Chiedimi se Sono Felice

9 gennaio 2016

Ieri sera sono incappato in un appello di FreeSoftware Foundation su Twitter, relativo ad un questionario da compilare in merito alla propria “visione” della fondazione stessa. Cliccando il link, quasi non ci volevo credere: trattasi proprio di un questionario relativo alla propria impressione sull’attività e sul ruolo di FSF, sugli obiettivi primari ed i metodi, con diverse domande aperte e spazi per commentare ed approfondire.

Quel che ancor più mi ha sorpreso è che, ad una impressione del tutto personale, dalle domande e dalle possibili risposte – laddove fossero risposte chiuse – traspare un senso di imbarazzo, di colpevolezza, e di piena consapevolezza di non essere un ente universalmente amato e supportato. Non serve necessariamente essere delle riottose malelingue (come me) per constatare oggettivamente che EFF, Wikipedia o persino Mozilla, altre realtà legate alla promozione dei diritti digitali e all’attivismo, hanno un seguito uno o due ordini di grandezza superiori rispetto a quello di FSF, che negli anni, in nome di valori troppo astratti per essere verosimili, si è progressivamente isolata e sempre più arroccata su posizioni più dannose che benefiche alla sua stessa mission.

Per amor di condivisione riporto qui di seguito le domande e le mie risposte al questionario, il tutto tradotto in italiano, integrando con links agli approfondimenti ed eventuali commenti addizionali.

 

In che direzione FSF dovrebbe concentrare gli sforzi nei prossimi cinque anni?

  • Libertà della Rete: Javascript libero, net-neutrality, promozione di servizi di rete distribuiti ed opposizione al “Service as a Software Substitute”. Risposta: no. Temi come la net-neutrality sono già abbondantemente (ed efficacemente) tutelati da altre realtà, e la promozione di servizi self-hosted certo sarebbe una strada auspicabile (come scrivo sotto) ma ha poco senso finché l’implementazione di tali servizi non esiste
  • Copyleft: promuovere l’adozione di licenze copyleft come la GNU General Public License (GNU GPL) al posto di licenze più lasche, e tutelare la GPL. Risposta: no. Non tanto perché non sia una causa meritevole, ma essenzialmente perché la cosiddetta “viralità” non è uno dei quattro principi essenziali del software libero. Ad oggi l’Internet brulica di ottime soluzioni distribuite con licenze permissive, rifiutarsi di accoglierle, integrarle e sfruttarle per il bene collettivo solo per via della poca simpatia per una licenza vorrebbe dire spararsi in un piede (anzi, su entrambi)
  • Sorveglianza e sicurezza: usare il software libero per proteggere gli utenti dalla sorveglianza di massa, e verificare che il software libero sia sicuro. Risposta: no. Anche in questo caso, ci sono altri soggetti che si occupano molto più efficacemente di questo. Tre esempi su tutti: Privacy Badger, HTTPS Everywhere e Let’s Encrypt, tutti di EFF. FSF dovrebbe dare il proprio sostegno a tal genere di iniziative anziché pretendere di inventarsene delle proprie “concorrenti”
  • DRM: ostacolare le tecnologie di restrizione digitale, e tenerle fuori dal web. Risposta: no. Personalmente ho una posizione tutt’altro che restrittiva nei confronti delle tecnologie restrittive; qualcuno vuole adottarle, complicando la vita ai propri utenti e portandoli all’esasperazione? Buon pro gli faccia, noi anziché distrarci nel cercare di convincerli avremmo un mondo di contenuti liberi (e ridistribuibili, e spesso gratuiti) da proporre come valida alternativa
  • Educazione alle licenze: aiutare gli sviluppatori a comprendere meglio l’utilizzo delle licenze libere, ed informarli su quelle che fanno al caso loro. Risposta: no. Dato il precedente presupposto sul supporto esclusivo alle licenze copyleft sarebbe facile immaginare che tale “educazione” sarebbe a senso unico. Meglio lasciar perdere, o quantomeno dare a tale obiettivo una priorità secondaria
  • Brevetti software: annullare (e non solo riformare) i brevetti software. Risposta: no. I brevetti software sono un problema “regionale” degli USA, mentre FSF dovrebbe (dovrebbe) avere una aspirazione internazionale
  • Sviluppo: iniziative per sostenere il progetto GNU, ottenere più applicazioni e migliorare quelle esistenti. Risposta: si. Sia chiaro: del progetto GNU in quanto GNU mi interessa molto poco (vedi sotto), ma complessivamente dalle mie personali risposte al questionario traspare una unica direzione raccomandata: occuparsi dello sviluppo di codice libero, che troppo spesso manca o è insufficiente
  • Crescita del movimento: incrementare la diversità e la rappresentanza di gruppi sotto-rappresentati all’interno del movimento freesoftware. Risposta: no. Davvero: il convolgimento delle donne nel settore tecnologico (perché alla fine di questo si parla) spetta ad altri, non a FSF. Tale missione non può diventare La Missione di tutti, checché ne dicano i benpensanti
  • Hardware: supportare ed ispirare lo sviluppo di hardware compatibile al 100% con software libero, soprattutto in settori come il mobile ed i dispositivi embedded. Risposta: no. Ammetto di aver avuto qualche titubanza nel non selezionare questo possibile traguardo, a fronte della crescente minaccia rappresentata dalla cosiddetta “Internet of Things” (ovvero: un sacco di gadgets chiusi, imperscrutabili ed onnipresenti, che raccolgono chissà quali dati e li mandano chissà dove per farci chissà cosa), ma se proprio dobbiamo definire delle priorità cerchiamo di essere mirati e realisti: iniziamo dagli obiettivi semplici e ragionevolmente raggiungibili, nonostante il forte ritardo, tipo quello di riportare un ordine su una Internet sempre maggiormente monopolizzata, poi ci occuperemo del resto
  • Adozione: aiutare individui ed organizzazioni nell’iniziare ad usare software libero. Risposta: si. Questo è il vero punto cruciale della questione: permettere agli utenti di usare software libero, fornendogli soluzioni verosimili e realmente competitive con quelle proprietarie. Altrimenti il software libero resta quello che attualmente è: una idea astratta, certo affascinante ma poco utile. La sopra citata necessità di concentrarsi sullo sviluppo è solo strumentale a questo unico e specifico obiettivo

