Dottrina

1 luglio 2016

Ci sono un programmatore, un avvocato, un politico ed un social media manager. No, non è l’incipit di una barzelletta (anche se sono sicuro ne verrebbe fuori una bellissima), ma l’inizio di un aneddoto.

Nel contesto delle attività para-lobbistiche filo-linuxare condotte a Torino in occasione delle appena concluse elezioni amministrative, su iniziativa di un personaggio piuttosto popolare nel mondo freesoftware (non dico chi, ma nell’introduzione è l’avvocato) mi sono trovato a colloquio privato con uno dei candidati sindaco (non dico chi, ma nell’introduzione è il politico) ed il relativo coordinatore della campagna elettorale (non dico chi, ma nell’introduzione è il social media manager). Manco a dirlo: nell’introduzione, io sono il programmatore. Scopo dell’incontro: sensibilizzare la parte politica sul tema dell’annunciata migrazione a Linux del Comune (la quale, contrariamente a ogni aspettativa, sta procedendo) ed incassare l’adesione all’appello pubblico, che potrà sempre tornare utile in futuro.

Dopo una rapida presentazione sul come e sul perché del software libero, il suddetto coordinatore della campagna ha espresso il suo favore nei confronti della tematica. Infilando nella frase, ahilui, “opensource” anziché “software libero”. Alché il suddetto avvocato, da buon jihadista stallmaniano, non ha esitato a rimbrottarlo. Dicendo, su per giù: “Quando dici ‘opensource’ fai riferimento alla parte tecnica, quando dici ‘software libero’ alla parte etica. Ebbene: a me della parte tecnica non frega assolutamente niente, quella che conta è la parte etica”. A questo punto candidato e staffista non hanno potuto far altro che annuire vigorosamente. Ed io non ho potuto far altro che osservare mestamente la triste scena.

Perché la virtuosa eco di quel “a me della parte tecnica non frega assolutamente niente” si stemperava sugli spigoli arrotondati dell’iPad che il ragazzo accanto a lui continuava a consultare durante la pontificazione, e rimbalzava sull’iPhone poggiato dall’altra parte del tavolo di fronte al candidato. Perché la seconda cosa cui ho pensato, sentendo quel “a me della parte tecnica non frega assolutamente niente”, è stata una discussione intrattenuta poche sere prima con un giovanotto che, pur con tutta la consapevolezza e la competenza tecnica del mondo, non riusciva a sbarazzarsi delle componenti solidamente proprietarie ancora installate sul suo smartphone Android nonostante le nottate spese a rootare, flashare e smanettare (e figuriamoci cosa potrebbe ottenere una persona non altrettanto preparata e, soprattutto, motivata). Perché alle spalle di quel “a me della parte tecnica non frega assolutamente niente” ci sono reggimenti di utenti che ogni giorno vorrebbero approcciarsi a Linux ed al software libero, ma sono puntualmente bloccati da un problema di compatibilità, dalla mancanza di una applicazione, dall’oggettiva difficoltà che ancora troppo spesso si riscontra nell’adozione domestica di questa scelta. Perché “a me della parte tecnica non frega assolutamente niente” è il grido di vittoria di soggetti come Microsoft ed Apple, che ogni giorno sfornano nuovi strumenti sempre più efficienti e comodi ed integrati per attirare sviluppatori software affinché vadano ad arricchire sempre più le loro relative piattaforme (magari pure dotate di una API aperta, ma internamente rigorosamente proprietarie) ed allargare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, il divario.

“A me della parte tecnica non frega assolutamente niente” è l’epitaffio che incideremo sulla lapide del movimento freesoftware.

Da anni oramai ripeto che il software libero è libero, ma è anche software. Lo ripeto perché, incredibilmente, troppo spesso ce ne dimentichiamo. Ne facciamo una questione politica, culturale, ideologica, sociale, e poi falliamo miseramente al primo “Non mi funziona la stampante”. Se si assume che il software libero debba essere un diritto, ci si dovrebbe anche prendere la responsabilità di garantirlo, questo diritto. E non solo a coloro che hanno le competenze, il tempo e la voglia di farlo (spesso peraltro senza neppure riuscirci), ma a tutti.

Se nel nostro piccolo mondo moderno ci fossero più programmatori e meno avvocati, avremmo risolto molti problemi.

Una Risposta to “Dottrina”


  1. […] Dottrina non metto la categoria, indovinatela😀 ::: MadBob […]


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