Un Fiorino

20 luglio 2010

Nello scorso post abbiamo discusso di chi cerca il consenso della community freesoftware mentre alle sue spalle arraffa l’arraffabile, questa volta al contrario parliamo di chi un consenso potrebbe persino gia’ averlo e, in modo assai piu’ trasparente, magari raccimola anche qualche quattrino.

Chi segue occasionalmente le news provenienti dall’Internet avra’ gia’ letto qualcosa in merito a Flattr. Flattr e’ un servizio relativamente recente e, a parer mio, estremamente interessante: sostanzialmente si tratta di un incrocio tra l’oramai onnipresente tasto “Like” di Facebook e le donazioni Paypal (disclosure: questa figura retorica mi e’ stata suggerita da TechCrunch), per cui e’ possibile premiare con un singolo click i contenuti piu’ meritevoli non gia’ con una innocua (e forse inutile) condivisione ma cedendo una percentuale della somma “investita” dall’utente ogni mese. Il meccanismo e’ talmente innovativo che desisto dal proposito di descriverlo qui a parole: se gia’ non lo avete visto, date una occhiata al ben piu’ chiaro video di presentazione.

La cosa mi e’ talmente piaciuta che appena ne ho avuto la possibilita’ mi sono registrato e ho versato una (modesta) somma di 20 euri da distribuire in (ancor piu’ modeste) quote mensili da 2 euri, anche se chiaramente all’inizio i contenuti “flattrabili” erano ben pochi ed ho assegnato i primi quarti di euro a qualche pagina anche solo vagamente di mio interesse. Ma sta di fatto che un poco alla volta inizio a vedere l’iconcina arancione e verde in un numero crescente di siti. Inclusi ovviamente quelli dei progetti che gestisco io.

E proprio sul rapporto tra piccoli (e grandi) progetti di sviluppo e questo nuovo sistema di “donazioni” vorrei soffermarmi.

Da che mondo e’ mondo, numerosi sono gli sviluppatori piu’ o meno occasionali che sulle proprie homepage chiedono un qualsiasi contributo monetario ai visitatori, che possono in tal modo esprimere il proprio apprezzamento per il lavoro svolto. Credo che nessuno conti di comprarcisi il Ferrari con tali soldi (sebbene il maintainer di FreeNet qualche anno fa’ pretendeva che gli si pagasse uno stipendio di 2300 dollari al mese, ma e’ un caso abbastanza isolato), ma certamente un apporto pecuniario per quanto piccolo incentiva e premia anche solo simbolicamente lo sforzo. Nel 2008, ad esempio, quando l’Organizzazione del Linux Day Torino dono’ 129 miseri dollari (al secolo, 100 euri) al progetto MadWiFi questi mandarono piu’ di una mail di ringraziamento e pubblicarono la notizia sul loro sito, manco fossimo dei mecenati.

Eppure quelli che una donazione la fanno davvero non sono cosi’ tanti: in alcuni casi perche’ e’ una scocciatura dover seguire la non immediata procedura di Paypal (il mezzo usato pressoche’ da chiunque in tale contesto) e scappa la voglia, in altri perche’ donare solo 5 euri sembra brutto e donarne 20 sembra fuori portata dunque nel dubbio si lascia perdere del tutto, in altri perche’ trattandosi di quattrini li si vuol tenere da parte per i progetti davvero meritevoli e si procrastina l’azione fino a non compierla, in altri perche’ i progetti davvero meritevoli gia’ accumulano quantita’ piu’ che generose di soldi e quelli di nicchia non raggiungono la soglia psicologica necessaria per far aprire il portafogli virtuale… Insomma, per un motivo o per l’altro questi premi in denaro non si versano mai.

Qui torniamo a Flattr. Ovvero a questo strumento ideato appositamente per effettuare micro-donazioni (senza pene per le cifre sborsate) eque (a tutti va una parte uguale della propria quota mensile), ed in modo immediato (senza potersi appellare alla scomodita’ dell’attivita’). Le potenzialita’ del servizio sono piuttosto evidenti.

Questo lo penso non solo io ma anche ad esempio tal Raphael Hertzog, il quale ha avviato una iniziativa chiamata (poco fantasiosamente) Flattr FOSS che null’altro e’ se non una newsletter mensile in cui compare una lista di progetti open che accettano micro-donazioni appunto con Flattr. Scarso il successo riscosso sinora, non saprei dire se a causa della scarsa promozione dell’idea o di una ancora limitata penetrazione di Flattr presso la community freesoftware, ma ritengo comunque positivo il fatto che qualcuno si faccia venire in mente di ingegnerizzare la raccolta di micro-fondi per i lavori a codice aperto meno conosciuti.

Se tutti quelli che passano lasciassero un fiorino (e magari anche piu’ d’uno, giacche’ le assegnazioni Flattr si azzerano ogni mese) tutti ne trarrebbero giovamento. E, piu’ in generale, tutti trarrebbero giovamento dal fatto di destinare una maggiore quantita’ dei fondi che orbitano intorno al mondo open a chi il software lo scrive, anziche’ a chi passivamente lo installa e lo configura o peggio lo promuove e basta.

I soldi non sono tutto. Ma aiutano.

Una Risposta to “Un Fiorino”


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