In Europa

12 febbraio 2016

Il mese scorso, il venerdi prima di andare al FOSDEM, ho avuto l’onore di partecipare all’European Free Software Policy Meeting 2016.

Antefatto. Come citato, nel corso della tappa belga dello scorso anno ho incidentalmente incontrato il coordinatore del team legale di Free Software Foundation Europe. Nelle settimane successive abbiamo scambiato qualche mail, coinvolgendo anche l’allora Direttivo dell’associazione, in cui ho espresso le mie considerazioni su quel che avrebbe dovuto essere il ruolo di aggregazione e coordinamento di FSFE stessa, ma tali note hanno sempre avuto scarso seguito. Con la nomina del nuovo Direttivo il discorso è stato ripreso in mano – anche in virtù della complicità di Alessandro Rubini, attuale Vice-Presidente – e si è iniziato a ragionare sulla possibilità di farsi allocare una devroom proprio al FOSDEM 2016 presso cui invitare i rappresentanti delle svariate associazioni promotrici del software libero in Europa. La devroom non ci è stata assegnata, ma evidentemente lo spunto è stato comunque raccolto ed elaborato sfociando nel suddetto appuntamento pre-FOSDEM.

Presenti esponenti pro-freesoftware di numerosi Paesi (tra cui appunto io in vece di Italian Linux Society), assenti alcuni altri (mi ha colpito la mancanza dei francesi, che mi dicono essere un pochino snob…), e tra gli altri sono intervenuti una europarlamentare ed un funzionario del dipartimento IT della Commissione Europea.

Buona parte della giornata è stata dedicata ad un giro di reciproche presentazioni, da cui sono emerse le grandi differenze esistenti tra una realtà e l’altra. Da quanto ho constatato diverse – più di quante mi aspettassi – sono le istituzioni che operano a stretto contatto con il mondo dell’impresa, e/o che agiscono in primo luogo nei confronti dei rispettivi governi per stimolare l’adozione di soluzioni libere ed aperte mirando ai termini del procurement (e, dunque, favorendo i fornitori freesoftwaristi): una sensibilità ed un approccio certo diversi da quelli abitualmente riscontrati in Italia, presso cui l’imprenditoria filo-opensource non è mai riuscita (e, temo, mai riuscirà) ad agire in modo compatto ed unitario in nome degli interessi propri e comuni. Non numericamente inferiori sono comunque i gruppi più operativamente simili a ILS, maggiormente orientati al pubblico generico, al mondo dell’educazione, e più in generale alla divulgazione.

L’unica grossa differenza che ho osservato tra ILS e tutti gli altri riguarda il rapporto con i Linux Users Groups locali. Benché LUG ce ne siano di fatto in ogni Paese – dove di più, dove di meno, ma comunque dappertutto – io sono stato l’unico a menzionarli durante i miei cinque minuti di presentazione. Durante le pause tra una sessione e l’altra ho scambiato quattro chiacchere con alcuni “colleghi”, col pretesto di coinvolgerli nel Linux Presentation Day europeo e chiedendo loro di fare da intermediari nei confronti dei rispettivi gruppi locali di appassionati, ma a quanto pare nessuno si è mai premurato di relazionarsi, e dunque costruire e mantenere un canale di comunicazione, con quelli che sembrano essere da tutti considerati dei branchi di sciamannati ingestibili, ingovernabili, inaffidabili e riottosi. Da ciò probabilmente deriva il fatto che cose come la LugMap siano prerogative esclusivamente italiane. Discutendo su questo tema, inevitabilmente mi sono venuti in mente i tanti sciamannati, ingestibili, ingovernabili, inaffidabili e riottosi italiani che spesso si lagnano della scarsa attenzione loro prestata da parte dell’associazione nazionale: sapessero come funziona altrove, forse avrebbero un poco meno da protestare.

Chiuse le presentazioni si è poi svolta una breve discussione aperta, che rapidamente si è focalizzata su quello che è stato identificato come il principale problema della nostra comunità: l’incapacità di fare “marketing”, e raggiungere la pubblica opinione. Fattore imprescindibile per dar fondamento a qualsiasi altra strategia, indipendentemente che essa sia rivolta all’industria, all’amministrazione pubblica, alla scuola o a qualsiasi altro obiettivo. In sede di riunione non si è andati molto oltre alla mera constatazione di tale fatto, ma ritengo già un gran successo che esso sia stato riconosciuto e circoscritto.

In generale – e fatte le debite eccezioni, che però non nomino – da questo tavolo di lavoro ho percepito maggiore senso pratico e focalizzazione di quanto, ahimé, mi hanno abituato certi contesti locali. Non ci si è posti tanti problemi nell’usare terminologia altrimenti bandita, non sono state sollevate questioni astratte, nessuno ha preteso di spiegare a qualcun altro quel che in un ambiente simile era ovviamente ovvio a tutti. Persino i rappresentanti di FSFE – che in cuor mio ho sempre immaginato come pure traslazioni europee della reazionaria FSF – sono risultati essere molto meno zelanti di quanto temessi. Solo fatti, esperienze (grandi e piccole), e azioni. Poche proposte, ma per quelle ci sarà spazio nel prossimo futuro.

L’altro giorno è stata predisposta una apposita mailing list per mantenerci in continuo contatto e sviluppare i temi sinora solo marginalmente toccati, ed è assodato l’intento unanime di ripetere l’incontro fisico almeno una volta all’anno (magari sempre approfittando del richiamo del FOSDEM). Con l’auspicio di riuscire a costituire una vera e solida “lobby” freesoftware in Europa.

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