Avanti il Prossimo

20 agosto 2013

Ci mancava solo FSFE Italia. Dopo Italian Linux Society, GFOSS, Associazione Software Libero e FSUG Italia (e sicuramente mi sono pure dimenticato qualcuno…), un’altro ente di ispirazione all’incirca nazionale sul tema del software libero. La notizia della volonta’ di aprire una sezione specificatamente italiana della Free Software Foundation Europe mi e’ solo transitata dinnanzi e non ho trovato riscontri online, ma tanto basta a farmi rizzare i capelli in testa.

Intendiamoci: in altre circostanze avrei probabilmente esaltato alla nuova, “Finalmente il pezzo da 90 scende in campo e viene a darci una mano!”, ma cosi’ non e’. Per due ragione fondamentali.

La prima e’ la gia’ esistente comunita’ nostrana legata alla fondazione, che si concretizza sull’apposita mailing list. Una sola volta ci ho avuto a che fare, e mi e’ bastata: in occasione della stesura della lettera aperta al Garante per la Privacy, in merito ad un documento PDF compilabile solo usando Adobe Acrobat Reader e nessun’altra applicazione (libera o proprietaria che sia). Passo’ l’annuncio dell’iniziativa in lista LUG, in cui si dichiarava che il suddetto documento era fruibile solo con una certa versione del programma che per Linux manco esisteva, all’ennesima mail di lamentazioni volli toccare con mano e constatai empiricamente che tale assunto era falso. Dieci persone coinvolte, impegnate a scambiarsi commenti sull’intollerabilita’ dell’episodio, e nessuno aveva neppure verificato le accuse che stavano per essere inviate all’istituzione incaricata di vigilare su uno dei temi collaterali piu’ prossimi a quello del software libero, la privacy, e dunque con cui sarebbe conveniente mantenere dei rapporti quantomeno cordiali. A seguito della mia mail di notifica il testo della lettera venne modificato e l’impatto dell’azione venne pesantemente ridimensionato, ma indubbiamente qualche perplessita’ sulla credibilita’ del nucleo italiano di FSFE mi e’ rimasta fin da allora.

Il secondo motivo di dubbio e’ legato al conflitto di interessi nei confronti dei costumi tipicamente italiani. In concreto: il Linux Day, che essendo da sempre motivo di polemiche e lamentele all’interno della comunita’ nostrana non puo’ non avere un ruolo anche sulle dispute internazionali. FSF di suo promuove il Software Freedom Day: stesso format del Linux Day (eventi distribuiti organizzati dai gruppi locali tutti nello stesso giorno), ma di respiro internazionale e, soprattutto, a settembre. Ovvero: in un periodo tradizionalmente difficile per l’Italia, che si sta rimettendo in moto dopo la classica chiusura per ferie nazionale del mese di agosto. Dettaglio logistico non da poco, in quanto va ad inficiare su tutta la gia’ difficile organizzazione di tale genere di manifestazioni, ma ciononostante non mancano (ovviamente) coloro che non badano alla realta’ dei fatti e regolarmente propongono di soppiantare l’evento Made in Italy in nome di quello mondiale (che poi forse cosi’ mondiale non e’: nel 2012 sono state registrate 301 iniziative, poco piu’ del doppio dei Linux Day svolti nella sola Italia il mese successivo). A parte la diretta collisione degli intenti, va inoltre – nuovamente – rammentata la mai sciolta questione del nome “Linux Day” in luogo di “GNU/Linux Day”: Stallman stesso si e’ piu’ volte espresso in merito alla questione, arrivando a scrivere in una mail dello scorso luglio

[…] This means that ILS would cooperate with those groups that use the term “GNU/Linux Day”, and we would avoid splitting the community.

Arrivare a minacciare (con garbo) di spezzare la comunita’ nazionale proprio sull’unico punto in cui e’ piu’ o meno all’incirca unita per pura vanagloria certo non e’ una buona premessa, ne’ un buon precedente.

La concomitanza di questi due fattori – la presenza di un gruppo di coloni FSFE molto poco credibile che agiscono senza cognizione di causa e viene legittimato dal Gran Visir del Movimento a piantar grane – certo non rende rosee le prospettive per l’insediamento di FSFE Italia. Troppi i possibili punti di attrito con la gia’ traballante struttura nazionale locale, anzi troppi i punti di attrito gia’ esistenti che non possono che inasprirsi con l’ufficializzazione dell’interlocutore.

Al momento non resta che capire nomi e cognomi di chi e’ coinvolto direttamente in tale iniziativa, per sapere se iniziare a pensare male o malissimo. Se va male avremo solo un ennesimo nome – oltre a quelli citati in apertura – in coda agli appelli che periodicamente vengono spediti a enti e istituzioni varie, appelli che tutti tengono sempre a firmare e sottoscrivere per assecondare in modo inutile iniziative gia’ di per loro inutili. Se va malissimo… ci saranno ancora piu’ gatte da pelare, ed ancora piu’ tempo da dedicare alla mediazione interna anziche’ all’azione esterna.

Avanti il prossimo. Piu’ gente entra, piu’ bestie si vedono.

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