Gratuito a Tutti i Costi

23 luglio 2015

Come tutti ben sappiamo, purtroppo, negli anni si è ampiamente diffuso il binomio “software libero = gratis”. Al punto che questo suo attributo (che il più delle volte è un effetto collaterale del modello di sviluppo opensource) è spesso considerato come quello principale e caratterizzante della categoria. Le scuole dovrebbero adottare il software libero per risparmiare, le pubbliche amministrazioni dovrebbero adottare il software libero per risparmiare, in azienda si dovrebbe adottare il software libero per risparmiare…

Da una parte, tale distorto punto di vista genera aberrazioni del tipo “Io sono favorevole all’opensource, infatti ho installato Winzoz crakkato così non ho dato i soldi a Micro$oft!”. Dall’altro, nel momento in cui pressoché tutti i grossi produttori di software proprietario regalano le proprie applicazioni onde potersi garantire una ampia base di utenti e guadagnare poi su altri fronti (l’hardware, la pubblicità, i contenuti e quant’altro), viene a mancare il motivo per cui scegliere il software libero: se è tutto gratis, tanto vale aderire alla soluzione più popolare, col nome più trendy, o meglio integrata con altri servizi.

Forse sarebbe opportuno provare a sopperire a questo luogo comune del software libero “gratuito a tutti i costi”, per dare maggiore risalto alle sue effettive proprietà, ed optare per una strategia di comunicazione anti-ciclica. Mentre tutti regalano (o almeno fingono di regalare, ma il risultato percepito è lo stesso…), si dovrebbe porre l’attenzione sul fatto che il software libero – in qualità di software, e dunque prodotto ingegneristico per la cui produzione sono necessarie risorse – abbisogna di supporto, certamente di carattere tecnico (patch, traduzioni e documentazione sono sempre molto gradite) ma anche e soprattutto di carattere economico.

Un approccio in tal senso è quello di natura imprenditoriale e commerciale. Scegliere soluzioni libere, e basate su software libero, azzera il rischio di lock-in, aumenta l’interoperabilità, e… riduce i costi, non prevedendo spese fisse di licenza; optando per l’adozione di una soluzione libera l’impresa di turno gode di tutti questi vantaggi ed i soldi che investe per acquisirli finiscono interamente nelle mani del suo fornitore anziché essere in buona parte dirottati ad una multinazionale straniera (che paga le tasse in Irlanda). Correttissimo ed incontestabile, ma, diciamolo, questo discorso è maggiormente incentrato sul giusto riconoscimento pecuniario del lavoro svolto che non sulle qualità proprie del software libero, ed anzi parte dallo stesso presupposto (errato) percui il software libero cresce sugli alberi; il messaggio di fondo è “il prodotto è gratuito, ma io che te lo installo, configuro, personalizzo e mantengo vado pagato”. Siamo tornati al punto daccapo.

Un altro approccio è quello “etico”, di responsabilizzazione nei confronti degli utenti. Chi implementa e rilascia software con una licenza libera non intende abusare della sua posizione obbligando a pagare ciclicamente delle licenze che non aggiungono nessun valore al prodotto, ma ha comunque le bollette da pagare ed i figli da mantenere: dai un tuo contributo, per mezzo di una donazione libera, in modo che essi possano continuare a svolgere la loro opera e tu a trarne beneficio. Questa modalità di coinvolgimento è sempre esistita, da che mondo è mondo numerosi progetti di sviluppo opensource espongono un tasto “Donate” sul proprio sito web, ma è emersa in modo preponderante negli ultimi anni con la diffusione del concetto di “crowdfunding” e la proliferazione di campagne di raccolte fondi mirate, a volte riuscite ed altre meno: MediaGoblin, Geary, Builder e Roundcube sono forse quelle che hanno destato maggiori attenzioni, ma certo non sono le uniche; tra le tante annovero anche la recente iniziativa di Italian Linux Society, che su donazioni.linux.it ha già condotto una raccolta di inaspettato successo ed altre analoghe ne lancerà nei prossimi mesi.

Tale pratica, oltre ovviamente ad essere utile nel raccimolare i soldi necessari a garantire l’esistenza del progetto per un certo periodo di tempo, ha il gradevole effetto di suggerire al pubblico – anche quello che ai fatti non partecipa con una donazione – l’implicita necessità di sostegno economico, il fatto che il software sarà pure gratuito ma se nessuno lo supporta finisce con lo sparire (a discapito di tutti), e che forse è meglio donare spontaneamente adesso 10 euro una tantum che pagare dopo 100 euro fissi all’anno.

Constatato il summenzionato, inatteso successo della prima esperienza di donazioni.linux.it, non escludo di inventarmi nei prossimi mesi qualcosa di ancor più strutturato che vada in questa direzione…

Una Risposta to “Gratuito a Tutti i Costi”


  1. […] al bisogno di modifiche (pagate), training (pagato), assistenza (pagata), hosting (pagato), lungimirante azione proattiva (ovvero donazioni, ovvero pagamenti spontanei), oppure ancora per essere al centro di possibili […]


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