Lo GNU della Discordia

15 ottobre 2010

L’altro giorno e’ approdata quasi per sbaglio sulla mailing list del GlugTO una mail che non dubito essere gia’ stata inviata in forma privata a pressoche’ tutti coloro che hanno organizzato un Linux Day (la lista completa delle manifestazioni in giro per l’Italia e’ disponibile sull’apposito sito). Essa esorta, senza mezzi termini, a rinominare il proprio evento da “Linux Day” a “GNU/Linux Day”.

In questo post vorrei esprimere tutto il mio disprezzo nei confronti di chi ha avviato questa campagna di distruzione di un punto di riferimento oramai divenuto popolare anche al di fuori della community, faticosamente costruito in 10 anni di attivita’.

Rinominare il “Linux Day” in “GNU/Linux Day” e’ una pagliacciata. Le argomentazioni che potrei muovere sono infinite, ma mi limito a rispondere punto per punto alla suddetta mail (leggibile in forma integrale al link sopra riportato, ma non dubito che molti miei lettori l’abbiano gia’ potuta apprezzare nella propria casella di posta).

1) Non è la richiesta di uno sconosciuti, il vero autore è Richard Stallman

Il quale signor Stallman e’, invece, un personaggio sconosciuto ai piu’. Io ho avuto modo di vederlo durante un paio di comparsate qui a Torino, ed e’ stata una immensa delusione: arrogante, egocentrico, incapace di formulare una risposta sensata a qualsivoglia domanda, buono solo a ripetere all’infinito come un disco rotto i soliti cliche quale appunto quello di “GNU/Linux”, l’arrugginito giuoco di parole “Digital Restriction Management”, o il sempreverde “opensource is not freesoftware”.

Detto cio’, Stallman e’ solo uno dei pilastri del mondo freesoftware. E forse neanche il piu’ importante. Ai tempi della prima versione della GPL (peraltro ideata e stesa da Eben Moglen) il buon RMS non si invento’ niente di nuovo, semplicemente formalizzo’ quella che era stata fino a quel momento la comune pratica di scambiarsi i sorgenti dei programmi tra studenti (al secolo, gli unici che potessero accedere ai calcolatori elettronici delle universita’). Dopo, il lavoro ingrato lo fecero i vari Raymond, Perens, Torvalds, e se vogliamo pure Shuttleworth. Ed e’ stato un lavoro talmente sporco che si sono sporcati a loro volta, guadagnandosi gli improperi di tutta la community,  rei di averla fatta espandere ai livelli cui e’ giunta oggi.

2) La richiesta non è assurda. Se fosse stato così non avrebbero aderito altri gruppi

Tua madre non ti ha mai detto “se gli altri si buttano dal ponte, forse lo fai anche tu?”. Il fatto che una idea sia stata adottata da altri e’ un parametro di valutazione piuttosto secondario, almeno per chi ha un cervello capace di formulare concezioni proprie.

E, del resto, nelle passate nove edizioni ben pochi hanno avuto qualcosa in contrario a chiamarlo “Linux Day”: oltre a farlo tutti lo han pure fatto per un periodo di tempo piu’ lungo, come la mettiamo?

La motivazione da cui nasce è duplice

a) Un fatto di correttezza. Linux è solo il kernel del sistema operativo.

Su questo c’e’ poco da dire, essendo l’argomentazione portante di tutta quanta la linea di pensiero “GNU/Linux” ed essendo gia’ stata ripetuta alla nausea. La contro-argomentazione e’ altrettanto nota: il kernel Linux e lo stack GNU da soli servono a poco o niente, la differenza sostanziale la fanno gli applicativi sopra, eppure nessuno si e’ mai sognato di riconoscere il ruolo fondamentale che ha avuto il progetto Apache nella radicazione in ambiente server (“GNU/apache/Linux”?) o di OpenOffice.org in qualita’ di elemento vitale ed imprescendibile di qualsiasi installazione desktop.

b) Preservare lo spirito del Software Libero. Il progetto kernel.org sta tradendo lo spirito del Software Libero. Sono stati infatti inseriti nei sorgenti del kernel parti binarie. Dare la giusta referenza al progetto GNU è un modo per aiutare chi si batte perché lo spirito originale del Software Libero sia preservato

Sarei curioso di sapere quanti, tra coloro che hanno rinominato il proprio evento ottobrino in “GNU/Linux Day”, usano esclusivamente distribuzioni garantite dalla Free Software Foundation. Quanti, tra questi, non usano il plugin Flash proprietario. Quanti, tra questi, non usano i driver proprietari della loro scheda grafica accelerata per compiacersi del cubo di Compiz sul proprio desktop. Quanti, tra questi, non usano ne’ GMail ne’ Google ne’ Facebook ne’ qualsiasi altra piattaforma web closed.

