essere di tutti non deve essere di nessuno. Come immaginabile, presso GlugTo il riconoscimento dell’associazione e’ condizione imprescindibile per la partecipazione. Leggi nettamente contrastanti a cui nessuno dei due ha voluto rinunciare, col risultato di salutarsi neppure troppo amichevolmente. Alla fine loro non sono riusciti a predisporre l’appuntamento mattutino che avrebbero voluto, e da qui il fatto che agli atti c’e’ stata una unica manifestazione ufficiale, ma pur non avendo nulla da presentare non hanno esitato a svolgere ugualmente un proprio Install Party nel pomeriggio del fatidico sabato di cui sinceramente non conosco l’esito considerando che almeno due dei pochi membri realmente attivi erano alla Cascina.

Situazioni di questo genere temo non siano infrequenti in giro per l’Italia: numerosi centri abitati, anche piccoli, hanno piu’ entita’ che operano in modo totalmente indipendente e senza il benche’ minimo contatto, anzi talvolta in conflitto, affannandosi solo di mettere in bella vista la propria denominazione, cercando di raccogliere il maggior numero di iscritti (paganti la quota, diciamolo) da far risultare sui propri registri. A titolo di esempio, esattamente mentre scrivevo queste parole vedo il presidente di GlugTo (mi si voglia perdonare se mi accanisco su questa specifica realta’, ma e’ quella che ho piu’ sotto gli occhi e meglio si presta ad una analisi dettagliata) che commenta un articolo in merito ad un imminente evento linuxofilo felicitandosi non gia’ della visibilita’ dell’iniziativa ma della menzione del suo proprio gruppo. L’autoreferenzialita’ ha smesso da un pezzo di essere un rischio, e’ oramai una certezza: l’importante e’ il bollino, e senza bollino non si fa niente. Il risultato e’ che ogni ente acquisisce una sua identita’, una sua coscienza ed un suo istinto di sopravvivenza, e la missione non e’ piu’ la promozione del software libero ma dell’istituto in se’, i cui membri sono fidelizzati fino al punto di disinteressarsi completamente a qualsiasi accadimento svoltosi al di fuori delle quattro mura della mailing list di appartenenza.

So perfettamente che volenti o nolenti nel mondo open il riconoscimento dei singoli e’ uno dei motori principali di qualsiasi opera, e non lo si puo’ (e non lo si deve) negare. So perfettamente che senza associazioni costituite sarebbe immensamente piu’ complicato ottenere spazi e fondi dalle municipalita’, con le quali si dialoga solo su carta bollata. So perfettamente che possano esistere attriti tra diverse persone, che rendono difficili particolari collaborazioni e concilii. Ma so anche che esiste il buon senso, e che qualche volta occorre farne uso.

Lo stesso Linux Day Torino e’ la dimostrazione pratica del teorema. Coinvolge una grande quantita’ di volontari e di pubblico, viene considerato uno dei migliori eventi in giro per l’Italia, e una parte delle risorse usate proviene appunto da una associazione: la lista pubblica ed il sito stanno su un loro server, i contatti per avere i grandi spazi comunali impiegati sono saltati fuori dalla loro agenda, la responsabilita’ della manifestazione se la sono accollata loro, e quest’anno si son pure smazzati la rendicontazione delle palanche giunte in forma di finanziamento della Regione. (Disclosure: di suddetto soggetto io sono membro, ma parlo in terza persona non avendo io partecipato a nessuna di queste attivita’). Eppure, il loro nome non appare su nessun volantino, ne’ sul sito, ne’ in nessun’altro luogo al di fuori della cerchia di persone interne al Comitato. Perche’? Perche’ non si puo’ avere la botte piena e la moglie ubriaca. Assegnare un riconoscimento pubblico, magari per certi aspetti pure meritato, farebbe crollare l’intera impalcatura intorno a cui l’organizzazione attuale e’ costruita: per le gia’ menzionate questioni degli storici rancori non ci sarebbe la partecipazione degli esuli del GNUG e dei disertori del GlugTo, ne’ per velleita’ egualitarie degli anarchici di Underscore e TLTF, ne’ tantomeno per aspirazioni pubblicitarie di altre associazioni come Ingegneria Senza Frontiere, oppure ancora dei numerosissimi “freelance” che costituiscono il cuore operativo dell’evento. E a quel punto, se non ci fosse la manodopera di quella trentina di persone che fanno il Linux Day sul campo, col server per la mailing list e con gli spazi comunali e con i fondi regionali ci si potrebbe fare un falo’. Il gioco non vale la candela, e comunque l’associazione ci “guadagna” sul fatto che viene resa nota la sua esistenza ed il suo impegno presso i componenti piu’ reattivi e propositivi della combriccola e potra’ da li’ affiancare qualche potenziale nuovo socio che possa lavorare espressamente con quel cappello in altre circostanze, coscientemente e responsabilmente. Buon senso.

