Posts Tagged ‘donazioni’

Uno Per Cento

23 dicembre 2017

All’inizio dell’anno ho pubblicato su Linux.it un appello rivolto ai tanti che, in modo più o meno diretto e più o meno consapevole, lavorano con strumenti e piattaforme libere e opensource, affinché destinassero una piccola parte del proprio fatturato (idealmente l’1%, da cui il nome dell’appello stesso) al sostegno di quegli stessi strumenti. Non per filantropia o generosità, ma per esclusivo interesse personale, bieco opportunismo e spietata avidità: fintantoché tali strumenti – gratuiti, eppure spesso assai più sofisticati e malleabili delle controparti commerciali – esistono e vengono sviluppati, si può continuare a sfruttarli con ampi margini di profitto.

Non so quanto tale appello sia stato colto e recepito, ma so che il suddetto appello si rivolge anche a me – libero professionista di cui pressoché tutti i guadagni derivano dall’utilizzo di componenti opensource – dunque, giunta la fine dell’anno ed emesse le ultime fatture, è giunta anche l’ora di versare il mio obolo.

 

Laravel (86 dollari) – il framework PHP Laravel è in assoluto il mio principale strumento di lavoro. Con esso produco facilmente e rapidamente applicazioni web, e più recentemente mi è capitato di tenere corsi (ovviamente retribuiti). Non esiste un canale per donare a questo progetto, essendo verosimilmente sostenuto da entità commerciali ben più facoltose di me, ma sentendomi in dovere di contribuire a questo ecosistema ho pagato una sottoscrizione annuale a Laracast, portale di video tutorial e supporto; dubito che ne fruirò mai, ma chissà che in qualche modo non torni a sua volta utile. Nota fiscale: il servizio eroga una fattura che può essere personalizzata coi propri parametri amministrativi, e dunque data al commercialista per farla figurare come spesa.

jQuery (50 dollari) – alla faccia di tutti i vari ed astrusi framework Javascript esistenti io rimango fedele al buon vecchio jQuery. Che ha molteplici difetti, ma il grosso pregio di essere facile ed immediato. L’ideale per implementare velocemente piccole interazioni ed animazioni che fanno contento il cliente pagante. L’entità che sostiene jQuery è la Javascript Foundation, che principalmente fa divulgazione e promozione per una serie di componenti (non solo jQuery).

Debian (50 dollari)Debian è e resta la mia distribuzione Linux di preferenza, tanto sul PC con cui lavoro che sui server su cui hosto le mie applicazioni. Da svariati anni non mi capitano più grattacapi a seguito di un upgrade, e posso dunque permettermi di mantenere le macchine sempre aggiornate – e dunque sicure – senza perdere troppo tempo. Per le donazioni si può far riferimento a questa pagina, io ho scelto il metodo semplice (Software in the Public Interest) ma penso che appoggiandosi alle entità tedesche o francesi si può ottenere una ricevuta detraibile dalle tasse.

Gnome (25 euro) – non un vero e proprio strumento di lavoro, ma comunque l’ambiente che mi permette di organizzare tutto il resto. E gestire comodamente le tante applicazioni tra cui mi trovo a saltare durante le mie giornate produttive. Qui la pagina per le donazioni.

Thunderbird (25 euro) – volenti o nolenti, mandare e ricevere mail è parte integrante del mio mestiere. E Thunderbird, pur coi suoi problemi, resta una delle poche soluzioni valide per gestire molteplici accounts di posta e ripescare rapidamente messaggi ed allegati mandati alla rinfusa dai clienti pasticcioni. Qui la pagina per le donazioni.

LibreOffice (25 euro) – ci faccio le fatture, i preventivi, le slide per i corsi: nonostante la mia principale occupazione sia quella di programmatore, qualche documento capita sempre di doverlo produrre. Qui la pagina per le donazioni.

Inkscape (10 dollari) – una piccola eccezione in questa lista: Inkscape non l’ho mai usato per lavoro, bensì per i piccoli task grafici che accompagnano le attività di volontariato (banners, loghi, pagine web…). Motivo percui ricade in una categoria inferiore di donazione, ma comunque anche questi pochi soldi se li merita. Qui la pagina per le donazioni.

Agent (10 euro)Agent è un modulo Laravel per distinguere, server-side, i client desktop, mobile e tablet, ed essere dunque in grado di fornire il template giusto. Utilizzato con profitto in un grosso lavoro.

Laravel Gettext (10 dollari)Laravel-Gettext è un altro modulo Laravel, utile per bypassare il formato nativo usato per le traduzioni (poco compatibile col resto del mondo) ed adoperare al suo posto il formato Gettext (ben più fruibile ed integrabile). Una nota a margine: di moduli Laravel ne uso in gran quantità, e a tutti avrei voluto fare una piccola donazione, ma reperire informazioni a tal proposito è talvolta complicato; per questo, nella fattispecie, sono dovuto andare ad esplorare il profilo GitHub dell’autore, dunque il suo sito personale, ed arrivare dunque ad un link Paypal.

 

Grazie a tutti coloro che producono e distribuiscono software libero e open. In virtù del loro contributo posso permettermi di svolgere lavori molto più grandi di quel che da solo potrei mai permettermi, fatturarli, e tenere per me tutto il profitto. Ridistribuire solo l’1% è, oggettivamente, un affarone.

