Softwarao Meravigliao

17 novembre 2016

Negli ultimi giorni ha iniziato a circolare la notizia secondo cui il Brasile, nazione capisaldo dell’adozione di software libero nella pubblica amministrazione, avrebbe scelto di abbandonare l’opensource ed acquistare massicciamente licenze Windows e Office da Microsoft. Incuriosito dal fatto che pressoché tutti gli articoli apparsi in lingua inglese erano poco più di copie uno dell’altro, inneggianti il fallimento delle politiche a favore del freesoftware ed il ripensamento di uno dei suoi più longevi e fedeli sostenitori, ho approfondito un poco la questione andando a cercare qualche fonte in lingua portoghese. Il brano più completo che ho trovato è questo qui, e qualche altro riferimento lo si può trovare su questo aggregatore.

Riassumendo molto il tutto, emerge che: dal 2003 il Brasile ha norme che favoriscono l’adozione di software libero nella pubblica amministrazione locale, simili al nostro beneamato Codice di Amministrazione Digitale, con la differenza che lì le applicano; ad ottobre, con il sostegno del Ministro dell’Economia, è stato aperto un centro di ricerca dove Microsoft promette di far vedere (ma non far toccare) il suo codice sorgente alle istituzioni addette alla sicurezza nazionale; pochi giorni dopo, è stata lanciata una convenzione nazionale per l’acquisto di licenze Microsoft (stando a quanto capisco, non dissimile da quella esistente anche qui in Italia). E tanto è bastato per annunciare la fine dell’avventura carioca di Tux.

Riassumendo un po’ meno, però, emerge dell’altro. Tipo che questo agosto il governo brasiliano è stato sovvertito, con la destituzione della presidentessa Dilma e l’ascesa del nuovo presidente Tremer. Liberista convinto, che spinge molto sulle privatizzazioni. E cui evidentemente non sono passate inosservate le spese del Governo nei confronti del comparto ICT locale, sostenuto in larga parte da fondi pubblici. Meglio tagliare tutto, investimenti e posti di lavoro, e cercare di spuntare un buon prezzo dal vicino fornitore di software statunitense. Con buona pace del CTB (per dirla facile: la CGIL brasiliana), che reagisce menzionando l’impatto sui posti di lavoro qualificati, l’espatrio di quattrini sinora destinati allo sviluppo nazionale, ma facendo anche leva sulla sicurezza. Tema particolarmente sentito nel Paese, da sempre succube (come tutto il Sud America) delle politiche imperialiste dell’invasivo vicino a stelle e strisce, ancor più dopo le rivelazioni di Snowden: appare ovvio che la farsa del centro di ricerca Microsoft, e le solerti rassicurazioni governative sulla sicurezza e sulla privacy che hanno accompagnato l’annuncio della suddetta convenzione, servono a contenere i (fondatissimi) timori da parte dei cittadini.

Sta di fatto che le più o meno opinabili scelte politico/economiche del nuovo presidente – forse poco consapevole delle responsabilità sociali ancor prima che tecniche del suo ruolo – ben si prestano ad essere strumenalizzate per presentare uno scenario diverso dal reale, ovvero quello del presunto collasso dell’opensource in quanto tale. È chiaro che, in assenza di una contestualizzazione e debitamente colorato, il passo indietro del Brasile può essere facile oggetto di illazioni e supposizioni sui limiti delle soluzioni esistenti (esistenti dal 2003: ce ne hanno messo, per accorgersene…) e vettore di paura, incertezza e dubbio. Né più né meno di quello che si aspettava l’ufficio stampa Microsoft quando ha iniziato a far circolare i comunicati stampa.

Confido che la situazione brasiliana possa rientrare al più presto, più per solidarietà coi colleghi smanettoni sud americani che per tifo nei confronti del software libero. In nome di ordine e progresso.

Una Risposta to “Softwarao Meravigliao”


  1. […] Softwarao Meravigliao #:free open source software ::: MadBob […]


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