Al Soldo della Liberta’

15 luglio 2010

I lettori assidui di questo blog dovrebbero gia’ ben conoscere la differenza intrinseca tra i termini “freesoftware” e “opensource”. Presento comunque un breve riassunto della questione, sia per chiarezza che perche’ da qualche parte dovro’ pur iniziare.

Nel 1983 quello sciamannato di Stallman avvia il Movimento Free Software. Il suo scopo era (ed e’ a tutt’oggi) promuovere la liberta’ del software, partendo dal concetto elementare che se un utente non ha accesso completo al codice sorgente delle applicazioni attraverso cui transitano le sue comunicazioni e i suoi dati (personali o professionali che siano) tutte le sue attivita’ sono assoggettate al volere dell’autore di quelle stesse applicazioni.

Nel 1998 Bruce Perens e Eric Raymond fondano la Open Source Initiative. Il suo scopo ufficiale era (ed e’ a tutt’oggi) promuovere la superiorita’ del modello di sviluppo condiviso e a sorgente aperto, mentre lo scopo ufficioso e’ sempre stato quello di strizzare l’occhio al mondo del business proponendo il software libero facendo leva sulle sue proprieta’ tecniche e tralasciando tutte le menate filosofiche sulla liberta’.

Se ne conclude che “freesoftware” e “opensource” identifichino all’atto pratico la stessa identica cosa, ovvero software di cui e’ disponibile il codice sorgente, ma descrivendolo in modo diversi. E intorno a queste due parole sono originariamente fiorite community diverse, che fanno la stessa cosa (implementare e distribuire codice) ma per motivi opposti: sul versante freesoftware si trovano gli idealisti, coloro che sognano un mondo anarchico ove nessuno sia “schiavo” di nessun’altro sotto nessun aspetto, e sul versante opensource si trovano i materialisti, coloro che sognano un mondo liberale di business competitivo ma allo stesso tempo cooperativo.

Ma le cose sono andate in modo diverso rispetto a quanto previsto.

Le due varianti dello stesso messaggio si sono malamente amalgamate passando attraverso il telefono-senza-fili mediatico, per cui ad ogni passaggio l’interlocutore successivo capisce solo una parte di quello che gli ha riferito il precedente e tenta di colmare le lacune con una sua personale (e dunque influenzata) interpretazione. Ne e’ risultato che la denominazione “opensource” ha quantitativamente prevalso ma perdendo il suo originale significato (esattamente come la parola “hacker” ha nel tempo e nell’uso variato la sua valenza da “smanettone” a “pirata informatico”), ed i contenuti retorici relativi alla liberta’ ed al modello tecnico si sono persi per strada lasciando una unica idea nelle teste della massa: e’ gratis, punto.

Le implicazioni di questa trasformazione semantica risultano quasi paradossali: la community di nerd, coloro che dovrebbero sventolare il vessillo delle liberta’ digitali e della fratellanza virtuale,  usa abitualmente e senza fisime il termine “opensource” in maniera quasi esclusiva, mentre (e qui veniamo al succo di questo post) i businessmen che fanno affari intorno a questo mercato si impongono come strenui difensori del freesoftware. Il motivo di tale ribaltamento dei ruoli e’ abbastanza chiaro: se “opensource” significa, per i piu’, “gratis”, e’ conveniente interporsi a questa concezione e far leva sugli aspetti filosofici ed etici della questione, che suonano magari un po’ inusitati se enunciati da un personaggio in giacca e cravatta ma almeno non vanno a minare la fattura per il cliente.

Chiaramente non tutti i promotori del software libero nudo e crudo sono in conflitto di interessi, ma e’ abbastanza facile individuare chi adotta questa visione radical-chic:

  • ovviamente, hanno una propria attivita’ a scopo commerciale basata in modo piu’ o meno diretto sul software open. Oppure hanno qualche influente amico che ce l’ha. Consulenti in primis, ma anche sviluppatori, avvocati che forniscono assistenza legale sulle licenze, providers…
  • pubblicamente si scagliano ciecamente contro chiunque accenni alla parola “opensource”, ogni volta stracciandosi le vesti in nome della liberta’ a tutti i costi. Solitamente, chi ha una idea neutrale nei confronti del business o non business non bada molto a questi dettagli, appunto perche’ come detto prima “opensource” e’ colloquialmente a tutti gli effetti sinonimo di “freesoftware”
  • hanno il pallino della pubblica amministrazione. Gli importa poco che il software libero finisca in scuole, aziende, o nelle case della gente, se non magari per ragioni di pubblica opinione e pressione “democratica”; l’importante e’ puntare agli uffici statali, tanto meglio se sono grandi. L’ovvia ragione e’ che la P.A. sborsa cifre consistenti, e’ facilmente approcciabile per mezzo di un amico Consigliere o Assessore, ed essendo povera di competenze tecniche interne finisce per essere una sorgente continua di profitto

Come comportarsi dinnanzi a tal genere di elementi? In nessun modo particolare: vanno presi per quello che sono, e quanto qui espresso viene suggerito non come motivo di accusa ma come chiave di lettura. Come gia’ piu’ volta ribadito e’ anche (e soprattutto?) grazie a chi fornisce supporto commerciale agli applicativi open che si deve l’attuale grado di penetrazione di questa categoria di software, che certamente non sarebbe arrivato dove e’ arrivato adesso parlando solo di liberta’ e condivisione e margherite nei campi.

Ma non sarebbe affatto male pretendere un maggior grado di chiarezza da parte di chi sostiene di operare sempre e solo in nome del bene del mondo: la liberta’ va a braccetto con la trasparenza, e prima o poi il trucco nel gioco delle tre carte viene scoperto.

4 Risposte to “Al Soldo della Liberta’”

  1. grigio Says:

    Sì, hai coperto diverse tipologie di sostenitori di software FOSS, forse hai tralasciato la fetta più grossa di chi lo usa per venderci servizi sopra.

    Personalmente guardo con un po’ di diffidenza chiunque mi proponga il “bene del mondo” e nel caso del software penso si debba trovare il proprio equilibrio tra libertà e praticità


  2. […] TagCloud AsSoLi Bologna Brevetti CarloPiana ConfSL CreativeCommons development Economia Freedesktop Gnome ILS impresa informazione ISO IT KDE lavoro legali lettere libri licenza LinuxDay LinuxDay2009 LinuxFoundation LUG LUGConference MadBob Media Microsoft MONO MXM Nepomuk nerd ODF Office OpenSource OSCAF Politica RMS scuola SIAE standard statali web Xesam « Al Soldo della Liberta’ […]


  3. […] aver osservato chi guadagna molto facendo poco e chi guadagna poco facendo molto, questa volta ci soffermiamo sul rapporto che intercorre tra le […]


  4. […] distorta, passando da chi per moda adotta le stesse posizione degli altri, sostenuta da chi ha un diretto interesse nel radicare presupposti opinabili, e cosi’ via alimentando progressivamente il circolo […]


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...