Un Progetto da Quattro Soldi

13 febbraio 2018

Altro anno, altro FOSDEM. L’imperdibile appuntamento come sempre offre, oltre ad un alibi perfetto per andare a sorseggiare ottime birre belghe, occasione per osservare e riflettere sul nostro piccolo mondo.

A margine dei canonici talk ultra-tecnici di approfondimento – quelli che fanno la differenza tra il FOSDEM e qualsiasi altro appuntamento del settore -, ho percepito come tema ricorrente di questa edizione la sostenibilità economica dell’opensource. Tema nient’affatto nuovo, che con sempre maggiore insistenza fa capolino su blog e mailing list, ma che evidentemente ha raggiunto un tale livello di criticità da essere profusamente affrontato in maniera esplicita e diretta. Buona parte dei talk della maintrack “Community” sono stati orientati in tal senso, e non sono mancati svariati altri esempi disseminati trasversalmente nelle altre devroom: casi di successo di aziende il cui business è fondato su prodotti opensource, consigli e dritte da parte dei maintainer di progetti minori, e le più disparate iniziative di supporto e sostegno hanno affollato il ricco programma della manifestazione. Certo siamo ancora lontani da una piena presa di coscienza nei confronti dell’economia opensource, ma trovo comunque incoraggiante il fatto che emergano esempi e modelli che possano via via ispirare le generazioni di smanettoni/imprenditori.

Anche le discussioni tenute coi miei compagni d’avventure (Michele e Stefano, con cui ho condiviso anche i due giorni precedenti al FOSDEM in quel di Madrid) sono state fortemente polarizzate dalla manifesta urgenza di dare sostenibilità economica all’opensource e, ancor più, alla ri-decentralizzazione dell’Internet (perno dello scorso anno). Modelli, esigenze, necessità e diritti, in collisione e sovrapposizione tra loro, rendono difficile dare una forma chiara a qualsivoglia possibile soluzione, ma anche in questo caso trovo positivo il fatto che almeno la problematica sia chiara e, pertanto, analizzabile.

Al FOSDEM 2018 anche io ho tenuto un breve talk, dedicato al progetto GASdotto, e nonostante il mio opinabile inglese (roba che Renzi al confronto pare un madrelingua…) pare che qualcuno abbia persino capito di cosa stessi parlando. Più di una persona mi ha interrogato in merito al modello italiano dei GAS e all’applicazione in sé (uno l’ho pure trovato sull’aereo del ritorno), e devo ammettere che non mi aspettavo tale riscontro all’interno di una conferenza solitamente dedicata ad argomenti ben più tecnici e smanettosi. Preso dall’entusiasmo ho anche tenuto un “pitch” nella devroom dedicata al design, con l’auspicio di ottenere supporto sul versante grafico ed estetico.

Prossimo appuntamento, geograficamente più abbordabile: sabato 24 marzo a MERGE-it. Un evento che, sul malgrado, è stato concepito proprio al FOSDEM (e più precisamente al Delirium Café. Dopo svariate birre. Da ciò, si capiscono parecchie cose).

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