Codice & Codice

8 dicembre 2010

Nei giorni 29 e 30 novembre si e’ svolta a Torino l’edizione 2010 dell’European Opensource & Freesoftware Law Event, per gli amici “EOLE”. Tema dell’anno, scelto in funzione della location e della “recente” legge regionale piemontese 9/2009: il software libero nella pubblica amministrazione.

Chiaramente non potevo mancare. Sebbene debba confessare che solo una parte del mio interesse era dedicata ai contenuti in scaletta: buona parte della mia motivazione e’ stata indotta dall’opportunita’ di scambiare quattro chiacchere con personaggi interessanti ai fini della analisi dell’effettivo grado di penetrazione della suddetta legge, che come gia’ abbiamo visto pare languire, e per raccogliere qualche spunto e qualche dritta. Come politico me la cavo maluccio, ma qualcosa e’ comunque saltata fuori.

Sugli interventi ufficiali non mi soffermo a lungo, mi basta dire che notevole e’ la quantita’ di progetti gia’ esistenti in vari Paesi sia europei che non completamente immolati all’introduzione di software libero nella pubblica amministrazione. Non so quali risultati oggettivi abbiano realmente ottenuto (tecnicamente anche in Italia ne esistono, tutti con scarse produzioni), chiaramente quando uno dei responsabili presenta la sua creatura su un palco non puo’ fare a meno di lodarla in lungo ed in largo indipendentemente da quali traguardi sono stati raggiunti, ma c0munque e’ interessante che ci siano. Degni di nota: la piattaforma OSOR.eu, che sostanzialmente e’ “il SourceForge per il settore pubblico in Europa” e potrebbe contenere qualcosa di potenzialmente interessante (se solo fosse un poco meglio indicizzato…), e la EUPL, stravagante licenza aspramente criticata nel secondo giorno di lavori in quanto a detta degli avvocati presenti non tutela le volonta’ dello sviluppatore originale permettendo eccessiva flessibilita’ nel ri-licenziare il codice.

Presenti, oltre all’avvocato Ciurcina (ex presidente di AsSoLi, e sostanziale organizzatore dell’evento) e al professor Meo (professore al Politecnico di Torino, che ha avuto un ruolo decisivo nella stesura della normativa nazionale sul software libero sinora bellamente ignorata da qualsiasi ente), anche Renzo Davoli (attuale presidente di AsSoLi), Italo Vignoli (presidente di PLIO), Carlo Piana (noto all’interno della community per i suoi alti e bassi nella lotta legale contro i brevetti software) e qualche altro volto conosciuto. Il Davoli e’ stato critico nei confronti dell’esposizione dei portavoce nostrani ed in particolare di Ida Vana, assessore della Provincia di Torino che gia’ abbiamo avuto modo di commentare qui, la quale sembrava afflitta dall’obbligo della migrazione al software libero piu’ che contenta per le nuove prospettive offerte dall’operazione; Meo ha mosso qualche commento ironico sul nuovo direttore del CSI-Piemonte (di cui parliamo dopo), il quale pare che sin dal primo giorno del suo mandato non si sia dimostrato incline al freesoftware; a Ciurcina avrei voluto chiedere qualcosa in piu’ sull’Associazione Imprese Software Libero, annunciata quasi in sordina ad ottobre e di cui ad oggi ancora nulla si sa, ma non mi sembrava il caso di disturbarlo dalle sue veci di “padrone di casa” nei confronti degli ospiti internazionali intervenuti all’evento.

Una parola di riguardo la merito, appunto, il CSI-Piemonte. Presente all’evento era Stefano De Capitani, recentemente nominato alla guida del consorzio tecnologico pedemontano e dunque, almeno in teoria, personaggio chiave per una rapida attuazione della legge regionale sul software libero. Ha espresso diversi dubbi, del resto in buona parte condivisibili, sui grattacapi derivanti da una migrazione invasiva nei confronti del mercato e degli utilizzatori, abituati da sempre a ben precise piattaforme operative e a ben precisi strumenti produttivi, ma alla mia esplicita domanda se fosse possibile rilasciare il codice del software gia’ sinora prodotto ed ampiamente utilizzato mi ha risposto che sarebbe stato possibile ma non sarebbe stato fatto in quanto “tali prodotti non sono stati realizzati nella prospettiva di renderli pubblici” (che in termini diplomatici vuol dire “li abbiamo scritti alla meno peggio e se qualcuno ne vedesse i sorgenti faremmo una figuraccia”). Sempre del CSI-Piemonte e’ intervenuto pure tal Pier Paolo Gruero, che ha presentato un utilissimo framework per la convergenza di diversi canali di comunicazione (mail, instant messaging, VoIP…) prima lasciando intendere che fosse produzione interna all’azienda, poi precisando che si tratta di un prodotto open realizzato da altri di nome “OpenUC”, ma col senno di poi constato che l’unico “OpenUC” di cui riesco a trovare traccia con caratteristiche simili a quanto elencato in sede di talk non e’cosi’ tanto open (si appoggia su componenti liberi, ma libero non e’). Vabbe’, ci ha provato…

