Semplificazioni

16 febbraio 2016

 

Il 20 gennaio, nel corso del Consiglio dei Ministri numero 101, sono state approvate in via preliminare – tra le altre cose – alcune modifiche al Codice di Amministrazione Digitale, documento che fornisce ampie linee guida per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Il comunicato stampa pubblicato il giorno successivo non fornisce dettagli in merito alla natura di dette modifiche, ma nel giro di poco ha iniziato a circolare su canali non ufficiali un Google Doc, anonimo e di fonte ignota, col testo integrale del decreto legislativo proposto. Dal quale risultava che i ritocchi erano andati ben oltre l’annunciata introduzione dello SPID (il protocollo “universale” per l’autenticazione ai servizi pubblici online, proposto dall’Agenzia per l’Italia Digitale), ma intervenivano su gran parte degli articoli del Codice. Solo recentemente il testo è stato reso pubblico per via ufficiale.

Non scendo nel dettaglio di ogni modifica in via di approvazione – anche perché ci sono approfondimenti ben più ricchi e dettagliati – ma mi soffermo su quelle riguardanti il Capo VI (e più nello specifico gli articoli 68 e 70), ben noto a tutti i promotori del software libero: di fatto è quello che introduce la nozione di “riuso” del software tra diversi enti statali, ed indirizzano alla scelta di soluzioni libere ed opensource.

Il decreto prevede un paio di correzioni sparse, e soprattutto la soppressione dei commi 68.2, 68.2-bis, 68.4 e 70.2. In pratica, dal Codice di Amministrazione Digitale spariscono le seguenti frasi:

Le pubbliche amministrazioni nella predisposizione o nell’acquisizione dei programmi informatici, adottano soluzioni informatiche, quando possibile modulari, basate sui sistemi funzionali resi noti ai sensi dell’articolo 70, che assicurino l’interoperabilità e la cooperazione applicativa e consentano la rappresentazione dei dati e documenti in più formati, di cui almeno uno di tipo aperto, salvo che ricorrano motivate ed eccezionali esigenze.

Le amministrazioni pubbliche comunicano tempestivamente al DigitPA l’adozione delle applicazioni informatiche e delle pratiche tecnologiche, e organizzative, adottate, fornendo ogni utile informazione ai fini della piena conoscibilità delle soluzioni adottate e dei risultati ottenuti, anche per favorire il riuso e la più ampia diffusione delle migliori pratiche.

DigitPA istruisce ed aggiorna, con periodicità almeno annuale, un repertorio dei formati aperti utilizzabili nelle pubbliche amministrazioni e delle modalità di trasferimento dei formati.

Le pubbliche amministrazioni centrali che intendono acquisire programmi applicativi valutano preventivamente la possibilità di riuso delle applicazioni analoghe rese note dal DigitPA ai sensi del comma 1, motivandone l’eventuale mancata adozione.

Chiaramente non hanno tardato ad arrivare (legittime e comprensibili) prese di posizione sul ridimensionamento della portata dei suddetti articoli, da cui vengono soppressi numerosi obblighi volti a favorire riuso ed interoperabilità. Obblighi che non sono mai stati rispettati, ma questo è un altro discorso.

La domanda è: tale sfalciamento degli articoli 68 e 70 è davvero così grave? A mio modestissimo parere no, sono “solo” dei grattacapi fastidiosi ma non determinanti.

Dal Codice non spariscono affatto concetti come “software libero”, “riuso”, e soprattutto “valutazione comparativa” (articolo 68, commi 1 e 1-bis), il cui obbligo persiste. Cosiccome persiste il riferimento a “le modalità e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia digitale”, espressi nella Circolare 63/2013, la quale risulta essere persino più favorele e propizia al software libero che non il CAD stesso. Certo era più “comodo” avere certi riferimenti e certi obbligi direttamente nel CAD, ma certo non si può dire che siano stati fatti sparire e non si può biasimare il Ministero della Semplificazione per aver semplificato ed eliminato alcune ridondanze. Semmai, anziché paventare la cancellazione di tali obblighi, sarebbe utile far notare come essi continuano ad esistere ed anzi da circa due anni sono stati persino potenziati (nella più totale indifferenza).

Viceversa, un dettaglio cui pochi hanno badato: la Legge di Stabilità 2016 da maggiori poteri al CONSIP – il consorzio attraverso cui transitano gli acquisti di prodotti informatici delle pubbliche istituzioni -, pur specificando, nell’articolo 1 comma 514, la necessità di un parere vincolante da parte di AgID per i nuovi acquisti nel rispetto del “Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione”. Piano che ancora non s’è visto, ma è stato annunciato come imminente.

A questo punto sembra ragionevole che l’Agenzia che ha promulgato la suddetta Circolare 63/2013 ponga un occhio di riguardo nei confronti del software libero all’interno del suo piano strategico. Ragionevole, ma niente affatto scontato. Motivo percui, da comuni e umili cittadini, non ci resta che “far la nostra parte”. Sostenendo l’argomentazione e dandole la visibilità che merita, sottoponendola con la massima energia possibile ai decisori ed agli strateghi, ma anche con piccole azioni concrete come il sostegno economico alla realizzazione di una implementazione libera e riusabile del sopra citato protocollo SPID, da mettere pubblicamente a disposizione delle amministrazioni e degli operatori del settore per abilitarle il prima (ed il più convenientemente) possibile al nuovo sistema di autenticazione. Al fine di dimostrare che questa storiella dell’opensource non è solo un capriccio da nerd sfaccendati ma oggettivamente l’approccio più veloce, efficiente, economico e trasparente per la digitalizzazione della PA. Se 5000 miseri euro possono bastare per fornire a tutti i comuni italiani, anche il più piccolo ed isolato, gli strumenti tecnici per adeguarsi all’apparato unico di identificazione, ci si può solo immaginare cosa non si potrebbe fare con i milioni in dotazione ad AgID se spesi in modo oculato.

3 Risposte to “Semplificazioni”

  1. Matteo Ruffoni Says:

    grazie


  2. […] Semplificazioni #:novità ::: MadBob […]


  3. […] il Governo si sia pure mosso per sfalciare attivamente le direttive pre-esistenti (personalmente non ne sono allarmato, ma c’è chi lo è). Senza voler considerare le contestabili misurazioni su cui si basano le […]


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