Perché

3 gennaio 2016

 

Più volte ho raccolto, per via più o meno diretta e da parte di rappresentanti più o meno rilevanti del movimento freesoftware, una posizione assolutamente lucida nei confronti di ciò di cui noi, come comunità, ci occupiamo: “La libertà del software e la consapevolezza tecnologica sono importanti, ma ci sono tanti altri problemi e tante altre cause molto più importanti”. All’indomani della prematura e drammatica morte di Ian Murdock, ai più noto per essere stato il fondatore di Debian (una delle distribuzioni GNU/Linux più popolari, e certo la più influente), vale la pena soffermarsi su tale pensiero.

La scomparsa di Murdock è, a cinque giorni di distanza, un avvenimento controverso, sommariamente commentato sui social network e sui canali mediatici di settore per fonti di seconda o terza mano. Pare che Murdock sia stato fermato dalla polizia con una accusa ambigua, sia stato incarcerato a seguito di resistenza ai pubblici ufficiali, sia stato malmenato e seviziato a discapito di ogni presunto diritto, e che infine, giunto al culmine della sopportazione, il nostro si sia tolto la vita come gesto estremo di denuncia nei confronti degli abusi subiti. L’account Twitter da cui è stata dedotta larga parte di tale cronistoria è stato soppresso (non si sa ad opera di chi, se dei famigliari o della polizia), le maggiori testate giornalistiche (quelle che presumibilmente hanno accesso a fonti più vicine ai fatti) non si sono occupate della vicenda, sinora le ricostruzioni sono state improvvisate sulla base di indizi digitali difficilmente verificabili, e naturalmente le istituzioni coinvolte negano ogni forma di responsabilità. Dati i presupposti probabilmente la questione resterà senza un chiarimento per lungo tempo, forse per sempre, come tanti altri casi analoghi.

Sta di fatto che la storia, evidentemente, niente ha a che fare con il software libero. Ma molto ha a che fare con “tanti altri problemi molto più importanti”. E la concomitanza tra un “problema molto importante” che ha colpito “uno di noi” ci mette dinnanzi ad una scelta. A fronte delle circostanze che hanno portato Murdock all’atto estremo del suicidio, e a fronte della “nostra” auto-dichiarata responsabilità di tutela nei confronti di una serie di ideali e di valori, forse sarebbe più rispettoso non solo onorare la sua memoria ed i suoi incontestabili meriti ma dar seguito alla sua ultima denuncia: “Maybe my suicide at this, you now, a successful business man, not a NIGGER, will finally bring some attention to this very serious issue“.

Volendo per un momento tacere sull’effettivo fulcro dello scandalo, ovvero l’abuso di potere da parte delle cosiddette “forze dell’ordine”, cui si può credere o meno e su cui – spero, invano – una indagine farà luce, mi permetto di soffermarmi su quelli che sono stati o avrebbero dovuto essere gli strumenti di difesa mediatica di Murdock. Perché il suo account Twitter è stato soppresso, da chi e a che titolo? Se egli avesse condiviso gli ultimi suoi pensieri su una piattaforma privata e più difficilmente manipolabile dall’esterno, avremmo adesso accesso ad elementi più consistenti per valutare l’accaduto? Stando agli ultimi messaggi che si trovano nella copia archiviata del suo account Twitter, prima di togliersi la vita avrebbe voluto pubblicare sul suo blog un rapporto integrale dei fatti, evidentemente per chiarire alcuni punti difficilmente esplicabili in 140 caratteri: perché non lo ha fatto? Lo avrebbe fatto se avesse avuto a disposizione un metodo più immediato e rapidamente accessibile nel suo stato di irato sconvolgimento?

Più in generale: volendo trarre insegnamento dal misfatto in oggetto, quali sono e/o potrebbero essere gli strumenti digitali – di origine autarchica, anarchica, decentralizzata e democratica. O, per dirla in altro modo: freesoftware e opensource – che potremmo adottare o addirittura creare per fronteggiare un problema, esistente ed anche altrove documentato, come quello dell’auto-difesa da parte di istituzioni onnipotenti ed incontrollate? E, ancora più in generale: quali sono e/o potrebbero essere gli strumenti digitali che potremmo adottare o creare per fronteggiare tanti altri problemi altrettanto determinanti?

È assolutamente vero che esistono “problemi più importanti”. Problemi che devono essere affrontati. La tecnologia è sempre stata uno strumento con cui l’Uomo ha risolto i suoi problemi, a partire dalle pietre artificialmente appuntite per dar la caccia a grossi animali che potessero fornirgli una adeguata fonte di cibo. La causa del software libero non è, e non dovrebbe essere, fine a sé stessa; essa non rappresenta un “perché”, ma un “come”.

2 Risposte to “Perché”


  1. […] e filosofica di quel che è e dovrebbe essere il freesoftware. Gli da un ruolo all’interno di uno schema più ampio. E suggerisce quattro perni intorno cui (ri)costruire un movimento che, a ben vedere, non gode di […]


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...