I Nodi nel Pettine

24 febbraio 2020

Anche nel 2020, il mio tradizionale report sull’esperienza al FOSDEM di Bruxelles. Per il decimo anno. Questo genere di cose mi ricordano che sto invecchiando. E mentre io invecchio, il mondo cambia.

Il FOSDEM – giunto quest’anno al suo ventesimo anniversario – è sempre stato una conferenza notoriamente di taglio prettamente tecnico. L’acronimo “Free Open Source Developers European Meeting” suggerisce una vocazione rivolta alla programmazione, e negli anni – con la crescita del cosiddetto “cloud” – sono altrettanto cresciuti i contenuti rivolti ai sistemisti. Unica eccezione per lungo tempo è stata la devroom dedicata agli aspetti legali delle licenze open source, che storicamente hanno un ampio seguito tra avvocati, giuristi ed altri soggetti diversamente tecnici ma pur sempre con il pallino per i “codici”.

Per l’edizione 2016 proposi – con la complicità di FSFE – uno stand informativo e divulgativo dedicato alle realtà associative europee di promozione e sostegno al software libero. Una proposta a quel tempo così anomala rispetto all’approccio classico della conferenza che fu cassata, benché l’esperienza sia poi sfociata nel “pre-FOSDEM meeting” organizzato (almeno fino allo scorso anno) appunto da FSFE il venerdi precedente al FOSDEM per far almeno incontrare tra loro le suddette associazioni nazionali operative in Europa. A fasi alterne, poi, è occasionalmente stata allocata una devroom per il tema “Community”, ovvero alle dinamiche squisitamente umane che soggiaciono alla produzione, promozione ed adozione del software libero, e solo dal 2017 questa è diventata una presenza fissa nel programma della manifestazione.

Nell’edizione 2020, qualcosa è cambiato. Non solo è stata allestita la suddetta devroom Community, ma ci sono state anche non una ma ben due main tracks a tema non tecnico (Freedom e Community and Ethics) e, ancora, buona parte della devroom Legal è stata dedicata ad aspetti etici e sociali (peraltro, con talk molto ben congeniati in forma di dibattito con interpreti dei diversi risvolti di ogni argomento toccato). Una vera e propria svolta umanistica all’interno della conferenza più tecnica che ci sia.

Le ragioni di questa inedita attenzione agli aspetti meno tecnici e più politici in quel di Bruxelles vanno probabilmente cercate in prima istanza nell’oramai famigerato caso di MongoDB vs Amazon, che ha animato una discussione estremamente accesa – né del resto ancora spenta – nel mondo open source in merito ai fondamenti stessi della disciplina. L’evento in sé è occorso a fine 2018, quando già i programmi per il FOSDEM 2019 erano in gran parte fatti, ma le ripercussioni della vicenda sono tali da avere uno strascico nel 2020. A questo aggiungiamo una diffusa presa di coscienza in merito al legame indissolubile tra software e dati (esacerbato dalla propagazione dell’uso del machine learning, che pur essendo implementato spesso con software a sorgente aperta viene alimentato da grosse moli di informazioni ai fatti accessibili solo dai grandi colossi del web), il nodo ancora insoluto della sostenibilità economica dell’open source (tema ricorrente al FOSDEM fin dal 2018), un crescente interesse sugli utilizzi etici e meno etici del software libero, ed il gioco è fatto.

Certamente è un bene che nel dibattito collettivo inizi ad emergere la consapevolezza nei confronti di domande che negli ultimi anni hanno trovato ampio riscontro all’interno della community. E che i nodi inizino a venire al pettine. Preoccupa semmai il fatto che ancora non ci siano delle risposte convincenti, che non esista una leadership consolidata in grado di sostenere e dare altrettanto riscontro a tali eventuali risposte, e che tale vuoto dialettico lasci spazio a posizioni reazionarie che – se lasciate propagare senza controllo – vanno a minare le fondamenta stesse del Movimento Freesoftware.

Non ho seguito tutti i talk che trattavano i suddetti argomenti “caldi”, dunque non so fino a che punto ci si è limitati a prendere atto delle questioni in essere e fino a dove ci si è spinti nel fornire delle argomentazioni, ma spero di riuscire a recuperarne almeno una parte grazie alle registrazioni audio/video fornite sul sito del FOSDEM.

Oltre a questo, nel corso della manifestazione ho avuto modo di chiaccherare profusamente con diversi vecchi e nuovi amici, soprattutto in merito al prossimo MERGE-it previsto per inizio aprile 2020. E di bere un sacco di birra belga, ma questa è un’altra storia.

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