Servizio Ludico

12 novembre 2011

Qualche tempo fa mi e’ gia’ capitato di commentare la distanza abissale esistente tra tecnici (che fanno le cose) e classe dirigente (che decide quali cose vanno fatte), e ne e’ emerso che la cattiva interpretazione dei requisiti minimi tecnologici per la corretta implementazione di quel che universalmente viene definito come “e-Democracy” produce una serie di danni infinita, dallo sperpero di risorse (sempre e rigorosamente pubbliche) al lock-in delle informazioni vitali presso vendor commerciali spesso senza particolari scrupoli. Fino a qui si potrebbe imputare la causa del diffuso fraintendimento alla pura e semplice ignoranza: il politico non sa di cosa sta parlando, ergo navigando a vista finisce con l’optare per la scelta piu’ immediata e conveniente (e.g. la mappa Google su cui segnalare le buche nella strada) ma assolutamente inutile in una visione strategica di medio e lungo termine. Ma, purtroppo, sembra non essere cosi’ tanto facile.

L’altro giorno ho avuto il piacere di incontrare per la prima volta Enzo Lavolta, Assessore all’Innovazione del Comune di Torino. Quasi non sembra un politico vero: giovane, diretto, dinamico, con inventiva, capisce le cose senza spiegargliele, e pur non essendo un tecnico ha una idea abbastanza precisa di quel che ascolta e dice. Tra una parola e l’altra si e’ arrivati al tema “opendata”, ed ho avuto modo di avere una conferma pratica ad una mia vecchia perplessita’.

Noi tutti sappiamo che la disponibilita’ di dati raw, strutturati e non formattati, intrecciabili e confrontabili, permette di avere visione di insieme su una quantita’ arbitraria di fattori e, con un poco di fantasia ed iniziativa, possono essere un insostituibile strumento sia per prendere decisioni che per misurare l’efficacia delle stesse. Questa e’ una nozione che da sempre accompagna ogni appello per la liberazione dei dati, e pure il summenzionato assessore pare averla assorbita e compresa.

Ma… Una cosa sono i dati, un’altra cosa e’ mettergli un “open” davanti.

Senza entrare nel merito, la sensazione avuta e’ che il nostro abbia scarsa fiducia nei confronti della comunita’ di smanettoni (e, per estensione, in tutto i potenziali fruitori tecnologici al di fuori della ristretta cerchia istituzionale). Non per partito preso o per alterigia, ma per un semplicissimo e facilmente intuibile motivo: sull’Internet, piu’ che mappe coi pallini colorati e infografiche fighette ma di limitato valore conoscitivo si trova ben poco. Pertanto, la percezione che si ha e’ che i nerd – e l’intelligentsia tecnofila – rompano tanto le scatole per avere i dati ma che alla fine non sappiano farci null’altro oltre che giocarci dunque tanto vale prendersi la briga di fornirglieli.

Chi sta dall’altra parte potrebbe obiettare “I dati ad oggi a disposizione sono scarsi, spesso non strutturati a modo, aggregati in macro-aree, impossibile farci qualcosa che abbia una ricaduta pratica se non appunto qualche applicazioncina ludica”, ma la situazione di stallo e’ evidente: le cose interessanti si fanno con piu’ dati, piu’ dati sono rilasciati quando c’e’ l’evidenza che ci si fa davvero qualcosa di interessante.

Tutti coloro che davvero hanno a cuore l’apertura pubblica delle informazioni nella loro forma piu’ grezza (e dunque piu’ versatile) possibile da parte delle pubbliche amministrazioni dovrebbero smettere di stare a raccontarla tanto, ripetendo fino alla nausea “sono importanti, sono importanti, sono importanti…”, perche’ che siano importanti da qualcuno e’ gia’ stato recepito, ma fattivamente dimostrare la loro utilita’. Come al solito: una opera compiuta vale piu’ di mille parole. E non mi riferisco ad una ennesima visualizzazione con l’ennesima libreria HTML5 tutta colorata ed animata, ma ad una applicazione che porti ad un risultato concreto. Certo non e’ semplice, in quanto come detto sopra i dataset oggi a portata degli innovatori nostrani sono molto spesso una presa per i fondelli e trovare qualcosa di abbastanza preciso da costruirci qualcosa di pragmatico risulta una impresa a se’, ma allo stato attuale e’ fortemente necessario un atto dimostrativo, una prova di forza, che una volta per tutte possa chiarire il concetto per cui se col poco esistente si riesce a fare molto non resta che immaginarsi cosa si potrebbe fare se a disposizione ci fosse tutto.

E realizzare, cosi’, che i passatempi ludici degli smanettoni possono essere anche un servizio per la collettivita’.

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