Venghino, Siori

9 maggio 2015

In qualità di Direttore-e-ora-Presidente di Italian Linux Society, o comunque di persona con accesso diretto alla (modesta) rete di comunicazione dell’associazione, ricevo spesso segnalazioni di eventi e conferenze a tema linuxaro distribuite in tutta Italia con la richiesta più o meno esplicita di promuoverle a livello nazionale. Ci sono tre cose che stonano in tale pratica: “spesso”, “conferenze” e “nazionale”.

All’atto pratico, volenti o nolenti, piaccia o non piaccia, l’unico evento nazionale che ha una minima visibilità presso il pubblico è il Linux Day. Al secondo posto mi verrebbe da mettere la ConfSL, conferenza annuale (salvo le dovute eccezioni) ben nota nei circoli strettamente linuxari che comunque ha una portata di pubblico inferiore di due ordini di grandezza. Un terzo posto, semplicemente non esiste. Qualsiasi altro evento nel settore, almeno a mia memoria e a mia conoscenza, non ha mai raggiunto quota 100 partecipanti: decisamente modesti per essere considerati appuntamenti di portata nazionale.

Dati questi presupposti freddamente numerici – ma che vanno a considerare quello che è il principale metro di giudizio per misurare il successo di una conferenza: i volumi di partecipazione -, vien da chiedersi: perché questa costante ostinazione nel volerne allestire ancora? Perché a ogni folata di vento qualcuno da qualche parte si alza con la velleità di fare la mega-convention per la quale invitare ogni singolo smanettone d’Italia, salvo poi trovarsi puntualmente in 15 in un’aula? Ingenuità? Alterigia? Sopravvalutate capacità? Sindrome del “Questa è la Volta Buona”?

Anche io ci sono passato. Anche io ho avuto la pretesa di organizzare da un giorno all’altro eventi pubblici aspettandomi quasi come per magia dozzine di persone interessate per poi trovarmi con più relatori che partecipanti nella sala. L’ho fatto una volta. L’ho fatto due. Alla terza ho guardato in faccia la realtà ed ho lasciato perdere. Non posso pertanto biasimare chi compie gli stessi miei errori, ma mi concedo la sfacciataggine di dare un consiglio a chi sta pianificando il prossimo raduno nazional-popolare con gli amici del bar sotto casa: la metà delle energie possono essere spese in altro modo per ottenere il doppio dei risultati.

L'”altro modo” consiste non in appuntamenti randomici inventati di sana pianta con prestigiosi speaker ed in grandi aule, estremamente difficili non solo da organizzare ma soprattutto da comunicare e far conoscere, ma in appuntamenti periodici, cadenzati, e molto più contenuti nella forma e nella sostanza. In poche parole: gli incontri di assistenza settimanale/bisettimanale/mensile. Che già diversi LUG svolgono, ma mai quanti sarebbe desiderabile.

Il fatto di essere costantemente presenti sul territorio, sempre nello stesso posto e sempre con lo stessa ciclicità, porta a ben tre benefici diretti:

  • la popolarità dell’iniziativa stessa cresce (o, alla peggio, si mantiene uguale) col tempo, perché chi partecipa una volta facilmente informa amici e conoscenti che a loro volta sapranno dove e come presentarsi la volta successiva
  • laddove non esiste un programma prestabilito ma una attività collettiva, più facilmente si faranno avanti nuovi volontari che potranno dare una mano. Per l’attività stessa, e magari in seguito anche per iniziative più strutturate
  • il fatto di ritrovarsi periodicamente con gli altri smanettoni coinvolti offre un sano e piacevole svago, ed una occasione per discutere e ragionare su altre azioni

Mi rendo conto di non star dicendo niente di inedito e stupefacente, anzi alcune cose le sto pure ripetendo, eppure, come sopra citato, ancora non mi capacito di quanti preferiscano adottare la strategia dell'”evento a tutti i costi” (storicamente fallimentare, come dimostrano i fatti) anziché prendere accordi con un amico barista, occupare un tavolo ogni giovedi sera ed installare Linux al curioso in transito di turno.

Davvero: il mondo linuxaro non ha bisogno di affollate conferenze. Ha bisogno di una birra alla settimana.

2 Risposte to “Venghino, Siori”


  1. […] Venghino, Siori […]


  2. […] Da quando, a seguito della mia personale positiva esperienza con lo sportello settimanale di Officina Informatica Libera a Torino, ho iniziato ad interessarmi ad analoghe iniziative da parte di altri gruppi sparsi in Italia (tirando in mezzo anche Italian Linux Society), ho amaramente scoperto la quantità di quelli che effettivamente svolgono attività periodica salvo non citarla o citarla solo marginalmente sul proprio sito, tenendola in luoghi nascosti o poco appetibili, non rispondendo all’appello mosso due mesi fa in merito alla mappatura sulla LugMap, insomma facendo di tutto affinché solo gli “iniziati” del gruppo possano parteciparvi, e lamentando poi che “non viene nessuno”. Già che ci si prende la briga di sobbarcarsi l’impegno di un incontro settimanale (cosa di per sé nient’affatto semplice), si provi almeno a capitalizzare tale sforzo! Difficilmente le folle accorreranno spontaneamente ad un qualsiasi appuntamento se non debitamente e profusamente informate, checché alcuni per davvero se lo aspettino. […]


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