L’Ultima Chance

30 ottobre 2015

Antefatto: a metà ottobre il Ministero per l’Istruzione ha annunciato svariati milioni di fondi europei per la digitalizzazione nelle scuole. Scadenza per presentare i progetti: metà novembre.

La questione è molto semplice: già che questi quattrini cadono letteralmente dal cielo, o almeno si prova ad approfittare di tale opportunità per intercettare qualche minima risorsa da dirottare sullo sviluppo di quelle soluzioni libere e aperte che ancora mancano e/o sono da perfezionare, o possiamo serenamente chiudere tutte le mailing list di sedicenti e velleitari “promotori del software libero” perché, fattivamente, dimostriamo di non essere capaci a fare niente e facciam più bella figura a dedicarci al modellismo.

Se conoscete un docente o un dirigente in una scuola, scrivetegli. Se conoscete un professionista in ambito di sviluppo e deploy di soluzioni libere, scrivetegli. Se conoscete persone in entrambe le categorie, scrivete ad entrambi e metteteli in contatto. Se non conoscete professionisti da coinvolgere nella definizione dei progetti, cercateli: lanciate un appello sulla mailing list Lavoro@Linux, scrivete all’Industria Italiana Software Libero, o mandate una mail a me e cerchiamo insieme qualcuno nella vostra provincia o regione. Adesso.

Non sapete che proposte avanzare? Qui di seguito una serie di spunti puramente a caso, alcuni rivolti ai singoli istituti scolastici ed altri a progetti di sviluppo utili per tutti da farsi pagare e poi condividere in licenza libera.

  • ci sarebbe da rendere l’interfaccia di LampSchool, il registro elettronico opensource, adattiva e fruibile anche su dispositivi mobili. In generale, più soldi si riescono a dirottare su questo prodotto e più si riesce a potenziare per il bene di tutti (alla faccia dell’approccio dei fornitori di soluzioni proprietarie…)
  • plugin WordPress, Drupal e Joomla che implementino l’autenticazione SPID, protocollo promosso da AgID e che prossimamente diventerà obbligatorio per i siti delle pubbliche amministrazioni – ivi compresi i siti delle scuole
  • gran parte delle scuole italiane non ha connettività verso l’Internet, o quantomeno non ce l’ha per permettere ad ogni classe di 20 studenti di connettersi contemporaneamente. Anche quando ce l’hanno, il miglior uso che ne possono fare è condividersi materiali su Google Docs. Sarebbe utile ingegnerizzare in qualche modo un “server di classe”, ovvero un qualche dispositivo dotato di connettività wireless che monta una distribuzione Linux tagliata all’occorrenza, accessibile dall’interno della classe stessa per mezzo degli smartphone che i ragazzi già hanno in tasca e che esponga servizi di condivisione files (ownCloud), editing collaborativo (Etherpad), una copia locale di Wikipedia e chissà che altro. Meglio ancora se con una architettura basata su cointainers (Docker?), in modo da estendere anche successivamente l’elenco di servizi disponibili
  • fatevi finanziare il deploy e l’hosting di istanze Elgg, Mattermost, pump.io o qualsiasi altro genere di “social network” privato da usare per condividere contenuti digitali tra docenti e studenti, su Internet o su rete privata a seconda della connettività che avete. Più realtà utilizzano questo genere di strumenti, più facilmente emergono opportunità, problemi e soluzioni
  • se proprio volete fare qualcosa di semplice semplice, chiedete un finanziamento per far migrare la segreteria scolastica a Linux (o almeno a LibreOffice!), che includa il porting dei documenti esistenti e la formazione per il personale addetto
  • e se volete tagliarla corta: fatevi pagare un bel corso per i docenti. No, non uno di quelli in cui si “imparano” ad usare Word ed Excel: uno di quelli in cui si spiegano le basi essenziali per capire cosa si sta facendo quando si hanno tastiera e mouse (o touchscreen) in mano. Difficilmente si potranno mai “aumentare” le aule se prima non si “aumentano” gli insegnanti…

Date una occhiata alla dotazione tecnologica della scuola, sia in ambito didattico che amministrativo. Se c’è qualche applicazione proprietaria per cui non esiste una alternativa libera, o per la quale esiste ma mancano delle funzioni, o esiste ma c’è qualche ostacolo alla migrazione, questo è il momento buono (per non dire l’unico) per farla sviluppare / perfezionare / farsi dare assistenza e rilasciare tutto su un repository pubblico affinché altre scuole possano utilizzarla.

Qui non si parla di migrare un laboratorio di informatica a Linux. I laboratori sono destinati ad essere dismessi, e chiaramente non rientrano in nessuno degli obiettivi posti da questo bando. Qui si tratta di scegliere se far spendere milioni e milioni di euro in iPad, LIM, tristi contenuti editoriali pre-fabbricati e licenze software, lasciando che un numero ancora più grande di scuole entri nel tunnel senza uscita e senza ritorno della tecnologia di consumo (dalla quale sempre più difficilmente le si potranno tirare fuori con l’andar del tempo), oppure quantomeno mettersi in pari per quanto riguarda l’offerta di soluzioni e di alternative da parte del panorama libero.

Il Ministero per l’Istruzione non finanzierà mai espressamente uno specifico progetto “come piace a noi”, come ogni tanto si sente auspicare nel silenzio di una mailing list. Non lo fa perché non può farlo. Ma i soldi sono lì, e bisogna andarseli a prendere.

2 Risposte to “L’Ultima Chance”


  1. […] L’Ultima Chance Un appello da Bob: a metà ottobre il Ministero per l’Istruzione ha annunciato svariati milioni di fondi europei per la digitalizzazione nelle scuole. Scadenza per presentare i progetti: metà novembre. ::: MadBob […]


  2. […] in Italia, presso cui l’imprenditoria filo-opensource non è mai riuscita (e, temo, mai riuscirà) ad agire in modo compatto ed unitario in nome degli interessi propri e comuni. Non numericamente […]


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