Sarebbe ora di muoversi per il bene comune, non per quello individuale. L’unico nome e’ “community”, l’unico logo il pinguino. Da soli non si fa niente, o comunque talmente poco da essere equiparabile a niente. Insieme si fa tanto, si fa tutto, e tutti ci guadagniamo.

Idee Condivise per la Condivisione di Idee

13 ottobre 2009

Allo sciame propositivo che infesta la mailing list dei LUG, adesso come in qualunque altro periodo pre-LinuxDay, quest’anno si e’ aggiunto un ulteriore invito all’azione ed alla collaborazione scaturito come risposta degli sterili piagnistei giunti a commento del recente (ed ennesimo) patto di intesa tra alcuni ministri italiani e Microsoft per non meglio identificate alleanze atte a potenziare non meglio identificati strumenti tecnologici nella scuola pubblica. La discussione e’ degenerata (fortunamente, aggiungo, altrimenti sarebbe rimasta una competizione tra chi si indignava maggiormente dello Stato, dell’ignoranza diffusa e del fatto che non ci sono piu’ le mezze stagioni…) ed e’ balenata l’idea di iniziare a domandarsi quali sarebbero per la community linuxara i mezzi piu’ adatti ed efficienti per cominciare ad avere un ruolo di rilievo nella societa’ tecnologica contemporanea.

Domanda che gia’ mi sono posto da tempo, e per cui intravedo la risposta di un potenziale successo di massa della cultura del software libero in un semplice e a dir poco banale gesto: l’applicazione pratica della cultura stessa.

Ad oggi la “condivisione” e la “partecipazione” mille volte indicati come pilastri portanti del movimento non hanno alcun riscontro pratico. Solo chi ha competenze tecniche approfondite ha la possibilita’ di addentrarsi all’interno del codice sorgente per dare un suo contributo in forma di patch o bug report sensato, ma molti di questi non adoperano tale dono per il bene comune ma anzi preferiscono per pigrizia o alterigia coltivare il proprio orticello mettendo artigianalmente insieme, nel migliore dei casi, il poco software di cui abbisognano. Gli altri, i simpatizzanti o magari anche i tecnici con limitata cognizione programmatoria, sono confinati ai margini del cuore pulsante della community, del nucleo operativo dove le idee si condensano in istruzioni macchina, e non possono far altro che attendere a braccia conserti l’introduzione di una funzionalita’ a loro cara o il miglioramento dell’offerta a codice aperto in un dato settore operativo. E pure per le attivita’ di promozione e sensibilizzazione, per cui non sono necessarie capacita’ specifiche ma solo un po’ di generica buona volonta’ e cui dunque tutti possono contribuire in egual misura, sono tra loro isolate dalle distanze geografiche e “politiche” dei loro attuatori, e ciascuno inventa, reinventa, modella e scolpisce quanto gia’ fatto cento altre volte in luoghi e tempi diversi, incappando negli stessi errori e portando a conclusione solo una frazione degli obiettivi prefissi.

