Correva l’Anno

14 dicembre 2014

La storia cui vorrei far riferimento in questo post e’ una storia antica, lontana, di cui s’e’ persa memoria ed in buona parte s’e’ persa traccia. Risale (pensate!) al 2011.

In quel tempo, la distribuzione WiiLDOS – nata in origine come piattaforma di riferimento per la WiiLD, la lavagna interattiva “artigianale” ed opensource basata sul controller della console Wii – gia’ raccoglieva ampi consensi e coinvolgeva un gran numero di docenti e tecnici impegnati a discutere e sperimentare col software libero a scuola e, piu’ in generale, con metodi didattici “alternativi” legati all’uso – consapevole ed accorto – delle tecnologie. In qualche modo dei pionieri, considerando che adesso tutti parlano – per lo piu’ a sproposito – di innovazione in classe, ma del resto il tema del software libero e’ da sempre legato a doppio filo con quello dell’insegnamento della scienza informatica: laddove i programmi didattici dell’ora di informatica hanno sempre riguardato le icone di Word e le opzioni di Excel (ovvero: nozioni mnemoniche e passive relative a ben specifici prodotti commerciali, i quali sono destinati a cambiare piu’ e piu’ volte da quando vengono inculcate al fanciullo di turno a quando tale fanciullo cresce e si affaccia al mondo del lavoro col suo bagaglio di nozioni mnemoniche, passive ed obsolete), i softwareliberisti hanno sempre promosso e supportato l’insegnamento dei linguaggi, degli algoritmi, delle funzioni, delle basi scientifiche su cui si poggia l’evoluzione contemporanea della matematica applicata.

Per tal motivo nella suddetta distribuzione WiiLDOS venne incluso Scratch, bellissima applicazione che permette anche ai piu’ piccoli di mettere insieme giochini interattivi ed animati incastrando qualche for, qualche if, ed insomma di fatto “programmando” per mezzo di un semplice ed intuitivo linguaggio visuale. Una metodologia perfettamente in linea con gli intenti culturali di riferimento, e di indubbio valore strategico per finalmente far avvicinare non solo gli studenti ma anche gli insegnati (i quali, va tristemente detto, molto spesso insegnano Word ed Excel perche’ non sanno assolutamente nient’altro) ad un approccio attivo e consapevole all’informatica.

Eppure, appunto nel 2011, l’introduzione di Scratch fece storcere piu’ di un naso. Per via della sua licenza: era opensource, era aperto, era analizzabile e modificabile e ridistribuibile, ma era distribuito con una licenza in cui veniva esplicitato a chiare lettere il divieto di utilizzo commerciale. Una violazione della Liberta’ 0 del freesoftware, quella di poter usare il programma per qualsiasi scopo. Sufficiente a non considerarlo “software libero”, e pertanto non degno di essere incluso in una distribuzione definita come “libera”. Il conflitto tra le potenzialita’ di una applicazione “libera ma non abbastanza” e la linea di principio “libero a tutti i costi” ha animato la comunita’ internazionale per mesi, e naturalmente anche quella italiana: fiumi di mail e discussioni si sono succedute, fomentate anche da un duro post di Renzo Davoli (da molti considerato “lo Stallman italiano”) – purtroppo non piu’ reperibile online ma citato da numerose fonti -, col risultato che non pochi misero la sopra menzionata WiiLDOS in croce per la scandalosa scelta di voler promuovere cotanto strumento del demonio all’interno delle scuole.

Infine Scratch cambio’ la licenza, passando alla GPLv2. E si smise di parlarne. Del resto, piu’ che a commentare e biasimare le altrui scelte, a che altro servono le mailing list?

Veniamo a oggi. All’epoca in cui Scratch e’ diventato tanto popolare da essere fulcro di una intera community parallela – per lo piu’ in Italia nota per le attivita’ di CoderDojo, negli USA per Code.org – che nel giro di pochi mesi e’ arrivata a toccare l’interesse delle massime istituzioni del nostro e di altri Paesi. Community incentrata sull’insegnamento del “pensiero computazionale” presso i piu’ giovani – ovvero: il medesimo traguardo cui ambiva il movimento freesoftware svariati anni prima – ma non necessariamente devota al software libero: gli strumenti sono strumenti, quel che conta e’ il contenuto, e poco male se, ad esempio, si collabora con Disney, una delle multinazionali da sempre piu’ avverse alla condivisione. Community nella cui orbita e tra i cui promotori spesso troviamo – sorpresa! – alcuni di coloro che nel 2011 avevano tacciato WiiLDOS di tradimento e collusione. Cambiano i tempi e le mode, e quel che prima era intollerabile diventa non solo tollerabile ma anche meritevole di sostegno.

L’opensource domina il mondo tecnologico, e fornisce metodi e strumenti su cui vengono costruite le piu’ sofisticate piattaforme chiuse. Le argomentazioni culturali proprie del freesoftware si stanno facendo strada in modo autonomo ed indipendente rispetto al freesoftware stesso. Nel mezzo, la comunita’ FLOSS si strugge quotidianamente della sua irrilevanza, in un sistema che essa stessa ha maldestramente contribuito a costruire, restando sempre un passo indietro rispetto a se’ stessa e facendosi scippare, pezzo dopo pezzo, la sua stessa essenza.

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