NonSoloSoftware

18 maggio 2014

In questi giorni la comunita’ freesoftware assiste ad un evento che, nel bene e nel male, impone una riflessione: Mozilla Foundation, da sempre in prima linea sul fronte dell’opensource e della liberta’ culturale dell’Internet, ha annunciato l’inclusione in Firefox di un componente closed-source, realizzato da Adobe, per supportare la riproduzione di contenuti protetti da DRM. Apriti cielo. Ovviamente sono istantaneamente partite reazioni e contro-reazioni, tra chi sostiene che la Fondazione abbia tradito la sua stessa missione e chi difende la scelta di un sacrificio essenziale per continuare ad avere un ruolo rilevante presso il pubblico. Ma, a parer mio, tutti si fermano a guardare il dito anziche’ la Luna.

Un presupposto: questa vicenda riguarda tutto fuorche’ la liberta’ del software. Questa vicenda riguarda una entita’ di spicco nel mondo delle liberta’ digitali, da anni in crisi (economica e tecnologica), periodicamente oggetto di critiche e proteste, che si e’ trovata nella situazione di dover supportare una funzionalita’ discutibile ma richiesta dal pubblico (pena: un ennesimo motivo per abbandonare la sua piattaforma di riferimento, Firefox) e di poterlo fare – io credo, ma non penso di sbagliare – incamerando qualche vitale quattrino da Adobe in cambio del supporto alla sua tecnologia di protezione dei media.

Sulla triste instabilita’ finanziaria della Fondazione non entro nel merito (se non con un pensierino collaterale: com’e’ che di sostenibilita’ dei progetti opensource si parla solo quando si scopre una falla in OpenSSL e non quando la realta’ che ha buttato all’aria il web moderno, scardinando il monopolio assoluto dello scandaloso Internet Explorer, e’ costretta a vendersi l’anima per far quadrare i conti?), ma sulla scelta di supportare uno strumento atto a limitare la fruizione multimediale si. Perche’ se Mozilla ha dovuto includere tal genere di opinabile funzione per non rischiare di perdere ulteriori quote di mercato contro altri prodotti simili, a volte pure tecnicamente migliori ma ben lontani dall’ideale dell’Internet aperta, il problema non e’ di Mozilla ma di tutto il contorno.

La nozione di DRM – che non si concretizza in una singola tecnologia o in un singolo formato, ma in un insieme di tecnologie e formati diversi, spesso incompatibili ma con uno scopo in comune – non e’ solo una risposta al dilagare della cosiddetta “pirateria”, ma la conseguenza del monopolio incontrastato dell’industria musicale e cinematografica classica per la quale non esistono di fatto forme produttive in grado di competere: se il pubblico richiede sempre e solo Vasco Rossi non c’e’ motivo percui concedere maggiori liberta’ su tali opere, dunque tanto vale controllarne il piu’ possibile la diffusione e la proliferazione e trarne il maggior profitto.

E qui casca l’asino. Il solito, quello chiamato Free Software Foundation. Che per prima ha alzato il dito contro Mozilla e la sua deriva closed-source, senza porsi il minimo quesito sulle motivazioni di tale certamente sofferta decisione. E senza capacitarsi che, tra le cause indirette che l’hanno determinata, c’e’ la sua stessa connivenza nei confronti del materiale protetto da forme canoniche di copyright, e la sua completa inazione a supporto di quello rilasciato con licenze libere (Creative Commons in primis, pubblico dominio in secundis). Per motivi mai chiariti – o quantomeno da me mai compresi – secondo FSF le celebri quattro liberta’ devono essere scrupolosamente e maniacalmente attribuite solo al software, tanto che una licenza vagamente non-commerciale e’ motivo piu’ che sufficiente per mettere alla gogna un progetto di sviluppo anche laddove tutto il codice sia accessibile e modificabile e ridistribuibile, mentre per tutto il resto “della licenza chissenefrega, se ho voglia di condividere un film lo faccio ignorando la volonta’ dell’autore”. Peccato che perseguendo tale politica il pubblico continui a chiedere sempre e solo Vasco Rossi, e l’industria classica continui ad avere il coltello dalla parte del manico (nonche’ ulteriori ottimi motivi per rafforzare l’adozione del DRM, e condurre attivita’ lobbistica per ottenere leggi proibizioniste).

Il software libero non puo’ essere una causa fine a se’ stessa. Cosiccome il software in generale non e’ – o ha comunque smesso di essere – un prodotto fine a se’ stesso. L’hanno capito Apple, Google e molti gli altri colossi hi-tech (incidentalemente quelli di maggior successo), che sempre piu’ diventano media-company ed editori per i quali il software e l’hardware sono solo strumenti e piattaforme convenienti per distribuire media. iTunes non e’ un programma, ma un canale di comunicazione. Come Google Play. Pure se domani dovesse essere rilasciato per intero il loro codice sorgente in licenza GPLv3 non aumenterebbe la liberta’ di nessuno, continuerebbero ad essere clients per servizi di erogazione di contenuti chiusi su cui il consumatore finale non avrebbe alcun diritto in piu’ rispetto ad oggi.

Il software libero e’ e deve essere parte integrante di una causa piu’ grande. Perche’ io, da utente, sono libero se dal mio sistema operativo libero, usando il mio programma libero, posso fruire di materiale libero. Perche’ noi, come comunita’, siamo liberi nel momento in cui uno dei nostri piu’ antichi e solidi alleati non e’ costretto dalle circostanze a chiudere un occhio e mezzo per la sua stessa sopravvivenza.

4 Risposte to “NonSoloSoftware”

  1. matteo Says:

    Come al solito hai quintali di ragione ;-), il software libero è uno dei “campi di battaglia” sui quali si combatte per la condivisione del sapere. È uno dei campi più importanti e quello sul quale stiamo, ancora per poco, tenendo posizioni significative…. …ma sono le alleanze a la capacità di coinvolgimento che ci possono aiutare.
    Presidiare l’ortodossia ci porterà soltanto a piangere sul latte versato. …e detto fuori dai denti di Stallman, se proprio ne abbiamo bisogno c’è ne basta uno.
    Matteo
    L’ultimo dei Soliux


  2. […] chiuso in uno scantinato, si è perso gli ultimi trent’anni di eventi: il ruolo della ora vitupera Mozilla ci ha consegnato una Internet fondata su standard e formati aperti (e dunque a misura di […]


  3. […] EFF spacca. Mozilla ha qualche problema, dovreste supportarvi reciprocamente. L’attuale Direttivo di FSFE sembra più collaborativo, […]


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