Beffardo e’ il destino che vede iniziative collaterali e complementari al freesoftware fiorire proprio in virtu’ di una reale applicazione dei termini “condivisione” e “partecipazione”: Wikipedia e’ ai fatti la piu’ grande enciclopedia mai scritta dall’Uomo, e la comunita’ Creative Commons sebbene ancora una nicchia riporta quotidianamente successi in termini di diffusione ed adozione a qualunque livello sia amatoriale che professionale.

Esiste un modo per sbloccare ed investire il capitale umano oggi in attesa di aver assegnato un ruolo all’interno del gigantico ingranaggio sociale e meritocratico della community? Si puo’ dar qualcosa da fare a chi non aspetta altro che avere qualcosa da fare? E, meglio ancora: e’ possibile sfruttare la potente tecnologia di cui (spesso inconsapevolmente) disponiamo affinche’ possa darci una mano e colmare i vuoti operativi?

A parer mio, si. Numerosi sono gli spunti che periodicamente mi colgono, che mi appunto nella mia infinita lista di todo, per cui magari conduco qualche sommaria ricerca per valutarne la fattibilita’, ma che per mere questioni di tempo non ho modo di portare a compimento. Qualche progetto viene avviato, ed allo stato attuale almeno un paio sono in fase rispettivamente di progettazione e prima realizzazione, ma poiche’ le mie giornate sono pur sempre di 24 ore preferisco esporre le mie personali intuizioni (o stramberie, che dir si voglia) con altri membri della comunita’ nella speranza di stimolare gli occasionali lettori e con l’invito di prenderne a piene mani laddove si individuasse un suggerimento ed una osservazione pertinente.

Un paio di affezionati lettori mi hanno gia’ in passato segnalato l’eccessiva prolissita’ dei miei contenuti, e poiche’ questo stesso brano e’ stato iniziato con l’intento di essere un unico blocco ma pur non essendo manco ad un decimo aveva assunto la lunghezza di un libro della Torah ho deciso di presentare nel dettaglio le varie proposte a puntate, una alla volta, si da non appesantire troppo la lettura e nel frattempo avere piu’ spazio per dilungarmi in motivazioni delle varie scelte e considerazioni mirate. Spero che questa decisione sia apprezzata e si consideri lo sforzo che faccio nell’arginare la mia malsana indole letteraria…

Inizio subito la carrellata con un proposito che non ha assolutamente niente di nuovo ed anzi viene gia’ diffusamente adottato con successo in altri contesti, e ben si adatta ad inaugurare una serie di contributi dedicati all’apertura delle menti: la formalizzazione della raccolta di idee, di cui ottimi esempi si trovano sui Brainstorm di Ubuntu ed di KDE.

Al di la’ di questo e dei prossimi post che verranno qui esposti numerose sono le occasioni in cui condivido col mondo spunti raccolti nel tempo di cui mi rendo conto della mia impossibilita’ pratica nella realizzazione, per lo piu’ si tratta di lacune nel parco software superficialmente riportate sul mio blog tecnico o nell’apposita sezione di BarberaWare. E non dubito ci siano innumerevoli casi analoghi al mio. Ma chiaramente seminare concetti e illuminazioni nella vasta blogosfera nella speranza che vengano raccolti e curati da qualcuno e’ atto di infinito ed infondato ottimismo: di buone idee degne di approfondimento e’ gia’ pieno il web, senza ulteriori apporti da parte di qualche anonimo e sgrammaticato dispensatore di saggezza.

