Volontariamente

9 agosto 2015

Incontrando, scrivendo e confrontandomi regolarmente con tanti membri della cosiddetta “community linuxara” italiana mi capita di raccogliere posizioni ed opinioni ricorrenti, spesso raggruppabili e riconducibili ad atteggiamenti simili. Tra queste posizioni ne esiste in particolare una che ancora non sono riuscito ad inquadrare: la prima volta l’ho considerata una singolare stravaganza del mio interlocutore, alla seconda mi sono stupito di ritrovarla, alla terza ho tentato invano di seguire il discorso, giunto alla decima iterazione mi urge soffermarmici un istante per carpirne l’essenza ed il senso. Sempre che un senso lo abbia.

Essa è sommariamente riassumibile in tale linea di pensiero:

Io promuovo il software libero in qualità di volontario, gratis, nessuno mi paga per farlo. Pertanto non assecondo alcuna via di mezzo che anteponga la convenienza utilitaristica alla totale ed assoluta libertà del software, mi dissocio da ogni tentativo di compromesso nei confronti della più rigida purezza della filosofia del software libero, contesto ogni rapporto con entità che non aderiscano completamente e consapevolmente alle ragioni ideologiche del freesoftware. E’ vero, per lavoro uso Windows/Mac/PiattaformaProprietaria, ma mi pagano dunque va bene.

Tale costrutto è spesso accompagnato da altre argomentazioni strettamente correlate al denaro, benché comuni anche ad altre categorie: non insegno niente a nessuno, per quello ci sono i corsi a pagamento; se un utente ha un problema si cerca la soluzione da solo o paga un tecnico; lo faccio gratis dunque è l’ultimo dei miei pensieri dopo la famiglia, il lavoro, i fatti miei, gli hobby e qualsiasi altra cosa… Ed è spesso individuabile presso le frange più estremiste e intolleranti, i “talebani”, che più frequentemente di quanto non si creda tirano in mezzo la questione del “lo faccio gratis” come argomentazione per motivare la propria rigidità (e giustificare la propria apparente incoerenza nell’ambito lavorativo).

Ma io, in tutto questo, stento a trovare un nesso, un legame logico.

Come si può pretendere che altri perseguano la più rigorosa disciplina stallmaniana, se poi per primi ci si vende all’uso (o peggio ancora alla diffusione) del software proprietario proprio per gli stessi motivi di “convenienza” che altrove si respingono ciecamente? Magari è più comodo e sicuro tenersi la propria occupazione che non tentar fortuna presso una delle innumerevoli aziende che in questa epoca di migrazione verso il “cloud” cercano sistemisti e programmatori web (ambito in cui Linux e l’opensource dominano), restando nella propria azienda Windows-centrica con una certificazione Microsoft appesa al muro e Visual Studio e Outlook aperti sul desktop di Windows 10, ma con che faccia si può poi andare a pretendere che i dipendenti del proprio comune, o i maestri nella scuola dei propri figli, o più banalmente il proprio vicino di casa, debbano di punto in bianco rinunciare a Skype, Steam ed alla propria stampante per la quale non esiste un driver libero in nome di astratti ideali che neppure capiscono (e ben lungi andarglieli a spiegare, “mica mi pagano per fare l’educatore”…)?

Nessuno paga nessun’altro neanche per mangiare, bere e dormire. Anzi, solitamente si paga per farlo (e appunto si lavora per avere i soldi per farlo). Ma queste sono attività dopotutto necessarie ed indispensabili alla sopravvivenza. Meno strettamente necessario ed indispensabile, ma altrettanto non retribuito, è metter su famiglia e allevare dei figli. Ancor meno necessario, ed ancor meno retribuito, è passare la serata guardando la televisione o giocando ad un videogioco o assemblando il modellino del galeone spagnolo. È assolutamente legittimo che tutte queste cose vengano prima della divulgazione del software libero nella propria scala di priorità, anzi per fortuna che c’è anche dell’altro nella vita!, ma il proprio grado di pretesa nei confronti del prossimo dovrebbe essere commisurato al proprio personale coinvolgimento: se ci si concede per sé – giustamente – qualche svago e qualche distrazione anziché devolvere tutto tutto il proprio tempo alla Causa Suprema, appunto perché si è volontari (tutti noi lo siamo) e nessuno ci paga per farlo, è difficile imporre una totale assenza di compromessi e facilitazioni ad altri.

