La Mia Giurisdizione

16 agosto 2014

 

Penso che tutti i linuxari incalliti abbiano gia’ letto l’annuncio dato dai funzionari del Comune di Torino in merito alla imminente migrazione al desktop Linux. Un evento a modo suo epocale, che, se e quando portato a compimento, stabilirebbe un precedente importante nel mondo della PA italiana.

Ma non e’ di questo che voglio oggi parlare, quanto di cio’ che avviene fuori dai circuiti ufficiali in queste ore.

Trovandomi mio malgrado nell’occhio del ciclone mi e’ capitato di scambiare mail e telefonate con vari colleghi, amici di altre citta’ e rappresentanti di grossi progetti, per cercare sostegno e dare aggiornamenti. Ed in questa fase ho constatato quanto poco la comunita’ nazionale nel suo complesso sia poco organizzata per affrontare situazioni di tale portata. Tra tutti coloro che ho sentito o di cui ho notizia, qualcuno ha ammesso di aver gia’ scritto per fatti suoi al Comune, qualcun’altro vorrebbe farlo (addirittura a nome di se’ stesso), qualcuno avrebbe voluto, chissa’ quanti lo hanno fatto e nessuno lo sa. Eppure io, che leggo la casella di posta pubblica di Officina Informatica Libera (enumerata tra le associazioni linuxofile di Torino sulla LugMap, e dunque presumibilmente direttamente coinvolta nella questione) certo non ho visto transitare nessuna segnalazione. Ne’ mi risulta che l’abbiano ricevuta al GlugTO, il LUG “ufficiale” cittadino, col quale nel giro di quattro giorni abbiamo svolto un primo incontro di coordinamento insieme a NetStudent, ARCI Torino e qualche altro personaggio locale (Prometeo e’ stata altrettanto invitata ma sono ancora in ferie).

Gia’, perche’ a seguito dell’articolo la comunita’ locale si e’ istantaneamente mobilitata prima per stabilire un reciproco contatto interno e poi alzando il telefono e chiamando i vari riferimenti gia’ esistenti tanto in Comune quanto in Regione (n.b. i sistemi informativi di tutti i grossi enti statali piemontesi sono gestiti da un unico consorzio, CSI-Piemonte, facente capo appunto alla Regione) per raccogliere informazioni, stabilire la fondatezza delle dichiarazioni, constatare lo stato di avanzamento di un progetto annunciato in modo completamente inaspettato, e capire in che modo – nel suo piccolo – sostenere l’impresa. Insomma: fare quel che ci aspetti faccia una comunita’ locale.

Si e’ visto in piu’ occasioni: la scarsa cooperazione, la modesta concertazione, l’assenza di referenti unici e, diciamolo, l’abbondante vanita’ di tutti i soggetti che sono o si sentono coinvolti – siano essi qualli localmente toccati da un evento, o quelli di prospettiva nazionale che dunque sono toccati da tutti – determina il fatto che tutti si mettano a mandare mail al primo indirizzo che capita a tiro sul sito dell’istituzione del giorno, autonomamente e indipendentemente e senza dire niente a tutti gli altri, per offrire sostegno, supporto, esprimere solidarieta’, o peggio auto-proclamarsi rappresentanti di tutti gli altri. Col risultato che il suddetto ente, non sapendo o non volendo avere a che fare con cosi’ tante realta’ e non sapendo valutare quali possano effettivamente costituire un reale contributo, finisce con l’ignorare tutti e tirare per la sua strada. Cosi’ accadendo, la comunita’ intera – locale e nazionale – perde opportunita’ per avere un ruolo ed essere determinante nelle scelte, nelle decisioni e nell’implementazione.