D’altro canto, e’ vero che le migliori intuizioni nascono per mezzo dell’ispirazione, e l’ispirazione sorge accumulando (magari subconsciamente) intuizioni altrui ed assemblandole fino ad ottenerne un prodotto intellettuale finito da cui cavare una implementazione. La stragrande maggioranza dei prossimi post appartenenti a questo filone trattano di usi ed abusi di applicativi esistenti ed esperienze passate, e la legge termodinamica insegna che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Senza contare la quantita’ di giovani promesse gia’ recentemente menzionate, che rifuggono il circolo dei grandi vecchi della community e si palesano solo laddove gli viene lasciata ampia liberta’ di parola e dignita’ di uguaglianza: non l’ho detto prima, ma l’idea del blog del Linux Day Torino, rivelatosi una delle armi vincenti dell’organizzazione di una altrimenti sgangherata manifestazione, e’ emersa proprio da quello che all’epoca era l’ultimo arrivato, il ragazzotto piu’ ingenuo e piu’ cocciuto della combriccola, che con somma rassegnazione e’ stato assecondato dal veterano di turno (me, per la cronaca) producendo i piu’ inaspettati risultati. Se a tutto cio’ sommiamo ancora il potenziale feedback che puo’ arrivare dalla societa’ civile, coloro che partecipano alla vita comunitaria da spettatori e sono molto piu’ vicini all’ideale ed alle esigenze popolari, il cerchio sulle possibili fonti che sarebbe bene far rientrare all’interno del bacino comunicativo si chiude.

Il software per instaurare un “Brainstorm della Community” esiste gia’, servirebbero solo un garante che ne ospiti una istanza riconosciuta come “ufficiale” (per non disperdere la raccolta, altrimenti lo sforzo di centralizzazione e’ assolutamente inutile) e la partecipazione di coloro realmente intenzionati a compiere qualcosa di costruttivo. Il primo requisito credo potrebbe essere soddisfatto da Italian Linux Society, associazione non sempre amata dai LUG ma che almeno dispone gia’ oggi dell’autorita’ richiesta per ricoprire il ruolo. Il secondo requisito non e’ facilmente risolvibile, per il fatto che gli individui insieme virtuosi e capaci sono relativamente rari e spesso nascosti in mezzo alla folla di rumorosi saltimbanchi, difficili da isolare e mettere a frutto, ma non dubito che spunterebbero spontaneamente qualora avessero possibilita’ di esprimersi ed agire cosi’ come preteso dalla propria indole.

Per oggi ho detto la mia, per apprezzamenti ed insulti i commenti del blog sono aperti.

Stay tuned.

LinuxDay: un Case Study

8 ottobre 2009

Come un po’ tutta la blogosfera linuxara italica riporta, a breve si svolgera’ l’edizione 2009 del Linux Day. L’unica e la sola manifestazione linuxofila che nel corso dell’anno ha un minimo di risonanza mediatica, ed in cui si concentrano la stragrande maggioranza degli sforzi dell’intera community.

Questo post non viene scritto con il solo intento di invitare alla partecipazione, sia in veste di collaboratori attivi che di pubblico visitatore, ma per esprimere qualche considerazione e magari pretenziosamente avanzare qualche suggerimento ai numerosi enti organizzatori sparpagliati in tutto il territorio nazionale. Forse oggi, a 16 giorni dall’evento (che, per chi non lo sapesse, e’ previsto per il 24 ottobre), e’ tardi per applicare una buona parte dei consigli e delle dritte qui sotto elencate, ma chissa’ che non siano di giovamento per qualcuno sia per questa che per la prossima edizione.

Nelle ultime settimane il Linux Day l’ho visto da fuori. Per scelta non ho partecipato direttamente alla messa in opera di nessuna manifestazione specifica, ma ho parzialmente seguito il cantiere torinese (di cui parlero’ diffusamente dopo) ed essendomi preso l’incarico di supervisionare i siti web dei diversi LUG partecipanti ho avuto modo di acquisire una visione di insieme superficiale ma abbastanza completa e di scambiare quattro chiacchere con personaggi di ogni regione.