 

Quanto concordi o non concordi con le seguenti affermazioni?

  • I rappresentanti FSF sono figure positive all’interno del movimento freesoftware. Risposta: disaccordo. Certo non si può pretendere di essere molto amati, quando la maggior parte delle proprie invettive sono rivolte verso dei possibili alleati (o, quantomeno, entità non “nemiche”)
  • FSF invia troppe mail. Risposta: neutro. Non saprei dire, non sono iscritto a nessuna delle loro newsletter o mailing list
  • I materiali di FSF pubblicati online non sono abbastanza interessanti o facili. Risposta: accordo. Dico solo una cosa: la terza pagina più visitata di linux.it, dopo la homepage e quella che descrive sommariamente Linux, è quella relativa alla spiegazione semplificata della nozione di “software libero”. Sul sito di FSF non c’è niente di simile, solo lunghi e complicati testi che inevitabilmente finiscono con lo scoraggiare coloro che non ne sanno nulla e vorrebbero saperne qualcosa di più. A ciò aggiungo: chi non ne sa niente non ha gli strumenti per interpretare e comprendere la manfrina su GNU/Linux e la dicotomia tra freesoftware e opensource, è davvero inutile e controproducente pretendere di sbattere in faccia questi sottili e sofisticati temi a chiunque
  • FSF fa abbastanza per promuovere la diversità e la partecipazione di gruppi sotto-rappresentati nella community freesoftware. Risposta: neutro. O, detto in altro modo: non me ne frega assolutamente niente. Vedi sopra
  • FSF fa un ottimo lavoro nel collaborare con altre organizzazioni nello scenario più ampio dei diritti digitali. Risposta: disaccordo. Ben raramente s’è visto il logo di FSF tra i promotori di una iniziativa altrimenti supportata da altri soggetti analoghi, già precedentemente citati, come EFF, Mozilla, Wikipedia e altri. Per non parlare della distanza che esiste con quella che dovrebbe essere l’organizzazione naturalmente più vicina: FSFE
  • FSF necessita di maggiori compromessi. Risposta: accordo. Per inciso: non necessariamente dico che FSF dovrebbe chiudere un occhio su fattori su cui noi comuni mortali comunemente chiudiamo un occhio, tipo l’utilizzo di drivers e firmware proprietari o, peggio ancora, di Skype o Steam. Bastarebbe anche solo non essere così oltranzisti nei confronti del software rilasciato con licenze permissive (e comunque libere, nella definizione originale di “software libero”), e sfruttarlo per costruire soluzioni alternative e realmente libere. Per non parlare della mai risolta questione della cieca ed ottusa ossessione del GNU davanti a Linux: ragazzi, dateci un taglio
  • FSF fa un uso efficace delle donazioni che riceve. Risposta: disaccordo. Finché c’è anche un solo dollaro speso per lo sviluppo di scemenze come Hurd o Gnash, decisamente non si può dire che i soldi vengano spesi bene
  • Dopotutto, FSF fa un buon lavoro. Risposta: disaccordo.
  • Il movimento freesoftware ha raggiunto con successo i suoi obiettivi negli ultimi 30 anni. Risposta: forte disaccordo. Il movimento freesoftware in 30 anni non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi. Tant’è che durante le conferenze Stallman si arroga i meriti altrui pur di dimostrare che qualcosa è stato combinato. Non prendere atto di tale triste realtà vuol dire non avere la forza ed il coraggio di riuscire per davvero a lasciare un segno, qualunque esso sia
  • Il software libero è troppo difficile e la facilità d’uso dovrebbe essere una priorità dello sviluppo software. Risposta: forte accordo. Bravi! Ci siete arrivati! Il fatto che sia anche solo stata contemplata questa possibile risposta nel questionario mi fa scorgere una flebile speranza in fondo al tunnel

