Il Lavoro Nobilita

1 gennaio 2014

Anno nuovo, conclusioni nuove. Benche’, tira e molla, finiscano per essere sempre le stesse: anno drammatico, tanti propositi passati non mantenuti, e altrettanti propositi futuri che non verranno rispettati. Ma la speranza e’ sempre l’ultima a morire, tantopiu’ la notte di capodanno.

Il 2013 e’ stato un anno di indicibile ed incommensurabile delirio sul piano lavorativo, cadenzato da compiti sempre piu’ complessi da svolgere in sempre meno tempo: serate passate fino a tarda ora in ufficio, weekend trascorsi sia in sede che a casa a risolvere pasticci, richieste – puntualmente sempre urgentissime – provenienti da ogni direzione e su ogni canale hanno caratterizzato le ultime quattro stagioni. Tanti gli sforzi orientati a contenere il disfacimento ed il collasso dovuti a procedure mai definite, scadenze a sorpresa e cronica mancanza di risorse umane in azienda, ma nella gran parte dei casi sono stati vani ed invalidati da nuove emergenze e nuovi requisiti.

Le conseguenze di detto surplus occupazionale non hanno tardato a farsi sentire anche nella sfera non-professionale. Ritengo il 2013 la peggiore annata Linux Day da che’ seguo da vicino la manifestazione (ovvero dal 2010), in quanto molto debole e scarso e’ stato il messaggio trasmesso e ben pochi sono stati i media nazionali che hanno ripreso la manifestazione ed il suo contenuto. Della mia roadmap personale stesa lo scorso capodanno solo un sottoinsieme minimo di azioni hanno visto una qualche applicazione ed implementazione, e neanche le piu’ importanti e radicali. Non ho sfiorato neppur lontanamente l’obiettivo che mi ero dato per il numero di nuovi soci ILS, da mesi non scendo nel magazzino OIL per sistemare qualche PC dismesso (nonostante l’aumento delle richieste), lo sviluppo di GASdotto non e’ completamente fermo ma sicuramente e’ stato fortemente rallentato, e l’elenco di miei progetti in qualche modo iniziati ma mai portati a termine e’ molto piu’ lungo.

Dati questi presupposti, non riuscendo mai a concludere nulla di buono ne’ a lavoro ne’ a casa, mi sono trovato in una spirale di continua e crescente insoddisfazione e da svariati mesi oramai sono perennemente incazzato. Stato morale che a sua volta incentiva l’improduttivita’ ed il torpore, peggiorando ulteriormente la situazione. Lo avevo in parte previsto a inizio 2013, ma il tutto e’ degenerato persino piu’ rapidamente di quanto immaginassi.

E’ probabilmente vero che “il lavoro nobilita l’uomo”, ma visti i risultati e le implicazioni quasi preferivo quando ero un villano.

Ed e’ appunto per questo motivo che, per il 2014, intendo rivedere e ribilanciare le mie inevitabilmente limitate e misurate risorse. Per dare piu’ spazio a quello che mi piace, e a quello che mi piace meno ma che comunque sento come responsabilita’ personale. Iniziando col ridurre da cinque a quattro giorni settimanali il mio impegno lavorativo. Scelta decisamente anti-ciclica, considerando il periodo storico, ma indispensabile per recuperare un minimo di sanita’ mentale e almeno tentare di recuperare parte di quell’entusiasmo e di quella motivazione necessari a compiere una qualsiasi opera.

Un giorno alla settimana – oltre al sabato, da dedicare almeno qualche volta alla compagna, e alla domenica, molto spesso destinata quasi interamente a recuperare le ore di sonno perse nei giorni precedenti – nel quale conto di rispondere alle mail cui altrimenti non risponderei, di correggere i bugs che altrimenti non correggerei, ma anche di leggere gli articoli e i libri che altrimenti non leggerei e di sviluppare le idee che altrimenti non svilupperei. Insomma, un giorno per tutto il resto, sia esso la community, ILS, il movimento open, o piu’ semplicemente me stesso.

Perche’ il lavoro nobilita, ma il tempo libero di piu’.

Felice 2014 a tutti. Confido che il mio lo sara’.

2 Risposte to “Il Lavoro Nobilita”


  1. […] mesi fa ho lasciato l’impiego a tempo pieno oggetto dell’articolo pubblicato a cavallo tra 2013 e 2014, di cui mi lamentavo tanto, diretta o indiretta causa del mio stato di disagio e pessimismo. Mi […]


  2. […] Sul piano professionale, una serie di circostanze mi impongono una svolta. Ancora non so in che direzione, ma di sicuro non posso procedere per la stessa strada percorsa nell’ultimo anno. Potrei seguire un sentiero parallelo o prendere una netta deviazione? Sta di fatto che la soluzione più scontata, ovvero quella di tornare indietro, non è al momento contemplata (che è già un gran successo, visti i precedenti). […]


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