Certamente siamo ancora ben lungi dallo sfruttare pure solo una frazione del potenziale a disposizione. In tutta Italia si organizzano un centinaio di appuntamenti, dalle grandi citta’ ai paeselli di provincia, eppure il numero di persone realmente attive e’ limitatissimo, e quel poco che viene prodotto (materiali grafici e per le relazioni, nozioni su come risolvere determinati task che da ciascuno vengono ripetuti…) non e’ minimamente condiviso o partizionato. Nel corso della mia “ronda” online sono incappato in piu’ di un gruppo il cui sito era fermo al Linux Day 2008, sebbene in diversi casi essi avessero gia’ provveduto ad una buona parte dell’organizzazione di quest’anno: per non avere il tempo di editare una pagina in un wiki, da cui tra l’altro probabilmente dipende una parte maggioritaria della partecipazione di pubblico all’evento, vuol dire che le risorse umane a disposizione sono davvero molto, troppo modeste.

Come dicevo sopra, quest’anno ho avuto modo di tenere sotto osservazione la manifestazione organizzata a Torino: un po’ perche’ e’ la citta’ in cui vivo, un po’ perche’ ho direttamente preso parte alle manovre nei precedenti due anni e volente o nolente capita talvolta che mi venga chiesta qualche indicazione sui compiti che avevo svolto personalmente e che ora sono passati in mano a qualcun’altro. Forse non sono del tutto imparziale nel dichiarare che, almeno nel 2008 – ma non dubito che il risultato sara’ bissato nel 2009 -, quello della capitale sabauda e’ stato il migliore evento della nazione, ma a sostegno di tale affermazione ci sono i dati raccolti da ILS (qui si trovano in versione anonima ma alla ConfSL di Bologna sono state mostrate delle slides con le situazioni citta’ per citta’, se qualcuno sa dove recuperarle lasci un commento) da cui emerge l’immenso distacco in termini quantitativi di volontari coinvolti e pubblico di passaggio.

Come e’ stato raggiunto questo traguardo? Molto semplice: eliminando i LUG.

La situazione comunitaria di Torino e’ da anni abbastanza instabile e critica, con un LUG ufficiale ed uno ufficioso (ad oggi dato per disperso) in perenne contrasto tra loro ed un numero di gruppetti piu’ piccoli che operano in completa autonomia (ed indifferenza). I due gruppi maggiori hanno sempre realizzato il proprio Linux Day distintamente ed indipendentemente, e solitamente sempre con molta calma ed assolutamente poca convinzione. Ma nel 2007, a seguito di una esplosione di entusiasmo da parte dei “nuovi” ed un evidente contrasto dei “vecchi” all’interno del LUG ufficioso (all’epoca, il piu’ popolare e dunque il piu’ atto a raccogliere individui giovani e ribelli) e dell’ovvio flame che ne e’ conseguito, ci si e’ risolti nello scindere l’organizzazione della manifestazione in un gruppo separato, volutamente senza nome e senza bandiera, che potesse raccogliere solo ed esclusivamente coloro che davvero avevano interesse e voglia di darsi da fare per realizzare il miglior evento possibile. Nessun logo, nessuna associazione, nessun vessillo: solo una mailing list tenuta aperta nei pochi mesi dell’anno strettamente necessari alla pianificazione, alla preparazione ed al coordinamento interno, atta ad ospitare elementi di ogni eta’ e di ogni esperienza purche’ volenterosi di sporcarsi le mani col lavoro sporco, condotta con criterio democratico e meritocratico.

Con un po’ di buona volonta’ ed un po’ di fortuna e’ venuto tutto il resto.

Innegabile e’ il ruolo giocato dal blog aperto pochi giorni dopo la mailing list, con cui sono state comunicate verso l’esterno in modo chiaro tutte le decisioni prese man mano dal gruppo vero e proprio permettendo di tenere costante il flusso di informazione verso il potenziale pubblico, creare un certo hype per l’evento ed interessare una buona quantita’ di altri aspiranti volontari a prendere parte all’opera. Il blog ha richiesto un impegno abbastanza limitato in termini di tempo (sebbene gli updates venissero pubblicati a distanza di pochi giorni, apposta per trasmettere l’idea di vitalita’ e, diciamocelo, forzare Google ad assegnare un rank decente), ma i benefici sono stati impagabili ed ampiamente ricompensati.

