Tre Amici al Bar

7 febbraio 2016

Oramai, dopo tanti anni, come potrei evitare di andare al FOSDEM? E, soprattutto, come potrei evitare di scrivere il mio canonico post di commento e riassunto?

Un primo spunto di analisi viene dalla diretta comparazione delle devroom 2015 con quelle 2016: Lisp è stato sostituito da Lua, Smalltalk (un linguaggio notoriamente estendibile) è stato sostituito da Guile (un linguaggio per le estensioni), lo spazio dedicato agli strumenti per la ricerca testuale è stato sostituito da quello dedicato agli strumenti per le traduzioni testuali, Valgrind e IaaS sono spariti e sono apparsi approfondimenti sullo sviluppo di giochi, di applicazioni per le comunicazioni, e quelli sugli oramai ubiqui “containers” e “Big Data”. Un taglio un poco più tematico, per dare spazio alle innumerevoli sfaccettature di un mondo da sempre – e sempre più – frammentato, ed in primis diviso nei due emisferi “programmatori” e “sistemisti”.

E tra programmatori e sistemisti, si riduce lo spazio per quelli che qui possiamo impropriamente chiamare “makers”. I banchetti espositivi dislocati nel corridoio centrale dell’edificio AW, abitualmente dedicati ai progetti hardware, si sono ridotti ad un terzo. Questo potrebbe avere due possibili spiegazioni: o si è trattata di una deliberata scelta organizzativa per favorire il transito del pubblico in un’area solitamente molto trafficata, oppure effettivamente non ci sono più gli hacker hardware di una volta. Un indizio può essere trovato nel fatto che la devroom da sempre intitolata “Embedded” quest’anno si sia chiamata “Embedded, Mobile and Automotive“, a sottolineare come quelle che precedentemente erano nicchie universalmente identificate all’interno di una macro-categoria abbiano guadagnato identità e rilevanza.

A proposito di mobile. A dispetto dell’entusiasmo riscontrato lo scorso anno, Jolla è sostanzialmente fuori dal mercato delle piattaforme hardware – come ben sanno tutti coloro che hanno partecipato alla campagna di crowdfunding per il Jolla Tablet – e sta (disperatamente) cercando il modo di sopravvivere con la piattaforma software. Di cui non si esclude la pubblicazione in dual-licensing, sul modello del framework Qt (n.b. parte di SailfishOS è attualmente ancora strettamente proprietaria). Sta di fatto che viene a mancare il device di riferimento che tutti vorrebbero e desidererebbero, ed in assenza di altro ci si rivolge all’outsider Fairphone: benché venga distribuito con un comunissimo Android, già ne esistono porting ufficiosi di FirefoxOS (che francamente ancora non s’è capito se è un progetto abbandonato o no) e di SailfishOS stesso. Su un canale isolato procede lo sviluppo di Ubuntu Phone, e sulla bocca dei suoi sviluppatori non v’è altro che la parola “convergenza“.

Impossibile è stato non notare al FOSDEM 2016 la massiccia presenza di ragazze e bambini. Ma non mi si fraintenda: non intendo che si sono viste più compagne di nerd presenti solo per badare alla prole portata in gita nella capitale d’Europa. Intendo che è capitato molto spesso, in pressoché tutte le devroom da me visitate – tecniche e meno tecniche -, di incappare in giovani donne, anche sole e dunque non trascinate lì a forza dallo sciagurato partner maschile, intente ad ascoltare e prendere appunti. Evidentemente i vari programmi di “outreach” portati avanti negli ultimi anni da diversi gruppi operativi nel mondo open stanno dando i loro frutti. Oppure, più semplicemente, la platea è maturata in modo naturale. La menzionata eccezionale presenza di bambini suggerisce una progressione demografica, percui la vecchia generazione che frequenta il convegno spingendo il passeggino è affiancata dalla nuova generazione di under-25 venuta su in un contesto sociale certo meno vincolato da “pregiudizi di genere” ed in cui è meno desueto trovare fanciulle interessate al calcolo parallelo.

In conclusione, riprendo un pensiero espresso dal mio abituale ed improbabile compagno di avventure belghe: questo FOSDEM è stato meno “coinvolgente” del solito. Negli anni passati dopo la chiusura dell’evento ci si trovava puntualmente invischiati in lunghe discussioni davanti ad una birra (= numerose birre…) sui progetti visti, sulle soluzioni proposte, sui loro benefici e sulle loro carenze, ed immancabilmente si tornava a casa con la voglia di mettersi alla tastiera ed implementare qualcosa di meglio. Questa volta no. Vuoi per la sfortuna avuta nel non incappare nei talk giusti, vuoi per la fisica difficoltà nell’incapparvi (buona parte degli interventi dal più alto potenziale sono stati concentrati nelle prime ore del mattino, inaccessibili per chi come noi fa le 3:00 al Delirium), vuoi per l’effettiva carenza di presentazioni di nuovi e stravaganti progetti (che potrebbe anche essere letta come una nota positiva, vuol dire che in giro ci sono meno sforzi vani e vaneggianti e ci si concentra maggiormente su progetti maturi).

Ciò non toglie che anche domenica notte, prima di ripartire per l’Italia, abbiamo fatto le ore piccole al pub, in tre davanti ad altrettanti boccali, animatamente argomentando propositi ed idee. Meno tecniche e più “politiche”. Anzi, “real-politiche“. Perché, comunque vada, la voglia di cambiare il mondo non passa mai.

2 Risposte to “Tre Amici al Bar”


  1. […] Tre Amici al Bar […]


  2. […] Tre Amici al Bar #:free open source software #:hardware #:programming, codice, snippet ::: MadBob […]


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...