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Stallmán Akbar

19 luglio 2017

Su questo mio blog ho spesso usato terminologia che accosta la frangia estremista del movimento freesoftware a quella che noi occidentali chiamiamo sommariamente “guerra santa islamica”. Ed ultimamente mi sono trovato ad usare tale parallelo ancora più frequentemente in mail private scambiate coi colleghi softwareliberisti o nelle infervorate discussioni de visu. “Jihad Stallmaniano”, “GNU/shari’a”, “fatwa”, “fedayyin”: tutti termini che oramai accompagnano buona parte delle mie argomentazioni, o almeno di quelle che toccano le più delicate questioni di politica interna.

Certo si può obiettare sull’esagerazione di questa metafora. Ancor più si possono mettere in discussione il buon gusto o l’appropriatezza, tantopiù in tempi in cui la Guerra Santa, quella vera o sedicente vera, miete centinaia di vittime. Ma a mia parziale discolpa devo dire che non sono l’unico ad adoperare codesta figura retorica. Un altro è il co-fondatore di Free Software Foundation, braccio destro e consulente di Richard Stallman, autore della GPLv3, massimo esperto degli aspetti legali del software libero: Eben Moglen.

Nell’ottobre 2016, nel corso di una conferenza, parlando delle difficoltà riscontrate nella divulgazione del software libero, Moglen non si è fatto molti scrupoli nel dire

But some of my angry friends, dear friends, friends I really care for, have come to the conclusion that they’re on a jihad for free software

Qua la trascrizione completa dell’intervento, con altri riferimenti a contorno. Il fatto che una persona così rilevante all’interno del movimento, anzi una delle persone che il movimento lo hanno costruito da zero, abbia usato questa specifica parola è assai indicativo del punto cui siamo giunti. E del punto che bisogna evitare di oltrepassare.

Un altro passaggio interessante della trascizione di cui sopra è “the problem […] is that jihad does not scale”. Che è assolutamente vero, ancor più quando l’astio e l’odio (o, più semplicemente, l’assoluta ed indiscutibile certezza di avere ragione che accompagna ogni guerra santa) sono talmente grandi e smisurati che vengono rivolti non solo ai danni degli ipotetici avversari ma anche degli alleati rei di non seguire la più rigida ortodossia. Col crescere della diffusione e della popolarità del modello opensource, la cieca ostinazione della falange stallmaniana ha smesso di essere un mero fattore folkloristico interno alla community ma un freno, un ostacolo concreto, una difficoltà in più da superare oltre alle tante che già esistono. Perché prospera nell’ignoranza (storica e tecnica) e nella paura, distoglie l’attenzione dai veri problemi e dalle vere soluzioni, istiga alla reciproca intolleranza.

Il Jihad Stallmaniano va arginato e contenuto. Prima che un folle faccia saltare in aria i server di Debian al grido di “Stallmán Akbar”.