Parentesi anche per il Laboratorio ICT della Regione Piemonte, che in questo momento, pur con tutti i limiti del caso (si tratta pur sempre di una succursale di un ente statale, dunque coi suoi tempi e le sue modalita’ ed i suoi vezzi), sembrerebbe essere il migliore alleato per l’avanzamento dei lavori per la legge sul software libero. Stando a quanto recepito, e nonostante sinora abbia ricevuto solo risposte negative dalle associazioni di docenti che avrebbero dovuto essere coinvolte, presso tale struttura qualcuno sta davvero lavorando sul catalogo di freesoftware per la scuola previsto dalle norme attuative della 9/2009 (documento datato 30 novembre 2009); perdendomi a discutere con altri mi e’ sfuggito colui che mi e’ stato indicato come responsabile della cosa, il quale al momento non ha ancora risposto alle domande che gli ho sottoposto via mail, ma tanto quanto adesso ho una persona cui rompere le scatole per sapere come, quando e perche’.

In conclusione, una chicca assolutamente non confermata proveniente da fonte anonima: la Regione intende giustificare il forte ritardo nell’erogazione dei finanziamenti previsti dalla sua stessa legge (500.000 euro all’anno, che non si sono visti ne’ nel 2009 ne’ nel 2010) con un “disguido”. Ora: d’accordo che la burocrazia e’ lenta ed articolata, pero’ almeno una scusa migliore potevano far lo sforzo di inventarla.

Come probabilmente speravano gli organizzatori, l’EOLE 2010 a Torino e’ stata una buona occasione per approfondire un poco sulla situazione locale. Forse i miei metodi non sono stati particolarmente convenzionali, essendo piombato piu’ di una volta dinnanzi a perfetti sconosciuti per fare domande non propriamente “rilassate”, ma almeno non son stato sbattuto fuori ed e’ gia’ un successo.

Dopo due giorni di codici legali, torno al codice sorgente.

4 Risposte to “Codice & Codice”

  1. ciccio Says:

    il prodotto che citi come openUC è in realtà OX

    http://www.open-xchange.com/

  2. m4db0b Says:

    Assunto che non so a quale progetto specifico si riferisse lo speaker (ha espressamente nominato “OpenUC” in qualita’ di prodotto di riferimento, magari ho sentito male io…), comunque anche OpenXchange non mi sembra particolarmente “open”:

    http://www.open-xchange.com/en/try/download-en

    La Community Edition non puo’ essere usata per scopi commerciali, la versione Server pare essere licenziata GPLv2 ma la descrizione dice che puo’ essere usato solo dopo aver acquistato una licenza, il frontend e’ licenziato come CreativeCommons (?) Noncommercial…

    Non basta un “open” nel nome per fare un software opensource ;-)

  3. PIer Paolo Gruero Says:

    Provo a fare un pò di precisazioni.

    Innanzitutto, per il progetto oggetto dell’intervento, non è stato utilizzato “OpenUC”, OpenUC l’ho citato in risposta ad una domanda postami a fine giornata dove lo portavo come esempio di soluzione esistente che ha utilizzato (integrandoli) alcuni dei prodotti open-source scelti anche da noi (ad esempio SipXecs); probabilmente l’esempio non è stato dei migliori.
    Come ho spiegato nell’intervento, si è scelta la strada dell’integrazione cercando soluzioni che utilizzassero protocolli di comunicazione standard e che rendessero disponibile il codice sorgente, ne abbiamo trovati alcuni tra i quali Cyrus, OpenSer, Ejabberd, SipXecs e questi fanno parte della piattaforma. Per quanto riguarda il front-end del servizio è stato scelto openXchange (sul quale non aggiungo più indicazioni di quante già espresse nel tuo commento) perchè non è stato individuato un prodotto completamente open-source che soddisfacesse i requisiti del progetto.

    Non è semplice, come saprai, mettere in piedi servizi complessi con l’ausilio unico di prodotti Open (citavo nel mio intervento ad esempio la questione del supporto), però ci stiamo provando!


  4. […] complicato di un copia&incolla dal Dossier Scuola pubblicato da ILS. In occasione dell’EOLE 2010 a Torino seppi che se ne stava occupando il Laboratorio ICT della Regione Piemonte e mi sono fatto dare gli […]


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