 

Immagina che sia il 2020 e le persone abbiano maggiori diritti digitali, grazie agli sforzi del movimento freesoftware e di FSF. Descrivi come siamo arrivati a questo traguardo.

Risposta: il movimento freesoftware ha fatto quello che avrebbe dovuto fare nelle ultime due decadi: fornire e promuovere soluzioni reali per gli utenti. Non possiamo continuare a cantare il ritornello di “Google è cattiva ed Apple è peggio” finché non siamo in grado di offrire delle vere alternative. FSF ha l’autorità di diventare un punto di riferimento presso gli sviluppatori, coloro capaci di risolvere i diversi problemi che impediscono il raggiungimento degli utenti (complessità, integrazione e costo); solo, le manca la motivazione.

 

Immagina che sia il 2020 ed è vero il contrario: abbiamo meno diritti digitali. Descrivi cosa è andato storto.

Risposta: FSF ha insistito in inutili e ridicoli sforzi come Gnash e Hurd, e continua a rispondere “No” a qualsiasi cosa invece di essere quello che dovrebbe essere: una entità a sostegno degli sviluppatori.

 

Ci sono movimenti ed organizzazioni con cui ti piacerebbe vederci collaborare più spesso?

Risposta: EFF spacca. Mozilla ha qualche problema, dovreste supportarvi reciprocamente. L’attuale Direttivo di FSFE sembra più collaborativo, ma sembrate agire come due entità distinte.

Una nota personale in merito alla “collaborazione”. Dal 2001 qui in Italia organizziamo il “Linux Day“, manifestazione nazionale che si svolge in più di 100 città nello stesso giorno per promuovere il software libero presso i meno tecnici. Da diversi anni Stallman tenta di sabotare l’iniziativa, inviando minacce agli Users Groups ed invocando uno scisma, ovviamente a causa del “Linux-senza-GNU” nel nome. Il vostro maggiore problema è che voi, come organizzazione, siete identificati come lui, che è la persona meno collaborativa del pianeta.

 

In che modo sei coinvolto con FSF?

  • Volontario, dipendente o membro del direttivo. Risposta: no. E dubito che mi accoglierebbero, date le mie posizioni
  • Associato. Risposta: no. Mi basta far parte di Italian Linux Society
  • Donatore. Risposta: no. Quando dono dei soldi, li dono ad un progetto di sviluppo
  • Seguo la vostra presenza online (sito, mail, social networks). Risposta: si. Volente o nolente, devo avere una vaga idea di cosa combinano. Sempre sperando (invano) combinino qualcosa di buono
  • Partecipo ad eventi FSF. Risposta: no. In Italia è già difficile trovare un Software Freedom Day…

 

Se ci segui online, quali di questi canali di comunicazione utilizzi?

  • Email (incluse la nostra newsletter mensile). Risposta: no. Anche se, lo ammetto, dovrei
  • Blog. Risposta: si. Non spesso, ma capita
  • Comunicati stampa. Risposta: si. Almeno quelli più importanti
  • Feed RSS. Risposta: no.
  • Social networks e piattaforme che non siano Twitter. Risposta: no. Ho intenzione di iniziare ad usare GNU Social, ma ancora non lo faccio
  • Twitter. Risposta: no. Anche se molto spesso mi capitano i loro tweets sotto agli occhi

 

Se supporti, in qualsiasi modo, l’attività di FSF, quali sono le principali motivazioni?

