L’Arrocco

5 luglio 2010

Il tema del Linux Day 2010 sara’ la scuola, con il motto “investiamo in oro grigio”.

Evidentemente in ILS la fantasia latita: lo stesso tema era gia’ stato proposto nel 2009, primo anno in cui si e’ provato a dare un filo conduttore uguale per tutti ma la cui proposta e’ stata scarsamente recepita (forse anche perche’ in lista LUG la cosa non e’ stata affatto menzionata, se ne e’ parlato alla ConfSL di Bologna ma l’unico riferimento scritto che ho trovato in merito e’ su un sito che ci azzecca poco), e gia’ era stato lontanamente citato pure nel 2008. Solo per pigrizia non procedo a ritroso cercando negli archivi delle mailing lists, ma probabilmente agli enti di istruzione si e’ provato a strizzare l’occhio anche nel 2007, nel 2006 e prima ancora.

Ma anche al di fuori del giro di User Groups che orbitano intorno alla Linux Society “la scuola” e’ considerata il Sacro Graal della crociata linuxofila: un esempio su tutti, in una recente mail il buon Alexjan Carraturo esplicitamente esclama “[le] scuole [sono il] pubblico d’elezione per gli eventi come il DFD o il SFD.

Ma siamo proprio sicuri che questo interesse, in molti casi esclusivo e monotematico, e sinanche morboso, nei confronti della scuola sia cosi’ decisivo? E’ credibile che il fatto di chiudersi in difesa in un angolo della scacchiera sia la mossa vincente per muovere lo scacco al software proprietario?

Tipicamente le motivazioni di questa scelta di campo ricadono in tre categorie:

  • Taglio dei costi: il software libero e’ gratuito, non si pagano le licenze, gran risparmio di quattrini (per lo piu’ pubblici), eccetera eccetera…
  • Educazione: software libero e’ sinonimo di condivisione della conoscenza, e facendolo usare ai ragazzi implicitamente si trasmettono anche questi valori “morali”
  • Strategia: giochiamo in anticipo su Microsoft, che di tutto combina per far usare i suoi prodotti in ambito scolastico e domestico apposta per far assuefare gli utenti, e facciamoli abituare a qualcos’altro

Ma…

La questione del risparmio e’ probabilmente la piu’ aderente al vero: anche laddove non ci siano volonterosi linuxofili pronti ad immolarsi per la messa in opera di un’aula informatica e ci si debba rivolgere ad una azienda commerciale specializzata comunque i costi sarebbero verosimilmente ridotti, perche’ al prezzo dell’assistenza non si dovrebbe sommare quello delle licenze. Comunque questa e’ l’argomentazione in assoluto piu’ adottata presso chiunque si voglia convincere ad usare software open, certamente non e’ esclusiva per l’ambito scolastico.

Sull’educazione potrei iniziare ad avere qualcosa da ridire. Innanzitutto, il target di riferimento di tali insegnamenti necessariamente si riduce agli studenti delle scuole medie superiori: i bambini delle elementari devono imparare a leggere, scrivere e far di conto, difficilmente gli si puo’ illustrare la filosofia platoniana che si cela dietro al software libero, mentre i fanciulli delle medie inferiori vanno educati alla civilta’ ed alle relazioni con gli altri, e gia’ si fa fatica a carpire la loro attenzione nel periodo della vita in cui iniziano a ribollire le pulsioni adolescenziali. Indipendentemente dal bacino di giovinotti disposti e capaci di afferrare il tema, comunque ci si imbatte in problematiche squisitamente strutturali: come si pretende di convettere la morale della liberta’ del codice sorgente a chi ancora deve capire che diamine e’ il codice sorgente? In questo scenario il valore della condivisione viene illustrato per mezzo di un esempio, il software libero appunto, ma se il vettore dell’insegnamento non e’ piu’ che chiaro a tutti come si puo’ giungere ad una conclusione comprensibile? Questo e’ il motivo percui ho sempre rinunciato a spiegare a mia madre il mio impegno nel mondo opensource, ma persino il mio stesso mestiere (sa che “lavoro sul computer”, ma tanto quanto “lavora sul computer” una segretaria in un ufficio…), e l’ultima volta in cui tentai di spiegarlo a qualcuno di non tecnico (mia zia, per la cronaca), ha iniziato a storcere il naso dopo due minuti e, avendo io fatto un esempio in merito ad un ipotetico software gestionale di un ipotetico negozio nella speranza di essere chiaro, e’ giunta alla conclusione che il mio lavoro e’ simile a quello del commerciante. Insomma: la pedogogia del software libero delinea un percorso a ritroso, in cui l’effetto arriva prima della causa, e ben difficilmente puo’ essere recepita presso chi, peraltro come gia’ detto, e’ di suo gia’ troppo impegnato a comprendere i meccanismi essenziali della societa’.

