Freddo al Nord

8 febbraio 2015

E come oramai ogni inizio di febbraio, ecco qui un breve report sulla gita al Free Open Source Developers European Meeting, tappa imprescindibile per vedere l’aria che tira presso la community open internazionale. E far rifornimento di buoni propositi e birre belghe.

Partiamo dalla notizia piu’ drammatica, e per molti versi piu’ emblematica: sono riuscito ad acquistare una sola maglietta, quella del FOSDEM stesso. Cioe’: ci sono 5000 nerd che ogni anno prendono d’assalto Bruxelles sud, non aspirano ad altro che poter tornare a casa sfoggiando una maglietta nuova che capiscono solo loro, e… Quelli di Gnome le lasciano a casa, tanti (in primis FSF) ostentano sempre le stesse da anni incuranti del fatto che chi le ha comprate alla scorsa edizione magari non le ricompra uguali a questa, molti (in primis, KDE) si presentano con delle magliette inedite e… bianche. Ed infine c’e’ oVirt. Il mercato delle magliette al FOSDEM sarebbe sufficiente ad alimentare e finanziare la produzione di software libero e opensource per tutto l’anno, il fatto che sia ampiamente ignorato e costantemente sottostimato la dice purtroppo lunga sulle scarse capacita’ di marketing e comunicazione della nostra piccola comunita’ di smanettoni incalliti…

Si estende a vista d’occhio lo spazio dedicato non gia’ allo sviluppo quanto alle soluzioni di virtualizzazione, paravirtualizzazione, clusterizzazione, parallelizzazione, contenimento, isolamento, ed insomma tutte le “cose da sistemisti” che nell’Era del Cloud assurgono all’interesse del pubblico, degli smanettoni e dell’impresa. Perche’ se l’anno di Linux sul desktop non e’ mai arrivato (e di questo passo neanche mai arrivera’: in questa edizione del FOSDEM sono completamente mancati contenuti di Gnome e KDE), quello di Linux sul server non e’ mai passato e anzi in virtu’ di questa nuova corsa all’Internet riscopre l’antico splendore.

Ma se Linux e’ la piattaforma operativa del cloud, sul piano applicativo siamo sempre messi maluccio: laddove, al solito, abbondano protocolli e formati, mancano i programmi – liberi, aperti ed installabili autonomamente – che implementano le funzioni effettivamente richieste e necessarie. Degno di rapida menzione e’ Diaspora, il social network federato alternativo a Facebook dapprima acclamato, poi scomparso dalla circolazione, ed ora – apparentemente e faticosamente – di nuovo in pista: v’era un banchetto promozionale, accanto a quello di ownCloud (forse unico vero caposaldo del settore dei servizi online liberi), da cui ho appreso che non solo qualche pazzo sfrenato sta ancora lavorando sul progetto, ma c’e’ addirittura chi lo ha usato per costruire un sito di incontri in Polonia fornendo indietro patches e feedback; tanto quanto, c’e’ qualcuno che e’ riuscito a dargli un senso.

Nel segmento mobile, e’ cambiato tutto per non cambiare niente. FirefoxOS continua a sembrare un buon progetto, ma appunto lo sembra e basta, e la prova empirica del nuovo device destinato al mercato non mi ha particolarmente entusiasmato. Viceversa Jolla continua ad entusiasmare – come ha dimostrato la recente campagna di crowdfunding per il tablet, cui ho partecipato persino io – e puo’ vantare una comunita’ piuttosto ricca che ho avuto modo di osservare da vicino durante la tavola rotonda abusiva di sabato pomeriggio e la cena (cui sono stato trascinato) di sabato sera. Ubuntu Phone continua ad essere beatamente ignorato dai piu’, ed il recente annuncio di un dispositivo sotto-dimensionato e sommariamente riciclato che verra’ distribuito secondo modalita’ del tutto casuali conferma la sensazione che esso continuera’ ad essere ignorato ancora per un bel po’.

Per il resto: un po’ di “Internet of Things”, quasi nulla di degno nell’area degli stand solitamente dedicati alle piattaforme hardware, un po’ di software di elaborazione geografica (per i quali non smettero’ mai di stupirmi di quante cose si riescano a dire)…

E’ stata la prima volta in cui in zona ho visto il Messia, Richard Stallman. Pare sia gia’ successo, svariati anni fa, ma da molto tempo non capitava piu’. E forse non e’ un caso che abbia tenuto un talk (il suo talk, il solito, quello che ripete da decenni) fuori dal FOSDEM stesso, in una sezione distaccata dell’universita’: evidentemente gli organizzatori si erano stufati di sentirglielo ripetere… Il lunedi successivo al FOSDEM ho avuto occasione di pranzare con un referente di FSFE, presentandomi ho citato ILS ed il LinuxDay, si e’ offerto di dare una mano per la promozione della nostra manifestazione nazionale, ma quando gli ho fatto notare l’attivita’ di boicottaggio regolarmente perpetuata dal loro stesso campione (per la questione del GNU/LinuxDay) non ha potuto evitare di alzare gli occhi e le mani al cielo. In queste condizioni, le condizioni in cui anche i suoi piu’ diretti collaboratori danno segno di mal tollerare le sue ingiustificabili giustificazioni, ed in cui la principale conferenza in tema freesoftware e opensource in Europa gli nega uno spazietto per fargli ripetere le sue quattro ciarle, non so quanto possano piu’ valere due strette di mano e quattro sorrisi.

Ma anche quest’anno e’ fatta. Il FOSDEM e’ andato. Ho rivisto i vecchi amici, ne ho conosciuti di nuovi, ho bevuto le birre. E me ne sono tornato a casa con un malanno che da una settimana mi costringe nel letto. Indipendentemente dall’esperienza accumulata, non mi abituero’ mai al freddo del nord.

2 Risposte to “Freddo al Nord”


  1. […] proposito di mobile. A dispetto dell’entusiasmo riscontrato lo scorso anno, Jolla è sostanzialmente fuori dal mercato delle piattaforme hardware – come ben sanno tutti […]


  2. […] Come citato, nel corso della tappa belga dello scorso anno ho incidentalmente incontrato il coordinatore del […]


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