I volontari occasionali, reperiti sia tramite il canale sopra citato che per amicizie e conoscenze, hanno rappresentato e tuttora rappresentano una risorsa fondamentale per il Linux Day Torino. Solitamente i LUG veri e propri, con la loro struttura burocratica e le loro complicazioni, tendono ad allontanare l’immensa quantita’ di ragazzi simpatizzanti per il software libero che ogni tanto – ed in particolare in occasione dell’evento di ottobre – sarebbero ben lieti di venire ad installare Linux sul PC di qualche visitatore. Forse e’ il timore reverenziale nei confronti delle associazioni dotate di membri tesserati, presidenti e segretari, o forse e’ la scarsa volonta’ di farsi incastrare nella messa in opera di corsi o LIP o altre attivita’ “minori” e di scarso interesse mediatico che durante l’anno queste entita’ mettono in calendario, o forse e’ il rifiuto di loghi e bandiere e riconoscimenti che accompagnano un po’ tutti i gruppi ufficiali e snaturano l’impegno del singolo: sta di fatto che a decine si contano gli individui che da un giorno all’altro son spontaneamente piombati sulla mailing list chiedendo cosa potevano fare per essere di aiuto.

Per quanto riguarda la location bisogna dire che siamo stati abbastanza fortunati: per tramite dell’associazione Prometeo (disclosure: di cui sono membro) abbiamo ottenuto un immenso spazio comunale, in pratica una vecchia cascina rimessa a nuovo con numerose stanzette (per i talks) ed un salone centrale (per il LIP). Il tutto gratuitamente. Certamente opportunita’ di questo genere non si presentano tutti i giorni, ma sono abbastanza certo che le varie municipalita’ sparse sul territorio nazionale dispongano di altrettanti locali poco sfruttati e che, con un po’ di moine ed una strizzatina d’occhi, potrebbero lasciarli a disposizione di un pugno di ragazzotti che giocano coi computer una volta all’anno. E qualora lo Stato dimostrasse resistenza a tali concessioni, ci si puo’ sempre rivolgere ai privati: nel corso delle peregrinazioni a spasso per Torino a caccia di spazi adatti all’Open Gamers Tour della Torino Linux Task Force mi sono personalmente imbattuto in una gran quantita’ di gigantiche birrerie condotte da spigliati giovani ben contenti di ospitare loro coetanei intenti a spararsi missilate virtuali, e sono sufficientemente convinto che tra tutti coloro con cui ho parlato almeno un paio avrebbero acconsentito ad una apertura straordinaria del sabato pomeriggio per accogliere i turisti del freesoftware e, perche’ no, farsi un poco di pubblicita’. Le occasioni non mancano, mai, in quanto se mancano si creano.

Ci sono gli addetti ai lavori e c’e’ lo spazio. Manca il pubblico, che forse e’ la componente piu’ importante. In linea di massima il Linux Day si e’ ritagliato uno spazio sulla stampa e molti sono consci dell’esistenza di questa manifestazione, ed il sito centralizzato condotto da Italian Linux Society aiuta molti a trovare la realizzazione piu’ vicina a casa propria. Ma questo non basta, ed occorre arrangiarsi per conto proprio.

