Inutile e Indispensabile

3 agosto 2013

Piu’ spesso di quanto non si creda – e non si vorrebbe – sento ripetere il mantra secondo cui i Linux Users Groups sono diventati inutili. Nessuno frequenta i corsi che vengono organizzati, la desertificazione erode le mailing lists, e non gliene frega piu’ niente a nessuno.

Eppure forse e’ il caso di fare un passo indietro, contestualizzare i catastrofismi, e ragionare in prospettiva futura anziche’ passata.

E’ assolutamente vero che nei primi anni 2000 l’atmosfera era ben diversa, entusiastica, ma forse persino troppo: ogni anno era l’anno di Linux sul desktop, c’era un unico “grande nemico” (nella fattispecie: Microsoft) da battere e verso cui rivolgere tutte le invettive e la contro-propaganda, e nella mano del movimento freesoftware c’erano l’asso di cuori e quello di quadri (Mozilla e OpenOffice, rilasciati alla comunita’ opensource a breve distanza l’uno dall’altro). Si era talmente certi di vincere la partita che nessuno si e’ curato del poker di due dell’avversario.

La crescente (e benvenuta!) semplificazione nell’utilizzo di un sistema operativo libero ha permesso a molti di arrangiarsi per proprio conto, ignorando il supporto offerto dagli Users Groups. I quali si sono comunque ostinati a tenere corsi e Install Party, laddove se ne e’ progressivamente perso il bisogno, vuoi per masochismo o vuoi per incapacita’ di inventare altre forme di attivita’ che giustificassero l’esistenza del gruppo. Ai sempre meno utenti che avrebbero potuto godere di assistenza tecnica e’ sempre stato chiesto di iscriversi ad una mailing list, canale di comunicazione di elezione per un po’ tutto l’universo open ma, nell’ottica dell’utilizzatore finale, poco conveniente (nella misura in cui si ricevono molte mail da parte di altri che non interessano) e scomodo (a meno di avere esperienza nella gestione dei filtri della propria casella di posta, attitudine difficilmente attribuibile ai novizi). Per buona misura molti LUG si sono costituiti in associazione, aggiungendo una complessita’ burocratica alla gia’ di per se’ impegnativa attivita’ volontaristica. E nel momento in cui ci si e’ assegnati una identita’ ufficiale, questa identita’ ha prevalso sugli scopi originali della combriccola: la promozione dell’associazione ha in molti casi prevaricato sulla promozione del software libero, effetto oggi molto ben visibile in occasione di una qualsiasi proposta di lettera aperta da inviare ad una qualsiasi istituzione (contributi al testo: zero, adesioni con la firma dell’associazione: cinquanta).

La concomitanza di attivita’ molto impegnative, molto noiose e poco gratificanti, la necessita’ forzata di aderire ad una gerarchia associativa, ed una diffusa mancanza di spunti nuovi e stuzzicanti hanno portato i LUG ad invecchiare, ed e’ in gran parte venuto meno il ricambio generazionale da cui dipende la sopravvivenza di pressoche’ ogni iniziativa umana. Intendiamoci: non e’ che manchino i giovani interessati all’argomento, semplicemente e’ difficile coinvolgerli se l’unica cosa che gli si propone di fare e’ impazzire due ore alla settimana per tenere una lezione a persone incapaci di imparare da sole (dunque, presumibilmente, adulti di per loro non particolarmente inclini).

Dunque? Tutto questo vuol dire che i LUG siano diventati inutili? Tutt’altro, oggi la presenza territoriale e’ piu’ importante che mai.

Perche’ e’ periodicamente necessario tirare la giacchetta alle proprie amministrazioni locali in funzione della normativa per l’adozione del software libero nella pubblica amministrazione, che sara’ ulteriormente potenziata entro la fine dell’anno dai risultati del tavolo di lavoro in corso presso l’Agenzia Digitale per l’Italia. Perche’ oramai un po’ tutti hanno sentito parlare di Linux, ma il grosso del pubblico tende a dimenticarne le relative opportunita’ e va dunque ciclicamente ristimolato sull’argomento (e, ricordiamoci: no opinione pubblica formata = no stimolo politico alla migrazione dell’amministrazione. Dovrebbero ricordarsene tutti coloro che piagnicolano sulle mailing lists). Perche’ una volta all’anno almeno 15000 persone si aspettano di partecipare ad un Linux Day, possibilmente senza dover andare troppo lontano da casa. Perche’ in un’era in cui proliferano startup, fablab e spazi di co-working diventa una necessita’ storica avere dei punti di riferimento territoriali sul tema del software libero.

