L’Oligarchia della Mail

10 gennaio 2011

Qualche giorno fa’, Nichi Vendola ha firmato un protocollo di intesa con Microsoft. Ma non e’ questo di cui voglio parlare, in quanto il web come sempre gia’ pullula di post e dettagli in merito.

A seguito della notizia sulla mailing list Discussioni@AsSoLi si e’ aperto un thread di confronto su come agire, AsSoLi ha autonomamente rilasciato un comunicato stampa, e poiche’ in molti si sono sentiti offesi dalla mancata possibilita’ di firmare il comunicato rapidamente il tema centrale e’ degenerato sulla coordinazione dei gruppi linuxofili. A seguito di qualche poco velata accusa di protagonismo ai danni di AsSoLi, che poco o nulla ha fatto e continua a fare per coinvolgere altre associazioni ed altre realta’ salvo poi appellarsi alla necessita’ di fare “massa critica” per guadagnare l’attenzione delle istituzioni invitando tutti ad iscriversi all’associazione stessa, e’ spuntata l’ennesima catena di mail focalizzata proprio sul tema “Coordinamento dei sostenitori del Software Libero“.

Spunti concreti, come si puo’ immaginare, ne sono usciti pochi. Io dapprima ho proposto la creazione di una (ennesima?!) mailing list cui fossero ammessi solo rappresentanti “ufficiali” dei vari LUG (associazioni o semplici gruppi informali), in modo da isolare il potere decisionale presso un ristretto insieme di persone nominate e ritenute meritevoli dai propri compari, ma la controproposta mossa da Luca Menini di ammettere solo i presidenti delle associazioni piu’ grosse ha suscitato (giustamente…) un vespaio. Dopodiche’ mi sono azzardato ad andare oltre ed anzi seguire una strada completamente opposta, suggerendo l’adozione di qualche strumento un pochino piu’ sofisticato che permettesse votazioni aperte ed accessibili a chiunque volesse partecipare senza necessariamente doversi leggere attentamente le dozzine e dozzine di mail che puntualmente invadono i threads piu’ importanti che si manifestano sulle liste; purtroppo, pero’, tale spunto e’ caduto nel vuoto.

Posso capire che la prima delle due idee possa generare malcontenti e dissapori, in quanto inevitabilmente qualcuno verrebbe tenuto fuori dalla cerchia, ma del resto e’ ingenuo pensare che gia’ oggi i rappresentanti supremi delle associazioni piu’ grandi non si sentano di quando in quando per fra di loro (anche solo per cortesia, non necessariamente per tramare di nascosto dal resto della community!). Istituire un “club” definitivo avrebbe l’effetto di escludere molti, ma anche di includere molti altri: esistendo tale canale privilegiato (per inciso: privato in scrittura, ma rigorosamente pubblico in lettura) sarebbe inaccettabile far transitare qualche decisione al di fuori di esso, ed allora ci sarebbero tutte le precondizioni per recriminare con fondato motivo sul suo eventuale mancato utilizzo.

La seconda opzione sarebbe invece la piu’ popolare, immediata ed aperta possibile, permettendo davvero a qualsiasi membro della community (presidente o newbie che sia) di partecipare anche solo con un voto “si” o “no”. Pure in questo caso e’ veramente insulso giustificare la mancanza di uno strumento del genere asserendo che “le mailing list gia’ sono pubbliche, chiunque puo’ partecipare”: ben pochi sono coloro che hanno tempo e voglia di seguire ogni singola discussione che avviene sulle liste, personalmente ne ho conosciuti pochissimi e coloro che potrebbero portare un contributo significativo in termini di concretezza e buon senso si tengono volutamente al largo dalle arene virtuali ben sapendo che nella stragrande maggioranza dei casi i dibattiti degenerano in inconcludenti flames al termine dei quali non si sa cosa e’ stato finalizzato. E, appunto per l’alto tasso di instabilita’ delle liste, ben pochi sono coloro che hanno il coraggio di discutere li’ le cose importanti, dunque comunque l’intento di aprire alla partecipazione risulta vano.