Per non parlare della solita, inevitabile, nauseabonda, patetica scusa della difesa dello “spirito”. “Aiutare chi si batte”, dice la mail. Ma se invece di scassare i maroni al prossimo con la pretesa di “aiutare” cambiando un nome su un volantino, ci si mettesse editor alla mano a fornire patches per le decine di migliaia di bugs e features request di cui letteralmente esplodono i bug trackers di qualsiasi progetto freesoftware, sia GNU che non? Ogni singolo crash, ogni singola funzionalita’ mancante e ogni singolo rallentamento dovuto a codice non ottimizzato rappresentano un passo indietro rispetto ad una adozione universale del software libero, il quale volenti o nolenti e’ pur sempre uno strumento da cui l’utente finale (sistemista o utonto casalingo che sia) si aspetta un risultato e che viene rapidamente sostituito dal vecchio e famigliare software proprietario al primo segno di cedimento.

a) non fate torto a nessuno in quanto datepari referenza a GNU e a Linux

Si fa torto a tantissima gente. A tutti coloro che in questi ultimi 9 (nove) anni hanno organizzato il proprio Linux Day, contribuendo a costruire un “brand” oggi riconosciuto da tutti, anche e soprattutto al di fuori della ristretta cerchia di smanettoni annidati nelle mailing list.

“Linux Day” e’ un nome popolare, noto, scolpito nelle menti. I non-tecnici oramai identificano col nome “Linux Day” qualsiasi attivita’ vagamente correlata alla promozione di Linux e del software libero, sia esso pure un semplice LIP o un banchetto in mezzo alla strada. Un risultato simile non si raggiunge schioccando le dita, ma perche’ qualcuno si e’ dato da fare per raggiungerlo. E neanche si puo’ bissare proponendo un nome astruso come “GNU/Linux Day”. Nessuno sa come pronunciare quel benedetto “GNU”, personalmente l’ho sentito dire in tutte le possibili forme previste dalla fonetica (“gnu”, “gh-nu”, e “gi-enne-u”). E la barra e’ parte integrante del nome? Si dice “GNU fratto Linux Day”? Suvvia, non prendiamoci in giro…

b) i motori di ricerca porterannocomunque sulla vostra pagina sia chi ricerca Linux Day che GNU.

La ciliegina sulla torta, questa affermazione da sola vale la lettura di tutta la mail in oggetto. Ci si preoccupa della visibilita’ dell’evento, proprio nel momento in cui si sta consigliando di distruggere un nome costruito negli anni e oramai noto a tutto il resto della societa’ civile. Dimostrazione ultima e lapidaria della idiozia che si (mal)cela dietro questa operazione di contro-marketing.

Personalmente non posso far altro che biasimare tutti coloro che hanno avuto la malsana idea di spezzare in due l’unica attivita’ dell’anno in cui i LUG, i gruppi e le associazioni pro-freesoftware fanno qualcosa insieme, in modo unitario e compatto, l’unica occasione in cui questi quattro gatti (si, la community nel suo insieme copre una percentuale meno che infinitesimale della popolazione totale) possono sperare in un minimo ritorno mediatico e comunicativo dei loro sforzi su scala nazionale. E ancor piu’ biasimo chi ha innescato questa dannosa frammentazione, chi non ha esitato a spianare i progressi accumulati con l’immane lavoro svolto da parte di tutti nel corso degli anni in nome di un capriccio.

L’auto-distruzione incombe.

16 Risposte to “Lo GNU della Discordia”

  1. Andrea R Says:

    Sul nome dell’evento penso che sia poco furbo fare cambiamenti bruschi, ma sinceramente il logo GNU sul volantino lo metterei, da qualche parte. L’ideologia del Free Software non è rappresentata da altri progetti come Apache e Openoffice o Linux Foundation.
    Tutto dove c’è volontariato c’è ideologia, suppongo. Quest’anno non ci sarò al linux day, ma gli scorsi anni il mio tempo l’ho sempre speso per seguire un ideale, non per motivi tecnici o di affiliazione. In questo mi sentirei più rappresentato dallo gnu che dal pinguino.

    Per il resto effettivamente il codice e le patch sono l’unica cosa importante. Il vero rafforzamento del software libero è dato dalla quantità di codice che viene rilasciata per motivi ideologici come GPL. È quella che permette di fare massa critica e attrarre contributi economicamente interessati.

    Mi sembra però di cogliere un generale rilassamento nella comunità hacker verso le questioni ideologiche, che sono viste come deleterie o limitanti alla diffusione della piattaforma. Il compromesso pare una strategia migliore: lasciare qualche firmware binario nel kernel, cedere il copyright a quella o quell’altra azienda, farsi in qualche modo chiudere da DRM, SaaS o proprio licenze permissive.
    Secondo me queste sfumature rischiano di dividere e lasciare vulnerabile agli interessi privati tutto il movimento del free software.
    Basta pensare al successo di Chrome. Chrome è sotto licenza bsd e controllo di una azienda. Anche ubuntu ora pretende il copyright totale di tutta una serie di progetti e include servizi chiusi nell’installazione di default.
    A me preoccupano per certi versi.
    Probabilmente la libertà richiede uno sforzo continuo, forse anche maggiore ora che linux è famoso.