In chiusura segnalo che ho creato il mio profilo Patreon, piattaforma che permette di erogare donazioni periodiche nel tempo. Principalmente per sostenere il progetto GASdotto, attualmente la mia maggiore opera non commissionata e non retribuita da nessun cliente specifico, benché nei report mensili riporti anche altre attività di sviluppo opensource che mi trovo a condurre (vuoi per esigenze personali – e verosimilmente condivise con altri – o vuoi come spin-off di lavori propriamente detti).

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Gratuito a Tutti i Costi

23 luglio 2015

Come tutti ben sappiamo, purtroppo, negli anni si è ampiamente diffuso il binomio “software libero = gratis”. Al punto che questo suo attributo (che il più delle volte è un effetto collaterale del modello di sviluppo opensource) è spesso considerato come quello principale e caratterizzante della categoria. Le scuole dovrebbero adottare il software libero per risparmiare, le pubbliche amministrazioni dovrebbero adottare il software libero per risparmiare, in azienda si dovrebbe adottare il software libero per risparmiare…

Da una parte, tale distorto punto di vista genera aberrazioni del tipo “Io sono favorevole all’opensource, infatti ho installato Winzoz crakkato così non ho dato i soldi a Micro$oft!”. Dall’altro, nel momento in cui pressoché tutti i grossi produttori di software proprietario regalano le proprie applicazioni onde potersi garantire una ampia base di utenti e guadagnare poi su altri fronti (l’hardware, la pubblicità, i contenuti e quant’altro), viene a mancare il motivo per cui scegliere il software libero: se è tutto gratis, tanto vale aderire alla soluzione più popolare, col nome più trendy, o meglio integrata con altri servizi.

Forse sarebbe opportuno provare a sopperire a questo luogo comune del software libero “gratuito a tutti i costi”, per dare maggiore risalto alle sue effettive proprietà, ed optare per una strategia di comunicazione anti-ciclica. Mentre tutti regalano (o almeno fingono di regalare, ma il risultato percepito è lo stesso…), si dovrebbe porre l’attenzione sul fatto che il software libero – in qualità di software, e dunque prodotto ingegneristico per la cui produzione sono necessarie risorse – abbisogna di supporto, certamente di carattere tecnico (patch, traduzioni e documentazione sono sempre molto gradite) ma anche e soprattutto di carattere economico.

Un approccio in tal senso è quello di natura imprenditoriale e commerciale. Scegliere soluzioni libere, e basate su software libero, azzera il rischio di lock-in, aumenta l’interoperabilità, e… riduce i costi, non prevedendo spese fisse di licenza; optando per l’adozione di una soluzione libera l’impresa di turno gode di tutti questi vantaggi ed i soldi che investe per acquisirli finiscono interamente nelle mani del suo fornitore anziché essere in buona parte dirottati ad una multinazionale straniera (che paga le tasse in Irlanda). Correttissimo ed incontestabile, ma, diciamolo, questo discorso è maggiormente incentrato sul giusto riconoscimento pecuniario del lavoro svolto che non sulle qualità proprie del software libero, ed anzi parte dallo stesso presupposto (errato) percui il software libero cresce sugli alberi; il messaggio di fondo è “il prodotto è gratuito, ma io che te lo installo, configuro, personalizzo e mantengo vado pagato”. Siamo tornati al punto daccapo.

Un altro approccio è quello “etico”, di responsabilizzazione nei confronti degli utenti. Chi implementa e rilascia software con una licenza libera non intende abusare della sua posizione obbligando a pagare ciclicamente delle licenze che non aggiungono nessun valore al prodotto, ma ha comunque le bollette da pagare ed i figli da mantenere: dai un tuo contributo, per mezzo di una donazione libera, in modo che essi possano continuare a svolgere la loro opera e tu a trarne beneficio. Questa modalità di coinvolgimento è sempre esistita, da che mondo è mondo numerosi progetti di sviluppo opensource espongono un tasto “Donate” sul proprio sito web, ma è emersa in modo preponderante negli ultimi anni con la diffusione del concetto di “crowdfunding” e la proliferazione di campagne di raccolte fondi mirate, a volte riuscite ed altre meno: MediaGoblin, Geary, Builder e Roundcube sono forse quelle che hanno destato maggiori attenzioni, ma certo non sono le uniche; tra le tante annovero anche la recente iniziativa di Italian Linux Society, che su donazioni.linux.it ha già condotto una raccolta di inaspettato successo ed altre analoghe ne lancerà nei prossimi mesi.

Tale pratica, oltre ovviamente ad essere utile nel raccimolare i soldi necessari a garantire l’esistenza del progetto per un certo periodo di tempo, ha il gradevole effetto di suggerire al pubblico – anche quello che ai fatti non partecipa con una donazione – l’implicita necessità di sostegno economico, il fatto che il software sarà pure gratuito ma se nessuno lo supporta finisce con lo sparire (a discapito di tutti), e che forse è meglio donare spontaneamente adesso 10 euro una tantum che pagare dopo 100 euro fissi all’anno.

Constatato il summenzionato, inatteso successo della prima esperienza di donazioni.linux.it, non escludo di inventarmi nei prossimi mesi qualcosa di ancor più strutturato che vada in questa direzione…