Di Birre e di Nerd

26 febbraio 2013

Qualche idea chiara

Altro febbraio, altro FOSDEM. Anche quest’anno, come sempre trascinato dagli amici, mi sono recato alla principale conferenza europea degli sviluppatori free e open source con sede a Bruxelles. E anche quest’anno ho cercato di capire che aria tira nell’ambiente.

Una premessa: per una serie di motivi che non sto a dettagliare in questa occasione mi sono dedicato piu’ alle birre belghe e agli altri svaghi della capitale del nord che non alle questioni prettamente tecniche. Ho forse passato piu’ tempo al Delirium che alla ULB, e la conseguenza e’ che ho assistito a solo parte dei talk che mi ero prefissato. Di alcuni vorrei vedere le registrazioni audio/video pubblicate online, ma quanto percepito e raccolto dovrebbe gia’ essere sufficiente per trarre qualche conclusione.

La prima sensazione e’ stata quella di un FOSDEM piu’ sereno e maturo dello scorso anno. Nel 2012, in ogni corridoio ed in ogni aula talk si trovavano Profeti dell’Apocalisse intenti a redarguire i viandanti: la minaccia del Cloud – che sposta il software dal PC dell’utente ai server dei datacenter, scippandogli cosi’ non solo l’accesso al sorgente ma pure i dati da esso gestiti – e la cronica ed apparentemente non risolvibile mancanza di una piattaforma mobile credibile guidata dalla community parevano essere sintomi dell’imminente avverarsi delle profezie Maya sulla fine del mondo, o almeno del mondo delle liberta’ digitali. Nel 2013 i toni si sono nettamente moderati e ridimensionati, ed anziche’ parlare di minacce (si, ok, qualche talk del genere c’e’ stato) si e’ profusamente parlato di soluzioni, ed implementazioni. Sia ben chiaro: di mettersi d’accordo tutti su una direzione – o comunque su un insieme di strategie condivise – non se ne parla neanche, ma almeno ad oggi ci sono sia frameworks che servizi vagamente usabili per il web che piattaforme mobili un poco piu’ “open” del solito Android (nonche’ credibili) a disposizione ed il futuro sembra (sembra…) meno grigio.

Tra i suddetti progetti web, decisamente non c’e’ quello della Freedom Box. Iniziativa pluri-acclamata, pluri-discussa, nata proprio in seno al FOSDEM e per la quale ogni anno viene presentato un aggiornamento. Ricco di propositi, povero di contenuti. Special guest 2013 Eblen Moglen, promotore del progetto nonche’ personaggio ben noto nella community (ricordiamolo per chi se lo fosse dimenticato: e’ colui che fattivamente ha scritto il testo della GPLv2 e gran parte della v3). Ci ho tenuto a vederlo, ne sono stato ampiamente deluso: nella sua mezz’ora di sproloqui non e’ andato oltre alle consuete geremiadi su privacy, controllo globale, governi corrotti e multinazionali avide, concetti forse (…) anche fondati ma che difficilmente fanno presa su un pubblico di developers gia’ ampiamente indottrinati e che si aspetterebbero non solo l’ennesima esposizione del problema ma anche delle proposte concrete per la sua soluzione.

Altro intervento potenzialmente interessante ma ai fatti inutile, quello – inevitabile – sul cosiddetto Secure Boot. Oratrice apprezzabile – caso piu’ unico che raro, ad una conferenza di nerd di prima categoria – ma talk infondato, conclusosi dicendo che l’arma definitiva contro la “minaccia” (eccola! Lo avevo detto che qualche minaccia c’era ancora!) e’ boicottare i grandi vendor ed acquistare solo hardware che non supporti la sedicente funzionalita’ di sedicente sicurezza spinta da Microsoft per bloccare i software malevoli (nei confronti di Microsoft stessa, si intende). Nel boschetto della mia fantasia potrebbe funzionare, nel mondo reale – dove le persone normali comprano il proprio notebook al MediaWorld, ci trovano Windows8, lo odiano, lo portano al linuxaro di turno per l’installazione di Ubuntu e scoprono solo dopo di non poterlo fare – no.

Passando invece ai commenti positivi (almeno uno…), impossibile non citare la inedita dev-room dedicata al “marketing” del software libero. Ovvero: dritte e suggerimenti per fare capire ai non-addetti ai lavori quanto e’ meglio il freesoftware, e come avvicinarvi anche coloro che di tecnologia non se sanno niente. Argomento che era anche un po’ ora di toccare, la’ dove molto spesso i relatori sono talmente impacciati e poco espressivi da riuscire ad annoiare pure gli entusiasti dell’argomento. Lo spazio e’ stato curato dal nostrano Italo Vignoli, col quale ho condiviso il viaggio in aereo e che piu’ volte ho incrociato durante la permanenza belga, il quale riferisce che l’iniziativa sia andata bene e che auspica di ripeterla nuovamente l’anno venturo con la benedizione dell’organizzazione FOSDEM.

Uno dei momenti in assoluto piu’ inattesi della due-giorni nordica e’ stata la scoperta di un cantuccio isolato, nascosto e buio in cui qualcuno addirittura combinava qualcosa di pratico: in una saletta ho trovato Kohsuke Kawaguchi, maintainer di Jenkins, che con uno sparuto manipolo di volontari discutevano delle prossime evoluzioni del progetto. Come ogni anno l’esperienza rinnova in me il desiderio di dedicare piu’ tempo allo sviluppo software, e da settimane ho l’istanza Bugzilla di Freedesktop aperta in una tab del browser in attesa di cercare qualche bug minore da sistemare, ma tra lavoro e associazioni e’ sempre piu’ difficile. Almeno una volta all’anno piace vedere che, dopotutto, c’e’ anche chi lo scrive sto’ benedetto software libero.

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