service LUG restart

17 agosto 2015

Ieri sono incappato in questo post pubblicato sul sito del GrappaLUG, uno dei tanti Linux Users Groups italiani. Ed evidentemente uno dei tanti in crisi di identità sul proprio ruolo e sulla propria ragion d’essere. Ad esso rispondo qui, riprendendo considerazioni ed osservazioni già viste su questo mio blog ma che val la pena riprendere periodicamente.

No, il GrappaLUG non è morto. Credo si possa essere considerati realisti se ammettiamo una certa qual poca partecipazione. Credo che questa poca partecipazione si possa considerare endemica: la si può riscontrare in tante altre associazioni.

Indubbiamente vero che questa condizione è comune a molti altri gruppi. Mi verrebbe da dire, tristemente, “la maggioranza”. Le motivazioni di tale malessere emergono leggendo le argomentazioni che (sempre, ed anche in questo caso) accompagnano tale diffusa considerazione. L’infondatezza di tale sentimento emerge confutandole.

L’orizzonte cambia con rapidità. La fruizione degli strumenti informatici è sempre meno “palese” quanto più diventa pervasiva. Le persone non chiedono come usare un telefonino…ma ci chiedono come “usare” Facebook…Io vorrei spiegargli come sia Facebook ad usarli…ma questa è un’altra storia.

Questa è, circa, quella che viene genericamente riconosciuta come la principale ragione di sofferenza da parte dei LUG: rispetto al 2000, Epoca d’Oro degli Users Groups, il mondo (della tecnologia, ma non solo) è cambiato, sono cambiati gli strumenti, le esigenze, il pubblico, le richieste e gli interessi, e pertanto i vecchi approcci hanno perso di impatto e di senso.

Del resto, dobbiamo forse rammaricarci del fatto che la tecnologia sia diventata alla portata di tutti, perché ciò ostacola il fatto di avere della partecipazione ai nostri corsi? Dobbiamo forse contestare il fatto che usare Linux ed il freesoftware sia diventato molto più facile rispetto a 15 anni fa, perché questo induce lo spopolamento delle nostre mailing list di supporto tecnico? Dobbiamo inveire nei confronti della pletora di forum e documentazione comodamente accessibili online, perché a causa di tale comodità nessuno viene più ai nostri incontri periodici di scambio e smanettamento?

O forse dobbiamo prendere atto di questi cambiamenti, da una parte gioirne in quanto sintomo di una più estesa adozione del software libero e dall’altra constatare l’ancor più urgente necessità di accompagnare l’oramai capillare diffusione della tecnologia con un pizzico di consapevolezza, ed anziché pretendere di svolgere le stesse attività che abbiamo sempre svolto provare a cambiare metodi ed obiettivi?

Gli utenti più o meno sono in grado di arrangiarsi autonomamente in virtù della maggiore facilità d’uso, dei forum e della documentazione online. Benissimo: un problema in meno di cui doversi occupare (cosa neanche del tutto vera, altrimenti non si spiegherebbero le circa 400 visite che ogni singolo giorno arrivano su linux.it da parte di persone che ingenuamente cercano “linux” su Google…). Possiamo archiviare i corsi generici (cui tanto non partecipa più nessuno da tempo), i wiki per la documentazione (tutte le risposte stanno su DuckDuckGo) e gli sporadici Install Party (un appuntamento di assistenza tecnica funziona solo se è reiterato e costante nel tempo, altrimenti lo sforzo necessario per promuoverlo è insostenibile). Adesso tocca fare tutto il resto: pressione presso le istituzioni (chiedendo appuntamenti con gli assessori competenti e facendo prendere impegni mirati per mezzo di mozioni, cfr. Orvieto), promozione presso le scuole (svolgendo incontri divulgativi nelle classi e cercando la complicità di un ente formatore riconosciuto per far accreditare i propri corsi di Linux presso i docenti, cfr. Bergamo), sfruttamento mediatico di altre iniziative cittadine (partecipando ad eventi pubblici di ogni sorta per infilarci anche il tema della consapevolezza digitale, cfr. Torino), coinvolgimento della comunità locale di sviluppatori e freelance (organizzando incontri di taglio più tecnico sui moderni frameworks di sviluppo opensource. In molte città esistono gruppi specifici, laddove manchino il LUG può facilmente diventare un riferimento per gli smanettoni della zona, cfr. Cosenza). C’è ancora così tanto lavoro da fare che non basterebbero il doppio degli Users Groups per svolgerlo tutto.