I LUG decisamente non sono inutili. Piuttosto, andrebbero revisionati gli approcci.

In Officina Informatica Libera non abbiamo nessuna mailing list pubblica, da un pezzo abbiamo abbandonato i corsi, ma abbiamo sempre mantenuto lo sportello di assistenza informatica settimanale ed occasionalmente partecipiamo con un banchetto a qualche iniziativa di piazza organizzata da altri (istituzioni, o altre associazioni amiche). Cio’ che accomuna tali due tipi di attivita’ e’ la birra, che non manca mai e coadiuva la creativita’. All’appuntamento settimanale c’e’ sempre qualcosa di cui discutere nelle rare occasioni in cui non si presenta pubblico: un progetto di sviluppo piu’ o meno correlato all’associazione stessa, o il setup di un qualche dispositivo o di una qualche applicazione. Presso i banchetti ci portiamo sempre una gran quantita’ di attrezzature, per il networking e a volte per l’audio/video, e in tali occasioni di volta in volta improvvisiamo streaming in diretta web, configurazioni di routing piu’ o meno bizzarre, o reti wireless aperte (di cui ficcanasiamo il traffico in transito). Oltre, ovviamente, distribuire volantini divulgativi sul software libero, invitare gli scettici a sedersi alle postazioni allestite, e soffermarci a chiaccherare con chiunque abbia domande o esperienze da raccontare. Le assemblee dei soci si svolgono a casa del presidente, al sabato o alla domenica a pranzo: brasato, vino, e poi si pensa all’ordine del giorno. Diversi consiglieri comunali ci conoscono e sanno quel che facciamo, e siamo stati invitati a partecipare al tavolo di lavoro menzionato nell’ultima mozione pro-software libero del Comune (che all’atto pratico non si e’ mai tenuto e per il quale prima o poi dovro’ decidermi a mandare qualche mail, non fossi un po’ troppo preso su altre questioni extra-cittadine…). Nell’ultimo anno si sono avvicinate quattro persone nuove, di cui tre sotto i trent’anni: un sistemista che da una mano allo sportello una volta al mese, un altro sistemista che allo sportello c’e’ pressoche’ sempre, uno studente intercettato all’ultimo Linux Day Torino che da fruitore dell’assistenza verra’ promosso a settembre ad assistente, ed un altro ragazzo che partecipa abbastanza frequentemente alle iniziative outdoor.

Probabilmente non e’ neanche questo l’assetto perfetto e definitivo, ma perlomeno di quando in quando abbiamo qualcosa di nuovo da scrivere sul sito, il numero di soci attivi cresce anziche’ diminuire, e nessuno ha mai proposto neanche per scherzo di chiudere baracca. Uno scenario ben diverso da quello che si vede presso una buona maggioranza di realta’ analoghe nel Paese.

Dal 2000 i tempi sono cambiati. E altrettanto deve cambiare la comunita’. Ragionando sul presente e magari anche sul futuro, anziche’ pretendendo di vivere ancora nel passato – e dunque non capendo dove sia la ragione di fondo delle aule dei corsi vuote e delle mailing list silenti.

5 Risposte to “Inutile e Indispensabile”


  1. […] volontario ha commesso un errore e nessuno lo ha notato equivale alla polemica secondo cui “i LUG non servono piu’”: le cose non vanno piu’ come nel 2000, dunque non resta che farci prendere dalla nostalgia. […]


  2. […] che, forse, nonostante le lamentazioni, i LUG cittadini ci sono e non e’ cosi’ vero che non servono piu’ a nulla? Del resto, se esistono delle probabilita’ che qualche linuxaro abbia dei contatti […]


  3. […] rendo conto di non star dicendo niente di inedito e stupefacente, anzi alcune cose le sto pure ripetendo, eppure, come sopra citato, ancora non mi capacito di quanti preferiscano adottare la strategia […]


  4. […] maggioranza”. Le motivazioni di tale malessere emergono leggendo le argomentazioni che (sempre, ed anche in questo caso) accompagnano tale diffusa considerazione. L’infondatezza di tale […]


  5. […] il piano è stato fallimentare. Vuoi per mia incapacità, o vuoi perché il suo fallimento era predestinato ma ingenuamente ci ho sperato. Non resta che prenderne atto, e adottare un nuovo […]


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