C’era una Volta in Piemonte…

16 novembre 2010

Il 27 marzo 2009 veniva approvata dal Consiglio della Regione Piemonte una legge regionale denominata “Norme in materia di pluralismo informatico, sull’adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilità dei documenti informatici nella pubblica amministrazione”. Informalmente: la nostra legge per il software libero.

Ad oggi, dopo piu’ di un anno e mezzo, tale legge non e’ stata minimamente applicata.

Nessuno dei passaggi previsti dalla norma e’ stato compiuto: nessuna azione di promozione del software libero presso la pubblica istruzione (articolo 7), nessun progetto avviato nell’intento di condividerne il risultato (articolo 8), nessun fondo istituito per la ricerca (articolo 9), nessuna applicazione destinata al trattamento di dati personali (banalmente: qualsiasi cosa contempli una anagrafica) migrato a soluzioni free (articolo 12), nessun finanziamento di supporto ed incentivo erogato a chicchessia per lo sviluppo del codice (articolo 13). Le linee guida definite nell’articolo 10 ci sono e non sono neanche malaccio, peccato che nessuna delle scadenze passate e’ stata sinora rispettata e ho forti dubbi su quelle future.

Turbati da cio’, qualcuno ha iniziato a muoversi. Luca Robotti, ex consigliere regionale e firmatario della legge, ha indotto la sua “erede” politica (Monica Cerutti) a scrivere e presentare in Consiglio una interrogazione per fare il punto della situazione, ed io ho chiamato all’appello pressoche’ tutti i LUG piemontesi per discutere la questione e vedere cosa si riesce a fare partendo, come si suol dire, “dal basso”.

Entrambe le manovre hanno ad oggi dato pochi frutti. All’interrogazione e’ arrivata risposta oggi (16 novembre) in aula da parte dell’assessore Massimo Giordano, ed e’ stata particolarmente evasiva: sono stati menzionati progetti sperimentali vecchi di anni pur di citare una qualche attivita’ svolta da e per conto della Regione, ed ipotetici sviluppi futuri che sulla carta avrebbero dovuto essere compiuti mesi addietro. Di contro, dalla community sinora ho raccattato solo qualche raro abbozzo di sostegno morale ed un flame sulla mailing list appositamente allestita sull’eterna diatriba “freesoftware e opensource”.

La situazione e’ complessa. E l’idea che me ne sono fatto chiaccherando con alcuni addetti ai lavori torinesi e’ persino peggiore. La Giunta non sembra particolarmente interessata a collaborare, se non occasionalmente approvando finanziamenti milionari per sperimentazioni da parte del CSI-Piemonte (l’ente para-statale che detiene una sorta di monopolio sull’infrastruttura ICT pubblica regionale, recentemente assai discusso) le quali puntualmente non risolvono nulla. I piu’ importanti enti “non governativi” che operano la sperimentazione delle nuove tecnologie nella scuola gia’ sappiamo cosa combinano. Le imprese pedemontane che agiscono nel mondo opensource gia’ in passato hanno provato a fare squadra ma con risultati deludenti, l’esperienza ha segnato gli animi e nessuno sembra piu’ credere in una nuova iniziativa del genere. Dalla community non emerge alcun entusiasmo, nessuna voglia di impegnarsi in alcunche’, neanche una idea per quanto strampalata, e manco la persona che ha scritto e fatto approvare il testo in Consiglio (si, al secolo ci ha lavorato uno solo, quasi di nascosto. Molti linuxari piemontesi hanno saputo della cosa leggendo Punto Informatico) risponde alle mail.

Da quando questa vicenda e’ iniziata ho preso contatti con diversa gente in giro per il nord-Italia, dal FUSS di Bolzano (ove hanno migrato tutte le scuole della provincia in una manciata di mesi) al NetGarage di Modena (altra migrazione, ma della pubblica amministrazione), onde carpirne le metodologie e il know-how necessari almeno per comprendere una operazione impegnativa come puo’ essere la riconversione di una intera Regione. Raccolgo documentazione, spunti, riferimenti, commenti. Ho ideato, discusso con altri e scartato piu’ di un piano di azione. Ma alle condizioni attuali le mie sono esclusivamente seghe mentali, chiaramente da solo non posso far molto altro oltre lamentarmi sul blog e sperare in un estremamente improbabile colpo di scena.

C’era una volta in Piemonte una legge. Manca tutto il pezzo in mezzo prima di poter vivere “felici e contenti”.

3 Risposte to “C’era una Volta in Piemonte…”


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  2. […] dell’effettivo grado di penetrazione della suddetta legge, che come gia’ abbiamo visto pare languire, e per raccogliere qualche spunto e qualche dritta. Come politico me la cavo maluccio, ma qualcosa […]


  3. […] e trovato sbarrate tutte le strade che avrei potuto percorrere. Il contesto e’ quello della gia’ menzionata legge regionale 9/2009, quella per il supporto e la diffusione del software libero in Piemonte, […]


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