Il Bidello

12 aprile 2017

Dei miei incontri con dirigenti scolastici ed insegnanti ho già parlato, traendo qualche conclusione, ma vorrei qui soffermarmi su uno spunto che recentemente è riemerso in una discussione più estesa.

Un bel dì mi sono messo a cantare le lodi di Porte Aperte sul Web, community che provvede ad allestire e mantenere pacchetti installabili per siti scolastici già dotati di una serie di funzionalità richieste per i portali della pubblica amministrazione (accessibilità, pubblicazione dell’albo pretorio e dei documenti per la trasparenza, e via dicendo). In particolare ho insistito sulle già integrate funzioni per affrontare l’apparente chimerica “dematerializzazione”, attraverso cui è possibile inoltrare circolari e documenti a genitori ed insegnanti, filtrarli secondo una serie di criteri, sommariamente processarli secondo una serie di flussi standard, il tutto in via digitale direttamente sul sito. Ma mentre illustravo la – per me – utile funzione per tener traccia di coloro che avevano acceduto e ricevuto una tal comunicazione (quello che abitualmente viene chiamato “presa visione”) notai una insegnante in prima fila che scuoteva la testa. Il mio entusiasmo si è via via smorzato, fino al punto di cedere e chiedere ragguagli. La risposta è stata la più disarmante che potessi ricevere: “Facendo tutto questo sul sito ho un incarico in più da delegare alla mia già abbondantemente oberata segreteria; un foglio firme di carta può essere verificato da qualsiasi bidello”.

Basta questa semplice (ed oggettivamente inattaccabile) argomentazione per afferrare il problema. Che non necessariamente è legato solo a chi usa la tecnologia (che, si sa, ha spesso una grande resistenza al cambiamento e pregiudizi assortiti) ma alla tecnologia stessa. Che, più spesso di quanto non si vorrebbe, è fine a sé stessa e non risolve alcun problema.

Ho avuto modo di ripensare all’aneddoto di cui sopra più recentemente, quando, sempre in un contesto scolastico, mi è stata mostrata una applicazione per l’archiviazione della documentazione in formato digitale. Miriadi di tasti, che aprono infinite cartelle (virtuali), contenenti documenti tutti categorizzati in modo sostanzialmente manuale., esattamente come accade in un archivio cartaceo. Ma reso più complesso dai formati e dai contenuti dei files (vedasi la sottile ma grossa differenza tra un PDF contenente del testo oppure una immagine statica di un documento scannerizzato), da certificati e firme elettroniche, e da adempimenti di carattere amministrativo che possono essere assolti solo pagando un servizio terzo “certificato” dallo Stato (vedasi la conservazione sostitutiva o le marche temporali). Laddove è evidente il risparmio in termini di carta, inchiostro e spazio fisico di archiviazione di una soluzione del genere, davvero non mi sento di biasimare chi, nella pubblica amministrazione, ancora non ha aderito pienamente ai precetti della “dematerializzazione”.

Lo storyteller di turno potrà sin qui rispondere che la soluzione del problema sta tutta nell’alfabetizzazione digitale del bidello che possa consultare anche sul sito web i rapporti di presa visione delle circolari. Ma c’è un problema di fondo: a tutt’oggi ancora non siamo stati capaci di alfabetizzare neppure analogicamente quasi metà dell’intera popolazione. Magari è il caso di porsi qualche quesito.

Forse il punto non sta (solo, per carità) nel rendere più competenti gli utenti, ma più semplici gli strumenti. Forse l’innovazione non sta nell’esistenza delle suddette conservazione sostitutiva o delle marche temporali, né tantomeno della fattura elettronica o della PEC, quanto nel fatto di renderli accessibili ed usabili in modo facile e conveniente. Cosa che ben difficilmente potrà avverarsi seguendo il burocratico approccio attuale, fatto di norme e note amministrative ma non di codice su cui poter rapidamente costruire soluzioni integrate.

Giunti a questo punto potrei mettermi a fare il panegirico del modello opensource come riferimento per l’accelerazione di questi processi, non solo per la mera adozione delle tecnologie ma anche per la prototipazione e la sperimentazione di metodi ed approcci nuovi che li portino più vicini agli utenti. Ma finirei sostanzialmente col ripetermi.

Per ora, attendo il giorno in cui il simbolico bidello potrà consultare le circolari facilmente tanto quanto oggi consulta Facebook.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...