Abuso di Impotenza

12 giugno 2015

Piuttosto spesso qualcuno nel nostro piccolo mondo linuxaro sfoggia il proposito di rivolgersi alle massime istituzioni dello Stato per condurre un qualche tipo di azione di carattere “politico” a favore del software libero. L’ultimo in ordine cronologico è quello di un “protocollo di intesa” tra i soggetti maggiormente rappresentativi del movimento freesoftware in Italia (disclosure: Italian Linux Society è coinvolta) ed il Ministero per l’Istruzione, saltato fuori sull’onda di indignazione che ha seguito pochi giorni fa la firma di un analogo protocollo tra lo stesso Ministero e Microsoft. Esattamente come accadde in occasione di un precedente protocollo, datato 2009; in quel caso l’iniziativa softwareliberista si arenò ad un passo dall’approvazione (per una serie di cause su cui soprassiedo, ma che non escludo si ripresentino tali e quali).

Eppure, non si può dire che negli anni siano mancate le vittorie di ampio impatto. Dall’oramai celeberrimo articolo 68 del Codice di Amministrazione Digitale, alla pubblicazione delle favorevolissime Linee Guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, senza scordare le numerose leggi regionali incentrate sull’adozione del software libero presso i relativi uffici pubblici. Tutti successi istituzionali di grande portata, i cui risultati sono stati… nessuno. Zero. Nada.

Il motivo di ciò spesso non è, stando a quanto osservato e capito, malafede o malaffare, ma l’oggettiva lontananza che esiste tra l’istituzione ai massimi livelli ed il singolo ente locale. Ma anche tra l’istituzione minore – regionale o persino comunale – e gli organismi che operano nella sua diretta giurisdizione.

L’ho ben notato frequentando occasionalmente la Commissione Scuola Digitale presso la Conferenza Cittadina delle Autonomie Scolastiche del Comune di Torino (perlopiù in veste di uditore, fortunatamente tutte le persone ivi coinvolte sono già sensibili al software libero e non abbisognano di ulteriori stimoli): a fronte di centinaia di scuole di ogni grado presenti sul territorio torinese ben poche sono quelle che hanno inviato un rappresentante a prendere parte attiva al tavolo, e solo una minima parte è stata presente durante la piccola conferenza in cui si sono riassunti i risultati dello scorso anno. Ogniqualvolta emerge un nuovo progetto – sia esso la partecipazione collettiva ad un bando per l’assegnazione di fondi, o più semplicemente degli incontri informativi per i docenti – emerge il classico, onnipresente, inevitabile ed ineluttabile problema del coinvolgimento delle parti interessate. E quando negli ultimi incontri hanno partecipato anche un paio di membri dell’Ufficio Scolastico Regionale, ci si è resi conto che esistevano diverse iniziative in collisione tra loro di cui non si sapeva reciprocamente nulla. Preso atto di quel che capita nella realtà – articolata ma non certo ciclopica – delle scuole di Torino, nella ristretta distanza tra assessorato comunale e plesso scolastico, non mi stupisce più di tanto constatare che le direttive dettate dal Governo di Roma in tema di strumenti software – che peraltro non sono un tema semplice, e per le quali servono competenze specifiche per essere comprese ed assorbite – siano ignorate dall’ufficio anagrafico di Voghera.

Con ciò ovviamente non intendo dire che le attività di “lobby” nei confronti di Ministri e Ministeri siano vane ed inutili, anzi sono di primaria importanza e meritano tutta l’attenzione possibile. Ho però la sensazione ed il timore che tali operazioni siano da troppi percepite come un punto di arrivo, un traguardo da raggiungere, quando dovrebbero invece essere dei punti di transizione, degli utili passaggi, strumentali a stimolare e potenziare iniziative locali ed iperlocali condotte verso le singole regioni e i singoli comuni. Magari per mano degli innumerevoli gruppi di interesse di cui, nel bene e nel male, è tappezzato il Bel Paese. Un protocollo di intesa, o una legge, o un decreto ministeriale, sono alquanto simbolici e fini a loro stessi se nessuno poi li impugna per portarli al più vicino funzionario statale o rappresentante politico, se si pretende di saltare il passaggio presso il proprio assessorato comunale o il proprio Ufficio Scolastico Regionale, e più in generale se non sono accompagnati da azioni mirate, da una presenza territoriale continuativa e da una attività frequente.

Viceversa, l’abuso di impotenza finisce col drenare tutte le – già poche – risorse disponibili, al solo scopo di autocompiacersi per qualche giorno su una mailing list.

2 Risposte to “Abuso di Impotenza”


  1. […] a perder tempo mendicando una pacca sulla spalla da parte delle istituzioni? Qualche tempo fa ho espresso la mia titubanza sugli sforzi che troppo spesso vedo consumarsi nel vano tentativo di raggiungere le amministrazioni […]


  2. […] voler compiere questo sforzo anche a fronte del fatto che non sarebbe garanzia di nulla, in quanto (come già noto) il Ministero non ha potere di obbligare nessuna scuola a nulla ed in ogni caso la nostra ipotetica […]


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...