Caro Renzi, ti Scrivo (ma non in Word)

14 gennaio 2014

Egregio Dott. Renzi,

mi permetto di distoglierla per qualche minuto dall’analisi e dallo studio delle ben note emergenze che affliggono il nostro – dopotutto – amato Paese per muovere qualche modesta e spero costruttiva osservazione. Del resto, essendo l’Italia una nazione di lamentoni, puo’ non risultare del tutto strano che qualcuno si risenta di una affermazione che, nell’intento, sicuramente voleva invece essere stimolo all’innovazione, alla trasparenza e al cambiamento.

Mi riferisco qui alla oramai celebre frase da lei pronunciata l’altro ieri, come sempre rimbalzata ed amplificata dai media: “Proporremo che il patto di coalizione sia un file Excel”.

Premesso che ritengo faziose e strumentali le repliche ricevute, incentrate piu’ sulla sua sottile e dissacrante battuta in merito al “linguaggio democristianese” che non sul sottinteso – e, almeno da me, gradito – invito ad una maggiore chiarezza di intenti e metodi, vorrei scendere nel merito della figura retorica da lei usata e, nella fattispecie, nel suo soggetto: una applicazione software popolare, che tutti coloro con una minima dimestichezza informatica conoscono, che molti usano, ma che in questa sede involontariamente rappresenta il giogo tecnologico imposto all’Italia e a tutto il nostro settore IT.

Non pretendo di star qui a spiegarle l’esistenza del software libero e dell’opensource, temi che non dubito lei gia’ conosce e magari apprezza (e se no, mi contatti in qualsiasi momento per delucidazioni ed approfondimenti). Piuttosto colgo l’occasione per invitarla a tener presenti tali temi nella sua pianificazione e nei suoi piani strategici, recentemente resi noti dalla parziale pubblicazione del “Jobs Act”:  in modo diretto ed indiretto, l’adozione e la promozione del software libero e opensource puo’ avere un ruolo in piu’ di un punto all’interno del suo programma.

Prima di tutto nella Parte A Punto 3, “Revisione della Spesa”, in quanto si stima che una progressiva migrazione da Microsoft Office a LibreOffice (e dunque anche dal citato Excel a Calc) della nostra pubblica amministrazione comporterebbe un risparmio tra i 300 ed i 600 milioni di euro, e stime meno recenti ma piu’ dettagliate condotte dall’esimio prof. Meo (noto al mondo politico per aver presieduto la Prima Commissione Stanca nel 2002, i cui fondamenti sono ancora oggi presenti nell’odierno Codice dell’Amministrazione Digitale) portano a 3 miliardi l’anno la spesa statale in licenze di software proprietario. Soldi che inevitabilmente finiscono a finanziare ricerca e sviluppo in altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti, lasciando ai nostri giovani, quando va bene, il compito di rispondere agli help desk: la Parte B Punto C, “I nuovi posti di lavoro / ICT”, necessariamente non puo’ ignorare questo netto sbilanciamento tra (grossi) fondi investiti e (scarse) ricadute locali, tantopiu’ alla luce delle opportunita’ esistenti ma negate – per mancanza di formazione ed esperienza – ai nostri rampolli. Infine, i Punti 4 e 7 della Parte A (“Azioni dell’agenda digitale” e “Burocrazia”) davvero non possono, a mio avviso, non passare per la definizione e la standardizzazione di interfacce programmatiche aperte e libere, pubbliche e documentate, che abilitino l’integrazione e l’interazione di componenti software che – indipendentemente dai rispettivi produttori – facilitino ed accelerino la generazione, la validazione e la trasmissione sia delle informazioni utili agli scambi commerciali sia dei metadati amministrativi richiesti dalla normativa.

Chiudo con una segnalazione, ma anche con una ironica provocazione (che, ne sono certo, sapra’ cogliere). Proprio l’altro giorno l’Agenzia per l’Italia Digitale ha divulgato una circolare destinata ai nostri enti pubblici in cui, in ottemperanza all’articolo 68 del gia’ citato Codice dell’Amministrazione Digitale, dettaglia le Linee Guida con cui comparare diverse soluzioni tecnologiche prima di compierne l’acquisto, da cui si evince una spiccata propensione alla scelta di opzioni libere e opensource proprio in virtu’ del loro intrinseco valore economico, tecnico e strategico per il Sistema Paese sul medio e lungo periodo. Mi auguro che anche lei, prima di iniziare a stendere il Patto di Coalizione con Excel, rediga la sua valutazione comparativa tra le diverse alternative software e ne tragga qualche utile spunto.

Cordialmente,

Roberto Guido

Update: l’articolo e’ stato twittato al destinatario.

8 Risposte to “Caro Renzi, ti Scrivo (ma non in Word)”


  1. Tra i parlamentari del gruppo dei “renziani”, so per esperienza diretta, che ce ne é uno sensibile al tema degli standard aperti. Si tratta dell’onorevole Donati. Quindi, oltre che voler offrire l’adesione mia e di Fsugitalia a questa lettera aperta, chiederei di rivolgere, come secondo destinatario anche Donati (con cui oeró non ho contatti), che possa intercedere in tal senso. Nel frattempo cercheró di far circolare la cosa attraverso i sokiti canali.

  2. andrea Says:

    :)
    bella lettera!!!


  3. Quoto in pieno il testo della lettera. Bravo! Bravo! Bravo!

  4. nidele Says:

    bene, bravo bov

  5. Nuer Says:

    piccola nota a margine… ricordate che renzi è lo stesso che al tempo della prima Leopolda si fece “fregare” dai metadati di Word??? ^_^

    http://www.termometropolitico.it/7782_ecco-chi-e-lautore-delle-100-proposte-lanciate-da-renzi.html

  6. maupao Says:

    L’ha ribloggato su Appunti.


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