  • Voglio supportare lo sviluppo di software libero. Risposta: si. Benché molto spesso, quando si parla di FSF, “software libero” è esclusivo sinonimo di “roba marchiata GNU, tutto il resto non esiste”
  • Voglio supportare l’attivismo e l’educazione sulle questioni etiche. Risposta: no. Nella fase attuale le “questioni etiche” sono ancora del tutto marginali, ed impossibili da sottoporre efficacemente al pubblico
  • Ci tengo alla tutela della GPL. Risposta: no. Non che non mi interessi, per la carità, ma se questa fosse una mia priorità comunque mi interesserei al Software Freedom Conservancy, non certo a FSF
  • Uso software GPL e vorrei restituire qualcosa. Risposta: no. La maggior parte di software libero che uso non è FSF, tant’è che, come detto, quando dono lo faccia nei confronti di altri

 

Se hai contribuito economicamente / sei stato membro associato in passato, ma non lo sei più, perché hai smesso?

Risposta: nessuna, non avendogli mai dato un soldo. Sinora. Spero.

 

Perché il software libero è importante per te? Perché lo usi?

Risposta: in un mondo dominato dalla tecnologia, dominare la tecnologia è obbligatorio. Spesso aiuto altre persone nell’adottare software libero, ma per la mia propria convenienza: finché tutte le persone di cui sono circondato non saranno libere, io stesso non sarò libero.

 

Come descrivi la tua principale forma di partecipazione al freesoftware?

Sono uno sviluppatore di software libero. Risposta: si. Gran parte di quello che scrivo è prima o dopo rilasciato con una licenza libera

Contribuisco al software libero con documentazione, design, test, traduzioni ed altri modi. Risposta: no. Non è del tutto vero, ma certo non è la mia forma “principale” di partecipazione

Uso software libero. Risposta: si. E fin qui…

Sono un attivista. Risposta: si. Anche se a modo mio.

 

Sei mai stato pagato per implementare software (libero o meno)?

Risposta: si. Desumo che questa domanda sia stata piazzata per filtrare coloro che sviluppano per mestiere da quelli che si dilettano.

 

Maggiori approfondimenti sulle tue risposte?

Risposta: le mie raccomandazioni generali:

  • chiudete Stallman in cantina
  • abbandonate in toto il nome “GNU”: esso è stato un progetto (fallito) per creare un sistema operativo libero, oggi è un nome collettivo per progetti differenti e tra loro scorrelati, ha perso qualsiasi significato
  • concentratevi sugli sviluppatori e sullo sviluppo software. Altri sono meglio di voi nel promuovere consapevolezza con campagne e comunicazione, ma senza vere opzioni anche la consapevolezza serve a poco. Il “Movimento per un Mondo Migliore” non necessita di altri politici o di PR, ma solo di hackers

 

Il questionario in oggetto è aperto fino al primo di febbraio, ed invito tutti a partecipare. Non importa se con risposte analoghe alle mie o diametralmente opposte: confido che qualcuno legga e valuti i feedback che arriveranno, e FSF inizi, finalmente, a fare quello che tutti speriamo inizi a fare.

4 Risposte to “Chiedimi se Sono Felice”

  1. Theodore Says:

    Gnash è una stronzata, non penso che Hurd lo sia.
    Non servono meno kernels, servono transpiler per i driver.
    Certe cose del gnu project mi servono, altre mi servono ma non le vorrei, altre ancora mi sembrano inutili e altre ancora servono a qualcun altro.

  2. m4db0b Says:

    Ok, ma perche’ volersi incastrare su “GNU”?
    Cos’hanno in comune un kernel monco (Hurd), un compilatore (GCC), una piattaforma di microblogging (GNU Social), ed una libreria di calcolo numerico (Octave)?
    Perche’ focalizzarsi su sviluppo e promozione di “GNU”, che ai fatti non esiste, ed ignorare tutto l’altro ottimo software libero di cui disponiamo (e.g. Apache *, Mozilla *)?
    Stando a FSF, “GNU” (qualunque cosa esso voglia dire) e’ l’unico progetto freesoftware degno di nota. Stando alla realta’ dei fatti, no.

  3. Theodore Says:

    Ci sono anche *utils ed Emacs. Vuoi dire che le *utils, specie coreutils, sono feudo non ufficiale di Red Hat? Anche GCC.

    Per il resto, sono d’accordissimo, savannah è un monumento alla vecchiaia di GNU. Chiamando o meno il progetto in altra maniera, sarebbe il minimo che la FSF lavorasse in joint venture con Mozilla e Apache.
    Sarebbe destabilizzante vedere la cricca de Stallmano smettere di essere autoreferenziale, ma è ciò che ci vorrebbe.
    Non esistono solo i loro programmi (e non coprirebbero neanche metà del mio workflow — in cui figurano programmi e programmucci con licenze MIT o X o BSD) e non esistono solo loro.


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