La Cerulea Dora

4 luglio 2015

Altra edizione della ConfSL, l’annuale (circa…) conferenza annuale sullo stato del software libero in Italia. E altro breve report steso “a semifreddo”.

Quest’anno l’iniziativa si è svolta ad Ivrea, cittadina in provincia di Torino celebre per la torta 900 e per essere stata la sede di Olivetti, di cui ancora oggi aleggia preminente la memoria – e lo spettro. La candidatura era già stata avanzata ai tempi dell’ultima ConfSL, Ancona 2012, ma all’epoca le venne preferita Como (salvo poi far saltare tutto, ufficialmente per carenza di contributi presentati per la conferenza). Ugo, dell’associazione Accademia per l’Hardware ed il Software Libero, non si diede per vinto ed alla fine ha spuntato non solo il fatto di ospitare l’edizione 2015 ma anche di sdoganare apertamente il tema dell’hardware aperto, di crescente interesse non solo all’interno del nostro piccolo mondo linuxaro ma presso un pò tutta la pubblica opinione (grazie al “fenomeno makers”).

Rispetto al passato l’evento è stato un poco più contenuto (un’unica sessione, ed un’altra “fuori programma” per approfondire alcuni contenuti portati dagli sponsor) ma comunque assortito: mettendo da parte Meo, Davoli e Patrigniani (sempre chiarissimi, ma alla quinta volta che si sentono i loro rispettivi talk diventano un tantino ripetitivi…) sono da segnalare l’intervento di Paolo Storti (dell’omonimo Studio Storti, forse la più grande azienda italiana che si occupa di software libero soprattutto nel settore pubblico) e di Alessandro Rubini (che ha esposto la sua – autorevole e non banale – posizione su firmware e driver proprietari), piacevoli da seguire sono stati Massimo Nuvoli (che ha dettagliato il concetto di “renew”, ovvero – detto superficialmente – il trashware aziendale), Marco Rossino (molto coinvolgente il talk sulla piattaforma di monitoraggio ambientale sviluppata in CSI-Piemonte, peccato che non sia stato fornito alcun riferimento al codice ed alla riusabilità della stessa) e Daniele Trinchero (protagonista del celebre progetto di connettività svolto a Verrua Savoia, ma che allo stesso modo non ha saputo dir molto sulla ripetibilità dello stesso), come sempre da dimenticare Mariella Berra (che si ostina a scrivere libri sul software libero pur non avendo la minima idea di cosa stia parlando).

Ho deliberatamente saltato la giornata di sabato, avendo preferito recarmi al Festival delle Libertà Digitali allestito da Wikimedia Italia in quel di Vicenza e conoscere un pò di persone con cui abitualmente comunico solo via mail, ma del resto non penso di essermi perso molto: il fulcro della mattinata è stato il talk di Richard Stallman, ospite d’onore (…) della manifestazione, che non dubito essere stato una replica dell’intervento tenuto anche il precedente giovedi pomeriggio a Torino (che a sua volta è stato una replica del solito talk che Stallman tiene oramai da anni, a parte un paio di dettagli che prossimamente dovrò approfondire…).

Certo questa edizione della ConfSL non entrerà nei libri di storia, né per i contenuti né per la partecipazione, ma mi ha permesso di constatare una volta di più una realtà già nota ma (più o meno volutamente) ignorata: la maggioranza dei partecipanti alla conferenza siamo noi, noi che già quotidianamente viviamo il software libero, e francamente dell’ennesimo speech introduttivo non ce ne facciamo assolutamente niente. Per dire: al venerdi sera, dopo la cena sociale, un gruppo di insonni nerd – me compreso – si è diretto verso il centro di Ivrea per dare una occhiata alle performances musicali di strada (e, diciamolo, per cercare un paio di birre); in tal contesto ho avuto incidentalemente modo di scambiare quattro chiacchere con alcuni membri del GL-Como e con un fanciullo del FSUG SBT (impronunciabile sigla che identifica il LUG di San Benedetto del Tronto), raccogliendo problemi già noti e spunti inediti, ma abbiamo dovuto interrompere la discussione data l’ora tarda e la necessità di rientrare in albergo. Forse varrebbe la pena prendere atto di questo fatto, del fatto che la ConfSL è prima di ogni altra cosa un pretesto che abbiamo per incontrarci di persona una volta all’anno, e rivedere l’impianto stesso dell’evento eliminando in toto la parte divulgativa (che, come detto, non divulga niente di nuovo a nessuno) e mettendo al centro il confronto, il dialogo e l’operatività di una community frammentata, disseminata, e cui oggettivamente mancano altre occasioni di comunicazione interna.

Mi dicono che l’appello per la sede della prossima ConfSL sarà lanciato nel prossimo futuro; a seconda della location scelta, non escludo di voler provare a rimettere insieme una LUGConf (magari un pò più composta di quella di Bologna 2009…).

2 Risposte to “La Cerulea Dora”


  1. […] La Cerulea Dora […]


  2. […] tale assoluta assenza di pubblico, si è (almeno in parte, e su piccola scala) avverato quello che da tempo avrei voluto vedere alla ConfSL: una occasione di confronto interno alla nostra community. Al […]


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