Nuove Tradizioni

13 febbraio 2019

Non c’è febbraio che non sia febbraio senza l’annuale tappa al Free Open Source Developers European Meeting, l’appuntamento fisso che ogni anno mi permette di rivedere vecchi amici, conoscerne di nuovi, tornare in certi posti, scoprirne altri, e soprattutto – ai fini di questo blog – cogliere i trends più rilevanti all’interno del mondo opensource.

L’esercizio più utile da svolgere ogni anno è quello di confrontare le devrooms – le aule strettamente tematiche entro cui si svolgono i 600 e più talks della manifestazione – dell’edizione appena passata con quelle dell’anno precedente. E se non possono non saltare all’occhio le new entries “Blockchain” e “Quantum Computing“, meno evidente potrebbe essere la dipartita di quelle dedicate a “Embedded e Mobile” (che negli anni passati hanno sempre avuto un ruolo di primo piano, inseguendo la chimera di una piattaforma completamente libera alternativa ad Android e iOS) e all’Internet of Things (buzzword che, evidentemente, ha fatto il suo tempo. Prima che se ne renda conto anche il resto del mondo). PERL ha lasciato il posto a Python e PHP (ed è incredibile che ciò sia successo solo ora), quel che prima era “Source Code Analysis” è diventato “Machine Learning on Code” (ed è curioso come il mega-trend del machine learning sia stato relegato ad un ambito così specifico e ristretto), e si è raddoppiato l’interesse nei confronti di una internet aperta e plurale: oltre alla già consolidata area su “Decentralized Internet” si è aggiunta la nuova “Collaborative Information“, che insiste più o meno nello stesso segmento.

Meno immediati e meno documentati sono stati gli avvicendamenti tra gli stand che ogni anno affollano i corridoi del FOSDEM. Ne ho trovato più di uno dedicato a progetti legati all’educazione, in particolare esperienze affini a quello che in Italia è noto come CoderDojo. Mentre lo spazio dedicato ai progetti open-hardware è sempre meno entusiasmante, a riprova del fatto che, nel bene o nel male (e forse più nel male che nel bene), embedded e IoT sono settori di sempre più scarso – o, quantomeno, limitato – interesse.

A margine va detto che la maglietta di quest’anno non era particolarmente pregevole, avendo una stampa “vinilica” di quelle che solitamente vengono via dopo pochi lavaggi in lavatrice: ci si poteva aspettare qualcosa di meglio, o almeno qualcosa come gli anni precedenti (la buona vecchia stampa serigrafica che resiste negli anni). Ma, di contro, ho notato che al Beer Event del venerdi sera i “token” distribuiti a prezzo calmierato ai nerd assetati stavolta erano dei veri “token”, dei gettoni di plastica con l’iconico elefantino rosa simbolo del Delirium, anziché i soliti sottobicchieri convenzionati: un gran salto di qualità ed eleganza per l’appuntamento alcolico più atteso dagli smanettoni di tutta Europa.

Personalmente ammetto di aver goduto solo in parte della manifestazione, avendo passato buona parte della giornata di sabato in riunione. Ma di questo parlerò in un altro post. Mi limito a segnalare che per la prima volta dopo diversi anni ho provato un paio di nuovi ristoranti a Bruxelles e che ho incontrato numerosissime persone alla loro prima esperienza: le vecchie tradizioni si rinnovano, e nuove tradizioni nascono.

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