  2. m4db0b Says:

    Quel che mi turba della “ideologia” propria della Free Software Foundation e’ questa costante inclinazione a dire sempre “no”: no ai blob binari che fanno funzionare le cose per il tempo necessario ad avere una alternativa open, no ai servizi online proprio quando sul versante server Linux domina e ci sarebbero tutte le precondizioni per mettere in ginocchio in tempi brevissimi le opzioni proprietarie, no al DRM (che qualche applicazione vagamente utile ce la avrebbe anche…), no a chiamare “Linux” senza il prefisso “GNU” quando gia’ ci e’ voluto tanto a far entrare questo nome nelle teste della gente…

    Se invece di dire sempre “no” a priori si provvedesse quanto prima possibile ad alternative “free as in speech” non ci sarebbe alcun bisogno di stracciarsi le vesti ed indignarsi una volta alla settimana.
    “Rough consensus and running code”, dicono quelli di IETF.


  3. […] insegna questa esperienza. Fondamentalmente niente: che di pazzi esaltati fosse pieno il mondo gia’ lo sapevamo, una ulteriore conferma non era ne’ richiesta ne’ […]


  4. […] sistema operativo da noi tutti amato. Argomentazione trita e ritrita, e sinceramente noiosa, che gia’ ho toccato precedentemente. Il fatto di aggrapparsi pure alla sigla LAMP (Linux/Apache/MySQL/PHP), in uso […]

  5. asbesto Says:

    Magari uno puo’ anche dire “no, guarda, il nostro e’ il LINUX DAY, perche’ noi DEDICHIAMO LA GIORNATA SOLAMENTE AL KERNEL LINUX”. hahahahaha AHHAHAHAHA

  6. m4db0b Says:

    Beh, oramai nel LinuxDay ci finisce un po’ qualsiasi cosa: credo che tutti dedichino almeno uno spazietto a piattaforme e framework web freesoftware, che non sono Linux ed ancor meno sono GNU.


  7. […] Linux Day 2011 incombe e torna puntuale la diatriba sul nome […]


  8. […] Unica discussione un minimo partecipata avvenuta sulla mailing list nazionale dei LUG: la solita insulsa polemica sul nome “GNU/Linux […]


  9. […] e non senza qualche infondata polemica su ILS e l’annosa questione del GNU/LinuxDay (sempre la stessa spina nel fianco), si e’ aperta una parentesi sul protocollo di intesa attualmente in fase di elaborazione tra […]


  10. […] caratterizza pressoche’ tutte le distribuzioni installate sui nostri PC e buona parte di grane e grattacapi all’interno della […]


  11. […] sola Italia il mese successivo). A parte la diretta collisione degli intenti, va inoltre – nuovamente – rammentata la mai sciolta questione del nome “Linux Day” in luogo di […]


  12. […] molto piu’ polemici. Mi riferisco ovviamente alla diatriba senza fine (e senza senso) sul GNU/Linux Day, quest’anno eccezionalmente sollevata da Richard Stallman in persona. Il quale pare abbia […]


  13. […] l’attivita’ di boicottaggio regolarmente perpetuata dal loro stesso campione (per la questione del GNU/LinuxDay) non ha potuto evitare di alzare gli occhi e le mani al cielo. In queste condizioni, le condizioni […]


  14. […] Notoriamente non ho mai accolto in modo favorevole gli inviti ad usare la dicitura “GNU/Linux”. Per una questione soprattutto di principio: nel momento in cui l’intero movimento freesoftware, con tutte le sue implicazioni culturali, langue e perde sempre più terreno nei confronti degli “antagonisti” (o anche solo nei confronti del suo alter-ego, il movimento opensource), cincischiare su tre lettere in più o in meno non è mai stata una delle mie priorità né godo nel constatare che si tratti della priorità di qualcuno (il quale potrebbe invece investire il suo tempo in modo molto più utile per tutti). Ma alla luce del fatto che GNU non intende essere solo un componente importante del mondo freesoftware, bensì l’unico componente – fosse anche a discapito di strumenti altrettanto liberi e tecnicamente superiori, dunque più utili a facilitare la penetrazione del software libero -, non posso far altro che iniziare a considerare l’eventualità di assumere una posizione critica nei confronti del progetto stesso. O quantomeno di chi ne detta la direzione, ne definisce gli intenti, ed agisce in ogni modo per dare a GNU quel peso e quella rilevanza che – forse – non ha. […]


  15. […] nell’ultimo anno l’emergere di un ennesimo trend para-linguistico. Non solo vano, come certi altri, ma potenzialmente dannoso ed auto-lesionistico. Esso mi è stato ricordato oggi, ricevendo […]


  16. […] va in giro a piagnucolare sul riconoscimento dei “grandi” meriti del progetto GNU, imponendo che il suo nome venga sempre citato insieme a Linux, quando poi è lui il primo a negare al modello opensource il devastante impatto che esso ha avuto […]


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