Crisi Permanente

14 ottobre 2019

Da troppo tempo non aggiorno codesto mio blog, ma da ancor più tempo non mi capita di leggere un altro post di commento a riguardo dello stato della community italiana pro-linuxara meritevole di replica e risposta. Colgo l’assist offerto da Enrico Alletto su questo post (e veicolato con questo tweet) per sviscerare qualche considerazione macroscopica legata al Linux Day (che è il topic iniziale della discussione) ma non solo, e riprendo punto per punto le sue elucubrazioni. Consiglio, per chi già non lo ha fatto, di leggere il suo brano prima di procedere qui.

Cos’è il Linux Day

Al di là delle definizioni formali, il Linux Day è sostanzialmente due cose.

La prima: è l’unico momento dell’anno – salvo occasionali ed impredicibili eccezioni – in cui Linux ed il software libero vengono citati dai media ed ottengono una esposizione più alta del (comunque scarso) solito. Ben lo vedo dai dati sul traffico che approda su linux.it, e questo è un fatto.

La seconda: è il motivo percui una buona maggioranza di Linux Users Groups italiani esiste. Per molti è l’unico sprone e pretesto dell’anno per svolgere una qualche attività divulgativa, per altri è il momento di massimo contatto con il pubblico e con nuovi volontari da coinvolgere nel resto dell’anno. Premesso che l’intero apparato della community di promozione, assistenza e sostegno al software libero in Italia è in crisi, il Linux Day ne è da una parte la cartina di tornasole e dall’altro il pilastro che permette di evitarne il completo collasso.

Il tema dell’edizione 2019

Non tutti sanno che il tema annuale del Linux Day è oggetto di confronto ed approvazione sull’apposita mailing list destinata agli organizzatori. Che pochi conoscono, ed ancor meno frequentano. Qua si trova il thread all’interno del quale è stato decretato il tema 2019.

Quello dell'”intelligenza artificiale” può forse essere considerato un argomento lontano dal presupposto storico del Linux Day – ovvero quello di far conoscere Linux a chi non lo conosce – ma anche qui due considerazioni vanno fatte.

La prima: sono più di 10 anni che ogni edizione del Linux Day viene accompagnata da un tema, ed in questo lasso di tempo tutti quelli scontati (la scuola, l’impresa, la pubblica amministrazione…) sono già stati toccati. Quasi sempre con risultati disastrosi, mancando i contatti con coloro che avrebbero dovuto essere i diretti ìinteressati (quante aziende hanno realmente partecipato al Linux Day dedicato alle aziende?). Ad un certo punto, o ci si inventa qualcosa di diverso – o almeno: ci si inventa un modo diverso di dire sempre le stesse cose – o ci si gioca per intero il proprio già limitato pubblico.

In quanto (e qui veniamo alla seconda considerazione), a dispetto dei presupposti e degli intenti teorici, il pubblico del Linux Day è costituito in massima parte da persone che già conoscono Linux ed il software libero. Esiste una ampia e comprovata incapacità di raggiungere ed interessare il pubblico generico, di convincerlo ad uscire di casa un sabato pomeriggio per andare a sentir parlare di programmi per il computer (!!!), e se vogliamo questo limite sta alla base della suddetta crisi dell’intero apparato. Perché se non c’è pubblico non c’è impatto, se non c’è impatto non c’è motivazione, se non c’è motivazione non c’è partecipazione. D’altro canto sempre più frequentemente si sente la mancanza di canali di comunicazione anche all’interno della comunità stessa, e non tutti sanno sempre quello che davvero c’è da sapere: se non siamo in grado di dirci le cose tra di noi, figuriamoci se siamo in grado di dirle ad altri.

Il Linux Day è in crisi?

Risposta secca: si. Non per suoi problemi strutturali, quanto perché è in crisi la community da cui esso dipende. Mancano gli strumenti, mancano i canali, mancano le persone, mancano le risorse, manca la cognizione.

È così da anni, da ben prima che venisse proposta (e, ahimé, bocciata) la sua riforma radicale presso il MERGE-it di marzo 2018. Anche se si è provato a coinvolgere più attivamente e direttamente le community affini a quella del software libero con un appello nazionale (poi nessuno usava il form pubblicato sul sito, né per dare le proprie disponibilità né per cercare nuove persone da coinvolgere, l’esperimento è cessato dopo un paio d’anni). Anche se dal 2015 esiste una pagina web che fornisce dritte e direttive su come organizzare un evento nella propria città, con l’intento deliberato di estendere la manifestazione oltre il bacino dei moribondi LUG (non so quanti l’abbiano letta, però tutti gli anni arrivano registrazioni anche da altri soggetti non sempre così scontati).

Non tutti hanno ancora preso seriamente atto di questi fatti. Io, dal canto mio, si. E laddove attendo che si radichi più o meno spontaneamente un consenso mirato a riformare l’intera manifestazione secondo canoni più adeguati ai tempi in cui viviamo ed alle risorse a disposizione (o, in alternativa, date le condizioni esistenti, ne attendo l’inevitabile ed ineluttabile fine), esploro altre strade.

