Scuola di Marketing

12 novembre 2010

Oggi si e’ svolta in una scuola di una cittadina nei pressi di Torino una conferenza di carattere nazionale sul tema “la tecnologia nella scuola”. Obiettivo della giornata: indagare l’evoluzione digitale del libro scolastico, ed analizzare le soluzioni gia’ oggi esistenti.

Purtroppo non sono potuto andare, in quanto quando l’ho saputo i posti erano gia’ tutti prenotati (350, esauriti una settimana prima dell’evento) e mi son dovuto accontentare dello streaming web sul sito del progetto Dschola, ma mi sarebbe piaciuto intervenire. Per fare un po’ di domande scomode.

Gia’ dal programma pubblicato sul sito era evidente il lato markettaro dell’iniziativa: almeno due interventi in scaletta mi son sembrati palesi auto-incensamenti di prodotti commerciali destinati all’istruzione. Assistendo alla diretta web, la cosa si e’ rivelata essere ancora peggiore: tutti quanti gli interventi erano destinati alla promozione di diverse realta’ commerciali, in larga parte case editrici, ognuna con la sua “innovativa” (non so quante volte sia stata ripetuta questa parola nel corso dell’intero pomeriggio…) piattaforma 2.0 consistente in un sito/portale/CD multimediale riempito di animazioni e video che facevano un gran figurone sulla sfilza di lavagne multimediali installate sul palco.

I primi tre (Editrice Sei, Mondadori ed Editrice Il Capitello) han pateticamente fatto vedere pressoche’ la stessa cosa, ovvero animazioni che spiegano la Fisica (la Fisica ben si presta ad animazioni con pesi, contrappesi, leve e vasi comunicanti. Certamente piu’ interessante della Grammatica). Breve escursus sul dizionario di Latino per iPhone della Zanichelli, due che illustravano altri ammenicoli per l’insegnamento della Geografia basati su Google Earth ed affini (anche quello, sicuramente di effetto quando proiettato su una superficie touchscreen. Immancabile la ostentata citazione a Minority Report), ed infine una sorta di Matlab dei poveri.

Ho provato nostalgia per Giorgio Mastrota.

Uniche due note positive (o, almeno, non negative): uno dei due con il pallino per la Geografia in realta’ mostrava modelli 3D realizzati da una fondazione e distribuiti gratuitamente (ovviamente in formato binario e solo per Win32, ma considerando il contesto per questa volta posso persino accontentarmi), e nella presentazione generale il relatore ha fatto brevissimo ed appena intelligibile cenno al software didattico disponibile anche impacchettato in apposite distribuzioni specializzate (che posso facilmente intuire si tratti di distribuzioni Linux: dubito esista una equivalente di Edubuntu basata su Windows).

A questo punto ci si potrebbe chiedere con quale coraggio e dignita’ un istituto scolastico possa organizzare ed ospitare tale colossale farsa pubblicitaria, ma basta scendere un poco sotto la superficie per ottenere uno scenario ancora piu’ agghiacciante di quello sinora descritto.

Dell’ITIS Majorana di Grugliasco gia’ mi aveva fatto un breve cenno un maestro torinese di mia conoscenza, e a quanto pare ha molto molto poco a che vedere con l’omonimo istituto di Gela (noto in tutta la community linuxara per la fervida attivita’ del preside sul fronte della promozione del software libero). Il Majorana nostrano sembra essere un solido bastione Microsoft, occupatissimo a coinvolgere altre scuole all’interno del tunnel senza uscita del monopolista. Mi e’ stato menzionato qualche progetto che ha avviato in passato, ad esclusivo appannaggio della piattaforma Windows, ma non mi soffermo non avendo a portata di mano informazioni effettive; mi limito a citare, e dovrebbe essere gia’ da solo piu’ che sufficiente, il ruolo svolto all’interno del precedentemente citato progetto Dschola, ovvero il progetto piemontese di sperimentazione delle tecnologie all’interno della scuola.

Dschola nasce nel 2002, e all’inizio ha avuto una discreta inclinazione alle soluzioni freesoftware. Qua e la’ mischiate con soluzioni freeware, ma era comunque tollerabile. Improvvisamente tutta la baracca e’ stata dirottata su software proprietario, ed anzi ben specificatamente su software Microsoft, tanto che ad oggi l’unico servizio offerto dalla piattaforma e’ Share.Dschola, vale a dire ne’ piu’ ne’ meno che l’hosting gratuito di istanze SharePoint alle scuole che fanno richiesta. Con tutte le implicazioni che ne conseguono: SharePoint si integra solamente con altri prodotti Microsoft. Non occorrono grandi ricerche ed indagini per individuare, subito nella homepage dell’iniziativa, la dicitura “Sharepoint Services è in hosting presso www.itismajo.it“. Contemplare la lista di istituti che gia’ hanno aderito ghiaccia il sangue nelle vene.

Quando si legge la descrizione di un progetto promosso dalla Regione e volto alla pubblica istruzione, costruito interamente su piattaforme rigidamente chiuse e senza possibilita’ di scappatoia; quando 350 docenti accorrono da mezzo nord-Italia con una settimana di anticipo per prenotare il posto ad una conferenza fasulla che gia’ dal programma pubblico manifesta la sua natura markettara; quando si osserva il modo in cui un singolo istituto riesce a muovere risorse ed interesse nei confronti di prodotti commerciali abilmente mascherati da strumenti innovativi e dunque desiderabili… Ecco, in quell’esatto momento, ci si capacita che qualcosa non va. E che deve essere sistemato. In fretta. A qualunque costo.

Una Risposta to “Scuola di Marketing”


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