Nella Rete

6 marzo 2011

Oramai da tempo si parla di cloud computing. Sebbene nessuno abbia ancora capito cosa voglia dire, ma questa e’ un’altra questione.

Da quasi altrettanto tempo si discute all’interno della community della minaccia che il cloud computing rappresenta sia nei confronti della tutela della privacy sia per il rischio di non poter piu’ controllare il proprio software e di conseguenza i propri dati. Sia perche’ cosi’ ha detto Stallman.

Ed ha del comico che adesso proprio Eben Moglen, personaggio tra i piu’ vicini a Stallman, colui che ai fatti ha scritto la General Public License (RMS ci avra’ pur messo l’ispirazione, ma la stesura del documento legale non e’ proprio tutta farina del suo sacco…), prima lanci un appello per spostare l’attenzione della community sulla produzione e sull’utilizzo di software libero orientato all’Internet e poi metta in piedi una fondazione destinata a rimarcare questa urgenza.

Gia’ solo partendo da questa premessa potrei scrivere fiumi di parole confrontando l’atteggiamento catastrofista e patetico (“No, il cloud computing e’ il male, poveri noi, come faremo…”) con quello costruttivo e propositivo (“Vogliono il cloud computing? Diamoglielo!”), ma per questa volta sorvolero’ su quella che sarebbe la mia ennesima invettiva sconclusionata.

Il punto di partenza della questione sta nel rapporto tra “pro” e “contro” dell’atto di spostare i propri dati dal personal computer alla Rete. Certo, se pubblicati sull’Internet essi sono maggiormente a rischio intrusione. Certo, se li metto sul server di qualcun’altro questo qualcun’altro puo’ andare a metterci il naso. Ma grandi sono i vantaggi: posso accedere a ogni cosa da ogni dispositivo connesso, posso condividere i contenuti molto piu’ semplicemente e rapidamente con altri apparati e con altre persone, e non abbisogno di avere in mano in tutti i momenti un computer super-dotato per far girare un browser con un supporto decente alle piu’ recenti tecnologie web. Proprio perche’ i pregi sono numerosi, e spesso superiori, ai difetti, alla fine dei conti non sono moltissimi coloro che hanno sposato la linea “no al cloud computing a tutti i costi” mentre invece diversi sono stati quelli che hanno iniziato a rivolgere il proprio sguardo ai nuovi orizzonti digitali.

Innescando il paradosso. Da una parte si trova la spinta e la motivazione a muoversi verso la Rete, dall’altra esistono pochi o pochissimi progetti freesoftware che offrono servizi pari a quelli closed e gran parte di essi non espongono API web per interagire con essi e permettere l’integrazione con applicativi desktop o altri applicativi web in cascata. Risultato: gran parte dei programmi open supportano esclusivamente o quasi piattaforme proprietarie, alimentando la dipendenza da essi. Non c’e’ piu’ un software per la gestione di foto che non permetta l’upload su Flickr. Non c’e’ piu’ un CMS che non integri i pulsantini per rimbalzare i contenuti su Facebook o Twitter. Non c’e’ piu’ un feed reader che non si sincronizzi con Google Reader. E spopolano le librerie ed i plugins per accedere a Google Data ed analoghi.

Si tratta della solita anomalia del mondo freesoftware: rilasciati in licenza open si trovano i piu’ complessi e potenti frammenti di codice esistenti, ma sono tutti sparpagliati e nessuno si cura di costrurci sopra soluzioni “chiavi in mano”. Sul desktop abbiamo i piu’ sofisticati filtri grafici per l’editing di immagini ma nessuna applicazione che tenga testa a Photoshop in ambito professionale, sui server il software libero domina sulle infrastrutture (server web, server mail, database di ogni tipo e genere…) ma mancano i pacchetti finali usabili dagli utenti.