Il presupposto da cui personalmente parto è semplice: ad oggi più o meno tutti coloro che potevano essere raggiunti sono stati raggiunti, e dopotutto la community nel suo complesso non sta così tanto male. Giunti a questo punto, è inutile voler a tutti i costi coinvolgere anche la casalinga di Voghera o, peggio, far cambiare idea a chi è indifferente o apertamente ostile. Semmai, giriamoci indietro e rivolgiamoci a chi già conosce e sostiene il software libero e rendiamolo operativo sul campo. Dandogli gli strumenti per organizzare eventi e rivolgersi alle proprie istituzioni (cfr. le Sezioni Locali ILS. Maggiori informazioni verranno pubblicate a breve, sul sito e sulla newsletter, con l’idea di renderle attive dall’inizio del 2020), guidandolo verso la produzione e revisione di software libero (cfr. l’imminente iniziativa “Sicurezza”, prossimamente sugli stessi canali ILS), e sostenendo l’imprenditoria opensource nostrana dirottando su di essa le competenze e le capacità dei nostri giovani prima che espatrino per andare a lavorare per Google o Facebook (l’iniziativa del FOSDEM Extended lanciata all’inizio di quest’anno era in parte orientata a questo, benché sia stata poco colta).

Il problema è solo organizzativo?

Come sviscerato sopra no, esistono problemi di ogni sorta. Di comunicazione, partecipazione, progettazione, leadership, economici e operativi. Anche gli obiettivi non sono comuni.

Francamente non ho colto il commento di Enrico relativo al coinvolgimento di Microsoft nel mondo opensource, men che meno in un post dedicato al Linux Day. Il cambio di rotta di Microsoft non è certo da considerare come una presa di coscienza o un atto di benevolenza, quanto una inevitabile reazione nei confronti di un mercato orientato in una direzione diametralmente opposta rispetto a quella da cui essi hanno sempre tratto i propri profitti (Internet vs Desktop). Windows e Office e Teams e tutto il resto sono e rimangono piattaforme proprietarie basate su standard non aperti e deliberatamente non interoperabili con le altre, e l’interesse nei confronti del kernel Linux è limitato al suo sfruttamento per il loro servizio cloud.

Su Stallman, mi sono già espresso in altra sede e non vedo l’ora di farlo nuovamente in occasione del suo recente defenestramento da FSF.

Qualche risposta alle proposte

Prima proposta: non c’è nessuna intenzione di alterare le Linee Guida del Linux Day. Il vero problema, come detto, è attuarle per davvero.

Seconda proposta: la pagina che fornisce indicazioni su come organizzare il proprio Linux Day esiste già dal 2015. Qualora risultasse incompleta, non chiara o non esaustiva, benvenuti sono i suggerimenti o le pull request sul repository.

Terza proposta: vorrei ricordare che anni fa Stallman ha minacciato (ed in parte tentato, senza successo) la scissione della community italiana proprio perché il Linux Day non si chiamava GNU/Linux Day. Quella forma di integralismo non è mai stata parte del Linux Day, né della Italian Linux-senza-GNU Society. Viceversa, ribadisco che per quanto Microsoft ostenti il suo viscerale amore per l’opensource, io il codice di Windows ancora non l’ho visto; son tutti open col source degli altri…

Quarta proposta: che la comunicazione sia un grosso problema è ben noto, ed ognuno ha la sua attitudine. Che, mediamente, va a toccare una fascia diversa del pubblico. Non esiste una formula universale valida per tutti.

Infine: il recupero dei PC è stato un cavallo di battaglia per molti LUG per svariati anni, ma nel bene o nel male è stato da molti abbandonato. Perché smistare PC in ingresso ed in uscita richiede almeno la disponibilità di un magazzino (che ovviamente non tutti hanno o possono permettersi), occorre avere garanzia del fatto che il materiale venga effettivamente allocato (pena l’accumulo incondizionato di vecchio hardware che poi diventa molto difficile, o peggio molto oneroso sotto la normativa RAEE, da smaltire), ed i prezzi in picchiata dei nuovi computer rendono assai meno appetibile il riuso (cosa molto grave da un punto di vista ambientale, ma ahimé, questo è il mercato). Insomma: è tematica per molti, ma non per tutti.

In chiusura

I problemi – noti, evidenti ed inoppugnabili – del Linux Day in quanto manifestazione ricalcano i problemi della sua community di riferimento. E qualsiasi ragionamento in questo senso deve prendere in considerazione circa trent’anni di evoluzioni, involuzioni, successi e fallimenti, dinamiche interne e soprattutto esterne della promozione linuxara in Italia. Il tutto in un contesto – quello informatico/tecnologico – in continuo cambiamento.

Non ci sono molte occasioni per parlarne. L’idea originale di MERGE-it nasceva proprio da questo – dall’offrire un punto di contatto e discussione per la community, senza voler far necessariamente finta di tenere un evento divulgativo che divulgava sempre alle stesse persone. L’ultima LUGConf si è svolta lì, e la prossima edizione potrebbe eventualmente ospitarne un’altra.

2 Risposte to “Crisi Permanente”


  1. […] riguardo lo stato dei Linux Day dopo averli letti su Twitter. Vi lascio al primo articolo e alla risposta di Roberto Guido (presidente di Italian Linux […]


  2. […] ciascuno un post dedicato sul proprio blog: Roberto Guido Presidente di Italian Linux Society (crisi permanente) e Daniele Scasciafratte, membro di Mozilla Italia e Industria Italiana del Software Libero (una […]


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