Ma perche’ tale ritrosia nei confronti di piattaforme partecipative ed inclusive? Io stesso affrontai la questione nei confronti della partecipazione politica qualche tempo addietro, e data la grande disponibilita’ di soluzione tecniche esistenti risulta quantomeno sciocco non approfittarne all’interno della community tecnofila.

Ufficialmente credo che la perplessita’ si trovi negli ampi margini di “falsificazione” dei voti, nel timore che qualcuno possa esprimere cento preferenze anonime su una questione e dirottare a proprio piacimento ogni consultazione pubblica. Teoria complottistica a la X-Files, in egual misura poco credibile e altamente sopravvalutata, come se davvero qualcuno possa aver interesse nell’impiegare grandi risorse (anche solo in termini di tempo) per imporre le proprie posizioni. E, comunque, dagli effetti arginabili: richiedendo una qualsivoglia forma di autenticazione, con OpenID o una registrazione via mail, si renderebbe piu’ complicato contaminare le votazioni da una singola fonte e, benche’ non risolto, il difetto architetturale sarebbe limitato.

Ma in fin dei conti se si trattasse solo di questo lo stesso discorso potrebbe essere applicato invariato alle mailing list, percui gia’ adesso chiunque puo’ registrare tutti gli accounts GMail che vuole (gli spammers li vendono sul mercato nero, qualcosa tipo 1 penny ogni due indirizzi) o piu’ banalmente falsificare gli headers SMTP appoggiandosi ad un mail server compiacente e mandare infinite mail da mittenti diversi con su scritto “Secondo me ha ragione Bob!”.

Il punto reale e’ che le mailing list non sono affatto democratiche, egualitarie ed aperte, ma volutamente oligarchiche.

Il nome del mittente conta, e non poco, dunque tutti vogliono che sia ben evidente. Ci sono nomi che da anni sono identificati come “troll”, oppure al contrario come “illuminati”, e a prescindere dal contenuto del messaggio pubblicato esso ha minore o maggiore peso e riceve diverso feedback. Ci sono screzi personali tra i partecipanti “veterani”, che si riversano in subthreads destinati ad essere ignorati da tutti gli altri, e reputazioni da difendere, percui alcuni sono portati a spedire nuove mail prive di sostanza al solo fine di far sapere a tutti gli altri che ci sono e stanno leggendo e/o per trincerarsi in posizioni gia’ ampiamente smontate ma che si devono assumere per questioni di presunta dignita’. Gli ultimi arrivati tendono a non intervenire in scambi uno-a-uno, per timidezza o malriposto rispetto, e quando si decidono o dicono qualcosa di immensamente opportuno oppure sono a loro volta ignorati (abbassando ulteriormente la volonta’ di prender parte al processo).

Piu’ in generale chi ha una forte presenza sulle mailing list sente di avere uno status particolare, privilegiato, gode del fatto di essere uno dei pochi che prende parte attiva alla vita della community nazionale e pretende di conservare tale ruolo elitario. Senza rendersi conto che ai fatti le decisioni vengono prese da tutt’altra parte, ed il numero ridotto di partecipanti non e’ da imputare all’elevata soglia dei requisiti richiesti quanto al disinteresse dimostrato da tutti gli altri.

In conclusione: io penso che le mailing lists non siano il modo migliore per coordinare la community. Anzi, siano un danno. Ci sono mezzi assai piu’ consoni, che implementano ogni grado di diffusione o di approfondimento dei temi da toccare. Ne ho personalmente elencati alcuni su una pagina wiki appositamente creata online, ben sapendo che nessuno se la filera’.

Ma da qualche parte si dovra’ pur iniziare. Per ghigliottinare l’oligarchia della mail.

Una Risposta to “L’Oligarchia della Mail”


  1. […] e degli ZioBudda, quelli che simpatizzano per Linux e per il software libero ma che si tengono ben alla larga dalle mailing list o dalle gerarchie complesse dei LUG. A questi individui, che certamente rappresentano il grosso […]


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