Kernel Panic

1 ottobre 2016

Chiusa l’esperienza dei Digital Champions, e con Riccardo Luna restituito al giornalismo, Diego Piacentini è stato chiamato per essere il volto nuovo della trasformazione digitale dell’Italia. E lo fa lanciando una iniziativa diamentralmente opposta a quella dei suddetti Champions: un appello internazionale per costruire un team di alto profilo tecnico che possa alterare il funzionamento della pubblica amministrazione dall’interno.

Sorvolo qui sulle polemiche sollevate in merito al potenziale (e neppur così improbabile) conflitto di interessi del personaggio, chiudo un occhio sull’approccio generale adottato (che preferisco a quello di Luna, ma reputo ancora poco credibile) e non entro nel merito dell’iniziativa in sé (che anzi, numerosi dettagli a parte, mi può persino piacere). Eppure un commento lo devo fare.

In particolare mi soffermo su quello che nel testo di Piacentini è il più diretto riferimento ai temi che più mi sono cari: “è necessario condividere con tutti visione, missione, obiettivi, codice sorgente (quando appropriato), design, idee, successi e anche insuccessi”. Ancor più in particolare, mi soffermo su una parola: “appropriato”. La prima impressione che traggo da codesta lettura è che certi concetti siano stati messi lì ostentatamente per imposizione: qualcuno gli ha detto “Oh, Diego, mi raccomando la partecipazione, che i nerd ci tengono” e lui ce l’ha messo, ma tenendo le debite distanze. Condividiamo tutto, si, ma il codice sorgente solo “quando appropriato”.

Alché è lecito domandarsi: quando è appropriato? E quando non lo è?

Sul “sistema operativo” del Paese girano tantissimi processi, i più disparati. Ce ne sono almeno 20 per le regioni, 110 per le provincie e 8000 per i comuni. E altri 8000 per le scuole, 1000 per gli ospedali, 1000 per i tribunali. Nonché un numero infinito di aziende, organizzazioni ed enti grandi e piccole. Tutti parlano e devono parlare tra di loro attraverso complessi intrecci di librerie, IPC, API, sockets e files, stratificati alla meno peggio negli anni. E qualcuno si azzarda pure ad adoperare le syscalls introdotte dal driver “Europa” (che ha già dato grossi problemi di compatibilità con Regnounitux e GreciaOS…). Con l’hardware che ogni tanto cede, generando errori di I/O devastanti. E qualche furbastro che, approfittando del caos di comunicazioni e della mancanza di routine di monitoraggio, spesso prova ad eseguire l’exploit “Evasione Fiscale” se non anche qualcosa di peggio. Il tutto nel tentativo di servire contemporaneamente più di 70 milioni di utenti in multitasking.

Certo sarebbe bellissimo reingegnerizzare tutto daccapo: realizzare un nuovo set di chiamate unificato, un framework che racchiuda le diverse funzioni con una elegante API, applicativi completamente ridisegnati sia nell’elaborazione interna che nella user experience, magari persino un nuovo kernel. Ma asserire di poterlo fare in 2 anni – o anche in 10 – è alquanto pretestuoso. Sia per la complessità intrinseca dell’opera che per l’inevitabile lentezza del deploy, condizionata dal fatto che in questo caso non ci si può permettere di fare un reboot completo del sistema. La strategia deve necessariamente essere graduale e progressiva. Per poter introdurre le nuove API pur mantenendo retrocompatibilità con quelle vecchie. E infilando, dove opportuno, un wrapper, un interprete o un traduttore. Dovendo coinvolgere così tanti soggetti ed operatori, con tempi di reazione diversi, stack diversi, linguaggi diversi e contesti diversi, quella di fornire delle implementazioni di riferimento, sia client che server, libere ed aperte, non è una opzione ma un vincolo operativo.

Quella parentesi, “quando appropriato”, è una parentesi pesante. È l’unica di tutto il testo non usata per chiarire il significato di una parola ma per alterare il significato della frase. È l’unica eccezione posta all’atto del condividere. E accompagna l’unica cosa che avrebbe davvero senso condividere per accelerare il processo di digitalizzazione, ovvero il codice sorgente, “la ciccia” dell’intero progetto Team Digitale.

Ho visto accogliere con gran entusiasmo l’iniziativa (non da tutti, ma certo dai più), date le sue premesse molto più pratiche ed operative del precedente tentativo. Eppure ancora ne sono poco convinto, essendo essa annunciata escludendo – deliberatamente e vistosamente – il problema esistente alla radice. Nella migliore delle ipotesi perderemo altri due anni con altri comunicati roboanti nei toni e vuoti nei contenuti. Nella peggiore, il “sistema operativo” del Paese sarà protetto da una costosa license key.

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