Lo scopo della Freedom Box Foundation dovrebbe essere proprio a questo: aiutare a colmare il vuoto, o meglio i diversi vuoti abissali esistenti nelle aree ancora non decentemente coperte (ovvero: tutte, a parte le piattaforme di blogging ed i CMS). Il “come” intenda farlo e’ per me una incognita, e due sono le possibili strade: quella giusta e quella sbagliata. Quella sbagliata consiste nel ripetere l’errore gia’ visto in Diaspora, il maxi-progettone destinato all’implementazione di una alternativa aperta a Facebook e salito agli onori della cronaca per aver accumulato 100.000 dollari di donazioni in tempo record (soldi che evidentemente sono stati usati dai developers per fuggire alle Maldive, gia’ che a tutt’oggi il progetto non soddisfa neppure una frazione delle promesse originali): in quel caso il vero problema sta nella pretesa di voler ricostruire, partendo da zero, tutto lo stack di servizi quali ad esempio le gallerie di immagini o la condivisione di links, attivita’ gia’ bene o male gestite da altri pacchetti specifici e che hanno richiesto numerose ore-uomo di lavoro per essere realizzati. La strada giusta sarebbe invece, appunto, quella di integrare e potenziare i progetti esistenti, e porre le basi per una futura rapida espansione del software libero in Rete.

Quel che vorrei non e’ l’ennesimo pacchetto che gestisca l’upload di foto, o l’ennesimo feed reader web-based, bensi’ la formulazione di protocolli e specifiche e API atti all’interazione ed alla federazione dei contenuti tra le diverse piattaforme. Come OAuth per l’autenticazione degli utenti, ma esteso a tutti i possibili contesti d’uso: condivisione di immagini, di links, di notifiche e quant’altro. Quel che vorrei e’ che la Freedom Box Foundation diventi l’equivalente web di quel che e’ Freedesktop.org per l’ambiente desktop, ovvero un ente super-partes che faciliti e promuova (attivamente e concretamente, non a parole ma con un contributo tangibile) l’interoperabilita’ tra progetti simili ed equivalenti. Quel che vorrei sono alternative open a ShareThis o all’onnipresente tastino “Like”, che mi permettano di condividere i contenuti sui miei aggregatori preferiti, indipendentemente che essi siano servizi pubblici o hostati su un mio server o hostati sul server di un amico o magari implementati da me stesso medesimo un giorno in cui non sapevo che altro fare.

Gia’ sappiamo che la frammentazione e la dispersione sono la norma all’interno della galassia degli sviluppatori free, ed ognuno tende a ricostruire a modo suo sistemi gia’ realizzati da altri. E’ un “problema” di cui si discute da sempre. E senza soluzione. Tanto vale farsene una ragione, e cercare almeno di arginare i danni permettendo ai diversi componenti di scambiarsi dati nel modo piu’ semplice possibile. Questo si puo’ ottenere solo definendo degli standard, e fornendo delle implementazioni pre-confezionate facilmente integrabili all’interno di ogni progetto passato, presente e futuro onde accelerarne l’adozione.

Un singolo prodotto open, sviluppato amatorialmente e nel tempo libero, non puo’ competere con colossi quali Facebook o Google. Tanti piccoli progetti che si compensano tra loro, forse si.

4 Risposte to “Nella Rete”


  1. […] di Stallman su codesta pseudo-tecnologia, che viceversa altri alti esponenti del movimento stanno cercando di ritorcere sul […]


  2. Concordo in tutto e per tutto. Spero che insieme con la Freedom Box Foundation riusciremo a fare qualcosa nella direzione che proponi.

    Procedendo in questo modo, oltre a potenziare enormemente il Software Libero, ognuno potrà decidere quale software e quali servizi gestirsi nella sua “cloud in casa” (community cloud) oppure rivolgersi all’esterno da terze parti.

    Avere la possibilità di scelta è la base per la libertà. Poi bisogna aumentare la consapevolezza in ciascun individuo in modo che tutti siano in grado di scegliere coscientemente.

    Grande madbob


  3. […] Il discorso del cloud computing è dibattuto nel mondo del Software Libero, la mia posizione è analoga a quella di Roberto Guido che potete leggere all’indirizzo https://madbob.wordpress.com/2011/03/06/nella-rete/ […]


  4. […] conta niente conta solo GNU, i vari Microsoft/Facebook/Google/Amazon/Apple di turno sono il Male, il cosiddetto “cloud” è il Male, tanti problemi esposti, nessuna soluzione […]


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...