Zelo Innovativo

8 agosto 2017

Esiste questa diffusa convinzione secondo cui il software libero, per imporsi nei confronti del pubblico, dovrebbe riprodurre dettagliatamente le funzioni e l’aspetto delle controparti proprietarie. Perché basta una icona leggermente spostata, o persino colorata diversamente, per far rumorosamente protestare l’utente da sempre abituato alla soluzione precedente. “Resistenza al cambiamento”, la chiamano.

Laddove detto fenomeno innegabilmente esiste ed è ampiamente documentato, non sono però del tutto convinto che esso debba condizionare così fortemente gli sforzi orientati alla promozione, alla diffusione e soprattutto allo sviluppo del software libero. Anzi: l’impatto eccezionale della resistenza dovrebbe far agire in senso esattamente opposto.

Un esempio. Da che mondo è mondo, la stragrande maggioranza di coloro che operano nel campo della grafica si lamenta del fatto che Gimp è troppo diverso da Photoshop e non ci si riesca a lavorare. Quelle stesse persone ora stanno adottando in massa Sketch, che con Photoshop non c’entra niente. Perché la nuova applicazione serve ad uno scopo ben preciso (design per il web. Ovvero quel che, volenti o nolenti, fa la gran parte dei grafici oggi) ed implementa un approccio mirato e specifico, benché diverso, che la rende migliore. In molti, vedendo risolto un problema, non si sono posti il problema del “cambiamento”, proprio perché non sentono di “cambiare”.

Altro esempio, forse maggiormente familiare ai più. Immagino che tutti i miei lettori si siano imbattuti almeno una volta (di persona, o per narrazione di seconda mano) in qualche insegnante che proprio non ne voleva sapere di LibreOffice, anche di fronte all’evidenza che le differenze estetiche e funzionali fossero minime rispetto al più noto e conosciuto Microsoft Office. Quegli stessi insegnanti – fateci caso – sono coloro che con grande entusiasmo hanno preso ad usare per le loro lezioni Prezi, che con PowerPoint non c’entra niente. Perché la nuova applicazione serve ad uno scopo ben preciso (realizzare presentazioni un po’ meno noiose del solito slideshow) ed implementa un approccio mirato e specifico, benché diverso, che la rende migliore. In molti, vedendo risolto un problema, non si sono posti il problema del “cambiamento”, proprio perché non sentono di “cambiare”.

Ultimo esempio, di tutt’altro genere. Da anni la community freesoftware tenta, invano, di ricostruire il successo dei social network più famosi, replicandone l’interfaccia e le funzionalità. Diaspora o Mastodon sono meri (e talvolta opinabili) cloni di Facebook e Twitter, che poco o nulla valore aggiunto danno all’aspirante utente. Dopodiché, basta guardarsi attorno per rendersi conto che i più giovani usano tutti Snapchat, che con Facebook o Twitter non c’entra niente. Perché la nuova applicazione serve ad uno scopo ben preciso (condividere i selfie scattati al parco con la canna in mano facendo in modo che li vedano gli amici ma non i genitori) ed implementa un approccio mirato e specifico, benché diverso, che la rende migliore. In questo caso non si tratta di un cambiamento individuale, ma dovrebbe altrettanto rendere l’idea del fatto che quel che noi (= quelli della mia generazione) diamo per assodato ed immutabile è altresì estremamente volatile, anzi già cambiato per qualcun’altro.

Il software open domina laddove non si limita ad imitare o peggio ancora scimmiottare, ma dove anzi traccia le nuove tendenze ed i nuovi strumenti. Certo l’ambito più strettamente tecnologico è popolato da persone mediamente più inclini ad accettare i cambiamenti tecnici, anzi li bramano essendo fonte di continua sfida intellettuale, ma gli esempi di cui sopra ci dicono che in presenza di uno strumento migliore (che non necessariamente faccia tutto quanto meglio, ma solo quel che serve ai più) le persone non si fanno troppo scrupolo ad utilizzarlo dimenticandosi via via di quel che c’era prima.

Chiosa: invece di insistere con gli utenti per fargli utilizzare a tutti i costi quel che vogliamo noi, sarebbe opportuno provare ad implementare quel che vogliono loro. O, meglio, che non sanno di volere. Meno lezioni, più implementazioni.

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Una Risposta to “Zelo Innovativo”


  1. […] Zelo Innovativo #:free open source software ::: MadBob […]


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