Quanto descritto sopra succede a Torino, ma non e’ l’unico esempio attuale: l’altro giorno mi e’ capitato di scrivere in qualita’ di Direttore ILS al LUG di Trieste (che di ILS e’ peraltro associato) per avere un loro commento sulla solo recentemente dichiarata migrazione a OpenOffice, ed e’ emerso che il tecnico comunale che se ne sta occupando e’ stato uno di loro, il progetto e’ iniziato mesi prima della pubblicazione, e loro sono completamente informati su tutto il processo applicato. Magari qualcuno poteva provare a contattarli e provare ad avere dettagli e spiegazioni prima di scrivere lettere aperte

E se si iniziasse a prendere atto del fatto che siamo una comunita’ unica ed articolata? A constatare che, forse, nonostante le lamentazioni, i LUG cittadini ci sono e non e’ cosi’ vero che non servono piu’ a nulla? Del resto, se esistono delle probabilita’ che qualche linuxaro abbia dei contatti privilegiati con la realta’ istituzionale locale di turno, questo qualcuno non puo’ che essere un cittadino della citta’ stessa, magari ha qualche indirizzo mail o qualche numero di telefono piu’ diretti di quelli pubblici, magari sapeva qualcosa pure prima che venisse esposta la notizia al resto del mondo. E magari gli e’ utile ricevere supporto formale da soggetti esterni e rilevanti, da aggregare in un unico blocco da presentare unitariamente al fine di acquisire credibilita’ agli occhi del funzionario statale, il quale a quel punto avra’ un solo interlocutore – il LUG – con cui interfacciarsi e cui chiedere assistenza, consiglio e sostegno.

Magari non sempre andra’ bene come a Torino o a Trieste, non sempre ci saranno LUG effettivamente interessati o disposti o capaci a fungere da ponte, ma certo questa dovrebbe essere la via preferenziale da valutare prima di tutte le altre.

Che lo si voglia o no gli Users Group rappresentano le entita’ amministrative in cui e’ – o dovrebbe essere – diviso il nostro sistema, alla stregua dei comuni nei confronti dello Stato. Per essere un sistema efficiente, abbiamo bisogno di giurisdizioni efficienti.

3 Risposte to “La Mia Giurisdizione”


  1. […] La Mia Giurisdizione eh… ::: MadBob […]

  2. cheip Says:

    Il mio pensiero si può esprimere con un: “Con quali soldi?” Chi si occupa di queste cose è pagato. Se un LUG, offre assistenza tecnica, anche qualificata, gratuitamente passa un messaggio sbagliato. Molte volte mi sono sentito dire: “Se Linux non lo paghi significa che non è buono, chi può permettersi di lavorare a prodotti di qualità gratuitamente?”. Giusto offrire il software gratuitamente, sbagliato dare assistenza gratuitamente. I tecnici pubblici sono pagati, che lavorino loro, se il lavoro glielo fa o glielo facilita gratuitamente la comunità i tecnici non si guadagnano lo stipendio e la comunità verrà vista come un’entità da sfruttare sempre a comunque senza dare nulla in cambio.
    Purtroppo pochi sono capaci di giudicare la qualità del lavoro (qualsiasi lavoro, se non si è competenti è difficile da giudicare) il metro di paragone universale per tutte le prestazioni (purtroppo? per fortuna? non è questo il punto) sono i soldi che ti escono dal portafoglio al termine della faccenda.

  3. m4db0b Says:

    No, no, no. Qui nessuno ha la benche’ minima pretesa di far fare ai LUG il lavoro tecnico, ne’ tantomeno quello di formazione. L’ente di turno cacci i soldi che deve all’azienda che deve, e fine.
    Qui si parla di rappresentanza. Di essere un interlocutore con diritto di fare delle richieste, abile a monitorare i progressi del progetto e avanzare spunti per estenderlo, responsabile di evidenziare errori ed eventualmente intervenire al fine di non far fallire l’opera che e’ stata avviata sotto la sua giurisdizione.

    Per dire: se a Napoli il LUG locale fosse stato addentro al progetto di migrazione, coinvolto formalmente come “ente interessato cui render conto”, il suo fallimento sarebbe stato annunciato cosi’ drammaticamente?


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