Piccola provocazione. La gratuità di questo sistema è sostenibile? La domanda (per conto mio) non ha senso.

Uno dei temi maggiormente preponderanti nel post riguarda l’attività volontaria e no-profit del LUG. Non è chiaro il contesto in cui si immergono tali considerazioni, evidenti strascichi di una qualche discussione avvenuta sulla mailing list interna del gruppo (i cui archivi sono privati), ma se ne desume una qualche titubanza nell’impegnarsi gratuitamente ad indiretto beneficio di realtà imprenditoriali come RedHat che poi fanno del software libero un business.

Orbene: è evidente che se faccio propaganda ambientalista sto indirettamente facendo promozione commerciale per chi produce e vende pannelli fotovoltaici e turbine eoliche; se faccio propaganda umanitaria sto indirettamente facendo promozione alle innumerevoli ONG che operano in tale campo (che notoriamente non devolvono proprio tutto quello che viene raccolto a fini esclusivamente benefici); se faccio propaganda per qualsiasi causa, sia essa giusta o giustissima o sacrosanta, sto indirettamente spingendo soldi in una qualche direzione. Perché, piaccia o non piaccia, nel nostro mondo corrotto tutto si muove solo ed esclusivamente in funzione dei soldi. E dunque bene che ci sia qualcuno capace di trasformare questi soldi in azioni che vanno a beneficio della causa che più mi sta a cuore, sia essa una azienda o una associazione. In pressoché tutti i casi c’é qualcuno che ne trae un profitto, uno stipendio, lo fa di mestiere, ergo può dedicarcisi a tempo pieno, cosa che magari non posso fare direttamente io.

La domanda che adesso ci facciamo è: noi siamo comunità? Io sono convinto di sì. Quando ci troviamo: discutiamo. Quando ci troviamo ci scambiamo idee. Quando ci troviamo: ci troviamo anche in disaccordo. In questa maniera cresciamo. Io ho avuto molto, anche professionalmente, dalle persone che del GrappaLUG fanno parte. Mi sento molto fortunato per questo. Posso dire di essere orgoglioso di farne parte e di partecipare per farne delle piccole parti.

Ribalto la domanda: sono quelli gli scopi della vostra comunità? Discutere, scambiare idee e crescere? Se così è, benissimo, continuate a discutere e scambiare idee.

Lo scopo della mia, di comunità, è fare propaganda e promozione, uscire dalle mailing list e dagli scantinati per far sapere che il software libero esiste a coloro che ancora non lo sanno, farlo adottare a quante più persone possibile e poi, tra quelle, coinvolgerne altre per proseguire ed estendere l’opera (in vista del giorno in cui io stesso non ne avrà più tempo o voglia). Motivo percui, ad esempio, ogni due anni mi imputo per far spostare la sede dell’edizione torinese del Linux Day, in modo da coprire aree sempre diverse della città. E da qualche mese sto invitando tutti i LUG con cui entro in contatto a mantenere degli appuntamenti periodici da dedicare all’assistenza, meglio se in locali pubblici in modo da farsi ben vedere e riconoscere da chi passa di lì anche per caso. E se allo sportello di assistenza che frequento io qui a Torino (vedi sotto) si presenta qualcuno con un PC Windows inchiodato gli si da comunque una mano (fortunatamente c’è qualche giovanotto un poco più avvezzo che sa dove metter mano…) e mentre uno smanetta un altro gli spiega il software libero e gli propone di installare Linux; almeno un terzo delle persone colgono l’invito, e tornano la settimana dopo ad offrirci una birra.

Ovviamente non mancano anche gli incontri conviviali, per “discutere e scambiare idee” o anche solo per far quattro chiacchere. Ma decisamente quelli sono un mezzo, non uno scopo.

Non ho timore a dire che il GrappaLUG ha bisogno di persone.

Come tutti, del resto: senza periodico e costante ricambio generazionale, qualsiasi attività associativa (indipendentemente che sia legata al freesoftware o meno) è destinata a morte certa.

Ma anche in questo caso ribalto la domanda: si sta effettivamente agendo per attirare nuove persone? Sbirciando sul sito del GrappaLUG scopro nella penultima pagina linkata dal menu che il gruppo ha degli incontri fissi su base settimanale: forse si potrebbe comunicare meglio questa opportunità, scrivendo a chiare lettere le coordinate dell’appuntamento nell’header del sito (affinché sia sempre immediatamente visibile) ed estendendo l’invito anche a coloro che vogliono ricevere supporto informatico?

