Lezioni Teoriche

22 gennaio 2017

Nelle ultime settimane, per un corso di aggiornamento organizzato nel contesto del cosiddetto Piano Nazionale Scuola Digitale, mi è capitato di tenere alcune lezioni ad un gruppo di dirigenti scolastici in merito all’intersezione tra innovazione e didattica. Inutile dire che pressoché tutte le soluzioni e le esperienze che ho presentato erano riconducibili al mondo del software libero, dell’opensource, di Linux, di Wikipedia, di OpenStreetMap, ed ho preso a piene mani da quel che occasionalmente vedo transitare sulla mailing list Wii Libera la Lavagna. Meno inutile raccontare le reazioni che ho ricevuto, spesso inattese e ben diverse da quel che è la comune percezione all’interno della nostra community.

Praticamente tutti i presidi in aula già conoscevano l’esistenza di Linux e del software libero. Di questi, praticamente tutti ne riconoscevano il valore tecnico, economico e didattico. Forse sono stato particolarmente fortunato io, o forse mi sono trovato dinnanzi una platea atipica, ma in questa occasione nessuno ha citato quelle che sono sempre state le classiche contro-argomentazioni come “Linux è troppo difficile”.

Viceversa, tutti sono stati concordi nel dire che – volenti o nolenti – per Linux (e, più in generale, per le soluzioni libere) non esistono assistenza e supporto, dunque si devono arrangiare con quel che il mercato offre. Il problema dei soldi per pagare le consulenze esterne c’è, ma è assai minore del problema della mancanza di competenze interne e, pertanto, della capacità di potersi amministrare autonomamente i laboratori, il sito o la piattaforma amministrativa. Morale: chissenefrega se l’opensource è gratis, si fa quel che si può ed al momento si può solo pagare qualcuno che offra un servizio. Se poi gli unici servizi proposti sono fondati su soluzioni proprietarie, che magari introducono un deliberato lock-in, pazienza.

L’aneddoto più interessante in tal senso me lo ha raccontato quello che, tra tutti i dirigenti coinvolti, era evidentemente quello più filo-linuxaro: contattata l’azienda più vicina per l’allestimento di un laboratorio informatico ha esplicitamente chiesto che fosse attrezzato con Linux, quelli hanno accampato delle palesi scuse (tipo: “I ragazzi sono abituati con Windows”. Ah ah ah!) per mascherare la propria totale incapacità nel farlo, e lui, già oberato dalle sue proprie incombenze amministrative, non ha potuto far altro che lasciar cadere il buon proposito e farli procedere col solito Windows. Avrebbe potuto chiedere a qualcun’altro? Io stesso, pur essendo piuttosto addentro alla questione, non saprei citare nessuna azienda interessata ad allestire e soprattutto mantenere un laboratorio didattico con Linux. Avrebbe potuto aprire un bando, ed aspettare che un fornitore abile nel fare quanto richiesto andasse da lui? Questo è l’approccio adottato dal progetto FUSS di Bolzano, che però è abbastanza organizzato e strutturato da acquistare blocchi di PC per numerose scuole alla volta, muovere grossi volumi, e dunque essere appetibile; la singola scuola può aspettare all’infinito senza che nessuno si faccia avanti. Avrebbe potuto contattare un Linux Users Group? La scuola in oggetto sta in un paesello della provincia, dunque il LUG più vicino sta ad almeno un’ora di auto, e comunque quelli disponibili a dare assistenza tecnica ed in grado di garantire continuità nel tempo sono ben pochi rispetto al totale (ovviamente, trattandosi di volontari).

Medesimo discorso è stato fatto per il sito istituzionale (bello il pacchetto pre-confezionato da Porte Aperte sul Web, già noto a molti, ma chi le ha le conoscenze ed il tempo per installarlo e mantenerlo?), il registro elettronico (Lampschool offre un servizio di hosting assistito, ma poi non si integra con nessuno dei gestionali degli altri fornitori e bisogna gestire i dati due volte), e più in generale sul Ministero che impone tanti adempimenti ma fornisce poche soluzioni e ciascuno si deve in qualche modo arrabattare al netto del budget ristretto, del tempo ancor più ristretto, e delle competenze tecniche talmente ristrette da essere nulle.

Il punto è sempre lo stesso: prima di pretendere di educare gli ignoranti e di convertire gli scettici, forse sarebbe opportuno sostenere chi già è sensibile al tema. Fornendogli adeguata documentazione, realizzando ed integrando (empiricamente, non a parole) gli strumenti che mancano, e facendo in modo che la scelta opensource possa essere una opzione valida e realmente perseguibile. Fino ad allora, il software libero sarà solo un tema affascinante per una lezione teorica.

Annunci

3 Risposte to “Lezioni Teoriche”

  1. Blaster Says:

    Bob, è ovvio che linux non sia più considerato “difficile”.

    Sono 30 anni che te, io e migliaia di altri lo dimostriamo in giro per il mondo. Considerato che molti di noi iniziano a conoscere Linux a scuola, poi lo spiegano agli insegnanti, e dopo organizzano Linux Day all’interno della scuola, e poi trovano lavoro… è chiaro che il messaggio sia passato agli insegnanti. OK, hanno aspettato un po’ di anni con qualche dubbio, ma dopo 10 anni che abbiamo lavoro assicurato grazie a Linux, magari avevamo ragione. (Non tutti hanno questa fortuna, ok…)

    Sono almeno 5 anni che il “Linux Installation Party” si è forzatamente trasformato in “Linux Debugging Party”: la gente arriva con Linux già installato, a parte rare eccezioni, e l’attività di installazione, fattibile in un paio d’ora di Linux Day, si è trasformata in una difficile corsa alla correzione di problemi che richiederebbero concentrazione e ricerca.

    Sul supporto, gli insegnanti hanno ragione: chi partecipa alle gare d’appalto, per fornire materiale alle scuole, non ha interessi nel proporre software libero. Sarebbe troppa fatica! Meglio abbassare il prezzo, essere concorrenziali, e avere la risposta pronta: “non si può fare”. Massimo risultato con minimo impegno, una legge dell’imprenditoria (e non solo). Ovvio che non si può fare, l’hai scelto apposta per quello. Linux non offre un valore aggiunto misurabile dal punto di vista del commercio. Red Hat offre supporto, certificazioni, patching distribuito, e via così: non soltanto “Linux”. Stesso discorso per Canonical. Ma in 30 anni nessuno ha fatto una startup per portare Linux in ogni casa, scuola, ufficio. Non sono mancati i tentativi, né i soldi. Tutti hanno Linux sul telefono cellulare, ma il valore aggiunto sta nelle app… proprietarie.


  2. […] Lezioni Teoriche […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...