Anche sul versante della promozione qui sotto la Mole abbiamo avuto un discreto colpo di fortuna, coinvolgendo quasi per coincidenza una grafica professionista che ha disegnato volantini e sito. Il bell’aspetto del materiale pubblicitario ha certamente contribuito a svecchiare l’idea di Linux presso la massa e ad attirare qualche occhio, e dunque qualche curioso, e va dunque preso in considerazione quando si traccia il proprio piano di “marketing”. Pure in questo caso: non tutti hanno un professionista a portata di mano cui far disegnare un volantino, bene e sinanco gratis, eppure persone capaci di far qualcosa di meglio che non un foglio bianco con qualche scritta ce ne sono e solitamente non si rammaricano troppo di dare una mano se opportunamente approcciate. Qui si ritorna a quanto detto sopra in merito alle risorse umane raccattate all’ultimo momento: la risposta ai quesiti operativi raramente, o anzi quasi mai, si trova all’interno del LUG o del solito gruppetto di tecnici, ma fuori abbonda di personaggi ben intenzionati da cui trarre qualcosa di buono. Da qualche tempo accarezzo l’idea di coinvolgere massivamente qualche studente dello IED Torino, provando a pescare li’ simpatizzanti di Linux che possano convettere la loro abilita’ con l’arte visiva in qualcosa di utile alla community, da poi condividere eventualmente con altri gruppi in giro per l’Italia e massimizzare il profitto in uno dei settori – quello appunto della promozione – in assoluto piu’ critici e complessi da sistemare.

Una volta fatta disegnare la locandina ad una persona competente, di certo non la si puo’ stampare in bianco e nero con la stampante laser di casa o dell’ufficio. Urge ricorrere alla tipografia. Che di certo non si puo’ pagare con la gloria o con un sincero grazie. C’e’ bisogno di palanche. Uno sponsor e’ assai difficile da trovare, soprattutto se non si dimostra di provvedere ad un evento importante in termini di visibilita’ che possa compensare la spesa pecuniaria con un ritorno di immagine, ma la visibilita’ si ottiene con la pubblicita’ e dunque il circolo vizioso si chiude in modo negativo. Ma qui a Torino e’ stata adottata una pratica quantomeno curiosa: lo sponsor c’e’ bene o male sempre stato (Redomino) anche se i quattrini non mancano ed anzi vengono “scialaquati” in donazioni. Come fanno a non mancare i quattrini? Semplicissimo: si vendono magliette. Lo scorso anno sono state acquistate 100 t-shirt a 6 euri l’una e son state rivendute a 10 euri. La differenza tra lordo e netto sono 400 euri. Cifra ben al di sopra di quanto richiesto per la stampa di 10000 volantini e qualche locandina formato A3 (fatti fare per meno di 300 euri, ma sicuramente si potrebbe risparmiare molto cercando meglio il fornitore). Come detto lo sponsor si e’ preso carico di tale spesa in cambio del loghetto di pubblicita’, e quei soldi son stati ripartiti su quattro progetti open con buona pace di tutti.

Come si puo’ vedere, quanto necessario per metter su un buon evento e’ alla portata di chiunque e richiede solo un pizzico di creativita’ ed una dose di impegno di poco superiore rispetto a quanto solitamente dispiegata. Il segreto sta nell’avere la volonta’ di iniziare a muovere il primo passo, saper prendere decisioni per il bene dell’organizzazione e della missione che implicitamente si accetta nel momento in cui si dichiara di voler tenere il Linux Day entro la propria giurisdizione.

Ed un po’ di coordinamento a livello nazionale non guasterebbe. In questi giorni sulla mailing list LUG di ILS si stanno muovendo propositi per una migliore comunicazione ed una piu’ ampia reciproca collaborazione per la manifestazione 2010 (che segna anche il decimo anniversario dell’iniziativa, per la prima svoltasi nell’anno 2000), ma e’ da notare che un simile fermento e’ da sempre sintomatico della galvanizzazione indotta dall’approssimarsi della data tanto attesa e da sempre si spegne in una eco lontana una settimana dopo il completamente dell’impresa (spesso in mezzo ai flames in cui gruppi geograficamente lontani si accusano di questa o quest’altra violazione delle linee guida che tutti sono tenuti a seguire).

Il tempo dei “si, vedremo” e dei “magari il prossimo anno” deve finire. Ed in fretta. I margini di crescita e miglioramente sono spropositati.

Abbiamo la tecnologia. Abbiamo gli argomenti. Abbiamo i numeri. Avremo la Nazione.