Da quando, a seguito della mia personale positiva esperienza con lo sportello settimanale di Officina Informatica Libera a Torino, ho iniziato ad interessarmi ad analoghe iniziative da parte di altri gruppi sparsi in Italia (tirando in mezzo anche Italian Linux Society), ho amaramente scoperto la quantità di quelli che effettivamente svolgono attività periodica salvo non citarla o citarla solo marginalmente sul proprio sito, tenendola in luoghi nascosti o poco appetibili, non rispondendo all’appello mosso due mesi fa in merito alla mappatura sulla LugMap, insomma facendo di tutto affinché solo gli “iniziati” del gruppo possano parteciparvi, e lamentando poi che “non viene nessuno”. Già che ci si prende la briga di sobbarcarsi l’impegno di un incontro settimanale (cosa di per sé nient’affatto semplice), si provi almeno a capitalizzare tale sforzo! Difficilmente le folle accorreranno spontaneamente ad un qualsiasi appuntamento se non debitamente e profusamente informate, checché alcuni per davvero se lo aspettino.

La morale del post è la più celebre falsa citazione attribuita a Charles Darwin: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”. Ebbene, il cambiamento è arrivato: chi riuscirà ad adattarsi?

5 Risposte to “service LUG restart”

  1. Lazza Says:

    Per quanto io ammiri l’interesse riposto nei confronti del GrappaLUG, sono rimasto veramente perplesso dalla quantità di cose che vengono “desunte” o “supposte” da cose che Carlo non ha mai detto o scritto.

    Allo stesso modo, mi lasciano basito i vari postulati contenuti nel post su quali sarebbero i secondi fini dei soci, l’incapacità di orientarsi verso alcune iniziative innovative (di cui l’80% delle citate sono già state e vengono fatte) o la mancanza di trasparenza per il non rendere accessibili ai motori di ricerca gli archivi di una mailing list (tranquillamente leggibili a chiunque si iscriva… e non rifiutiamo nessuno, tranne gli spammer).

    Ci sarà tempo di rispondere a tutto, punto per punto, in un post che avevo già in programma di scrivere per aggiungere qualcosa al post di Carlo, ma una cosa la posso dire subito.

    Sbirciando sul sito del GrappaLUG scopro nella penultima pagina linkata dal menu che il gruppo ha degli incontri fissi su base settimanale: forse si potrebbe comunicare meglio questa opportunità

    Gli incontri settimanali sono indicati:

    nella pagina “Dove siamo” (il cui titolo appare abbastanza eloquente)
    nella pagina “Contatti”
    nel gruppo Facebook
    sul profilo Google Plus, che compare su Google Maps cercando “Linux Bassano” e mostra “aperto/chiuso” a seconda degli orari di apertura e ne permette la consultazione

    Non mi sembra che i nostri incontri siano tanto segreti quanto quelli dei carbonari, onestamente.

    estendendo l’invito anche a coloro che vogliono ricevere supporto informatico?

    Può essere un’idea, anche se parrebbe una cosa già indicata dalla frase Sono appuntamenti sempre aperti a tutti (il grassetto appare in originale). Ciò è anche dimostrato dal fatto che molti di coloro che vengono a trovarci lo fanno proprio per avere assistenza tecnica, senza che glielo si dica esplicitamente. In ogni caso possiamo anche considerare una modifica alle parole usate sulla pagina, chiaro.

    Detto questo, concludo chiedendomi quale sia lo scopo del post: in alcuni punti sembra voler dare una lezioncina al GrappaLUG come se ci fosse il “metodo magico” per avere affluenza di “utenti”, in altri punti sembra voler osannare l’operato del LUG di Torino come una perfezione palladiana a cui chiunque dovrebbe rifarsi.

    In tutto ciò si perde il punto chiave del messaggio di Carlo (e in precedenza mia in ML): non sono gli “utenti” delle nostre iniziative a mancare, quelli partecipano sempre con soddisfazione. Il problema sono i pochi soci che si impegnino a farle, ma di questo scriverò più dettagliatamente come dicevo poco sopra.

