“Spare Ribs”

13 febbraio 2014

Anno nuovo, nuovo FOSDEM. Anche il 2014 mi ha visto partecipe del piu’ grande convegno di nerd linuxari in Europa, ricorrente opportunita’ per annusare l’aria che tira all’interno della community opensource. E per bere litri di birra belga, mangiare chili di “spare ribs” (vale a dire: costine) e far quattro risate con gli amici di sempre.

Questa edizione non mi ha particolarmente entusiasmato: nessun ospite in main track degno di grande attenzione, nessun particolare clamore in merito a temi specifici e mirati, pochi i nuovi progetti presentati per l’occasione, banchetti di rappresentanza uguali o anche peggiori di quelli dello scorso anno, e una maglietta commemorativa rossa a scritte gialle. Unica nota veramente positiva: a occhio direi che il pubblico e’ in crescita, poche son state le aule che ho visto semi-vuote – a parte qualche eccellente eccezione – e tante quelle rese inaccessibili per via dell’affollamento.

Tra le eccezioni di cui sopra, incredibilmente, la dev-room dedicata all’Internet of Things. Ovvero: il settore che da molti e’ considerato “the next big thing” in ambito tecnologico. Il sentimento percepito e’ che tale termine – “Internet of Things” – sia considerato una buzzword priva di significato, e di cui dunque non valga la pena interessarsi. Che si tratti di una mera questione di vocabolario lo dimostra il diametralmente opposto interesse nei confronti di IPv6, evoluzione del protocollo di routing su cui e’ costruita l’Internet (of Things e of qualsiasi altra cosa) ma che stenta a diffondersi soprattutto per via delle resistenze dei provider: alla ULB quest’anno gli access point, disseminati in tutta l’area, erogavano indirizzi a 128 bit, e la novita’ ha suscitato innumerevoli commenti – e persino un talk fuori programma – proprio sul numero sempre crescente di dispositivi connessi ed interconnessi da far comunicare tra loro. Ovvero, in altri termini, proprio sulla “Rete delle Cose”. Questione di parole.

E, sempre a proposito di dispositivi connessi: il macro-tema del mobile sembra essere assai maturato rispetto a due anni fa. Non ci sono solo piu’ progetti teorici ma prodotti sul mercato, acquistabili ed hackerabili, che montano sistemi sviluppati con metodologia opensource e pensati per essere facilmente estesi, modificati e rimaneggiati. Due su tutti: FirefoxOS e SailfishOS/Jolla. Due outsiders, considerando che Tizen (figlio di Meego, nipote di Maemo e Moblin…) era ad un passo dal diventare un competitor diretto di Android grazie all’apporto di Samsung, ma che proprio a causa di Samsung – mi dicono – e’ diventato un progetto unidirezionale senza una governance e senza una community. Sta di fatto che l’attenzione per il settore e’ ancora viva, molto viva, e tale restera’ per molto tempo ancora.

Doveroso e’ stato infine presenziare all’intervento su Tracker, l’indexer Gnome cui anni fa contribuii a modo mio con un intero componente aggiuntivo. E benche’ il talk sia stato tutt’altro che interessante e coinvolgente, ha comunque riavvampato l’antico interesse latente nei confronti delle tecnologie semantiche applicate al desktop. Tanto che, giunto a casa, ho rispolverato del vecchio codice e riesumato vecchi progetti con l’intento (o meglio, il desiderio) di dargli una rinfrescata e portarli alla prossima edizione della kermesse belga.

Perche’, come sempre: bello parlare di software libero, ma ogni tanto andrebbe anche implementato.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...