E poi, quel che proprio mi sfugge: qual’é la correlazione tra il “farlo gratis” ed il “farlo in modo estremo”? È emblematico notare come secondo il dizionario la definizione di “promozione” sia “l’atto, il fatto di promuovere, cioè di dare inizio, di dar corso a qualche cosa, o anche di caldeggiarla”. Ovvero l’esatto opposto del negare qualsiasi transizione graduale, del voler arrivare direttamente al compimento assoluto dell’adozione del software libero senza alcuna sfumatura nel mezzo, sia essa concretizzata in una installazione di Ubuntu (che, si, contiene anche driver proprietari) o in una pagina divulgativa su Facebook (che, si, è una piattaforma chiusa) o nel cercare la collaborazione – soprattutto comunicativa e mediatica – con altre realtà associative o pubbliche (che, si, magari non sono a loro volta apertamente sostenitrici del freesoftware occupandosi di altro). Evidentemente sfugge la non così sottile differenza tra “promuovere” e “pontificare”…

Nessuno vieta, anzi si è altamente incoraggiati, di usare Linux a casa propria, per proprio conto, perché piace smanettare o perché lo si ritiene più comodo o interessante, come fa la maggioranza degli attuali utenti Linux (che sono ben più di coloro che frequentano i LUG cittadini o scrivono sulle mailing list): di sicuro quello è un approccio intellettualmente più onesto che non fare la stessa identica cosa e aver la pretesa di essere dei “volontari” che fanno “promozione”, arrogandosi peraltro (“perché io lo faccio gratis, e dunque ne ho diritto”) posizioni decisionali nei confronti di altri.

Giunti alla fine di codesto post, resto senza una risposta alla mia domanda iniziale. La prossima volta che incontrerò uno di quelli che “nessuno mi paga”, proverò a dargli 10 euro e vedere se rinsavisce.

2 Risposte to “Volontariamente”

  1. cheip Says:

    Ciao Bob!
    Mi sento (parzialmente) tirato in causa dal tuo post visto che sono, nel mio piccolo di volontario per il LDTO, un promotore del software libero, ma per lavoro utilizzo in modo poderoso tecnologie chiuse (Windows, Visual Studio, Outlook no, uso Thunderbird) e produco software proprietario.

    Non so se sono proprio uno di quei soggetti di cui parli nel post, non essendo io un “talebano” del software libero (sono anche utente Macintosh da tempi non sospetti, cioè prima di cominciare a lavorare con roba Microsoft), di sicuro in uno dei nostri ultimi incontri ti avevo prospettato la possibilità che per lavoro dovessi passare al lato oscuro.

    Sicuramente la mia idea è nel mezzo, perché se è vero che anche a me piacerebbe lavorare con tecnologie libere (non tanto per talebanismo, quanto perché mi ci trovo meglio) nella scelta di un impiego ci sono molte altre variabili di cui tener conto, che non sono solo la cifra in grassetto sulla busta paga. Possibilità di crescita in un determinato settore (che non significa nella stessa azienda, magari un’azienda è quella giusta per formarti in un settore per poi passare a un’altra utilizzando altre tecnologie), ambiente di lavoro, opportunità di lavoro nel momento in cui si cerca lavoro, aderenza col proprio percorso di studi (io, per esempio, non ho studiato per essere uno sviluppatore software, ma mi diverto a farlo e posso girare molte delle competenze acquisite in alcuni ambiti, ma in altri invece sarebbero inutili).

    Insomma, quelle persone che hai incontrato sicuramente non hanno argomentato bene la propria posizione, oppure lavorano solo per i soldi, non per piacere.

  2. m4db0b Says:

    Il commento di fondo era destinato a commentare l’incoerenza ideologica di chi da “volontario” assume posizioni estremiste e poi, per il vil danaro, non si fa scrupolo ad usare ed in alcuni casi persino diffondere soluzioni proprietarie. E sono tanti, mi verrebbe da dire “la maggioranza”. Più spesso di quanto non si creda il talebanesimo più spinto è accompagnato dalla questione “soldi” (nonché una profonda ignoranza storica, ma questa è un’altra questione…), segno che alla radice non c’é un reale convincimento ma una volgare volontà di appariscenza.
    Dopodiché, ci mancherebbe che tutti coloro che vogliono in qualche modo dare una mano con la promozione del software libero debbano necessariamente cambiar mestiere e mantenere la “purezza etica”! Ben venga convivere tra i due mondi, libero e proprietario, per scelta o per dovere, nella vita privata o professionale: l’importante è aver consapevolezza di cosa si sta facendo.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...