Infine, la parte strategica e’ quella su cui mantengo le maggiori riserve. Per un semplice presupposto: come possono le quattro ore settimanali passate nel laboratorio di informatica competere con le numerose ore di utilizzo del proprio PC domestico, utilizzato oltretutto per impieghi ben piu’ divertenti quali i videogiochi o Facebook? Piu’ della meta’ delle famiglie italiane ha un PC connesso all’Internet, posso immaginare che tra queste la stragrande maggioranza siano quelle che hanno almeno un figlio in eta’ scolare in casa, dunque arrotondando per eccesso si puo’ affermare che oramai pressoche’ tutti i ragazzi dispongono di un computer, ed e’ proprio da li’ che arriva la “concorrenza”. Qualcuno puo’ affermare “gli si fa vedere che esiste qualcosa di alternativo”, ma non credo che in aula si dimostri l’utilizzo di un instant messenger alternativo a MSN o quanto YouPorn funzioni bene su browser alternativi a Explorer. Quello che si fa a casa e’ un conto, quello che si fa a scuola e’ un’altro, non esistono punti in comune e dunque non esistono “alternative”: per guardare i film porno si usa un programma, per implementare le liste in Pascal se ne usa un’altro, e se si deve optare per una singola piattaforma da installare sulla macchina in cameretta presumibilmente si preferira’ quella che permette la suddetta prima attivita’.

Chiaramente lo scopo di questo post non e’ dimostrare l’inutilita’ della migrazione dell’apparato educativo su software open, anzi confermo che ogni singola aula informatica spostata su Linux sia un successo ragguardevole ed ammirevole che fa bene sia alla cultura libera che all’educazione delle future generazioni, ma sono qui per esprimere la mia titubanza nei confronti di quella che sembra essere diventata una ossessione piu’ che una opportunita’.

Va benissimo lavorare presso le scuole, collaborare con loro per fornirgli gli strumenti che meritano (e che spesso non arrivano dal Ministero), ma di quando in quando non sarebbe male diversificare i propri obiettivi e, perche’ no, “riposarsi” un po’ dedicandosi a target che ugualmente necessitano di consiglio ma risultano persino piu’ comodi da afferrare.

Tanto per dire: chi si occupa in modo assennato e metodico alla piccola e media impresa? Ce ne sono piu’ di 4 milioni in Italia, quasi un milione sono quelle che si occupano di informatica: questi certamente sono interessati al solito discorso sul risparmio dei soldi per le licenze, e ci vuol veramente poco a dimostrargli le possibilita’ sia di organizzazione interna che di business che si possono costruire partendo dalle tecnologie open. Ma su PMI.it, che pare essere uno dei siti di riferimento del settore, l’intera pagina dedicata ai “tutorial” e’ dedicata a templates di Microsoft Office. Oppure: nessuno pensa al mondo del no-profit? 21000 organizzazioni di volontariato (tra cui presumibilmente qualche LUG…), piu’ di 7000 cooperative sociali, 3000 fondazioni, tutta gente che si suppone gia’ di per se’ sensibile alle tematiche della liberta’ e della condivisione, e mai nessun progetto rivolto a queste realta’, che pure (come tutti) gradirebbero risparmiare qualche euro e avrebbero solo di che guadagnare da una guida alle opportunita’ oggi offerte a costo zero dal codice aperto.

La partita concettuale contro il software proprietario necessita ben piu’ determinazione nelle mosse, ed un pizzico di aggressivita’. Invece di concentrarsi esclusivamente su una torre e’ venuto il tempo di far saltare i cavalli, far scivolare gli alfieri, e magari pure incomodare la regina.

5 Risposte to “L’Arrocco”

  1. axjslack Says:

    Ciao, e piacere di conoscerti (se già non ci conoscevamo).

    Cercando di essere sintetico, nonostante riconosca alla tua analisi una ottima visione critica di cui in questo momento il Linux Day ed altre iniziative simili hanno sicuramente bisogno, non sono d’accordo con quanto scrivi (anche banalmente per coerenza in passato).

    Anche perchè fu uno dei temi del mio intervento alla Lugconference del 2009 che organizai io insieme a quelli di ILS, proprio dentro la ConfSL di Bologna.

    Lo so, ci sarebbe da argomentare meglio il mio “pensiero”, ma preferirò farlo in maniera più esaustiva quando avrò maggior tempo da dedicare all’argomento (o magari dal vivo, sono convinto che queste cose si discutano molto meglio davanti ad una birra).

    Come dicevo, apprezzo che qualcuno cerchi di migliorare la situazione, e che sia in grado di guardare con occhio attento e critico quanto fatto sin ora, ma forse, e permettimi solo questo piccolo appunto; c’è da guardare meglio ai “perchè” sono state fatte certe scelte “strategiche”.

  2. m4db0b Says:

    Non ci conosciamo personalmente ma forse abbiamo scambiato due parole appunto alla ConfSL di Bologna. E vir_db di Alessandria mi ha parlato di te ;-)

    Sempre disponibile a scambiare quattro chiacchere dal vivo con qualcuno di interessante: non ho mai amato viaggiare, ma ultimamente mi ci sto adattando appunto per sfruttare quante piu’ possibilita’ possibili di raccattare pareri e spunti concreti dalla community.

    A presto ;-)


  3. […] tempo addietro ho gia’ espresso la mia posizione nei confronti dell’ossessione dimostrata da numerosi onorevoli membri della community […]


  4. […] gran parte della community operativa italiana. Sul fatto che questo sia un bene o un male mi sono gia’ espresso, mi limito qui a riportare il dato statistico sul fatto che dei sei interventi teorici quattro […]


  5. […] su contenuti e applicativi liberi abbonda l’Internet. Soprattutto – per motivi che non ho mai capito – quelli orientati al mondo della scuola. Ma ciascuno e’ zoppo, incompleto, non finito, […]


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