  2. m4db0b Says:

    Nel post il riferimento al GrappaLUG è un pretesto per affrontare l’argomento, comune a tanti LUG in Italia, motivo percui qua e là generalizzo un poco andando anche oltre la vostra specifica realtà.
    Cosiccome è comune il fatto di accogliere ogni considerazione critica come una offesa personale anziché come uno spunto. Se, al di là dell’articolo “pessimistico” già pubblicato sul vostro sito, ci sono anche esperienza positive da condividere, ben vengano.

  3. Lazza Says:

    Gli spunti sono sempre interessanti, infatti avevo iniziato con interesse a leggere le prime righe del post. Però i “pretesti” come li chiami tu, con capro espiatorio e usati esclusivamente per lodare il LUG di Torino, più che offendere fanno tenerezza. C’è bisogno di fornire informazioni scorrette sugli amici (perché quello siamo, finché diffondiamo il software libero) per far vedere quanto si è bravi?

    Io penso che la vostra bravura sia visibile e si regga anche da sola. Senza inventarsi che un altro LUG sia “in crisi di identità” o che non faccia progetti nelle scuole o che nasconda i propri incontri. Ma la cosa più irreale è sentire dire che ai corsi non viene più nessuno. XD

    Sul fatto che fosse un discorso generale ne prendo atto dal tuo commento, di certo non è un’informazione acquisibile dal post che replica solo all’articolo di Carlo e ne estrapola cose non scritte. Io invece mi limito a leggere cosa c’è scritto e non estrapolo nulla, quindi grazie per aver aggiunto una nota sull’intento generalizzante del tuo post.

  4. m4db0b Says:

    Cito le esperienze che conosco in modo piu’ o meno diretto: Torino perche’ ci vivo, le iniziative delle altre citta’ (Orvieto e Bergamo) perche’ leggo spesso quel che succede.
    E Bassano perche’ quel che traspare dal post di un suo membro (che evidentemente non sei tu) non e’ un atteggiamento di gran fiducia. Lo stesso medesimo che riscontro ogni giorno in tanti altri LUG.
    Se poi vuoi leggere questo testo come “Bassano vs Torino”, fai pure. Ci sono tanti altri post su questo blog ispirati dalle dichiarazioni di uno e generalizzate sui feedback ricevuti da tanti.

    Per la cronaca: questo commento lo sto scrivendo dalla stazione ferroviaria di Taranto, questo weekend sono venuto in Puglia a conoscere i linuxari locali ed anche qui ho raccolto gli stessi identici dubbi espressi sul post apparso sul sito del GrappaLUG. Anche qui ho menzionato lo sportello settimanale di Torino, ma anche le esperienze trashware a Varese ed il LinuxDay nel centro commerciale di Empoli. La prossima volta spero di poter citare anche Bassano come fonte di ispirazione :-)

  5. Lazza Says:

    E Bassano perche’ quel che traspare dal post di un suo membro (che evidentemente non sei tu) non e’ un atteggiamento di gran fiducia.

    Se noti la prima riga del post di Carlo, dice Prendo spunto da un intervento visto in mailing list. Quel thread l’ho iniziato io. Ovviamente non puoi saperlo perché il tuo articolo fa mille ipotesi senza aver letto la conversazione.

    Ma a parte questo, sei andato ben oltre “quel che traspare dal post” arrivando a sostenere un sacco di cose desunte non si sa da dove, che non corrispondono a verità:

    non facciamo attività nelle scuole
    non abbiamo collaborazioni con il comune
    ai nostri corsi non c’è molta partecipazione
    non indichiamo gli orari dei nostri incontri

    Falso. Falso. Falso. Falso.

    L’unico punto del post di Carlo è che ci sono pochi soci che partecipano attivamente a **realizzare** le attività, nel senso di crearle da zero. Ma questo non è stato toccato dal post, che invece fornisce un sacco di consigli di “marketing” (se mi passi il termine) per attirare nuovo pubblico, un problema che noi non abbiamo mai avuto. Consigli utili ma sono già cose che facciamo da anni.

    La prossima volta spero di poter citare anche Bassano come fonte di ispirazione :-)

    Non so quanto sia positivo come esempio, ma negli ultimi corsi che abbiamo fatto abbiamo sempre dovuto dire no, stai a casa a più di qualcuno perché c’era troppa domanda rispetto ai posti disponibili.

    Be’, in un certo senso può essere un’ispirazione a trovare stanze giganti per fare i corsi. 😝


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